Seduti a tavola si festeggia un compleanno tra
amici; come sconosciuti siamo l'uno di fronte all'altro. I miei
capelli neri lunghi, lisci, morbidamente adagiati sulle spalle,
nascondono parte del mio viso quando chino il capo per distoglierlo
dai tuoi occhi. Sguardo che vuol penetrare nel profondo dei miei
occhi blu, per ricordarmi mute passioni già iniziate e che presto
completerò, senza ancora sapere come. Lo sguardo segue il mio viso,
si sofferma sulla bocca, passa per la linea del mento per poi
appoggiarsi su quel favoloso seno, quinta abbondante che, complice
la scollatura a V della maglietta, ne permette la visione di buona
parte, i capezzoli tesi svettano e spingono prepotenti l'attillata
maglietta, tanto che devo posare il braccio reclinato sul bordo del
tavolo per coprirne la loro visione ad altri occhi. Ne sento tutto
il fascino di questa strana situazione. Volendo lasciare a te
l'onere della scelta, mi hai impercettibilmente mostrato vari
oggetti, ma il mio nascosto diniego è sempre stato deciso. Ora tra
le mani hai un bianco finocchio, me lo mostri con fare
interrogativo, esito e... annuisco, togli la prima foglia, lo
riguardo e faccio cenno di no. La seconda e la terza tolte e ancora
il mio sguardo dice no. Seguiti togliendo ora la foglia di destra
ora quella di sinistra, fino a raggiungere una forma poco più grande
di un uovo. Lo guardo e questa volta la mia invisibile risposta è
sì. Uno scambio di sguardi... poco dopo mi alzo e vi lascio con la
scusa della sigaretta, per dare inizio a quella prima parte che già
conosco. Cammino, mostrando la figura che si allontana a decine di
occhi, coperta da una maglietta rosa salmone che ne disegna le forme
e una gonna bianca, a tubino sotto il ginocchio. L'ondeggiare della
gonna lascia intendere un fondo schiena ben fatto, sodo, coscia
lunga... ai piedi scarpe scarpe con tacco alto che mi rendono ancora
più statuaria. Uscita dal locale vado verso il parcheggio, rallento,
guardo dove ho parcheggiato l'auto... la individuo e mi dirigo verso
di essa. Arrivata apro la portiera, mi piego quel tanto che basta e,
alzando leggermente la gonna, mi abbasso le culottes a mezza
coscia... mi inchino per prendere l'accendino all'interno della
vettura, così facendo mostro alla notte il mio sedere semi coperto,
lasciando alle leggere carezze della brezza notturna quella linea
decisa di separazione, che termina con una lieve diramazione per
avvolgerne con cura quella piccola linguetta che appena fuoriesce...
ma visibile.
Indugi... Assaporo il piacere di quell'impalpabile bacio che,
soffiando, ne accentua la freschezza, non posso toccare, ma dalla
frescura che sento so che una gran quantità di emozioni hanno
lasciato la loro traccia. Accendo la sigaretta con calma, tolgo del
tutto la culottes e a confermare lo avvicino a me, notando quelle
tracce, e ancora di più mi regalano i brividi. Lo getto sul sedile
posteriore come possibile testimonianza del mio piacere per quanti,
passando, lo noteranno.
Fin qui sapevo, ora...
Chi sa se arriverai prima che io abbia terminato la
sigaretta o dovrò rientrare senza che null'altro accada. Mi appoggio
alla fiancata dell'auto e, continuando a fumare, impaziente aspetto.
Osservo le macchine parcheggiate, il movimento delle persone, “posto
abbastanza tranquillo” penso. Nella penombra, ma non del tutto
oscuro. In un baleno tutto mi passa per la mente, un desiderio
animale spinto da fantasie nascoste. L'eccitazione per il proibito,
il rischio di essere scoperta da ignari passanti. Dover obbedire a
situazioni nuove, estreme, forse forti... ma desiderate. Non sapere
quando e come, tutto questo esalta le mie percezioni, colpi di
frusta per la mia mente che si ripercuotono su tutto il corpo, in
particolare... là. Là dove un susseguirsi di goccioline hanno ormai
tracciato una scia di denso profumo lungo una decina di centimetri
sulla coscia destra. Sento... ma non puoi toccare. Eccitata, felice
perché so cosa offro. Dubbiosa, perché non immagino se raccoglierai
questa mia offerta. Ti vedo apparire, avvicinarti a me, il dubbio
svanisce. Getto via la sigaretta, le gambe leggermente aperte e lo
sguardo basso.
