Non posso godere da solo
di Ermione


    
Sono solo, solo ormai da mesi, solo da quando tu sei andata via.
     Sì, via con Lui, non ricordarmelo, sai che non so dimenticare... sai che pace non so avere.
     Mi sveglio ogni mattina più tardi, tento di far sonnecchiare il più a lungo possibile la mancanza di te, la nostalgia, il rimpianto.
     Gocce di ansiolitico fruttato sotto la lingua per rubare un paio d'ore ancora all'orologio.
     Poi inizio a sognarti, sogni spaventosi: ti sento camminare in salotto, sento i tuoi passi, sento chiamare il suo nome e non il mio.
     Devo prendere coraggio e alzarmi dal letto per non assecondare questa mia sensazione di precipitare.
     Sì sono solo, solo con il mio cazzetto, come lo chiamavi tu. Con gli occhi pieni di riso, convinta di giocare mentre il mio orgoglio cadeva a pezzi.
     Eppure tira. Tira sì, con te o senza di te lui tira.
     Prendo lo specchio, quello tondo con la cornice in legno, quello che utilizzavi tu per perfezionare il trucco delle belle labbra, lo abbasso fino all'inguine, ci strofino contro il cazzetto ancora celato dal tessuto morbido della tuta, in un impeto lo tiro fuori e inizio una masturbazione sfrenata e convulsa sul vetro, il riflesso della mano veloce mi eccita all'inverosimile.
     Poi si delinea tra i miei pensieri confusi l'immagine della tua bella bocca, spingo l'uccello affinché possa sentirlo avviluppato dalle tue labbra.
     La mia fantasia, la mia lussuria mi gettano nello sconforto più profondo.
     Non posso godere con la tua immagine scalfita negli occhi, non so godere da solo disturbato dal fantasma di quel che eravamo.
     Eppure devo farlo, non posso attendere oltre, non posso mettere a tacere anche stamani il mio istinto di spargere seme.
     Tento con il porno.
     Mi vesto di fretta e cazzetto si agita con me alla sola idea delle situazioni perverse di cui avrebbe potuto godere grazie ai miei occhi.
     Sono a disagio, l'edicolante lo percepisce dai miei movimenti e abbassa lo sguardo vecchio affinché io possa infilarmi, limando l'imbarazzo, in quel baracchino alla sua destra su cui campeggia la scritta Vietato l'ingresso ai minori di 18 anni.
     Cazzetto e io ci scoraggiamo.
     Afferro, paonazzo in volto, una cassetta a caso perché uscire a mani vuote avrebbe solo peggiorato la mia situazione e faccio ritorno nel nostro appartamento, nel mio - scusami, per aver utilizzato il plurale, amore.
     Dannatissime questioni d'abitudine.
     Osservo la copertina del video: una donna bionda dai seni immensi e dallo sguardo da porca.
     Dio che tette!
     Che voglia di veder cazzetto scomparire nel solco che ne divide i seni.
     Ecco, ecco che si fa sentire nuovamente. Nuovamente e con maggior vigore spinge.
     Vuole godere delle immagini di quella donna talmente diversa da te.
     Eccola, ecco che si fa ballare le tette, ecco un cazzo, un signor cazzo si intende avvicinarsi e lasciarsi prendere da quelle tette da vacca e inumidire da quelle labbra mal truccate.
     Spengo. Ne ho abbastanza.
     Non posso godere con qualcuno che finge di farlo.
     NON POSSO GODERE DA SOLO.
     Devo godere, devo farlo o impazzirò.
     Mi collego ad internet e cerco là dove nessun uomo avrebbe mai cercato compagnia femminile: in un sito di Bowling.
     Nulla, tutte signore e  signorine realmente intente a giocare allo sterminio dei birilli, nessuna che cada in tentazione, nessuna che mi aiuti con cazzetto.
     NON POSSO GODERE DA SOLO.
     Poi l'idea.
     La macchina fotografica sul frigo, la tua.
     Ti telefono.
     "Cazzo vuoi?", mi rispondi lasciandomi di sasso.
     "Nulla Marilena, dovresti passare a prendere le tue cose e ti prego di farlo subito se vuoi trovarle ancora".
     Mi riattacchi in faccia.
     Poi un sms: "Dieci minuti e sono lì, preparami le mie cose".
     Eccitato, metto tutto quel che ho di tuo in un sacchetto di plastica, spengo le luci e continuo a toccare, a massaggiare cazzetto, con la tua immagine di stronza che mi pulsa nel cazzo.
     Sento la tua camminata isterica avvicinarsi alla porta, so che tornare ti indispettisce... a me eccita.
     Suoni, apro la porta, il buio ti pervade, ti tendo il sacchetto scuro invitandoti a prenderlo.
     Prima che tu possa andare via, finalmente sborro... lo faccio sulle tue scarpe costosissime regalo del tuo nuovo uomo. Chiudo la porta lasciandoti sola a imprecare.
     NON SO GODERE DA SOLO, NON SO FARLO SENZA DI TE... STRONZA!







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