Michela era sul bus che la portava dalla
stazione centrale, all’appartamento dei suoi in centro a Milano. Era
un pomeriggio di fine giugno e il caldo era afoso, di quel tipo che
ti si appiccica alla pelle. Michela indossava un vestitino rosso di
cotone abbastanza corto con delle bretelline che dietro le
lasciavano scoperta la schiena e offrivano un'accattivante
scollatura davanti. Forse aveva esagerato nella scelta dell’abito,
quello era un capo da sera poco adatto per una normale visita ai
genitori. Però quel pomeriggio le andava così, le piaceva farsi
guardare e non le importava più di tanto il giudizio altrui, anche
se sapeva che davanti a suo padre avrebbe provato un leggero
imbarazzo. L’autobus andava riempiendosi a ogni fermata, erano
passate da poco le cinque e le strade si affollavano di passeggeri
usciti dall’ufficio, Michela aveva preferito rimanere in piedi per
beneficiare delle folate d’aria che arrivavano dai finestrini
aperti. Il bus cominciava a essere pieno e a un tratto Michela
cominciò a sentirsi osservata, non che in quel pomeriggio non fosse
già capitato, ma quella volta era uno sguardo fisso, malizioso, di
quelli che si percepiscono sulla pelle. Si guardò intorno e
intravide tra la gente un uomo in giacca e cravatta. Stava seduto in
un posto laterale, era un tipo sulla quarantina, brizzolato, aspetto
curato con un impeccabile completo grigio di cotone e una
ventiquattrore di pelle sulle ginocchia. Nonostante il suo aspetto
così elegante, quel tipo aveva qualcosa di inquietante. Forse erano
gli occhi neri, piccoli e acuti, che alimentavano quello sguardo
fisso che tradiva uno smodato interesse per lei. Michela cominciò a
controllare quell’uomo con rapide occhiate di traverso e, a ogni
tentativo, arrivava lo stesso riscontro, quel tipo era come perso in
un’ipnosi erotica. Lo sguardo era sempre su di lei ed era come se la
percorresse di continuo nel tentativo di scovare nuovi particolari
che lo potessero appagare.
Michela cominciava a sentirsi presa da quella
situazione, i suoi ricordi non poterono non andare all’esperienza
avuta in Africa dove gli occhi maliziosi e invadenti di un ragazzo
americano l’avevano scrutata ed eccitata nei momenti intensi e
intimi avuti con Matteo. Cominciò a sentirsi accalorata, ma questa
volta non era l’afa.
Una voce interruppe i suoi pensieri.
“Signora venga le lascio il posto, non si preoccupi”.
Era una timbro caldo, adulto che in quell’occasione
aveva preso un tono rassicurante. Si voltò, il tipo che la fissava
si era alzato lasciando il posto a una signora anziana.
Adesso era a pochi passi da lei, poteva sentire perfino
il suo profumo. Era un dopobarba che conosceva, ma del quale non
ricordava il nome. Intanto lui era tornato a fissarla.
Il bus si fermò, facendo entrare un gruppo di ragazzi,
una decina circa. L’irruenza di quei giovani spinse Michela e altre
persone verso il fondo della vettura. Lei, per non perdere
l’equilibrio, si aggrappò al corrimano vicino all’angolo della fine
del bus. In quel momento sentì addosso il profumo che aveva
riconosciuto poco prima, il tipo che la fissava adesso stava proprio
appiccicato dietro a lei. Fu percorsa da un brivido e invasa da una
sensazione che non seppe decifrare, il cuore cominciò a batterle in
petto, intanto il tipo aveva messo entrambe le mani sul corrimano in
modo da cingerle i fianchi come per intrappolarla.
Michela era confusa, il caldo nel bus era diventato
quasi intollerabile, aveva il corpo sudato e percorso da una strana
eccitazione. Non sapeva che fare, guardava fuori dal finestrino
mentre era intrappolata tra le braccia di quello sconosciuto che le
stava alle spalle.