“Pronta”, sussurro appena mi sei accanto.
“Alza” mi sento dire.
Rapida afferro i lembi della gonna, la alzo mettendo
disponibile alla tua vista quella sorgente che continua a essere
bagnata, un triangolo pallido rispetto all'abbronzatura, che risalta
ancor più al chiarore della luna quasi complice. Appoggi le dita sul
mio ventre quasi piatto, fissandomi negli occhi, i polpastrelli
sentono i movimenti dei miei muscoli, scivolano... indugiano proprio
lì, dove inizia quel piccolo e sempre più profondo sentiero che
porta nel mio mare tumultuoso di piacere. Il medio è quasi tutto
dentro, lo sento, quasi annega in tanto miele. Il pollice si abbassa
sulla coscia a raccogliere quella scia che si è formata. Adesso la
tua mano davanti ai miei occhi.
“Guarda”, ti sento dire.
Osservo le tue dita che si uniscono e allontanando
lasciare dei fili d'argento. La testimonianza dei miei perversi
pensieri.
Avvicini quel frutto che ho scelto e perversamente
formato, lo sento lì forse un poco freddo, ma il calore che trova
subito lo riscalda, solo un mio impercettibile movimento e lui
sparisce dentro me. So bene che quello non è il posto per cui è
stato modellato, ma la necessità di sentire è tanta. Sono ore che
non posso toccarmi... e tu lo senti, l'istinto ti ha portato a un
gesto spontaneo, non voluto, ma con conseguenze, dato che non ero io
a dover decidere se e quando doveva entrare lì. Ora che è dentro lì
lo lasci, mi muovo, giusto per adattarti a lui. Sentiamo entrambi il
rumore che provoca muovendolo dentro me. Arricchisce quel silenzio,
gonfia il desiderio, un lamento che sa di supplica, due dita
dell'altra tua mano giocano con la mia lingua, la percorrono, la
strizzano, la tirano, ne sentono la consistenza e, raccogliendo più
saliva che possono, escono per appoggiarsi sul mio buchino. Lo
toccano. I polpastrelli percorrono in modo circolare tutt'attorno
umettandolo, lo rendono sensibile, toccano ogni piega senza mai
forzarlo. Eccitazione, formicolio, bisogno, ispirano un mio
movimento all'indietro. Sento la prima falange del medio, si è fatta
strada, è dentro. All'inizio trova una tenue resistenza, poi sentii
l'anellino dei muscoli che si rilassano, e il medio inizia la sua
inesorabile penetrazione. Scivola lentamente in quella bollente
bocca che lo succhia avvolgendolo.
“E' tutto dentro”, mi dici.
“Lo sento”, ti sussurro.
