Una proposta indecente
di Max De Bellis


    
Paola era una ragazza di una bellezza fuori dalla norma. Da bambina non era una bella bambina, goffa, più alta della media, poco aggraziata nei movimenti e non riceveva complimenti per la sua bellezza. Il suo astigmatismo, l’inevitabilità degli occhiali e il fatto che fosse diventata signorina particolarmente tardi, ultima delle sue amiche, avevano fatto il resto e, sino all’adolescenza, in Paola era forte la convinzione di non essere affatto bella. Ma gli occhiali vennero sostituiti dalle lenti a contatto, le spuntò un seno da prendere a esempio nelle cliniche di chirurgia estetica e le forme sgraziate e spigolose della bambina troppo alta per la sua età si trasformarono nelle rotondità di una giovane donna.
     Quando, appena superati i 15 anni, un animatore in spiaggia le propose di partecipare alle selezioni di Miss Italia scoppiò a piangere e ci volle tutta la pazienza di sua madre per convincerla che quel ragazzo non stava affatto prendendola in giro.
     Si convinse che l’animatore non era cattivo ma ci vollero ancora un paio di anni di sguardi insistenti, di complimenti e di ragazzini, ragazzi e uomini che le morivano dietro per convincersi che effettivamente era davvero bella.
     Alta quasi un metro e ottanta, capelli neri e occhi neri penetranti, tratti del viso angelici, un seno importante ma soprattutto un sedere e due gambe straordinariamente belli e armoniosi. La cosa sorprendente è che anche quando Paola prese coscienza di essere bella non cambiò il suo atteggiamento nei confronti del mondo: sempre sorridente, gentile, accattivante come se fosse sempre un problema farsi accettare dagli altri. Cambiò molto presto invece il suo atteggiamento nei confronti degli uomini. Non ci volle molto tempo per capire ciò che gli uomini volevano da lei. Per rara dote naturale, però, riusciva a dire di no senza far arrabbiare nessuno, da giovinetta quasi schernendosi e negandosi con un senso che era quasi di inferiorità nei confronti di chiunque avanzasse inviti e proposte di qualunque tipo. Mano a mano che cresceva e che faceva esperienza riuscendo sempre a trovare una frase, un sorriso, un gesto che la rendeva comunque gradevole anche agli occhi del rifiutato di turno.
     Gli uomini però le interessavano. E le interessavano anche tanto!
     Solo a sedici anni diede il primo bacio a un coetaneo durante il suo primo piccolo flirt. Dovette attendere la maggiore età per il suo primo rapporto sessuale. Stava con Franco, due anni più grande di lei, ormai da sei mesi quando una sera, sulla spiaggia, i loro baci non si fermarono. Sarà stato per la scomodità del luogo, per l’impazienza del povero Franco che aveva pazientato sin troppo a lungo per cogliere quel fiore rarissimo e stupendo, o più semplicemente perché doveva andare così, ma a Paola non piacque affatto.
     Inevitabilmente dopo poco si lasciarono. Passò per un paio di fidanzatini poco importanti prima di Giorgio, che fu l’uomo che le insegnò il piacere di fare l’amore e che le fece conoscere il piacere di raggiungere l’orgasmo grazie a un pene e non grazie all’abile tocco della propria mano.
     Giorgio era 15 anni più grande di lei, bellissimo, grande amatore ma non era assolutamente il tipo di Paola. Troppo innamorato di se stesso per amare davvero anche la propria fidanzata. Con Stefano era stato da subito diverso. Stefano era intelligente. Stefano, come lei, pensava che è necessario lavorare per vivere, Stefano credeva nell’amore, nell’amicizia, nella famiglia. Dopo pochi giorni che stavano insieme nessuno dei due aveva più dubbi. Si sarebbero sposati.
 
     Max era un tranquillo dirigente di azienda. Ovviamente non era nato dirigente di azienda ma sembrava di sì, sembrava che non avesse mai fatto qualcosa di diverso. Sempre pronto e dedito al lavoro ma in fondo mai veramente attaccato al suo lavoro come potrebbe essere un imprenditore o uno che fa della carriera una ragione di vita.
     Era un bell’uomo. Oddio, un bell’uomo forse è troppo perché fisicamente non aveva nulla di eccezionale. Non un viso bellissimo, ma neanche brutto, piuttosto basso, non superava il metro e settanta, un fisico tutto sommato asciutto ma con quel filo di pancetta dirigenziale tipica di chi passa troppo tempo al lavoro per frequentare anche una palestra. Era sposato con una moglie molto bella, che amava con sincerità e con trasporto, e avevano tre bambini che il padre adorava e con i quali trascorreva gran parte del tempo libero.
     Come quasi tutti gli uomini anche Max pensava che, mangiata tutti i giorni, anche l’aragosta alla fine viene a noia, e occasionalmente non si faceva mancare qualche piccola trasgressione ma esclusivamente durante i suoi viaggi di lavoro ed esclusivamente a pagamento. Fuori casa doveva mangiare, dormire e avere compagnia ma non era portato ad avere amanti. Troppi pericoli di invadenza, troppi rischi, troppi doveri, troppe attenzioni sottratte alla famiglia. Una ragazza a pagamento non impegnava. I suoi gusti sul sesso gli imponevano tuttavia ragazze che provassero piacere o che fossero così brave da far credere con convinzione che provavano piacere.