Poi il tipo all’improvviso prese l’iniziativa.
Approfittando delle piccole frenate del bus, cominciò a strusciare
il bacino contro i glutei di Michela. Era eccitato e lei poteva
sentire chiaramente la sua sfacciata erezione, ma decise di non fare
nulla rimanendo immobile in balia di quella situazione.
Le piaceva essere desiderata, le piaceva sentire
quell’eccitazione e soprattutto le piaceva sentirsi in trappola. Una
trappola erotica in cui voleva restare. Per un attimo pensò che
qualcuno l’avrebbe potuta vedere in quella strana situazione, questa
eventualità la eccitò ancor di più, il suo sesso cominciava a
bagnarsi.
Intanto quel tipo prendeva coraggio, ormai aveva il
sesso che premeva costantemente su di lei. Poi decise di mollare la
presa che la cingeva e, con una mano, cominciò ad accarezzarle il
fianco e i glutei. Lui continuava a rimanere in silenzio mentre
l’odore del suo sudore si mescolava a quello del dopobarba creando
una miscela che a Michela piaceva parecchio, ricordandole quello
strano sapore che aveva addosso Matteo nelle loro notti africane.
Il tipo ormai era incurante della gente che lo
circondava e, preso dalla passione, aveva persino cominciato ad
accarezzarle un seno. Lei l’aveva sentito sussultare quando si era
reso conto che il capezzolo di Michela era inturgidito dal
desiderio.
L’autobus intanto era sempre pieno, Michela aveva
smesso di guardare fuori, teneva gli occhi socchiusi concentrandosi
sul piacere. Poi un sussulto.
Una mano aveva cominciato ad alzarle leggermente la
gonna facendosi maliziosamente largo su una sua coscia. Quella mano
si muoveva in un modo strano, il cuore di Michela impazzì battendo a
mille. Aprì gli occhi e guardò alla sua destra, la mano del tipo era
sempre appoggiata al corrimano, mentre la sinistra la palpeggiava.
La mano che aveva sulla coscia, quindi, era di un altro uomo.
Del resto se ne era accorta subito, aveva un’altra
consistenza, un altro calore e il suo incedere era più malizioso e
sfacciato. Voleva vedere in faccia quell’uomo, ma non riusciva.
Sapeva che se si fosse voltata avrebbe provato troppo imbarazzo e
quella situazione si sarebbe interrotta.
Guardò fuori dal bus, ormai mancavano due fermate alla
sua. La mano sconosciuta ormai era dentro gli slip, invadente, quasi
morbosa, Michela era bagnatissima. Il tipo dietro a lei continuava a
palpeggiarla con stile.
Ormai gli aveva entrambi addosso. Forse, chissà, mentre
la toccavano si erano pure dati un’occhiata d’intesa, ma sta di
fatto che due sconosciuti la stavano usando per il loro piacere.
Quello che la sconvolgeva era la consapevolezza di sapere che quel
piacere era anche il suo.
Il tipo irruento le massaggiava il sesso penetrandola
fugacemente con un dito, mentre l’erezione che batteva contro di lei
era arrivata al culmine. Guardò fuori, una fermata alla sua.
Decise il da farsi, l’autobus ripartì e le mani su di
lei non si placavano. Per un attimo fu percorsa dal panico. Che
vergogna!, pensò. La fermata si avvicinava, il bus rallentava.
Doveva decidere, doveva agire.
D’impeto si voltò verso sinistra e con un gesto
repentino si liberò delle mani dei due uomini, poi scattò verso le
porte posteriori. Appena il mezzo si fermò, si precipitò fuori dalle
porte posteriori ricevendo le imprecazioni dei passeggeri che
stavano salendo. Michela respirò forte, quell’afa le sembrò aria
fresca confrontata con il caldo torrido del bus affollato. Riempì i
polmoni e guardò l’autobus che stava ripartendo. Dalla grande
vetrata posteriore del bus vide il tipo ben vestito che la
sorrideva, poi lanciò uno sguardo verso la sua destra per
riconoscere il secondo uomo, ma riuscì solo a intravedere una sagoma
di un uomo corpulento con capelli neri e una maglietta grigia. Nulla
di più.
