"Ecco le chiavi, sig. Cortesi, la sua Corolla
è a posto! Può andare in ferie tranquillo e percorrere anche
migliaia di chilometri", gli disse il meccanico, aggiungendo però:
"Manca il tergilunotto posteriore, gliel’hanno strappato! Se n’era
accorto?".
"No, non l’avevo notato", rispose Giovanni.
"Hanno cercato di asportarlo, svitando il dado che lo
trattiene, ma per sfilarlo occorre un decompressore, siccome viene
montato a pressione. Non disponendone, hanno piegato inutilmente la
base del braccio, finendo per strapparla. Alcune parti, sfrangiate,
sono ancora saldate al perno, qui si vede bene".
"Se ho ben capito, il ladro, non riuscendo a prelevare il
tergilunotto integro, lo ha stroncato. Che beffa! Io ho subito il
danno ma lui non ha potuto utilizzare l’oggetto trafugato. Si è
comportato da teppista, oltre che da ladro, dico bene?".
"In effetti, è così, ma cosa vuole, ormai se ne vedono di tutti
i colori…".
L’auto non è pronta, dunque! Domani, di buon’ora, devo partire
con mia moglie per le vacanze… Devo risolvere il problema: in caso
di pioggia serve e magari mia moglie non viaggia tranquilla…, pensò
un attimo fra sé Giovanni, poi chiese: "Mi dica, allora, dove posso
trovare il tergilunotto? In un negozio di autoricambi?".
"Il pezzo intero, con il relativo braccio, lo vende solamente
la concessionaria; da altre parti trova solamente la spazzola".
"Non ho presente dove si trova la concessionaria Toyota:
quest’auto l’ho comprata usata, da un privato. Qui a Lugo c’è?".
"No, in provincia ce ne sono due: a Ravenna e a Faenza, gestite
entrambe da una società che si trova in liquidazione fallimentare a
causa di operazioni finanziarie avventate. Penso che ora tali
concessionarie siano chiuse; verifichi per telefono, prima di
rivolgersi a Forlì o a Cesena", suggerì il meccanico.
Giovanni guardò l’orologio: segnava le dodici e quindici. Cercò
sull’elenco e chiamò al telefono, ma il suono che si ripeteva
inutilmente gli confermò la chiusura delle due concessionarie
ravennati.
Ebbe più fortuna con la concessionaria di Forlì: il
magazziniere gli rispose che il ricambio era disponibile. Pensò di
recarvisi nel pomeriggio, siccome era prossima l’ora del pranzo.
"Hai usato la mia auto in questi giorni? Magari l’hai
parcheggiata in posti frequentati da balordi? Se te lo chiedo c’è un
motivo: mi hanno strappato il tergilunotto", chiese bruscamente al
figlio Giorgio, seduto a tavola di fronte a lui.
"No, non l’ho usata e colgo l’occasione per ribadire che queste
cose possono accadere facilmente pure nei luoghi perbenisti che
frequenti tu!", rispose questi per le rime.
Incassato l’apprezzamento del figlio, informò la moglie:
"Linda, vado alla concessionaria di Forlì; dovrei trovare il
ricambio, così lo faccio montare e domani mattina partiamo
tranquilli".
Salutò e uscì.
Erano le due del pomeriggio, ancora presto. Decise di passare
dal bar del Pavaglione, sperando di trovare Carlo, l’amico
universitario che disponeva di una risorsa per lui invidiabile: il
tempo libero.
Talvolta lo accompagnava nei suoi viaggi di lavoro in giro per
la Romagna. Lui svolgeva il mestiere di rappresentante, se non con
passione, con zelo e competenza. Purtroppo, fra una trasferta e
l’altra, la solitudine si faceva sentire, anche se molti - era il
caso dei suoi dirigenti - decantavano tale lavoro come l’ideale in
termini d’indipendenza e di opportunità di rapporti umani.
Parcheggiata l’auto e regolato il disco per la sosta,
attraversò il grande quadrilatero della piazza ed entrò nel
Pavaglione; il bar si trovava dalla parte opposta.
In uno dei tavolini, sotto il porticato, era seduto Carlo,
intento a leggere un giornale. Lo raggiunse e vide che dentro il
piccolo locale c’era solo la giovane e graziosa barista.
"Che cosa fai, metti le radici! Non avrai mica preso una
cotta?", lo salutò con ironia Giovanni.
"No, ma anche se fosse? Qui mi trovo bene, c’è tranquillità e
posso leggere indisturbato. Poi è un luogo architettonico
interessante; sarò condizionato dai miei studi, ma qui si respira
l’equilibrio. Guarda…", lo esortò Carlo indicandogli l’interno del
porticato sul lato a loro più vicino.