     Sul lavoro mai aveva pensato di approcciare una collega e, tanto meno, da quando era diventato dirigente, una sua dipendente. Anzi era una regola ferrea del suo approccio al lavoro: mai confondere il sesso con il lavoro, sarebbero solo guai sia per lavoro che per il sesso!
 
     Fu Stefano a proporre a Paola il corso Java. Lui era davvero brillante come sviluppatore e la sua azienda aveva bisogno di giovani da inserire in organico. Paola fece il corso e, alla fine, venne assunta ma nel frattempo a Stefano arrivò un’offerta da un’altra azienda che lo avrebbe fatto crescere professionalmente ed economicamente e accettò doppiamente volentieri. Paola non passava inosservata ed essere il ragazzo di Paola se da un lato era gradevole per le benevole e affettuose invidie degli amici, dall’altro diventava scomodo perché le invidie dei non amici erano tutt’altro che benevole e affettuose. Le poche settimane che passarono insieme in azienda, lei come stagista e lui ormai dimissionario, lo convinsero definitivamente che cambiare azienda non era affatto male e che sarebbe stato meglio tanto per lui quanto per Paola.
     Appena Max vide Paola al colloquio pensò subito di scartarla: una ragazza così bella sarebbe stata una distrazione forte per il gruppo. Professionalmente però cominciò a farle le normali domande di sempre e la scoprì brillante, preparata, volenterosa ma soprattutto notò che mai aveva tentato di usare il suo fascino per mettere il colloquio in discesa. Alla fine decise di proporle lo stage: se fosse stata un elemento di perturbazione si faceva in tempo ad allontanarla dopo. E il fatto che fosse la fidanzata di Bevilacqua in fondo era una garanzia del fatto che non sarebbe stata presa d’assalto più di tanto.
     Dopo i tre mesi di stage Paola venne assunta. Passati i primi quindici giorni nei quali non si parlava d’altro che della ragazza di Bevilacqua la presenza di Paola, se pure sempre ingombrante, rientrò nella normalità, anche perché Paola non dava adito a nessuno di prendere confidenza. Lavorava sodo e si concedeva al massimo un caffè al giorno, rigorosamente da sola con il suo ragazzo sino a quando restò in azienda, con i suoi compagni di lavoro in seguito. Si erano smorzate quindi le legittime paure di Max, ma soprattutto la professionalità di Paola aveva avuto il sopravvento.
     Max aveva fatto un'ottima impressione a Paola. Nei pochi colloqui di lavoro che aveva fatto quasi sempre non le staccavano gli occhi di dosso e non si sentiva mai a suo agio. Dopo il primo colloquio, nel quale si era vestita non certo provocante ma abbastanza carina, aveva capito che era meglio andare più casta di una suora. Max sembrava badare solo alle sue risposte e non al suo aspetto. Fu entusiasta quando le propose di entrare come stagista nel suo gruppo, anche perché avrebbe potuto sfruttare l’ultimo mese di presenza di Stefano in azienda per farsi consigliare, aiutare, incanalare nel modo giusto.
     Stefano era fuori dall’azienda già da alcuni mesi quando Max chiese a Paola di accompagnarlo da un cliente per sostituire Raffaele che era indisponibile. Paola si precipitò da lui e le chiese consiglio su tutto, dall’abbigliamento, all’atteggiamento da tenere con Max, alle cose da dire e da non dire dal cliente. Fece tesoro di tutti i suggerimenti di Stefano, per una volta si concesse il tailleur e, alla fine, incassò i complimenti del capo. Le restava un solo piccolissimo cruccio: possibile che neanche quando si vestiva da donna Max si degnava di guardarla? Di certo non era gay, moglie bellissima e figli lo testimoniavano. In azienda aveva fama di assoluta serietà, Stefano che aveva trascorso quattro anni in quella ditta non aveva mai sentito una sola storia sul suo conto, e dire che di storie, come in tutti i posti di lavoro del resto, ne giravano tante. Però lei lo aveva visto almeno un paio di volte guardare, e con uno sguardo di un certo tipo, le gambe della sua collega Francesca. Era certa che vestita da donna almeno un’occhiata anche a lei la avrebbe dedicata. Peccato, la giornata non era andata poi così bene, e non poteva neanche dirlo a Stefano!
     Il fatto di tenere rigorosamente staccate dal lavoro le sue già molto sporadiche trasgressioni impediva a Max di pensare seriamente a Paola, pur apprezzandola si può dire che neanche la guardava.
     Accadde che Raffaele che doveva accompagnare Max da un cliente per la presentazione del prodotto che stavano sviluppando, si ammalò e l’impossibilità di rimandare l’evento costrinse Max a sostituire Raffaele. Ovviamente con Paola. Quella mattina, per la prima volta Max vide Paola con una gonna. Aveva un tailleur grigio, giacca abbottonata e gonna al ginocchio; addosso a chiunque altra sarebbe stato un casto abito da lavoro ma indossato da Paola diventava un abito elegante e sexy. Dovendo portarla nella sua auto Max ebbe l’occasione di vedere da vicino le gambe di Paola e per la prima volta nella sua vita maledisse il principio che gli impediva di corteggiare le dipendenti.
     Ma un po’ per la preoccupazione della presentazione che sarebbe stata difficile con Raffaele, figuriamoci con una neoassunta, un po’ per piglio professionale, Paola non si accorse di un solo sguardo di Max. La presentazione andò benissimo, e Max fece i complimenti a Paola: era andata bene, oltre le sue aspettative.
