Heaven
di Viola


    
Direi che oggi è stata una giornata lavorativa davvero soddisfacente; mi chiamo Heaven, ho ventiquattro anni e sono un’attrice porno.
     Ovviamente Heaven non è il mio vero nome, ma è la condizione in cui adoro sentirmi e a cui adoro portare sia uomini che donne: il paradiso. Mi piace il sesso, non ne potrei fare a meno. Avevo dodici o tredici anni quando scoprii la clitoride ed ebbi il mio primo orgasmo, da quel giorno la mia vita è stato un continuo crescendo verso la liberazione di un’indole innata. Mi ricordo che, da ragazzina, spiavo mio fratello maggiore per vedere com’era fatto là sotto, quando non c’era frugavo tra le sue cose per scovare qualche rivista per adulti o, se ero fortunata, dei dvd con film hard. La curiosità mi divorava. Volevo sapere che cos’era il sesso, se il piacere che mi regalavo io era diverso da quello che avrebbe potuto darmi un uomo e, soprattutto, volevo immensamente provare quel senso di beatitudine che era dipinto sulle facce delle attrici di quei film. Purtroppo, però, ho passato l’adolescenza nascondendo ogni mio impulso. I primi approcci con i ragazzi sono stati forzatamente timidi, per il bene della mia immagine pubblica dovevo mostrare pudore, mentre avrei voluto sentirmi dappertutto quelle mani piene di desiderio. Ho perso la verginità con un ragazzo che non amavo, ma ero abbastanza grande e stavamo insieme da abbastanza tempo da poter muovere quel passo senza essere considerata un facile. Quella mia prima esperienza con il sesso non fu entusiasmante, io sentivo male e lui pensava solo a soddisfare i suoi di bisogni. Ma ero comunque felice, finalmente avevo scoperto il corpo di un uomo, un corpo che avevo tutta l’intenzione di conoscere e soddisfare fino in fondo. Quella notte, al pensiero delle mie future avventure sessuali, mi masturbai con più trasporto del solito. I rapporti che seguirono, però, non furono molto diversi dal primo: lui aveva sempre troppa fretta, mente io avrei voluto indugiare sul suo piacere a lungo, e non era capace di farmi godere. Non mi toccava come avevo visto fare nei film, non mi leccava, non mi prendeva con passione, lui si limitava a un po’ di petting per poi infilarsi il preservativo e venire (rapidamente) dentro di me. Io mi sentivo quasi un pezzo di carne, semplicemente un buco in cui infilare un pene rigido e smanioso dell’orgasmo. L’unica cosa che mi faceva eccitare da matti, e che lui mi permetteva di fare per suo sommo godimento, era il sesso orale. Mi piaceva parcheggiare la macchina in un posto un po’ isolato, trasferirsi sul sedile posteriore e slacciargli i pantaloni. Mi abbassavo su di lui e gli prendevo il pene in bocca, lo sentivo indurirsi tra le mie labbra man mano che glielo succhiavo. Ero ingorda di lui, non so più nemmeno quanti pompini gli ho fatto. Lui era soddisfatto delle mie prestazioni, credo che si vantasse di me anche con i suoi amici, lo capivo da come mi guardavano, ma non è mai riuscito a regalarmi le stesse sensazioni. Un paio di volte ha provato e giocare con la mia clitoride, ma non sapeva né come leccarla né come stuzzicarla per farmi venire. La mia sete di sesso cresceva sempre di più e lui non sapeva dissetarmi, così decisi di lasciarlo e me ne andai dal paese per frequentare l’università. Finalmente ero in un’altra città, lontana molti chilometri da casa mia, e avrei potuto togliermi la maschera di perbenismo che mi soffocava il respiro. Cominciai a fare nuove amicizie, frequentare ragazzi più grandi e locali in cui avrei potuto incontrare qualcuno giusto per soddisfare le mie esigenze. E successe. Una notte, in un locale, conobbi un tizio affascinate; aveva almeno dieci anni più di me e, negli occhi, una luce piena di desiderio. Ballammo tutta la notte strusciandoci l’uno all’altra, lui sapeva come e dove toccarmi facendomi eccitare a dovere, quando mi propose di accompagnarlo a casa ero già completamente bagnata. Non facemmo in tempo a varcare la soglia che ci buttammo sul divano, in un attimo eravamo senza