Le colonne più lontane apparivano in prospettive schiacciate
l’una sull’altra: solamente le ombre prodotte dalla luce laterale
del sole sembravano separarle.
Verso il fondo del porticato, una madre teneva per mano un
bimbo riottoso, intento a divincolarsi. Nel silenzio e nella
staticità dell’imponente costruzione, le due figure avanzavano
insieme ma generavano pure un movimento ondulatorio: l’impressione
era di un incedere claudicante.
"Sarà… io non lo reggo questo posto, pensa solo a quanto si
deve camminare per attraversarlo. Non comprendo la finalità di uno
spazio così grande, sembra più una piazza d’armi che un luogo di
mercato o di ritrovo. Comunque, ci facciano un grappino e poi mi
accompagni a Forlì, va bene?".
"Beh, non potendo addurre impegni - gli esami sono lontani -
devo accettare… Quanti clienti devi visitare oggi?".
"Nessuno, devo solo recarmi alla concessionaria Toyota per
acquistare un ricambio".
Dopo mezz’ora, grazie all’autostrada poco trafficata, erano già
nel reparto dell’addetto al magazzino ricambi. Questi chiese di
vedere l’auto, ma si fece taciturno e impacciato non appena ebbe
terminato il rapido esame.
"Allora, l’avete questo tergilunotto posteriore?", tagliò corto
Giovanni, allarmato.
"Per la Corolla l’abbiamo, se vuole glielo mostro. Non va bene,
tuttavia, per il suo modello", precisò l’altro e timidamente volle
aggiungere, come per discolparsi: "Mi scusi, per telefono avrei
dovuto chiederle il calibro del perno sul quale va montato. Ne
esistono due tipi, di differenti dimensioni, a seconda che l’auto
sia stata fabbricata negli stabilimenti Toyota giapponesi o
francesi". Aggiunse poi: "Come si può ben vedere, il passo del perno
della sua vettura è da dieci millimetri, mentre i tergilunotti in
mio possesso vanno montati su un perno del dodici. Se vuole
l’articolo giusto per la sua auto occorre ordinarlo e sarà
disponibile entro una settimana".
"Io, purtroppo, ne ho bisogno per domattina, come faccio?".
Il magazziniere sembrava dispiaciuto e tentò di aiutarlo,
telefonando a Cesena all’altra concessionaria della stessa società,
ma anche questa era sprovvista del pezzo.
"Guardi, e lo dico contro l’interesse della concessionaria,
nella vostra situazione conviene rivolgersi a un autodemolitore. C’è
n’è uno grande sulla via Emilia, a Savignano sul Rubicone, si chiama
Carloni. Lì dovreste trovare il pezzo che cercate, usato. In bocca
al lupo!".
Saliti in auto, si fiondarono in autostrada fino all’uscita di
Cesena Sud, per portarsi poi sull’Emilia. Dopo aver percorso ancora
una ventina di chilometri giunsero a destinazione. Dalle
informazioni ottenute in paese risultò che l’autodemolitore Carloni
risiedeva due chilometri prima di Savignano, così dovettero
ritornare sui loro passi.
Evidentemente, non avevano prestato attenzione all’andata,
perché non fu difficile trovare il posto, del resto ben
riconoscibile dalle migliaia di carcasse di auto stipate fino
all’inverosimile su un grande cortile.
Osservando quel luogo, pareva di trovarsi al centro di un
enorme ingorgo di migliaia d’auto coinvolte in una catena
d’incidenti senza fine. All’estremità della vasta area sorgeva un
capannone, che fungeva da magazzino, siccome la ditta trattava pure
alcuni ricambi nuovi.
Un uomo uscì e venne loro incontro; aveva un cappello di paglia
che gli copriva buona parte del volto abbronzato; si presentò come
il signor Carloni.
"Nuovo non lo possiedo, ma c’é una Corolla sul piazzale e posso
salire per smontare il pezzo".
Si trattava proprio di una salita; infatti, l’auto,
accartocciata nella parte anteriore, era accatastata sopra altre due
nelle medesime condizioni.
Il signor Carloni prese una scala per esaminare il pezzo da
smontare; dovette poi scendere a prelevare dal magazzino l’utensile
idoneo per smontarlo. Una volta risalito, dopo venti minuti di
lavoro, riuscì a sfilare il pezzo, non senza qualche espressione di
lamento e di sconforto.
"Ecco il suo tergilunotto!", e lo esibì a Giovanni, il quale -
ormai esperto suo malgrado - lo esaminò attentamente.
Poi, amareggiato: "Purtroppo questo ha un passo del dodici,
mentre il mio è del dieci!", rispose deluso e restituì il pezzo.
