La luce del mattino li trovò abbracciati nel
grande letto, disfatto da quella notte d’amore. La loro prima notte
insieme. Lei si sveglia per prima. Aveva sentito la saracinesca del
bar Da Pierre alzarsi alla solita ora. È la sua sveglia, ormai, le
basta quel rumore per aprire gli occhi. Si divincola piano, quasi
senza respirare, dall’abbraccio di Philip. Vuole vederlo dormire. È
bello, ancora di più. I capelli, ricci e lunghi e la sua rada barba
nera, esaltano l’incarnato pallido e gli conferiscono un aspetto da
rivoluzionario. Sembra ancora più giovane della sua età. Helodie si
avvicina, respira il suo respiro e inizia, piano, a leccargli le
labbra. Lui la cerca con la mano. La trova calda e bagnata, la
prende con tutto il desiderio e il vigore dei suoi anni e lei si
abbandona a quell’amplesso. Rimangono abbracciati ancora un po’. Ha
tempo per andare in tribunale, quel tempo sottratto alla doccia,
perché ha deciso di tenersi addosso l’odore del suo uomo.
“Ti amo”.
“Dillo ancora”.
“Ti amo, Helodie”.
Si strinse a lui più forte e chiuse gli occhi.
“A cosa pensi?”, le chiese Philip, scostandole una
ciocca di capelli che le copriva gli occhi.
“A una poesia letta un po’ di tempo fa che conosco a
memoria”.
Iniziò, piano, a sussurragli nell’orecchio quella
poesia che conosceva così bene, ma che era totalmente diversa da
come lui l’amava.
Il modo tuo d'amare
è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi:
tu no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d'amarti solo io.
Philip la guardava intensamente. Era affascinato da
quella donna. Aveva un qualcosa che la rendeva diversa, speciale,
una donna senza età, con tanti ruoli, ma soprattutto la sua donna.
Helodie arrivò giusto in tempo per l’udienza, la sua
cliente era già lì.
“Buon giorno avvocato”.
“Buon giorno! È arrivata da molto?”.
“No, no… anzi sì… da un po’”.
Quella donna le suscitava una certa tenerezza. Sapeva
benissimo che doveva non lasciarsi coinvolgere, doveva mantenere un
distacco professionale con i suoi clienti, in genere ci riusciva
sempre, le costava un po’ per via del suo carattere, ma alla fine si
imponeva il giusto distacco. Con lei no! C’era qualcosa in quella
giovane donna che le ricordava se stessa di tanti anni fa.
Al suo posto c’era un vecchio avvocato, amico di
famiglia, che la difendeva nella causa di divorzio del suo unico ex
marito. Si era sposata molto giovane, un matrimonio d’amore, di
passione, una convivenza bohemienne, perché di soldi c’è n’erano
pochi, l’entusiasmo no! Quello non mancava fino a quando lui non le
chiese di abortire.
“Sono incinta”, gli disse mentre gli stampava un bacio
sulla bocca. “Aspettiamo un bambino, non è magnifico?”.
Paul l’abbracciò a lungo senza dire nulla, ma lei
l’avvertiva lontano, percepiva la sua paura. Mentre lei si sentiva
già mamma, lui no! Non era ancora pronto a diventare padre, forse
non lo sarebbe stato mai. Apparteneva a quel genere di uomini,
purtroppo tanti, che scappano di fronte alle responsabilità. Anche
lei in fondo lo aveva fatto, si era lasciata convincere ad abortire.
Aveva forse avuto un’attenuante? E quale? La verità le si palesò
dopo molto tempo. Lei, inconsciamente, non voleva più niente da lui,
non voleva averlo come padre di suo figlio, ricordarlo attraverso
lui. Una verità sconcertante perché coinvolgeva un essere innocente
che lei immolava sull’altare del proprio egoismo.
Si sdraiò sulla chaise-lounge di pelle rossa,
regalatale da Philip, assaporando la prima sigaretta della giornata.
Il contatto con la pelle fredda le procurò un brivido lungo il corpo
o, forse, era dovuto al ricordo del regalo. La trovò nel centro del
suo studio una mattina in cui era particolarmente nervosa per come
stavano andando le cose tra loro. Quel regalo, inatteso e costoso,
la commosse. Esprimeva il suo gusto raffinato. Un oggetto bello,
moderno, che si combinava perfettamente allo stile classico del suo
studio. Con il lavoro da commesso in libreria che Philip svolgeva
nel fine settimana, non poteva permettersi un regalo del genere.
Chissà quanto avrà risparmiato! Non l’avrebbe mai saputo. Fiero e
orgoglioso come un uomo d’altri tempi, non le avrebbe mai fatto
pesare nulla. Gli mancavano pochi esami per finire gli studi in
filosofia e quel lavoro gli permetteva di mantenersi. Non poteva
scegliersi un lavoro migliore! Nutriva una passione viscerale per la
lettura e quel posto rappresentava il suo habitat. Iniziò a
desiderarlo, a pregustare quello che ci sarebbe stato, dopo, a casa
da lei.
Un cielo plumbeo incombeva sulla città. Philip arrivò
prima del previsto.
“Sei bagnato”.
“Diluvia”, risponde avvolgendola tutta con lo sguardo.