vestiti. Io gli presi subito il pene in bocca, lui era in piedi di fronte e me e mi guardava, inginocchiata, mentre glielo succhiavo avidamente. Dopo un po’ prese a muoversi avanti e indietro, era lui che guidava il ritmo ora, io ero solo il buco da scopare, e mi piaceva da impazzire. Mi ficcò il pene fino in gola, gemendo, e io provai una sensazione mai provata prima. Mi sentivo importante, determinate per quel suo godere, mi sentivo potente. Lui si fermò per non venire e io mi alzai, mi prese la testa fra le mani e mi dette un lungo bacio indugiando con la lingua la dove si era avventurato il suo pene fino a poco prima. Poi mi fece sedere sul divano e cominciò a leccarmi la fica. Io, da un po’ di tempo, avevo preso a rasarmela come facevano le attrici nei film che spiavo da ragazzina e a lui sembrò piacere molto. Giocava con la mia clitoride, mi infilava la lingua dentro la fica e la ritirava fuori, leccandomi anche l’ano. Infilò le sue dita dentro di me e cominciò a spingerle fuori e dentro, mentre con la lingua continuava a stuzzicare la clitoride. Io venni, e fu l’orgasmo più potente che avessi mai provato. Non appena ripresi fiato mi fece girare e mi prese da dietro, non l’avevo mai provato in quel modo. Lo sentivo sbattere il suo inguine contro il mio culo, a ogni colpo il suo pene si faceva strada sempre più a fondo dentro di me. Ebbi un altro orgasmo, in concomitanza col suo. La mattina dopo me ne andai con la promessa che ci saremmo rivisti, lo volevo tanto io quanto lui, ed entrambi per la stessa ragione: sesso. Così continuammo i nostri incontri, ci vedevamo ogni volta avevamo voglia di scopare. Mi insegnò giochi erotici che non conoscevo, a godere della masturbazione reciproca, delle fantasie erotiche realizzate, dei piccoli oggetti che comprava e mi infilava dentro. Imparai il sesso anale, una meravigliosa scoperta per me, e anche cosa significasse prendere parte a un’orgia. Fu in una calda notte di luglio, lui mi portò come sempre nel suo appartamento e lì trovammo ad aspettarci un paio di suoi amici. Io ne rimasi un po’ sorpresa, ma non me la presi: la nostra relazione era basata solo sul sesso, e di questo si trattava. Con loro c’era anche una ragazza molto bella, alta e sinuosa, con un corpo mozzafiato. Indossava un vestitino essenziale, un paio di tacchi vertiginosi e una sfrontatezza sensuale: avrei voluto essere lei. Perdemmo pochissimo tempo per le presentazioni, in breve fummo pelle contro pelle. Io non avevo mai avuto incontri con più di un uomo alla volta, ma la cosa mi eccitò tantissimo. Gli lasciavo fare quello che volevano, io facevo tutto quello che mi chiedevano. Ogni tanto guardavo l’altra ragazza, sembrava fosse molto a suo agio. Era bella, ci sapeva fare. La guardavo mentre, accovacciata sui suoi tacchi, succhiava a turno il pene dei suoi due accompagnatori. Li faceva godere entrambi e loro chiudevano gli occhi come posseduti. Uno di loro, poi, si mosse da lei e venne verso di me, che ero seduta su una poltrona e mi facevo infilare un fallo di gomma nella fica. La ragazza lo seguì. Lui si accostò di fianco alla poltrona porgendomi il suo cazzo gonfio, lei prese il posto del mio partner abituale. Era la prima volta che mi trovavo a fare sesso con un altro uomo e, soprattutto, con una donna. Lui mi spingeva piano il pene in bocca e lei giocava con la mia clitoride. La leccava piano, l’accarezzava esattamente come volevo io. Mi faceva impazzire, era come se leggesse nella mia mente: capii che per far godere bene una donna ci vuole un’altra donna. Lei mi leccava e io succhiavo l’uccello di chi mi stava di fronte, gli altri due guardavano masturbandosi. Poi anche chi giocava con la mia bocca si allontanò, capii che avevano voglia di gustarsi un bel momento lesbo. Io non l’avevo mai fatto, ma non mi tirai indietro. Anzi, mi alzai e la portai sul divano, dove la feci sdraiare e cominciai a mordicchiarle le tette. Erano morbide e sode, grandi al punto giusto. Strofinavo il mio inguine sulla sua gamba per stuzzicare la