| "Gli artisti sono soprattutto
uomini che vogliono diventare inumani" |
Guillaume Apollinaire
pseudonimo di Wilhelm Apollinaire de
Kostrowitsky
Roma, 26 agosto 1880
Parigi, 9 novembre 1918
Visse in maniera smodatamente passionale, sempre attratto da nuovi
amori, sempre affascinato da nuove forme di espressione artistica,
sempre ingordo di libri e di nuove letture, sempre smanioso di
viaggi e di nuovi incontri. Di fronte a una bella donna dallo
sguardo ammaliante e dall'indole civettuola e sensuale, il poeta non
sapeva dire di no, così come non sapeva dire di no di fronte a una
bella tavola imbandita o a una grande libreria colma dei più
disparati volumi. In sostanza, Apollinaire era esagerato in tutto.
Era un uomo sensuale e immaginoso, che mescolava in un tutto
inscindibile arte, amori, vita mondana, viaggi, esperienze
culturali. Quando si innamorava, inondava letteralmente le sue donne
di versi e di lettere appassionate, ma se poi usciva a cena con gli
amici poeti e pittori non si faceva scrupoli nell'andare a
trascorrere il dopocena in qualche bordello, magari celebre per le
sue "donne a ore" mulatte, indocinesi, algerine o, comunque,
esotiche, delle quali, dopo aver conosciuto carnalmente i corpi,
scriveva versi sensuali e libertini come questi, tratti dalla lirica
"Alla parte più graziosa", tratta dalla raccolta postuma "Poesie per
Lou": "O graziosa e callipigia / Tutti i culi del mondo sono niente
/ Il tuo è davvero uno schianto /Dea dalle colline d'argento /
D'argento cioè di crema / E foglie di rosa anche / Perciò gran bel
sedere io t'amo / E la tua grazia è il mio unico tormento". La
curiosità culturale e la vivacità intellettuale di Apollinaire erano
tumultuose come la sua passionalità amatoria e la sua voracità
culinaria: non solo amava i classici della tradizione letteraria
francese, i grandi romanzieri russi, gli scrittori americani o i
classici della tradizione greca e latina, ma era anche un
appassionato estimatore dei libri cosiddetti "proibiti", e in
particolare di scrittori e poeti italiani come Giovanni Boccaccio,
Luigi Pulci, Pietro Aretino, Niccolò Franco, Domenico Tempio,
Giambattista Marino e Giacomo Casanova, di cui ebbe modo di leggere
parecchie opere direttamente in lingua italiana, che amava e che
conosceva piuttosto bene. A molti di questi scrittori dedicò
efficaci e magistrali ritratti pubblicati in un volume nel libro
intitolato "Diavoli in amore".
Figlio di un ufficiale italiano e di una polacca, Apollinaire rivelò
sin da piccolo un temperamento fantasioso e sognante. Era dotato di
una memoria prodigiosa e imparò subito a leggere e a scrivere. A
dieci anni scriveva già versi alessandrini con cui riempiva interi
quaderni e a dodici si intrufolava tra gli scaffali più alti delle
biblioteche alla ricerca dei "libri proibiti", cioè quelli di
contenuto erotico e scandaloso che erano stati messi all'Indice
dalla Chiesa e dalla morale cattolica.
Trascorsa l'infanzia tra Roma, la Costa Azzurra e
Lione, insieme alla madre - donna molto spregiudicata e maniaca del
gioco d'azzardo - si stabilì nel 1902 a Parigi, dove si mise ben
presto in contatto con gli ambienti artistici d'avanguardia e con
personalità come Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse.
L'interesse per il moderno lo porta a sostenere anche il futurismo
di Filippo Tommaso Marinetti e la pittura metafisica di Giorgio De
Chirico. Precocemente sensibile, intristito dalle misere condizioni
economiche e dagli squilibri di un'educazione senza regola, cercò
giovanissimo di mettere a profitto le molte esperienze culturali
impiegandosi come precettore in ricche famiglie e facendo con queste
lunghi viaggi per l'Europa durante i quali cominciò a comporre
versi.