 
     Quel fatidico giorno era davvero un normale giorno di fine novembre, senza particolari accadimenti in vista.
     Paola, Andrea, Francesca, Simone e Raffaele si avviarono, come tutti i giorni o quasi, verso la mensa.
     Come quasi tutti i giorni Francesca sfoggiava una mini che lasciava poco all’immaginazione e come tutti i giorni Andrea, Simone, come tutti i colleghi che andavano a mensa del resto, non avevano occhi che per Paola. Non che Francesca fosse poco gradevole, anzi era una bella ragazza, peraltro molto sexy e spesso con abiti e atteggiamenti provocanti ma Francesca rientrava nella norma. Come quasi tutti i giorni presero il loro solito tavolo da sei e come quasi tutti i giorni Simone sperava di invitare a sedere qualche ragazza per provarci, visto che con Francesca aveva già preso buca e l’idea di provarci con Paola non lo sfiorava neppure da lontano. Ma mentre Simone scrutava la fila e restava deluso dal non vedere prede appetibili, passò Max, il loro capo.
     Raffaele lo invitò, a nome di tutti:
     “Mangia con noi oggi, Dott. De Bellis?”.
     “Grazie, volentieri”, rispose Max che era rimasto per quel giorno orfano del direttore amministrativo con il quale divideva abitualmente il tavolo per il velocissimo pasto.
     Come quasi tutti i giorni Andrea, il bello del gruppo, stava tentando di fare breccia nella resistenza di Paola e come quasi tutti i giorni Paola rideva divertita scoraggiando in maniera decisa la sua corte ma senza mai essere scortese o antipatica. La presenza del capo non disturbava il loro modo di stare insieme. Se pure non abitualmente, capitava che Max mangiasse con loro. Si davano rigorosamente del lei ma il clima era cordiale. Di norma Max se ne stava sulle sue, al massimo scambiava qualche commento calcistico con Simone e Raffaele, non facendo mancare qualche battuta di circostanza sugli argomenti di pubblica conversazione.
     Andrea quindi non si sentiva imbarazzato e pronunciò la fatidica frase che diede inizio a tutto: “Ma insomma Paola, cosa bisogna fare per poterti invitare e cena?”.
     “Prova a pagarmi, ma guarda che sono carissima!”.
     La risposta di Paola, pronunciata con un sorriso come sempre bellissimo e con uno sguardo e un tono da non permettere controbattute gelò, come spesso accadeva, Andrea, che, almeno per quel giorno, alzò, ancora una volta, bandiera bianca.
     Del resto tutti, a partire dallo stesso Andrea, sapevano che Paola era fedelissima al suo Stefano e che tra sei mesi si sarebbe sposata. Poi bastava guardarla per capire che se fosse stato il tipo che si concedeva probabilmente sarebbe stata una velina, una starlette televisiva o almeno l’amante di uno ricchissimo, e non certo una sviluppatrice di codice Java con competenza sui Framework che non esitava a fare tardi al lavoro se c’era una consegna in vista.
     Ma qualcosa di irreparabile era accaduto. Una scintilla si era accesa nella testa di Max e quando Max si metteva in testa una cosa andava sino in fondo, costi quel che costi.
 
     Il fisso sulla scrivania di Paola squillò circa un’ora dopo quel pranzo.
     “Signorina Martini, sono De Bellis, può raggiungermi nella mia stanza per favore?”.
     “Certo Dottore; arrivo subito con l’ultima versione del progetto”.
     Mise l’ultima stampa fatta nella cartellina dove raccoglieva ordinatamente i risultati dei suoi sviluppi e andò da Max.
     “Si accomodi pure”.
     “Ecco”, disse Paola aprendo la cartella sul tavolo.
     “Non l’ho chiamata per il progetto”.
     “Per cosa allora?”.
     “Quanto?”.
     “Quanto cosa, dottore?”.
     “Ha detto prima a mensa che per invitarla a cena bisogna pagarla. E che è carissima. Voglio semplicemente sapere quanto bisogna pagare per andare a cena con lei!”.
     Paola era senza parole. Per la prima volta qualcuno l'aveva messa in difficoltà su questo tema nel quale aveva sviluppato talmente tante difese da pensare di essere inattaccabile. E adesso quel bastardo che non l'aveva mai degnata di uno sguardo le faceva addirittura una proposta indecente! Non era preparata.
     “Signorina, ovviamente se lei si alza da quella sedia e se ne va senza neanche rispondermi dimenticherò questo episodio, come spero farà lei. Ma subito prima di pronunciare quella frase oggi a mensa aveva una strana luce negli occhi… non credo di essermi sbagliato. Quanto?”.
     “Dottore ma cosa dice? Sa benissimo che tra sei mesi mi devo sposare!”.
     Paola cercava di prendere tempo. Era convinta della sincerità di De Bellis: se si fosse alzata sarebbe finita li. Ma la mandava in bestia il fatto che avesse colto quella sua debolezza, quella sua fantasia segreta che aveva fin da ragazza, e pensando alla quale tante volte si era masturbata. Quella fantasia così intima da non essere stata confessata né ai suoi fidanzati né alle sue migliori amiche. Quella fantasia così segreta da non essere stata mai confessata nemmeno a Stefano: fare per una volta nella vita la puttana!