mia clitoride gonfia, poi mi inginocchiai a terra e i miei baci scesero fino alla sua fica bagnata. Il sapore era salato e piacevole, a volte avevo sentito il mio ma berlo così era un’altra cosa. Le leccavo le grandi labbra, le piccole labbra, il profilo del buco della vagina. Addentravo la mia lingua in quella caverna e lei sembrava goderne. Con l’indice le carezzavo la clitoride, come so che piace a una donna, e lei gemeva. Mi lasciai trasportare dalla fantasia inventando tocchi e carezze, volevo farla godere ma non farla venire subito. A un certo punto i tre uomini ci raggiunsero. Uno mi si inginocchiò dietro e, facendosi strada prima con l’indice, mi infilo il suo cazzo duro nel culo. Ero così eccitata che non avemmo bisogno di altro lubrificante. Un altro fece alzare la ragazza e la posizionò accanto a me, anche lei venne penetrata nel culo. Il padrone di casa, l’uomo che mi aveva iniziato a un sesso così carnale, si sedette in mezzo a noi per godersi un bel pompino fatto in due. Le nostre labbra scendevano e salivano dalla sua asta, mentre i due uomini ci sbattevano il loro cazzo tutto dentro noi facevamo a turno a succhiargli il pene e stuzzicargli il glande. In quell’intreccio le nostre lingue si toccarono più volte e ci baciammo profondamente, fu una sensazione unica. All’improvviso i due uomini dietro di noi uscirono dal nostro corpo e ci fecero voltare, l’altro li raggiunse. Presero a smanettarsi l’uccello vigorosamente e io vidi la ragazza con la bocca aperta e la lingua di fuori: in un attimo capii cosa sarebbe successo. In alcuni secondi vennero tutti e tre e noi bevemmo il loro sperma, quella fu la prima volta che assaggiai tre uomini contemporaneamente.
     Il giorno dopo passai tutto il tempo a ripensare a cos’era successo durante la notte, a cercare di comprendere se quello a cui avevo preso parte era una cosa sbagliata oppure no. Ben presto capii, però, che se il solo ripensarci mi faceva stare così bene, non potevo aver commesso nessun errore. Alla luce di questa mia nuova sicurezza accettai molti altri inviti del mio amante: volevo ripetere quell’esperienza ancora e ancora. Durante una delle notti passate a fare orge, scoprii che l’altra ragazza si faceva chiamare Luana ed era un’attrice porno. Incuriosita le domandavo com’era fare il suo lavoro, che cosa si provasse, fino a che, forse convinta dal modo in cui mi abbandonavo al piacere carnale, mi propose di intraprendere il suo mestiere, e così feci. Mi presentò ai tizi giusti e, di lì a poco, abbandonai l’università per dedicarmi alla mia passione più grande: il sesso.
     Sono passati quasi quattro anni da allora, e io sono riuscita a farmi un nome nell’ambiente. La mia famiglia mi ha ripudiato, e ci soffro un po’, ma l’unico momento in cui mi sento bene è quando godo e faccio godere, quando riesco a vivere sensazioni che mi fanno sentire il paradiso sulla terra. Non è facile vivere questa vita, quando qualcuno scopre cosa faccio vengo subito etichettata come una depravata, una troia. Io non sono tutto questo, sono solo una persona che ha deciso di assecondare la propria indole. C’è chi è portato per scolpire il legno, chi per la matematica o l’economia e io, invece, faccio l’amore. Se avessi dato ascolto a tutte le critiche e le cattiverie mi hanno detto, mi sarei sentita sporca, addirittura malata, ma ho avuto la forza di tapparmi le orecchie e camminare per la mia strada, anche se alcune di quelle parole mi hanno profondamente ferita. Ognuna di quelle ferite, però, ha contribuito a rafforzare la mia determinazione, così adesso mi ritrovo a girare l’Europa tra un set e l’altro, pienamente felice di essere quella che sono. Non so per quanti anni girerò ancora film, ma adesso che sono giovane voglio godermela fino in fondo, in ogni senso. Di quel che succederà domani non mi preoccupo, ma sono sicura che potrò guardarmi indietro senza provare nessun rimpianto per la vita che non ho avuto il coraggio di vivere.







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