"Accidenti, me lo poteva dire! Sono diventato matto per
sfilarlo, ho riportato anche un taglio a un dito, guardi…", sbottò
il sig. Carloni. Aggiunse poi, in modo perentorio: "Deve pagarmi
almeno la manodopera per il tempo che ho impiegato!".
All’altezza di S. Vito, subito dopo un incrocio, incontrarono
due autostoppiste. Giovanni rallentò e rivolse uno sguardo
interrogativo a Carlo, il quale esordì: “Dai fermati! Carichiamole,
non vedi come sono carine…”.
Giovanni era indeciso: la ricerca del tergilunotto lo teneva in
apprensione, ma non avrebbe neppure disdegnato l’eventualità di
un’avventura. Ci pensò un attimo, poi condivise l’idea dell’amico e
si fermò.
Scesero dall’auto, fecero salire le due ragazze e sistemarono i
loro pesanti zaini nel portabagagli. Una volta ripartiti, furono le
ragazze a rompere il ghiaccio.
Intervenne quella dai capelli e occhi castani, per presentarsi:
"Françoise et Monique, de Montpellier, étudiantes universitaires de
Communication et Spectacle. Notre direction c’est le camping de
Torre Pedrera… Ça va pour vous?".
"Sì, stiamo recandoci a Rimini e passiamo proprio di lì",
rispose Carlo, anche in nome di Giovanni.
Seguirono alcuni minuti di silenzio. Carlo, che era seduto
davanti, di tanto in tanto si girava verso le ragazze;
s’incrociavano sguardi curiosi, ma anche interrogativi. Per vincere
l’imbarazzo domandò loro perché avevano scelto il campeggio in
quella località.
Monique, bionda dagli occhi azzurri, riferì che di giorno
volevano stare al mare mentre alla sera erano interessate a seguire
il Festival del Teatro di Piazza a S.Arcangelo. In effetti, Torre
Pedrera era la spiaggia più vicina, stava proprio di fronte al luogo
dei loro interessi serali.
Carlo mostrò apprezzamento per le loro conoscenze culturali e
geografiche; nello stesso tempo traduceva a Giovanni, che incontrava
difficoltà a comprendere la lingua francese.
Arrivati al campeggio, Carlo si offrì per aiutarle a trovare la
piazzola e a montare la tenda. Françoise sorrise e accettò
volentieri, anche a nome dell’amica. Giovanni chiamò Carlo in
disparte.
"Vado fino a Rimini alla concessionaria Toyota, per trovare
questo benedetto tergilunotto. Se tu vuoi restare con loro, non è un
problema! Torno a prenderti più tardi. Ciao".
Giovanni dopo appena un’ora era già di ritorno: sembrava
soddisfatto e sorridente. Carlo intuì che aveva trovato il
tergilunotto. Infatti: "Eccolo finalmente! Il passo è proprio del
dieci, quello giusto!", gridò gioioso l’amico esibendo il ricambio.
Le due ragazze si meravigliarono per quel bizzarro oggetto, ma
sorrisero anch’esse, pur senza comprendere bene la ragione. Carlo
spiegò loro, in sintesi, la complessa vicenda e propose di bere un
prosecco al bar del campeggio per festeggiare i due eventi: la
soluzione dell’enigma tergilunotto e il felice montaggio della
tenda. A tale proposito volle mostrare all’amico i teli
perfettamente tesi e i canaletti di scolo per le acque piovane.
Al ritorno dal bar, mentre le ragazze disponevano indumenti e
oggetti all’interno della tenda, fu Carlo a chiamare in disparte
l’amico: "Ci hanno chiesto di accompagnarle questa sera a
Santarcangelo. Si esibirà la compagnia francese Le Théâtre du Soleil
e non intendono perdere questo spettacolo. Ci invitano a partecipare
con loro", gli comunicò. Poi, strizzando l’occhio in modo allusivo,
azzardò in modo malizioso: "Può succedere che questa notte si dorma
con loro". Colse subito la perplessità dell’amico, per questo lo
supplicò in tono allarmato: “Ci sarai vero? Non puoi rovinare tutto…”.
"Ragiona, perdio! Mi aspettano a casa, è ormai ora di cena;
domani mattina devo partire per le vacanze, lo sai...", rispose
Giovanni, mostrandosi serio e preoccupato.
Carlo, per convincerlo, insistette: "Ti capisco, ma questo
favore me lo devi… resta almeno per stanotte".
"Come faccio? Che cosa mi invento?", obiettò Giovanni.
"Per il tuo lavoro dormi diverse notti in albergo, tua moglie è
abituata e non si meraviglierà troppo. Basta trovare una buona
scusa", gli suggerì maliziosamente Carlo.