     A Max non sfuggì l’esitazione di Paola e, quando vide che le si stavano arrossando le guance, decise di rischiare il tutto per tutto e affondò l’ultimo attacco: “Non ho chiesto notizie sul stato civile, signorina, le ho solo chiesto quanto vuole per venire a cena con me, ma visto che non mi è mai piaciuta l’ambiguità sarò più esplicito: sostituisca pure la parola cena con la parola letto”.
     Paola era in preda al panico. Mai si sarebbe aspettata di trovarsi in una situazione simile perché mai aveva permesso a qualcuno un livello di confidenza tale da parlarle in quel modo e non aveva mai trovato nessuno così coraggioso da farlo lo stesso. Doveva decidere in pochi secondi tra alzarsi e andarsene, dire una cifra improponibile buttandola sullo scherzo e sdrammatizzando oppure dire una cifra in qualche modo ragionevole e quindi di fatto accettare. Scelse di tentare l’estrema difesa sfoderando il miglior sorriso che le venne fuori e tentando di riprendere il controllo della situazione: “Un milione di dollari dottore!”.
     Tentò. Ma ormai aveva la gola scoperta.
     “Signorina Martini… io non sono Robert Redford e anche se lei è più bella di Demi Moore sa benissimo che certe cose succedono solo nei film. Nella realtà può solo alzarsi e andarsene o dirmi quanto”.
     Paola ci pensò su ancora pochi secondi.
     “Millecentoottantaquattro euro, Dottore”.
     Adesso era Max a essere in ginocchio. Quella cifra era arrivata come un pugno sullo stomaco. Significava che Paola aveva accettato la sua proposta, che aveva visto giusto, che era riuscito in una cosa che sembrava impossibile analizzata con un minimo di razionalità. Ma sapeva di dover mostrare sicurezza altrimenti quel sì non si sarebbe mai concretizzato in un incontro reale. Per quanto lo sperasse non era davvero preparato a un sì.
     “E’ una cifra molto alta e molto strana”.
     Per sua fortuna mentre pronunciava quelle parole capì cosa significava quella cifra
     “Che corrisponde esattamente al suo netto in busta paga, se non sbaglio”.
     “Non sbaglia Dottore, corrisponde al mio stipendio”.
     “Bene signorina, è libera domani sera?”.
     “Per questo impegno mi libero, Dottore”.
     “Molto bene, allora ci vediamo alle 20,30 davanti all’Hilton. Sa dov’è vero?".
     “Certo Dottore, ci sarò”.
     “Benissimo e mi raccomando, metta una gonna corta, è un peccato coprire le sue gambe”.
     “Non ho gonne corte, Dottore, non le porto”.
     “Allora comprala!”.
     Si girò verso il computer per riprendere a lavorare. Aveva pronunciato quella frase con un tono che non ammetteva repliche. Ed era la prima volta che le dava del tu.
     A Paola non restò che alzarsi e salutare.
     “Allora a domani sera dottore. Arrivederci”.
     “Buonasera signorina. Per favore mi manda Caracciolo quando torna in stanza?”.
     Si chiuse in bagno per smaltire almeno parte delle emozioni prima di tornare in stanza e dire a Raffaele che il capo lo cercava.
 
     Max stramaledisse ciò che aveva appena fatto. Ma come gli era saltato per la testa di fare un'imprudenza simile? Era riuscito a respingere ragazze che esplicitamente si erano offerte a lui sul lavoro e si era cacciato lui nei guai con una sua dipendente diretta, oltretutto futura moglie di un ex collega che aveva sempre stimato nonostante la giovane età. Non poteva certo tirarsi più indietro ma sperò ardentemente che Paola trovasse una scusa o gli dicesse qualunque altra cosa per non fare quell’incontro. Oltretutto si era impegnato per una cifra folle perché, a conti fatti, difficilmente quella serata gli sarebbe costata meno di 2.500 euro. Certo non erano un problema gravissimo per lui ma era comunque una cifra assurda per una serata. Ma in fondo Paola li valeva tutti. Quando Raffaele, dopo circa mezz’ora, bussò alla sua porta non si era ancora mosso di un solo centimetro dalla posizione in cui si era girato salutando Paola.
     Paola chiusa in bagno stramaledisse la sua bellezza, il suo lavoro, quel bastardo del suo capo ma soprattutto stramaledisse il fatto di non essere riuscita a uscire fuori da una situazione di uno che ci prova. Avrebbe trovato una scusa e non sarebbe andata all’appuntamento. Doveva solo decidere la scusa migliore. Oppure dire la verità: che sì, era un suo sogno, per questo aveva accettato, ma che amava Stefano e quindi non l’avrebbe fatto. Oppure andare. No mai, quello mai. Non poteva farlo davvero. Amava troppo Stefano, non poteva tradirlo. Ma quello stronzo aveva capito un suo punto debole. In qualche modo l’aveva già scopata. Doveva trovare entro 24 ore un modo per uscire dalla vicenda vincitrice; non avrebbe accettato di mettersi in una situazione di ulteriore inferiorità dando buca a un appuntamento. Ma avrebbe trovato un modo e non sarebbe andata.
     Max decise che ormai doveva rivedere Paola davanti all’Hilton, oppure solo dopo che l’appuntamento era saltato. Non avrebbe sopportato di rivederla prima. Liquidò in fretta Raffaele e gli consegnò la cartellina di Paola dicendo con indifferenza: ”La riporti a Martini, l’ha lasciata qui”.