L’autobus si allontanò, Michela percorse lentamente il tratto
che la separava dalla casa dei suoi genitori. Pensò a quella strana
avventura, capì che tutto aveva avuto inizio con la scelta di quel
vestito, inconsciamente sapeva che il suo eros aveva ripreso a
mandargli messaggi e quegli uomini sul bus gli avevano tradotti in
realtà. Stava cambiando e questo le piaceva. Si sentii
improvvisamente libera.
6 Commenti:
- Commento postato da Valeria
il 20 luglio 2009 Il racconto è stato anche "sistemato" prima di
essere messo online. O meglio, abbiamo corretto almeno gli
errori ortografici e di battitura. Questo per fare in modo
che fosse almeno "leggibile" e non ci si dovesse fermare
ogni due righe per capire cosa si stesse leggendo :-) Anche
per questo motivo il racconto non è stato pubblicato su
carta, è stato steso in modo troppo superficiale :-) Grazie
del passaggio
- Commento postato da Michele
il 20 luglio 2009 Secondo me il racconto non è male, però da esperto
del settore dico che l'autore/autrice ha mandato la prima
bozza, o meglio ha preteso di mandare la prima stesura senza
ritoccarlo. Se l'avesse riletto e rielaborato sarebbe venuto
meglio e forse l'avreste pubblicato. Cmq Marta è una grande
e ha ironia da vendere! Contattate lei!
- Commento postato da My Secret
Diary il 17 luglio 2009 Molto simpatica :-D Meno male che c'è ancora
qualcuno che è capace di farci ridere... Censori dell'eros,
poi, a NOI non l'aveva ancora mai detto nessuno. Lo
aggiungeremo alla collezione di aggettivi che stiamo facendo
da un po'. Oltretutto, speriamo che tu non stia paragonando
Miller all'autore di questo racconto. Faresti una pessima
figura ;-) A parte gli scherzi, erotismo sopra le righe
significa solo l'essere andati un po' oltre a ciò che noi
cercavamo per l'antologia. Tutto qui. C'è libertà di parola
e apprezziamo la tua opinione, oltretutto è stato pubblicato
online quindi hai avuto la possibilità di leggerlo
gratuitamente invece che acquistando il volume su Lulu...
che vuoi di più? :-) Tutto lo staff era comunque d'accordo e
ha avuto la stessa opinione, e così quindi è stato. Grazie
della visita
- Commento postato da Marta23
il 17 luglio 2009 Non concordo, erotismo sopra le righe? Ma dai... i
censori dell'eros... ma che sito è questo, delle Orsoline?
Leggetevi Miller o Bukowski... Inoltre perché sintassi
immatura? Mah... io sto con Lucianone... Sarà per caso
Lucianone Moggi? Saluti My Secret Orsoline...
- Commento postato da My Secret
Diary il 2 giugno 2009 Non è stato scelto per l'antologia perché, per il
tema proposto, è una storia un po' troppo "sopra le righe".
L'erotismo è bello quando, anche nelle storie più assurde,
fa pensare a chi legge che potrebbe essere successo davvero.
Qui, a noi, non ha dato questa sensazione. Inoltre, la
grammatica è povera in alcuni punti e la sintassi è ancora
un po' "immatura" per una pubblicazione cartacea. Però
valeva comunque la pena di essere letto... Ah... l'autore
pare essere un uomo :-)
- Commento postato da Lucianone
il 2 giugno 2009 Ammazza, bello teso. Peccato che non l'hanno
pubblicato. Ma l'autore è uomo o donna?