All’improvviso mi ritrovo in una casa che non
conosco. M’incammino lungo i corridoi e oltrepasso moltissime porte,
provo ad aprirne qualcuna ma sono tutte chiuse. Muovo ancora qualche
passo e noto che da una delle porte esce una luce particolare, così
decido di andare a vedere; la porta è socchiusa, spingo leggermente
ed entro. E’ una bellissima sala, con ampi divani e bei mobili di
rovere scuro. In fondo alla stanza vedo uno specchio, mi avvicino
d’istinto, come se dovessi scoprire qualcosa. Quello che vedo è me
da giovane, più di venti anni prima. Ho indosso un bel vestito nero,
elegante e leggero, che mette in risalto le mie forme; mi rendo
conto di non avere il reggiseno. Riflessa nello specchio non c’è
quella signora di mezza età goffa e un po’ maschiaccio che non sa
camminare sui tacchi, ma una donna sexy e provocante, quella che non
ho mai avuto il coraggio di essere. Piano accarezzo il profilo dei
miei fianchi, poi salgo verso il mio seno libero; sento che i
capezzoli sono duri ed eretti. Mi sento eccitata, vedermi con quel
vestito, con quei tacchi mi sta facendo sentire viva. Mentre osservo
la mia immagine una mano mi accarezza il collo, alle mie spalle è
comparso un uomo. Stranamente non ne sono sorpresa, era come se lo
aspettassi. Lui ha mani grandi e braccia forti, lo sento ora che mi
circonda la vita. Mi scosta i capelli e comincia a baciarmi le
spalle e il collo, io lo lascio fare. Comincia ad accarezzarmi il
corpo, poi mi afferra i seni e li massaggia sempre più
vigorosamente. Si struscia a me con tutto il corpo, i suoi baci
diventano più passionali e sento il suo pene duro premere contro le
mie natiche. Con una mano cerco il suo corpo e lo invito a
stringersi di più a me, ho voglia di sentire la sua forza. Lui mi
gira e finalmente lo vedo in faccia; ha lineamenti duri e labbra
carnose: non lo conosco. Adesso il suo pene è premuto conto il mio
inguine, sento il suo desiderio pulsare. Mi bacia con passione,
infilandomi la lingua profondamente in bocca; io ricambio i suoi
baci. Afferra le mie natiche e stringe i mie fianchi ai suoi, sento
la mia eccitazione crescere sempre di più. Si abbassa sui miei seni
e li scopre, poi comincia a leccarli e succhiarli, stringendoli tra
le mani. Mi stuzzica i capezzoli, li mordicchia, io vorrei solo che
mi prendesse con forza. Ma resisto all’impulso di strapparmi i
vestiti di dosso e lo lascio continuare nei suoi giochetti: là sotto
mi fa male da quanto sono eccitata. Mi sento bagnata, ogni respiro
diventa un gemito. Decido che voglio farlo godere come lui sta
facendo con me, così mi allontano leggermente dalla sua presa e
comincio a slacciarli i pantaloni. Lui si toglie la maglietta, ha un
fisico asciutto e scolpito: profuma di sesso. Mentre una delle mie
mani slaccia la cintura l’altra gli accarezza il pene, ora la zip è
abbassata e io mi accovaccio per sfilargli i pantaloni. Un pene
turgido ed eretto si para davanti ai miei occhi, la mia bocca non
esita un istante ad accoglierlo. Comincio lentamente. La mia mano si
stringe intorno alla sua asta e mi muovo piano sue giù, mentre la
lingua accarezza il glande. Lo lecco piano, ne seguo i contorni e
passo più volte nella fessura centrale: comincio e sentire il suo
sapore. Poi lo prendo tutto in bocca e lo succhio. Con una mano gli
prendo i testicoli e con l’altra tengo la base del pene. Succhiando
leggermente sposto la testa avanti e indietro, avanti e indietro: i
suoi gemiti sono la mia soddisfazione. Lui mi posa una mano sulla