     Quindi si attaccò al telefono e cominciò a chiamare clienti e fornitori con i quali rimandava sempre gli appuntamenti con l’intento di fissarne quanti più possibile il giorno dopo. In fondo erano cose che doveva fare.
     Fu fortunato perché gli concesse subito l’appuntamento un cliente fuori città a un’ora e mezza di auto: la mattinata era andata. Per il pomeriggio non gli fu difficile mettere due fornitori che lo chiamavano sempre per offrire i loro servizi e che lui rimandava quasi sempre. Sarebbe passato in ufficio dopo le 18. Paola usciva verso le 17,30, non c’era rischio di incontrarla.
     Doveva avere due piani in testa, sia che Paola si presentasse, sia che, alla fine, rinunciasse, e doveva salvaguardare la sua sicurezza familiare in entrambi i casi. Decise che avrebbe anticipato un viaggio da fare in aereo al giorno dopo l’appuntamento: in nessun caso sarebbe tornato a casa a dormire e avrebbe preso l’aereo la sera tardi o la mattina presto a seconda di come fosse andata con Paola. Pensò anche a un piano alternativo: se Paola non fosse venuta e fosse riuscito a prendere l’ultimo volo della sera avrebbe potuto chiamare Ilaria! Si stupì di quanto era maiale. Non aveva finito di preoccuparsi per il guaio in cui si era messo per Paola e già pensava a sostituirla.
     Riuscì a fissare l’appuntamento di due giorni dopo, fece una prenotazione su entrambi i voli, prenotò anche il ritorno. Sorrise.
 
     Paola decise di fare una passeggiata prima di tornare a casa. Per fortuna Stefano era fuori per lavoro per tutta la settimana.
     Se l’avesse vista in faccia in quel momento avrebbe capito che c’era qualcosa che non andava e Paola non sarebbe riuscita a mentire.
     Fu quando passo davanti una vetrina con un manichino che indossava una gonna sopra a metà coscia che le venne l’idea. Non sarebbe andata a letto con quel porco, l’avrebbe fatto morire, lo avrebbe lasciato eccitatissimo, senza difese, nudo come lui aveva lasciata nuda lei con la sua abilità nel sottoporle la proposta indecente.
     Comprò nel negozio accanto un paio di autoreggenti. Le scarpe potevano andare per la prova.
     Entrò e provò una gonna lunga, ben sotto il ginocchio, una longuette. La scelse comoda. Poi provò una gonna nera corta semielasticizzata. All’occorrenza si sarebbe anche potuto tirarla ancora più su con facilità. La indossò e le copriva appena l’elastico delle autoreggenti. Tirò bene su al massimo le calze. Perfetta. Sentì entrare una coppia nel negozio e decise di provare l’effetto. Uscì dal camerino e chiamò a voce più alta del necessario la commessa per chiedere consiglio. Vista così era semplicemente incantevole.
     Incredibilmente non dava neanche l’impressione di volgarità tanto era accattivante e armonico quell’insieme di parti anatomiche velate e coperte, straordinario supporto di un volto figlio di un dipinto rinascimentale reinterpretato in chiave moderna con la più sofisticata delle tecniche digitali: tanta era la perfezione in quel momento di quel viso. Lo sguardo era un insieme di seduzione e perfidia che incuteva quasi più timore che eccitazione. Sembrava ordinare in modo categorico di tenerle gli occhi addosso ma minacciava ferocemente chiunque avesse osato anche solo lambirla. Il magnetismo che sprigionò causò un accenno di litigio della coppia appena entrata. Lei stava per ribellarsi allo sguardo troppo preso, anzi perso, di lui su Paola. Per fortuna prima di partire con una scenata si soffermò a guardare Paola. Rimase in silenzio, poi disse solo: ”Complimenti signorina”. Uscirono dal negozio abbracciati.
     Paola era soddisfatta. Comprò entrambe le gonne e si avviò verso casa.
     Il giorno dopo le avrebbe indossate entrambe, la longuette sopra, la mini sotto, autoreggenti e tacco da dieci centimetri. Avrebbe aspettato l’ora della pausa mensa. Dieci minuti prima della pausa mensa sarebbe entrata nella stanza del porco e si sarebbe sfilata la longuette davanti a lui. Si sarebbe avvicinata a lui girando attorno alla sua scrivania. Avrebbe sollevato la gonna sino a scoprire l’elastico delle autoreggenti a pochi centimetri dal suo volto. E, fissandolo negli occhi, gli avrebbe spiegato che se non ritirava subito quella cazzo di proposta sarebbe andata a mensa così, lasciando la porta aperta della sua stanza con la longuette in terra vicino all’entrata. A quell’ora qualcuno che l’avesse vista uscire dalla stanza del capo ci sarebbe stato di sicuro. Non le bastava non andare all’appuntamento all’Hilton. Non poteva perdere su questa cosa. Doveva non andare e stare in una situazione di vantaggio psicologico. Sarebbe stato divertente non cambiare lavoro! O farlo cambiare al maiale!
     Sarebbe stato costretto a ritirare la proposta lei si sarebbe rimessa la gonna lunga e sarebbe andata tranquillamente a mensa. Ma prima si sarebbe fatta toccare da lui, o si sarebbe strusciata su di lui rimettendosi la gonna lunga. Doveva stravincere.