Quello sguardo aveva un potere seduttivo che la
inebriava. Sentiva il desiderio sciogliersi tra le cosce, chiuse gli
occhi mentre lui le scopriva il seno. La sua eccitazione la
eccitava. Il respiro corto, le sue mani che la frugavano dappertutto
la scuotevano nel profondo dei suoi sensi, si ritrovarono nudi a far
l’amore. A soddisfare lì, in piedi, quella voglia irrefrenabile di
sesso.
Si abbandonò al piacere che le procurava fare l’amore
con lui, al godimento che provava nel sentirlo fremere dentro di sé.
Al suo odore, alla sua voce calda che le sussurrava parole infuocate
di passione. Si avvinghiò ancora di più al suo corpo, fino a
perdersi nell'intensità di quell'orgasmo.
Si amavano così, senza pudori, furiosamente, ovunque
potevano farlo.
Non smettere! Non smettere mai, pensava, ma non era
sesso, non era solo voglia di essere posseduta. Voleva che arrivasse
a possedere la sua mente.
Lei che cambiava uomo con la facilità con la quale
cambiava vestito, non riusciva più a smettere d’incontrarlo. Pensava
a questo mentre passeggiava lungo la Senna. Aveva ripreso a piovere.
“Forse arriverò a casa bagnata, ma non fa nulla…”, si
disse fra sé e sé, e si diresse verso casa mentre la pioggia
diventava sempre più insistente. Ma lui era lì a Pont Neuf, proprio
sulla prua di quella nave immobile che e' l' Ile de la Cite',
appoggiato alla sua macchina che l’aspettava. I suoi occhi gli
rivelarono lo stesso desiderio intenso che provava lei. E ancora una
volta è felice che lui sia ci sia. Entrano in macchina, la pioggia
diventa via via più violenta, raffiche di vento sferzano l’auto.
Le sue labbra scendono a imprigionare i miei capezzoli.
Lentamente assaporiamo i nostri corpi, ma siamo molto esposti. Ho
voglia di sentirlo dentro di me. Le sue mani si fanno pressanti, la
mia lingua pure. A quel punto tra i boati dei tuoni mi prende. Si
muove lento, vuole farmi impazzire… mentre i miei fianchi spingono
per sentirlo sempre più in profondità. Il ritmo cresce quasi a voler
assecondare quella pioggia che è diventata vera e propria tempesta.
Poche spinte… e mi fa godere, conosce il mio corpo e… sa come farmi
soddisfare. Ma io voglio il suo piacere e, con lenta maestria, lo
conduco a un orgasmo lungo e piacevole. La pioggia si placa e noi
ripartiamo. Mi accompagna in ufficio e corre all’università.
“A questa sera”, mi dice mentre la sua lingua si infila
tra le mie labbra a cercarla.
Chiudo gli occhi e annuisco… ormai sono completamente
sua.
Doveva smettere, ma lui era diventato un chiodo fisso,
un tarlo lussurioso che non la lasciava mai. La passione non si
spegneva, si alimentava ogni notte, a ogni incontro, dovunque si
trovassero. Nei loro abbracci sentiva la sua erezione premere contro
il suo corpo e il suo sesso diventare liquido pronto ad accoglierlo.
Ogni volta doveva essere l’ultima per lei, ma non riusciva a
staccarsi.
Doveva lasciarlo prima ancora che il tempo le portasse
via la sua avvenenza, prima di leggergli nello sguardo quanto non la
desiderasse più. Doveva! Proprio perché lo amava, a dispetto della
differenza d’età, dei pregiudizi, dei commenti della gente, delle
convenzioni, renderlo libero da lei, dal suo sesso, dalle sue
voglie.
Lasciarlo adesso per essere ricordata per sempre. Era
questo pensiero che le dava forza. Quanto a lei: avrebbe continuato,
forse, a cambiare uomini? O forse non avrebbe più avuto la necessità
di cercarli. Chissà? Ciò che è assolutamente certo è che avrebbe
custodito gelosamente il ricordo di Philip. Di questa breve,
intensissima storia.
6 Commenti:
- Commento postato da Daniela
il 17 aprile 2010 Storia emozionalmente coinvolgente, una donna
sicuramente da invidiare per le forti emozioni che ognuna di
noi dovrebbe avere la fortuna di vivere almeno una volta
nella vita.
- Commento postato da Caroline
il 11 ottobre 2009 Nella storia coinvolge non solo perché, più o meno
segretamente, ogni donna vorrebbe vivere simili situazioni,
ma perché si può individuare un piano di lettura più
profondo. C'è una vena di malinconia nel darsi così
facilmente, e le sensazioni che la protagonista prova
sembrano la ricompensa per tutto ciò che ha perso e a cui
tanto teneva.
- Commento postato da Simon
il 12 settembre 2009 Voglia di venirmene davanti a voi
- Commento postato da Ili
il 2 settembre 2009 Un breve racconto ma così intenso che fa entrare
nella tua vita una donna che avresti voluto incontrare o che
speri di avere
- Commento postato da Ornella
il 1 settembre 2009 La passione che inebria e travolge la mente e il
corpo saziandoli solo per pochi incontri
- Commento postato da Sonia
il 26 agosto 2009 ...sono davvero poche le donne che nel corso della
propria vita possono dire "A me è capitato"... Sono affinità
elettive per le quali varrebbe la pena vivere e morire... "A
me è capitato"...