nuca invitando il movimento, così io, con entrambe le mani, gi
afferro le natiche e lo avvicino a me, chiedendogli di spingermelo
fino in gola. Lui obbedisce e comincia a scoparmi la bocca. Adesso
ho la testa ferma ed è lui che entra ed esce, entra ed esce, entra
ed esce. Ogni tanto mi fa riprendere fiato e poi ricomincia. Durante
una di queste pause mi rendo conto che il mio amante non è più solo,
vicino a lui c’è un altro uomo, nudo, che si sta massaggiando il
pene quasi eretto. Non sono sorpresa di vederlo, anzi ne sono
felice. Per aiutarlo mi giro verso di lui e accolgo il suo pene
nella mia bocca, lo sento gonfiarsi a ogni mio movimento. Si
ingrossa quasi subito, anche il suo sapore è buono. L’altro uomo mi
fa alzare e mi sfila il vestito, rimango con indosso solo un
perizoma. Adesso è lui a inginocchiarsi per togliermelo e, una volta
fatto, comincia a baciarmi in mezzo alle gambe. La mia vulva è
rasata, liscia e turgida. Sento le grandi labbra gonfie, vogliose, e
la clitoride eretta. Lui passa la lingua dappertutto, mi lecca, beve
il mio umore. L’altro uomo adesso è dietro di me e con una mano mi
stringe un seno, l’altra mi stuzzica perineo e ano. Adesso ho una
tale voglia di sentirli dentro tutti e due che vorrei mi prendessero
subito, ma l’eccitazione è talmente forte da non volere che finisca.
Mentre l’uomo alle mia spalle insinua il suo pene tra le mie
natiche, l’altro mi lecca la clitoride tanto che sento di stare per
venire. Ma voglio trattenere l’orgasmo, non voglio che finisca tutto
così presto. Così lo faccio alzare e lo bacio profondamente, il mio
sapore salato ci profuma le bocche. Mi muovo verso uno dei divani ed
è proprio in quel momento che lo vedo: Francesco è comodamente
seduto su una delle poltrone e ci osserva, anche lui è giovane. Mi
domando come non sia gonfio d’ira, vedere la sua donna che scopa con
due sconosciuti. Ma lui è calmo, sereno, allora capisco che fa tutto
parte del gioco. Camminando sinuosa sui tacchi raggiungo uno dei
divani e lascio che i miei due amanti decidano cosa fare: voglio che
Francesco mi veda in preda alla loro passione, che veda cosa mi
fanno altri uomini all’infuori di lui. Uno dei due mi fa sedere e mi
apre le gambe, ricominciando a leccarmi la fica. Ci infila dentro le
dita e le muove vigorosamente su e giù, mentre l’altro si è
inginocchiato sul divano e mi ha messo di nuovo il suo pene in
bocca. L’uomo che gioca con la mia vulva ora mi ha infilato un dito
nel culo, così si muove dentro e fuori dalla mia fica, dal mio culo
e insieme mi lecca la clitoride. Sento che sto per venire, è una
sensazione bellissima essere riempita in tutti i buchi. Il pene
nella mia bocca si muove sempre più velocemente, poi all’improvviso
si ferma: capisco che anche il loro desiderio è al culmine, mi
vogliono scopare come si deve. Per un tacito accordo entrambi
smettono di fare quello che stanno facendo e mi fanno alzare. Uno si
siede sul divano e mi fa mettere a cavalcioni, il suo pene entra
nella mia fica, riempiendola tutta. L’altro ci guarda e si masturba,
in attesa che venga il suo turno. Con la coda dell’occhio guardo
Francesco, è ancora seduto sulla sua poltrona, tranquillo, sembra
che vedere la sua donna scopata da altri non lo disturbi affatto.
Allora io, per indispettirlo, attiro a me l’uomo in piedi e mi
rimetto il suo pene in bocca. Lo lascio masturbarsi tra le mie
labbra e i gemiti di entrambi mi danno grande soddisfazione. L’uomo
sotto smette di sbattermi su e giù e i due si scambiano di posto.