     La mattina seguente Paola capì abbastanza presto la crepa del suo piano. Quando a metà mattina Max non era ancora arrivato capì che non sarebbe venuto. Si buttò parecchio giù. Avrebbe fatto cose che non aveva mai fatto in vita sua per uscire da quella situazione e si era persa nel non pensare al più banale degli eventi. Come se non bastasse le arrivò un sms: “Tutto a posto per la gonna? Alle 20,30 sarò li”. Le salì ancora di più la rabbia: non solo non metteva minimamente in dubbio l’appuntamento ma la considerava già una sua proprietà al punto di ordinarle il modo di vestire. Scrisse subito la risposta: “Mi dispiace ma ho avuto un anticipo inaspettato nel mio ciclo. Sono costretta a rimandare”. Stava per premere l’invio e mettere fine a quell’incubo quando si fermò a riflettere. Perché per ben due volte in poche ore aveva fatto errori così gravi? In fondo bastava agire d’anticipo, rimandare l’appuntamento e se il maiale fosse tornato alla carica poteva mettere in piedi il piano che aveva pensato. Oppure avrebbe avuto tutto il tempo di pensare qualche altra cosa. O semplicemente con sincerità dire che non se la sentiva, che si era sbagliata ad accettare. Più ci pensava e più aveva paura a rispondere a se stessa. Cancellò l’sms. La vera risposta era che non stava sbagliando nulla. Se la stava solo raccontando. La sera prima aveva reso accettabile il fatto di comprare una gonna come voleva lui senza ferirsi nell’orgoglio. E lei quella proposta indecente la voleva. E la voleva da Max. Sarebbe stato solo per quella sera e mai più nella vita.
     Ma la inconfessabile verità era che non vedeva l’ora di essere l’oggetto dei desideri di Max, di essere toccata, usata a suo piacimento, di essere umiliata con il pagamento. Di fare la puttana. Scrisse un nuovo sms: “Ho una gonna molto bella e molto corta. A stasera”.
 
     Paola si sentiva quasi a disagio nel parcheggiare la sua vecchia utilitaria azzurra accanto alle auto lussuose che popolavano lo stazionamento dell’hotel. Mentre parcheggiava vide che Max la stava aspettando e le veniva incontro lentamente, pregustandosi lo spettacolo che avrebbe avuto da lì a poco. Paola aveva messo un soprabito lungo perché non voleva in nessun caso andare in giro con una mini così corta. Lasciò il soprabito sbottonato affinché Max potesse vedere la sua gonna e, quando fu certa che aveva avuto una buona visione d’insieme, si avvicinò a lui. Era in ballo ormai e aveva deciso di ballare. Partì subito all’attacco.
     “Ciao Max, viste le circostanze credo che per questa sera il lei vada abolito. Inoltre ti volevo chiedere di andare subito in camera, se vuoi possiamo cenare lì ma non ho voglia di andare al ristorante”.
     Max non si stupì più di tanto e fu anche sollevato. Gli piaceva molto l’idea del ristorante con una figa come Paola, sarebbe stato invidiato da tutti, ma il rischio di incontrare qualche conoscente c’era e poteva risultare molto imbarazzante. Rispose: “Ovviamente d’accordo, sia per il tu che per il ristorante. Sei meravigliosa. Grazie per la gonna”.
     “Sai, in fondo è stato un piacere anche per me. Stefano mi ha chiesto cento volte di mettere una gonna corta e io mi sono sempre vergognata. Scherzavo dicendo che mi faceva sentire una puttana. Credo che quando la vedrà sarà contento anche lui".
     “Lo credo anche io ma ti propongo un patto: il tuo fidanzato Stefano e mia moglie Giusy non verranno più nominati stasera. Questa sera siamo solo io e te”.
     Paola sorrise ammiccante e seducente. Max guardò ancora le gambe di Paola e sentiva tremare le sue gambe.
     Salirono in camera. Senza soprabito Paola si mostrava in tutto il suo splendore. Grazie ai tacchi era quasi venti centimetri più alta di Max. Si sedettero uno accanto all’altra sul bordo del letto. Specie in Paola era evidente la tensione dalla quale non era esente neanche Max, che le chiese: “Come stai? Guarda che se vuoi ci possiamo far portare una bella cena qui in camera, ci facciamo una stupenda chiacchierata e poi ti riaccompagno a casa”.
     “E secondo te io mi sono messa la gonna più corta che ho mai portato in vita mia, non ho indossato capi intimi e sono salita in una camera di hotel con un uomo solo per cenare?”.
     “Davvero non hai indossato capi intimi?”.
     “Non credo che passerà molto tempo perché tu verifichi da solo”.
     Max decisamente incoraggiato dall’atteggiamento disinvolto, almeno a parole, di Paola allungò, finalmente, una mano sulla coscia di lei. Era solo disturbato dal fatto che aveva la sensazione di una contraddizione nell’atteggiamento di Paola tra le parole, invitanti, e una postura e una fisicità ancora molto legate.
