Crudele, peccaminosa tentazione
di Simona Aiuti


    
Dalle persiane filtrava poca luce, profumi intensi che venivano dalla strada e poche voci lontane, diluite nell’aria, appartenenti a una dimensione rimasta là fuori lontano. Le pale del ventilatore pigre e cadenzate, spostavano a fatica un’aria calda e pesante sulla pelle, e non disturbavano un pomeriggio silenzioso e denso.
     Pelle ambrata, scaldata dal sole e la salsedine non del tutto scacciata via dall’acqua, ondeggiavano con odori persistenti sul corpo e attorno ai pensieri di Sara, che continuava a guardare quella chiave sul comodino.
     Quella era la chiave di molte risposte e la chiave della dolce, crudele e irresistibile tentazione che Luca aveva buttato su di lei. Entrambi erano legati sentimentalmente, ma non tra loro e quei due legami non erano riusciti a evitare che una corrente sensuale fortissima li avvolgesse ogni volta che erano nella stessa stanza, che s’incontravano per caso, per non parlare poi di quando per coincidenza o forse no, si sfioravano. In quell’attimo il tempo rallentava, già come una scena in bianco e nero, i loro battiti acceleravano, gli sguardi s’incrociavano fulminei e la gente li stava a guardare calamitata: era passione inesplosa tra loro.
     La chiave, sì quella era la chiave che il pomeriggio precedente, nel parcheggio, Luca là per caso o forse no, con un gesto fulmineo le aveva infilato in borsa, con un biglietto, per poi sparire tra le auto in sosta.
     Sara non aveva avuto il tempo di dire e o fare nulla, sentiva solo di nuovo quella sensazione che la sconvolgeva completamente fino a stordirla. Lei aveva un fidanzato da sette anni e Luca una compagna stabile da molto tempo, quindi decise di mettere quella chiave sul comodino e dormirci su e non pensarci. Invece non chiuse occhio, era andata in spiaggia al mattino, ma senza riuscire a rilassarsi.
     La chiave, sempre la chiave, sublime tentazione, si trattava del cardine o del perno attorno a cui ruotava la sua tentazione, e che le avrebbe aperto la porta dell’ufficio di Luca.
     Tutti i pomeriggi stava chiuso là dentro a lavorare, solo e lontano da tutti, e Sara era stata autorizzata a disturbarlo, poiché era scritto nel biglietto, ma solo quel pomeriggio, poi forse il coraggio che era sempre mancato a lei e che per un soffio aveva avuto lui, sarebbe svanito e con lui quella passione palpabile.
     Dopo aver rimuginato per ore, Sara prese l’auto senza pensarci più, e quando fu là per inserire la chiave nella serratura, il cuore le andò in gola, per un momento pensò d’andare via, ma in quell’attimo Luca aprì la porta: l’aveva vista arrivare nel vialetto con l’auto.
     Quella sublime tentazione procurava a entrambi una sensazione bollente e bruciante, che aveva chiuso a chiave fuori il resto del mondo, compresi i fidanzati, mariti o compagne di vita che sono come banconote lavate con acqua e sapone: sbiaditi!
     Loro no, non lo erano affatto, erano vivi. Sara andò alla finestra, sfiorò la veneziana semichiusa, lui la baciò sul collo, lieve, procurandole come una scossa, ma sapeva già che non doveva essere così, a lei piaceva forte e forte la strinse, mettendo subito in chiaro come stavano le cose. Sara si voltò, si baciarono, e il calore intenso che sentivano avvolgerli completamente era come la vitalità che esplode.
     Luca le insinuò le mani sotto la gonna alquanto corta, desiderava eccitarla, farla gemere, si introdusse sotto le mutandine piccole e forse inutili, e con un colpo secco le strappò via. Le gambe le tremavano sui tacchi e la rendevano instabile, si aggrappava a lui e desiderava solo sentirlo ancora di più, sentirlo dentro e niente altro.
     Lo stava spogliando, sbottonandogli i pantaloni a occhi chiusi, cercando il suo corpo, accarezzandolo, eccitandolo, toccandolo, ed era inquieta, impaziente.
     Luca aveva una mano intrecciata ai capelli di lei, e con l’altra continuava a eccitarla sempre più, fino a non poterne più, fino a sentirla vibrare.
     A un tratto le disse di girarsi, Sara fu un attimo titubante, le chiese di nuovo di farlo, lei esitò, e allora la prese e la rovesciò mettendola in ginocchio sulla poltrona in pelle, voltandola verso il bracciolo, in una posizione da cui non avrebbe potuto muoversi, aprendole leggermente le gambe, che ancora le tremavano.
     In un attimo le fu dentro, affondando con voglia, forza e decisione in lei, tenendola ferma in equilibrio e al tempo stesso imprimendole forti spinte che la facevano ondeggiare pericolosamente. Non c’erano mai state molte parole tra loro, e ora c’erano gemiti, quelli di Sara soprattutto, un po’ imbarazzata dal non riuscire a trattenere un ansimare che aveva qualcosa di selvaggio e primordiale.
     Luca da dietro, mentre spariva nel ventre di lei, aperto, caldissimo e accogliente, quasi le strappò la camicetta, cercando di liberarle il seno in momenti interminabili, stringendolo con forza.
     Fu un attimo unico, mai provato prima, quando lei venne liberando un urlo intenso, bagnata di sudore, incapace di controllare il suo corpo, da cui insieme a lui, emersero copiosi fluidi.
     Stordita, esausta, sentì lui che la sollevava, aiutandola a sedersi sulla scrivania, baciandola, stringendola, succhiandole e mordendole i seni, quasi facendole male.
     Fu di nuovo in lei con vigore, mentre Sara gli stava aggrappata con forza, accompagnandolo nel movimento ondulatorio atavico e intenso, gemendo ancora, amandolo intensamente. Non ebbe il tempo di pensare ancora una volta, quando Luca la prese di nuovo, la rovesciò sulla scrivania, la accarezzò, la eccitò cercando di rilassarla, ma lei tremava.
     Con dolcezza e delicato come un soffio di vento, mente lei ancora ondeggiava sui tacchi riversa sulla scrivania, con la lingua la leccò con cura, intuendo quel brivido di paura in lei, che tuttavia non era in grado di muoversi e dopo tutto non voleva.
     Le fu dentro velocemente, nonostante l’inutile resistenza del corpo della ragazza, strappandole un piccolo grido di dolore, quel dolore da cui non si può fuggire, e che lentamente si sciolse in lei, poiché contemporaneamente Luca la eccitava scendendole con le dita nel ventre.
     Fu un momento lunghissimo, immenso nell’intensità, crudele e peccaminoso come quella tentazione che stavano mordendo, come una mela a lungo desiderata.
     Attimi interminabili in cui Luca era completamente in lei, mordace e con tutta la sua forza, infine venne, venne in lei abbracciandola con un gemito baciato sulla sua schiena.
     Il pomeriggio finì nell’ombra della sera e lo sguardo di Sarà finì per un attimo nel luccichio ondeggiante della chiave della sua irresistibile tentazione.







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