| "Chiamiamo vizi quei
divertimenti che non osiamo provare" |
Henry Miller
New York, 26 dicembre 1891
Pacific Palisades, 7 giugno 1980
Scrittore statunitense nato a New York da genitori di origine
tedescaricordato soprattutto per la rottura con le forme letterarie
del suo tempo e lo sviluppo di una nuova tipologia di romanzo che è
un intreccio tra romanzo, autobiografia, critica sociale,
riflessione filosofica, libera associazione surrealista e
misticismo.
Il giovane Henry frequentò per un breve periodo, circa un semestre,
il City College di New York per poi impiegarsi in una gran varietà
di lavori, incluso un impiego alla Western Union (una grande banca
americana).
Si sposò relativamente giovane, cioè a 27 anni, ed ebbe
una figlia due anni dopo il matrimonio. Divorziò, però, nel 1924,
dopo sette anni, per risposarsi immediatamente con la sua seconda
moglie, la ballerina June Edith Smith. Per molto tempo visse con il
sogno e l'ambizione di diventare uno scrittore e così, a partire dal
1919, iniziò a scrivere su riviste letterarie prima di cominciare a
stendere il suo primo romanzo (le bozze del quale non furono mai
pubblicate).
Lasciò il suo lavoro in quegli anni e, precisamente nel
1924, si inventò per sopravvivere gli espedienti più diversi, fra i
quali è rimasto famoso il suo proporsi come scrittore "porta a
porta", ovvero cercando di vendere i suoi pezzi esattamente come un
piazzista, oppure pubblicizzando il suo lavoro al Greenwich Village.
Per un po' tirò avanti in questo modo incerto fino a
che non sbarcò in Europa (nel 1928) - accompagnato dalla seconda
moglie June Smith - nella speranza di veder finalmente pubblicate le
sue fatiche da una casa editrice seria. Tornò comunque poco dopo a
New York, scrisse un altro romanzo (mai pubblicato anch'esso) e,
fallito anche il secondo matrimonio, partì per Parigi nel 1930 dove
troverà effettivamente notorietà per i decenni successivi.
Nell'autunno del 1931, Miller trovò occupazione al
Chicago Tribune (edizione di Parigi) grazie all'amico Alfred Perès
che lavorava lì. Miller, visto che non poteva pubblicare
personalmente articoli, colse l'occasione per presentare alcuni suoi
scritti sotto il nome dell'amico. Il periodo parigino è molto
creativo per lui, viene influenzato dai surrealisti e stabilisce
un'importante e influente rete di autori che ruotano a Villa Seurat.
Ad ogni modo, inizialmente Miller sopravvisse prevalentemente con
elemosine o scrivendo qualcosa per vari giornali, finché non
incontrò la focosa scrittrice Anais Nin. Scoppiò una grande passione
che lo coinvolse anima e corpo. Anais, comunque, lo aiutò anche a
pubblicare a Parigi il suo maggior lavoro, l'ormai celeberrimo
"Tropico del cancro" (1934), un'autobiografia torrida e sensuale,
con numerosi riferimenti assai espliciti, tanto da essere bandito in
numerosi paesi di lingua inglese (e, a questo proposito, basti
pensare che la prima edizione americana non uscì prima del 1961).
Romanzo travolgente e dalle tinte forti, è capace di coinvolgere da
subito il lettore, uno dei motivi fondamentali del suo duraturo
successo. Famoso è rimasto l'incipit, uno dei più folgoranti della
letteratura: "Sono senza denaro, senza risorse, senza speranze. Sono
l'uomo più felice del mondo. Un anno fa, sei mesi fa, pensavo di
essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto ciò che era
letteratura mi è caduta di dosso... Questo non è un libro... lo
canterò per voi, un po' stonato forse, ma canterò. Canterò mentre
voi gracchiate".
Il romanzo successivo è "Primavera nera" del 1936,
seguito nel 1939 da "Tropico del capricorno".
All'avvento della seconda guerra mondiale, partì per la
Grecia con lo scopo di andare a trovare un giovane ammiratore, lo
scrittore Lawrence Durrell, esperienza dalla quale nacque un altro
celebre romanzo: "Il colosso di Maroussi" (1941), un'originale
"guida alla Grecia", in cui la genuina esperienza ellenica è sentita
come recupero del divino nell'uomo.
Tornato nuovamente negli Stati Uniti, iniziò a girare
il Paese in lungo e in largo, descrivendo le sue esperienze in "Un
incubo ad aria condizionata" (1945), prima di stabilirsi
definitivamente a Big Sur, in California.
I suoi libri ormai vendevano senza problemi e Miller
poteva godersi un'esistenza serena. Infatti, Miller continua a
scrivere ferocemente ancora per lungo tempo. Il suo "Sexus" (1949) è
solo la prima parte di una trilogia sulla sua vita, ma solo il
successivo "Nexus" vide le stampe, ormai già nel 1960. A proposito
di questo testo, a chi gli chiedeva qualche notizia biografica
Miller rispondeva, già nel 1953: "Darti tutte le informazioni che
desideri è impossibile; ma se leggi con cura i miei libri riuscirai
a trovarle da te. Ho cercato di svelare fino in fondo la mia vita
senza riserve. 'Nexus' concluderà i romanzi autobiografici. Forse
poi serberò il silenzio, praticherò lo Zen e mi ritirerò ancora più
in alto nei monti".
L'anno dopo confermava: "Il mio fine - forse sciocco - è stato di
dire la verità, di rivelare me stesso il più a nudo possibile.
Naturalmente ho messo il mio aspetto peggiore a tinte fosche...
Ricordati, la vita è sempre più strana dell'immaginazione. Più vera,
più reale, più fantastica, più poetica, più terribile, crudele e
affascinante...".
Alla fine degli anni '50, lo scrittore era ormai
riconosciuto dal mondo letterario come uno dei più grandi scrittori
apparsi in America e, quando passò la decisione legale che il suo
"Tropico del cancro" non era osceno, le sue opere cominciarono a
essere ristampate e pubblicate nella loro integrità.
Stabilitosi definitivamente a Big Sur, in California,
Miller fa in tempo a sposarsi un altro paio di volte prima di
incontrare l'ultima moglie, Eve McClure.
Una brutta vecchiaia segnata da un impietoso e vorace
decadimento del corpo attende lo scrittore a Pacific Palisades, dove
muore il 7 giugno 1980.
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