     Dopo alcune celestiali carezze alle cosce di Paola decise che era giunto il momento. Avvicinò le sue labbra a quelle di lei. Paola non si ritrasse e aprì leggermente la bocca per meglio ricevere il loro primo bacio. Ma Max la sentiva comunque rigida, non disinvolta. Smise, a malincuore, di toccarle le gambe e cominciò ad abbracciarla e ad accarezzarla, a darle piccoli soffici bacini attorno alla bocca e sulle labbra a colpire le labbra di lei con minuscoli e lievissimi colpi di lingua. La cosa funzionava perché Paola si stava effettivamente rilassando e si vedeva chiaramente. Continuò per alcuni minuti in quell’atteggiamento più di affettuosità che di sesso, poi si alzò e si tolse la giacca, immediatamente imitato da lei. Erano in piedi uno di fronte all’altra e la differenza di altezza rese impossibile evitare quello che in ogni caso sarebbe stato naturale: Max cominciò a sbottonare la camicetta di Paola. Nel lavoro Paola non era affatto generosa con le scollature ma una idea del seno era facile farsela comunque. Ciò che vide Max superava ampiamente quell’idea. La classica terza abbondante coppa di champagne era certamente riduttivo per definire quel seno. L’unica piccolissima delusione per Max fu che il capezzolo e l’aureola erano molto piccoli in confronto alla dimensione del seno. Ma cominciando a baciarli e a leccarli e provocandone l’inturgidimento li rese decisamente più gradevoli al tatto e alla vista. Sempre baciandole i seni, infilò una mano sotto la gonna e si rese conto che non aveva mentito neanche riguardo agli slip: non li portava. La lasciò in piedi e si inginocchiò davanti a lei, le tirò su la gonna lasciandole il sesso scoperto e cominciò a baciarle le cosce, l’inguine e la zona del pube, parzialmente depilata. Evitava di baciarla e di leccarla, voleva prima scaldarla a dovere, voleva che l’attesa facesse crescere il desiderio di essere leccata e che dovesse essere la conseguenza inevitabile di una azione eccitante, e non fare qualcosa che potesse generare del fastidio per una eventuale poca preparazione.
     Max aveva raggiunto nel frattempo un'erezione quasi dolorosa. Paola se pure sembrava apprezzare moltissimo e se pure si stava sciogliendo sempre di più, sembrava ancora rigida. Mentre la leccava sempre inginocchiato Max si tolse scarpe e calzini, si slacciò i pantaloni e, con una certa dose di capacità contorsionistiche, riuscì a sfilarli. Si alzò quindi in piedi. Paola non ne aveva visti moltissimi. Cercava di capire come fosse attraverso i boxer. Infilò un mano nel boxer di Max e lo abbassò. Pur non sembrandole esagerato quello era senza dubbio il più grosso che avesse mai visto. Apprezzava la forma, molto liscia rispetto alla sua limitata esperienza e la turgidità gradevole alla vista e al tatto. Cominciò ad accarezzargli i testicoli. Decisamente le piaceva toccarlo. Si avventò sulla sua bocca baciandolo adesso finalmente sciolta e con passione e lo trascinò con se sul letto. Max che aveva preparato tutto riuscì, senza ostacolare il movimento di lei, a prendere i profilattici dalla tasca della giacca. Quando Max la penetrò la trovo gradevolmente stretta ma bagnata e accogliente. Non le aveva levato né la gonna né le autoreggenti né le scarpe né la camicetta che restava completamente sbottonata a far giocare a nascondino i seni che Max ogni tanto andava a riscoprire. Non durò moltissimo la loro prima volta. Goderono insieme abbracciati e baciandosi appassionatamente. Poi restarono l’uno dentro l’altra ancora alcuni minuti nei quali Max accarezzava con dolcezza il volto di Paola.
     Erano passati appena quarantacinque minuti da quando erano entrati in quella stanza e le cose erano cambiate non poco tra di loro. C’era sin troppa tensione affettiva in quel momento, cosa che spaventava Max sopra ogni cosa e per cui si alzò: “Beh, a me è venuta fame. Ordiniamo qualcosa?”.
     “Sì grazie, ma ti prego, fai tu. Mi piace tutto e non sto morendo di fame”.
     Appena fatte le ordinazioni squillò il cellulare di Paola. Era Stefano. Paola rispose, poi si spostò in bagno per parlare in intimità con il suo uomo. Ne uscì dopo pochi minuti allegra e sorridente, senza neanche dire chi era: stava rispettando il patto, non avrebbe nominato Stefano, quella sera esisteva solo Max.
     La cena non tardò molto. Max aveva ordinato gamberoni e insalata e per dessert della frutta tropicale. Paola, che non si era mai spogliata, si era allacciata un paio di bottoni della camicetta, mentre Max aveva indossato l’accappatoio dell’hotel; cenarono in allegria scherzando, ridendo e scambiandosi sguardi affettuosi e maliziosi.
     Quando avevano finito Max, che preparava da tempo quella battuta, guardò Paola dritto negli occhi sorrise e le sussurrò: “Sei stata dolcissima e tenerissima sino a ora. Sei ancora più bella di come ti si può immaginare vestita. Con te sono stato benissimo. Ma adesso succhia il cazzo, troia!”.