Giovanni era combattuto, voleva aiutare l’amico, ma non lo
rassicurava la situazione: la lingua francese non era il suo forte;
la serata a teatro, poi, non lo entusiasmava; tutt’al più, avrebbe
preferito la discoteca.
L’eventualità di un’avventura, per quanto lo attraesse, lo
faceva nel contempo sentire inadeguato: non era libero, disinvolto e
giovane come Carlo, che era coetaneo delle ragazze; lui aveva
vent’anni più di loro…
Pensava anche ai diversi problemi pratici: come scegliere la
compagna di una notte? Quale delle due poteva intrattenersi con lui?
Senza contare che c’era una sola tenda… alla fine, nonostante le
perplessità, comunicò la sua decisione: "Va bene, mi adeguo, ma
guarda che accetto solo per farti un grosso favore, ricordalo!".
Prese quindi il cellulare e compose il numero. Dopo alcuni
secondi rispose la moglie; cercò di sfruttare le capacità oratorie
acquisite in anni di mestiere.
"Ciao cara, ho trovato il ricambio ma sono rimasto a piedi con
l’auto. Il motore si è spento e non vuole ripartire, penso che la
batteria sia scarica. A quest’ora non trovo officine aperte, un
meccanico domattina alle otto mi risolverà il problema. Dormo in un
albergo qui vicino e ci vedremo alle nove. Ciao, dormi tranquilla, a
domani".
Carlo si complimentò con lui per l’efficace parlantina e lo
incoraggiò garantendogli che non si sarebbe pentito. D’altra parte
la sua filosofia era questa: a volte qualche bugia è utile, non
bisogna sentirsi in colpa.
Mezz’ora dopo erano di nuovo in viaggio alla volta di S.
Arcangelo. Intorno alla piazza principale, da basso, trovarono un
gran movimento d’auto, ma riuscirono a parcheggiare non troppo
lontano. Salirono poi diverse scalinate per giungere nella città
alta medioevale, dove si svolgeva il festival.
Seguendo il flusso del pubblico, che si spostava da una piazza
all’altra per individuare i diversi spettacoli, giunsero in un
grande spazio circondato da palazzi: i muri erano tappezzati di
manifesti che annunciavano la compagnia del Le Théâtre du Soleil.
Sul piazzale, davanti al palco, erano sistemate numerose e
lunghe file di sedie, ormai quasi tutte occupate; trovarono quattro
posti, verso l’esterno, mentre le luci si stavano spegnendo.
Durante la recita Carlo parlava e scherzava con Monique, seduta
accanto a lui, al centro. Ai lati stavano Françoise, concentrata
sullo spettacolo, e Giovanni, che però faticava a seguire e
rischiava di annoiarsi. Terminato lo spettacolo, Carlo propose di
fermarsi nell’osteria all’angolo della scalinata che stavano
scendendo.
L’idea piacque, tanto più che nessuno aveva cenato, entrarono e
si sistemarono in un tavolo. Carlo ordinò un litro di vino rosso,
Giovanni vide che un cameriere stava servendo delle tagliatelle e le
volle ordinare; Carlo lo seguì.
Le ragazze non capivano esattamente di quale genere di portata
si trattava, ma aderirono, sollecitate dalla fame e dalle insistenze
dei loro accompagnatori. L’esito fu soddisfacente: apprezzarono il
vino e in modo particolare le tagliatelle, condite con un buon ragù
e abbondante parmigiano. Monique si volle annotare il nome del
piatto su una agendina e chiese aiuto a Carlo per scriverlo in modo
corretto.
Giovanni saldò il conto, pagando per tutti; il bel gesto gli
valse un applauso. La camminata fino all’auto, nel fresco della
serata estiva, stimolò il risveglio della compagnia dall’ebbrezza
indotta dal vino generoso.
Dopo mezz’ora erano già al campeggio; qui Carlo, prima di
scendere, si rivolse a Giovanni: "Non meravigliarti troppo di quello
che ora sto per dirti e accetta la proposta, che sta bene anche alle
ragazze", e ancora sottovoce, "io dormo in tenda con Monique, tu
resti in macchina con Françoise".
Carlo uscì dall’auto seguito da una sorridente Monique, che
ormai sembrava la sua compagna. Giovanni, invece, pareva inebetito,
non sapeva come muoversi.
Françoise, vedendolo impacciato, lo sollecitò a spostare l’auto
verso una zona più tranquilla. Poi passò a sedersi sul sedile
anteriore, al suo fianco, e gli sussurrò con naturalezza: "Peut-on
baisser les sièges avant de ton auto?".
Pur non comprendendo bene il significato della parlata
transalpina, Giovanni intuì che Françoise gli aveva chiesto se si
potevano abbassare i sedili anteriori dell’auto.