Quando il nuovo pene mi entra dentro emetto un gemito. L’altro uomo,
però, non decide di farsi succhiare l’uccello, ma mi si mette dietro
e me lo infila nel culo. All’inizio fa piano, lentamente, ma sono
così bagnata da permettergli una facile penetrazione. Comincia a
muoversi dentro e fuori, poi aumenta il ritmo e io gemo di piacere.
Li incito a continuare, ancora e più forte, l’unica cosa che sento è
un gran desiderio di venire che mi sale fino alla gola. In quel
crescendo di sensazioni vedo che Francesco non è più seduto in
poltrona, adesso è di fronte alla mia faccia con il pene eretto in
mano e il desiderio di mettermelo in bocca. Io acconsento volentieri
e comincio a succhiarglielo voracemente. I due uomini hanno un po’
rallentalo l’andatura, permettendo così a me di prendere tutto il
pene di Francesco in bocca e goderne fino in gola. Entrambi escono
da me. Mi sento la fica e l’ano aperti e grandi, pronti ad
accoglierli ancora. Anche Francesco si allontana dalle mie labbra.
Io mi sento insoddisfatta, per un attimo ho paura che vogliano
interrompere la nostra piccola orgia ma non è così. L’uomo che fino
a un minuto prima mi scopava il culo si stende a terra, senza
aspettare io mi ci sdraio sopra. L’atro uomo si inginocchia, mi si
para davanti, porgendomi il pene turgido e umido dei mie umori, io
lo lecco e lo assaggio delicatamente prima di rimettermelo tutto in
bocca. Francesco sta in piedi e ci guarda, io ho un solo desiderio e
lui sembra capire al volo. Prima infila la sua faccia tra le mie
natiche e mi lecca l’ano con trasporto, poi si inginocchia dietro e
mette il suo pene nel mio culo già aperto e pronto. Tutti e tre
cominciano e spingere, prima piano, poi più forte. Io mi sento
riempita da ognuno di loro, ritorna la bellissima sensazione di
essere posseduta in ogni buco contemporaneamente. Facendomi strada
tra i nostri corpi riesco a infilare una mano tra le mie gambe e
sento i due peni muoversi dentro e fuori di me; l’altro pene è
inghiottito dalla voracità delle mia labbra. Tutti e tre spingono e
spingono, a ogni dentro e fuori io gemo di piacere. La mia mano
comincia a stuzzicare la clitoride aumentando un piacere già così
profondamente carnale. Sento l’orgasmo nascermi dentro, lo sento
venire in un crescendo continuo fino a che non esplode in tutta la
sua forza.
Ed ecco che apro gli occhi, è buio pesto e ho il
fiatone. Impiego qualche secondo per capire dove mi trovo, poi
allungo una mano e sento il corpo di Francesco vicino al mio: dorme
profondamente. Era solo un sogno, uno di quei sogni proibiti che mai
mi sarei aspettata di fare. L’orgasmo intenso e potente che avevo
provato mi aveva riportato alla realtà di una vita bigotta e
inquadrata, al mio essere una donna insoddisfatta e repressa. Quel
corpo di ventenne, quella sfacciataggine così liberatoria erano
stati solo un gioco del mio inconscio, ma forse anche un grido di
aiuto. Mai prima di qualche settimana fa avrei pensato che la mia
fantasia potesse concepire tali situazioni, poi in biblioteca ho
scoperto un volume. Il titolo mi ha tratto in inganno, se avessi
conosciuto qualche aneddoto in più sull’autrice forse non avrei mai
osato. “Uccellini” si chiamava, nei suoi racconti, Anais Nin, non
lascia niente all’immaginazione. O, meglio, le regala molto ma senza
usare sottintesi: è terribilmente esplicita. Dopo poche pagine ho
capito di cosa si trattava ma, stranamente, invece di ripudiarlo
gridando allo scandalo, ho sentito agitarsi qualcosa dentro di me.