Nel 1906 pubblicò due romanzi erotici: "Le undicimila
verghe" (romanzo d'ispirazione badiana dove lussuria e violenza,
sesso sfrenato e perversione crudele si fondono mirabilmente dando
vita a un'opera "proibita" decisamente originale) e le "Memorie di
un giovane Don Giovanni", scritti di getto per essere poi venduti
rapidamente. Nel frattempo Apollinaire, poeta sensuale, libidinoso e
instancabile seduttore di donne, aveva intrapreso diverse relazioni,
tutte brevi e burrascose: prima con Linda Molina, poi l'inglese
Annie Playden e Marie Laurencin, conosciuta nel 1907, con la quale
instaurò una relazione fatta di continue rotture e continue
riappacificazioni che proseguì fino al 1912.
Gli amori respinti, la fuga del tempo, l'incertezza del
domani sono gli eterni temi più spesso sviluppati. Del 1910 sono i
sedici racconti fantastici intitolati "L'eresiarca & C.", nel 1911
pubblica le poesie di "Bestiario o corteggio di Orfe" e del 1913 è
il fondamentale "Alcools", raccolta delle migliori poesie composte
fra il 1898 e il 1912 e che costituisce uno dei testi di poesia più
importanti del secolo scorso. Quest'opera rinnova profondamente la
letteratura francese ed è oggi considerata il capolavoro di
Apollinaire insieme allo splendido "Calligrammi" (1918), che
raccoglie un'ottantina di componimenti del periodo 1913-1918. Come
detto, con questa lirica ci imbattiamo in una concezione della
poesia e in un testo molto diverso da quelli precedentemente
proposti. In primo luogo colpisce il ricorso a una dislocazione non
tradizionale delle parole sulla pagina, che in altri testi si spinge
fino a comporre tipograficamente delle vere e proprie figure, i
calligrammi appunto.
Le caratteristiche salienti della lirica di Apollinaire
sono, quindi, nel dinamismo, nella capacità di cogliere lo scorrere
del tempo e degli eventi attraverso oggetti, sensazioni, percezioni
concrete, nella leggerezza espressiva, nella discorsività continua
in un quasi fisico piacere per la forma intesa come gioco, nella
propensione per una facile comunicazione con il pubblico.
Fra le altre opere in prosa si ricordano il dramma "Le mammelle di
Tiresia" (scritto nel 1903 e pubblicato nel 1918), nell'introduzione
del quale per la prima volta compare la definizione di un'opera
surrealista, e "Il poeta assassinato" (1916), raccolta di novelle
intrisa di elementi autobiografici in cui il personaggio
protagonista, il nobile Croniamantal, rappresenta in un certo qual
modo una sorta di alter ego di Apollinaire. Lui lo descrive così:
"Era, in questo periodo, un bell'adolescente sottile e slanciato. Le
ragazze, quando passava loro accanto alle feste paesane, facevano
risatine e arrossivano, abbassando gli occhi sotto il suo sguardo.
Lo spirito, abituato alle forme poetiche, concepiva l'amore come una
conquista". Difficile non intravedere, in questa descrizione, un
alter ego del poeta; ma è così per quasi tutta la produzione
teatrale e narrativa di Apollinaire. I suoi personaggi sono tutte
proiezioni del suo spirito, creature lacerate dal perenne dissidio
tra carne e spirito, che si dibattono tra i lacci della realtà
e che vivono inseguendo sogni spesso impossibili o sfavillanti
chimere dietro alle quali si nascondono le delusioni più atroci.
Nel 1911 il poeta, già noto per la sua irrequietezza,
si trovò invischiato nel furto della Gioconda. Apollinaire scoprì in
casa di Géry Piéret, segretario del Cluba degli Indipendenti, alcune
statuette rubate dal Louvre. Se ne impossessò e le fece restituire
al Museo. Ma vi furono indiscrezioni, venne fatto il suo nome e la
polizia arrestò il poeta, sospettando che fosse uno degli autori del
furto del celebre quadro leonardesco. Restò in carcere per un
settimana, dove si consolò scrivendo parecchie poesie. Liberato, ne
uscì con un profondo senso di scoraggiamento e una bruciante
delusione della giustizia borghese.
Il 1914 fu uno degli anni più importanti della vita del
poeta: fu l'anno in cui conobbe Louise de Coligny-Chatillon, il suo
amore più grande.
Nello stesso anno Apollinaire fece domanda per essere
arruolato nell'esercito francese, ma venne chiamato solo nel mese di
dicembre, quando ormai le truppe tedesche assediavano Parigi.