Che sensazione stupenda. Stretto attorno al dito, senti
quanto sono calda e inizi a muoverlo delicatamente in senso
circolare, senti le pareti delicate, lisce, scivolose che pian piano
allentano la presa lasciando sempre più spazio. Sai cosa vorrei al
suo posto ora. Ora le dita in me sono due, una sensazione più
presente. Muovi le dita dentro, avanti, indietro, su, giù, senti che
si stanno umettando. Mi sto bagnando pure li... le tue dita
raccolgono questo mio rilassamento. Senti l'anello sulle nocche che
si contrae e rilassa, segno che è pienamente partecipe. Togli
delicatamente di qualche centimetro e poi esci bruscamente. Afferri
le due dita del finocchio e lo estrai repentinamente, lasciando un
vuoto in me. Penso che sia tutto finito, lasciando dentro me un
forte desiderio insoddisfatto. Invece sento premere qualcosa di
caldo, ciò che io stessa ho scaldato, quello che prima era in me ora
sta premendo per violare un nuovo piccolo passaggio. Preme... mi
allarga. Il bordo aderisce perfettamente assumendo la forma di ciò
che sta inghiottendo. E scivola tutto dentro, escono come se fossero
due dita, i pezzi terminali, tenendo ancora di più il mio delizioso
buchino aperto. Mi sento piena, ma quel frutto estraneo mi gonfia di
assurdi pensieri, mai avrei immaginato che il nostro primo incontro
fosse cosi perverso. L'eccitazione di fare tutto ciò a poca distanza
da persone che vedi e senti le loro voci. L'incubo di essere
scoperta con chi sa quali reazioni. La voglia di provare di più,
spingere avanti il tuo limite. La speranza di nuove sorprese. Tutto
ti mantiene in uno stato di incoscienza, non sai se ciò che stai
vivendo è sogno o realtà. Ma la vivo perché è cosi che mi piace...
che voglio... ora.
“Abbassati la gonna e andiamo così come sei”, ti sento
dire, la tua voce mi fa tornare alla realtà... eseguo il tuo ordine.
E ci avviamo verso il ristorante. Cammino leggera,
nemmeno faccio notare ciò che è ben dentro di me. Solo chinandomi un
po' si nota qualcosa che spinge la gonna, ma cosa da poco. Il mio
pensiero è un altro a come sedermi, se potrò farlo, l'imbarazzo, la
situazione, cammino, passo tra la gente, un rossore mi colora
fortemente le guance, io so... ma gli altri non sanno. Lo sento come
un disagio misto a piacere che tiene sempre alta la vibrazione in
me. Quei centimetri di scia sulla coscia destra che il tuo pollice
aveva raccolto ora si e riformata e, prepotente, si sta allungando.
La sento a ogni passo, sfregando una parte va a impiastricciare
l'altra coscia. Là sotto... un laghetto di umori. Un orgasmo arriva
prepotente mentre passo innanzi a dei giovani che stanno fumando
fuori dal locale, tremo ma incurante passo. Magari spero che si
accorgano del mio odore di femmina in calore che penso di lasciare
al mio passaggio. Arriviamo al tavolo, penso che non mi farai
sedere, che mi permetti di ritirarmi in bagno e far finire lì il
nostro gioco ogni oltre limite, ma non è così. So bene che in questo
momento il tuo pensiero da grande bastardo è un altro. La sfida
della perversione con tutti i presenti, è questo che ti tiene
continuamente in eccitazione. Non ricevendo nessun altro silenzioso
ordine, cerco di sedermi come posso, una postura strana, ma ci si
può stare, sono seduta, schiena inclinata contro lo schienale e metà
sedere fuori, gambe accavallate per nascondere. Scopro che a ogni
movimento “lui” si muove dentro me, mi accarezza dentro, vuole
andare in profondità riempiendomi ancora di più, mi allarga, mi
stuzzica, mi provoca... sì, proprio come te... grandissimo bastardo.
Allora inizio a giocare, mi sto divertendo, e questo mio movimento
tanto benefico a me stessa è impercettibile ai presenti. Assorta in
questo gioco, beandomi delle mie sensazioni, spostando il tovagliolo
trovo un piccolo biglietto, con sorpresa e stupore, furtiva lo
leggo, un attimo per realizzare... e... Nell'istante stesso che
arrossisco un altro orgasmo mi scuote il basso ventre. Un piacere
che mi fa chiudere gli occhi e immaginare. Un piacere provocato
dall'assurdità della richiesta. Un piacere dovuto alla sfida, se io
sarò capace o no di sostenere. Ancora persa nei miei pensieri
rifletto a quelle parole scritte, “toglilo qui”. Già è un problema
nascondere che è lì, ma toglierlo da quel luogo. Nella mente passano
le immagini delle varie pose, maniere, forme per eseguire quella
richiesta, pure la ricerca di questo continua a eccitarmi. Ma
conoscendomi non mi scoraggio... sai che la sfida ... bastardo...
può essere vinta.