Sono cresciuta in un paesino del sud, all’interno di una famiglia
devota tanto alla tradizione quanto al proprio Dio. Il sesso non
esisteva, il sesso era cosa impura. Le ragazze, poi, non avrebbero
nemmeno dovuto conoscere l’esistenza di una tale sconcezza. ‘Si fa
l’amore solo per fare figli, non per provare piacere’, dicevano, ma
si riferivano solo alle donne, gli uomini erano più che liberi di
divertirsi con qualsiasi donnaccia gli capitasse a tiro. Il sesso in
famiglia, però, era casto, monotono, privo di stimoli. L’uomo si
eccitava in un secondo, saliva sulla donna e la penetrava,
lasciandola poco dopo sola tra le coperte, del tutto inconsapevole.
Inconsapevole, sì, perché lui non la toccava, non la eccitava, non
accendeva mai la sua passione. Lei non sapeva che esisteva
l’orgasmo, non aveva mai scoperto il proprio corpo, la sua
sessualità, era peccato! E’ in questa
mentalità che sono stata allevata, con la messa la domenica mattina,
i vespri al tramonto e il rosario sempre tra le dita. Mia madre era
figlia di quell’osservanza, e così la madre di mia madre: per me non
c’era scampo. Mio marito mi ha scelto da ragazzina, ha girato tutti
i bordelli delle città vicine e poi ha sposato me. Io, pura e
inesperta, provavo piacere nei baci che mi dava, ma solo perché non
sapevo che esistesse qualcosa di più intenso. Alcune volte, da
giovane, quando ho sentito una specie di brivido, scoprendomi a fare
certi pensieri, mi sono sentita sporca, esattamente come mi era
stato insegnato. Ma ero ingenua e mi sono arresa a chi diceva
d’indicarmi la retta via, adesso, invece, a quasi cinquant’anni, ho
deciso di cambiare strada. Da quando ho letto quel libro ho
cominciato a esplorare il mio corpo, a incuriosirmi, a stuzzicare la
mia sessualità. Non ho mai tradito mio marito e mai lo farò,
nonostante tutto sono una donna fedele ai propri principi, ma quello
che sto scoprendo mi piace, mi fa sentire rinata, viva. Senza
farmene accorgere dalla mia famiglia ho preso altri testi in
biblioteca, più o meno sullo stesso genere. Quando sono sola e ho
voglia di rinascere leggo qualche pagina, poi mi sdraio sul letto e
mi do' piacere. Anche adesso sono eccitata, infilo una mano dentro
il pigiama, sotto le mutandine, e sento la clitoride gonfia e la
vulva tutta bagnata. L’orgasmo che ho appena avuto mi respira sempre
in gola, ma ne voglio un altro. Chiudo gli occhi per rientrare nel
mio sogno, dove posso fare quello che voglio, con chi voglio e
sentirmi una donna completa. Comincio ad accarezzarmi. E’ la prima
volta che lo faccio con Francesco vicino a me, ma non mi dispiace
affatto. Dopotutto mi sento in debito con lui e con la società che
mi ha negato una tale gioia, sorridendo nel buio aumento il ritmo e
trattengo un po’ il respiro. Mi mordo le labbra per non gridare, ho
scoperto che gridare aumenta il piacere, forse perché mi lascio
andare liberando tutta me stessa. I piedi si torcono un po’, io
volto la testa di lato, poi ecco che arriva e mi travolge. Me lo
godo tutto stuzzicandomi fino a quando i sussulti non si placano,
poi con una certa soddisfazione guardo alla mia destra: lui dorme
ancora. Mi rigiro nel letto dandogli le spalle, cullata da un calore
ancora vivo sotto la pelle e dalla tranquillità che sa darmi solo la
mia libertà ritrovata. Lentamente scivolo nel sonno, la mia voglia
di riscatto mi sta aspettando.