Tra novembre 1914 e gennaio 1915 la sua passione fu al
culmine: la loro relazione fu carnale oltre misura e le sensazioni
provate dal poeta lasciarono nei suoi scritti una traccia
indelebile. Ma Lou era una cacciatrice di uomini, ragion per cui
Apollinaire era solo uno tra i suoi tanti amanti. E di quel poeta
lussurioso ma squattrinato Lou si stancò presto, tanto che nel marzo
del 1915 ci fu il loro ultimo incontro.
Nel frattempo il poeta aveva conosciuto, durante un
viaggio in treno, la bella Madeleine Pagès, di cui si innamorò
perdutamente. Si fidanzò con lei nell'autunno del 1915, poi -
nominato tenente di artiglieria - venne inviato al fronte, in prima
linea, dove fece esperienza diretta con tutti gli orrori della
guerra.
Nel 1916 venne gravemente ferito nel corso di una
battaglia e subì la trapanazione del cranio. Rispedito a Parigi,
Apollinaire dovette sottostare a una lunga convalescenza. In quel
periodo, però, riprese a frequentare i cafè letterari, a leggere
romanzi e a scrivere poesie.
Nel 1918 il poeta si ammalò di congestione polmonare e
dovette trascorrere due mesi in ospedale. In quell'occasione conobbe
la bella e procace Jacqueline Kolh, della quale si innamorò e alla
quale fece una corte spietata. Alla fine, i due si fidanzarono e
decisero di sposarsi nel mese di maggio. Durante le vacanze estive,
scrisse il dramma "Colore dei tempi" e il libretto per il melodramma
"Casanova". Ai primi di novembre fu colpito dalla terribile
influenza spagnola, che fece milioni di morti in tutta Europa, e
spirò tra le braccia dell'amico poeta Giuseppe Ungaretti, che era
giunto per annunciargli la fine della guerra e la vittoria delle
potenze dell'Intesa.
Apollinaire fu smodato in ogni cosa, una forza della
natura scatenata sia in poesia che in amore, nella letteratura come
nella vita. Un vulcano pieno di idee, di esuberanze e
contraddizioni, fautore di una poesia moderna e innovatrice.
Amò i classici ma fu uno sperimentalista e un convinto
sostenitore di nuovi linguaggi poetici che comprendessero anche
quelli propri delle arti figurative. Uno degli aspetti della
personalità di Apollinaire che più affascina è proprio quello della
sua vita caotica e dispersiva, sempre alla ricerca di nuovi amori e
nuove emozioni, caratterizzata da una tensione sperimentale continua
nei confronti dell'espressività poetica e da una capacità non comune
nel rapportarsi con le avanguardie e le novità artistiche della
turbolenta epoca storica in cui visse.
A prima vista, Apollinaire può sembrare persino un grafomane:
scrisse ideogrammi e calligrammi, racconti pornografici e romanzi
surreali, sperimentò nuove tecniche di espressione poetica e si
batté per un linguaggio artistico universale che racchiudesse al suo
interno poesia, pittura, musica, teatro... Fu drammaturgo satirico e
romanziere erotico, novelliere e critico d'arte, poeta lascivo e
poeta bellico: insomma, un vero artista completo che espresse in
poesia tutte le contraddizioni che attraversavano la società europea
del primo Novecento.
Tra le sue caratteristiche, come uomo e come poeta,
spiccano però soprattutto l'essere passionale e fantasioso oltre
misura, autore di poesie strapiene di immagini e raffigurazioni
bizzarre. Di fantasia, Apollinaire, ne aveva a bizzeffe: inventava
sempre nuove opere e spesso non riusciva a portare a termine quelle
iniziate, perché altre gli si accalcavano vorticose nella mente. La
sua era una fantasia vulcanica che non gli dava requie neppure
quando dormiva, tanto che più volte il poeta confessò che, in sogno,
aveva incontrato personaggi e vissuto vicende che aveva poi
immortalato nei suoi romanzi e nei suoi racconti. Anche quando
passeggiava e leggeva, la fantasia inesauribile di Apollinaire
seguitava a immaginare nuove opere e a concepire trame di nuovi
scritti, sognando quella gloria letteraria con cui la Francia aveva
incoronato nel corso dei secoli i suoi maggiori poeti e scrittori.
Una gloria che, in parte, gli fu riconosciuta quando era ancora in
vita, soprattutto dai suoi amici pittori e giornalisti, ma che gli
venne tributata in particolare dopo la sua precoce scomparsa.
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