     Quella frase cozzava con la cultura, la tradizione, il modo di pensare e di comportarsi di Paola. Ma il brivido che partì dal centro del cervello e arrivò al centro del suo sesso bagnandola completamente era più forte di cultura e tradizione che in quel momento non significano nulla: in quel momento Paola era solo una femmina che voleva godere di quella situazione per tante volte fantasticata. Capì in quel momento quanto era stato bravo Max. A freddo non sarebbe riuscita ad accettare quell’atteggiamento, aveva avuto bisogno della dolcezza e dei modi cortesi e affettuosi che Max aveva usato. Ma in quel momento capì che per ora non aveva ancora realizzato il suo sogno, che non aveva fatto nulla di diverso che fare l’amore con il suo capo. In quel momento capì che non eseguire quell’ordine e non assoggettarsi a quei modi, volgari e in qualche modo brutali, avrebbe significato solo aver tradito Stefano senza ottenere quello che voleva. In quel momento decise che avrebbe fatto qualunque cosa Max le avesse chiesto di fare e decise che lo avrebbe fatto con il massimo del gusto e della dedizione perché in quel momento capì il gusto del piacere attraverso il piacere dell’altro. Le sembrò di rivisitare in una frazione di secondo i racconti erotici orientali dove aveva letto della dedizione delle geishe senza riuscire a capirle. Pensò che era stupendo, gratificante ma soprattutto eccitante riuscire a far godere un uomo specie se l’uomo era Max. Non si stava innamorando di Max, non correva questo rischio. Ma la sua stima per il Max maschio era alle stelle. Avevano fatto l’amore divinamente e adesso voleva ciò che aveva richiesto: una troia. E lei lo sarebbe stata.
     Per quanto questi pensieri le passarono velocissimi nella testa, Paola restò bloccata per qualche secondo. Max si aprì l’accappatoio mostrando il suo pene di nuovo eretto e ripetè: “Sì hai capito bene; ho detto succhia il cazzo, troia”.
     Paola si alzò in piedi, si tolse la camicetta e la gonna e si inginocchiò di fronte a Max: “Non so se sarò all’altezza. Non ho molta esperienza in questa cosa. Ma sono certa che posso imparare. Per favore dimmi se te lo succhio bene. Dimmi tutto quello che vuoi che faccia per te”.
     “In questa cosa conta soprattutto la passione con cui lo fai. Se ti piace farlo vedrai che lo farai bene. E se ci sarà da migliorare la tecnica te lo dirò o te lo farò capire… ma adesso zitta e succhia”.
 
     A quelle parole Paola sorrise e cominciò la sua opera. Aveva ragione ancora Max. Si rese conto da sola che stava andando benissimo. Se ne rese contò perché sentiva il pene di Max scorrere fluido tra le sue labbra, sentiva che la sua lingua era capace di avvolgerlo e stuzzicarlo, sentiva soprattutto che le piaceva il gusto, la consistenza, la forma. Non era certo il primo rapporto orale della sua vita, con Giorgio era stata anche abbastanza assidua nella pratica. Ma non l’aveva mai amata. Soprattutto le faceva schifo l’idea dello sperma in bocca, di quella sostanza calda e densa che riteneva repellente e di conseguenza era sempre contratta, attenta che l’eccitazione dell’uomo non salisse troppo per evitare quella nauseabonda sensazione. Con Stefano l’aveva fatto pochissime volte, più come gesto di amore che come atto passionale e sentito, e Stefano aveva di conseguenza smesso di chiederlo. Ma con Max era diverso. Non vedeva l’ora di sentire il suo fiotto caldo dentro la bocca e dentro di sé sperava che Max le ordinasse di inghiottire tutto. Pensando all’orgasmo di Max accavallò le gambe e le strinse in un gesto che le venne spontaneo e che le procurò, con sua grande sorpresa, un orgasmo forte e deciso. Non pensava di poter raggiungere l’orgasmo senza toccarsi e senza essere toccata e quasi si vergognò di ciò che le era successo al punto che Max non realizzò. Anche perché Max dal canto suo era impegnato a guardare Paola impegnata su di sé e a gustarsi le sensazione che stava provando in quel momento in un fase di virile egoismo. Max era un amante troppo esperto per consumare in breve tempo quel fantastico rapporto. Quando vide che c’era ben poco da spiegare a Paola e si abbandonò completamente, raggiunse un grado di eccitazione che l’avrebbe portato all’orgasmo in pochi minuti. Per cui decise di continuare il gioco di ruolo che stava dando quel fantastico risultato: “E brava la mia puttanella succhiacazzi. Adesso smetti però perché prima di sborrarti in bocca ti voglio scopare ancora!”.
     Paola non rispose. Non fece altro che dare una ultima leccata e succhiata al pene e si distese aprendo le gambe ma soprattutto restando morbidamente in attesa del desiderio della sua posizione pronta a mettersi come lui voleva. La fece mettere prona e la prese così, penetrandola con un certo vigore e sbattendola, prima normalmente poi sempre con più forza tirandola per i fianchi e affondando il suo pene così profondamente che a ogni colpo sentiva i testicoli di lui sbattere sulle sue grandi labbra e sul suo clitoride. Mentre la sbatteva ogni tanto aggiungeva qualche frase sconcia: ”Ti piace il cazzo eh?”. “Stai godendo, vero troia?”, e altre amenità simili.
     Max approfittò anche per capire cosa pensasse Paola del sesso anale e, mentre la stava scopando in quella posizione, fu facilissimo per lui accostare un dito, opportunamente inumidito all’ano di lei. Per certe cose non servono le parole. Si rese conto che non era pronta e decise che per quel giorno avrebbe rinunciato, ben sapendo che poteva significare rinunciare per sempre: non aveva certezze di una seconda volta. Cambiarono varie volte posizione. Quando Max, sia per stanchezza fisica, che per eccesso di eccitazione non ce la fece più, uscì da Paola, si sfilò il profilattico e disse: “Adesso fammi godere, e mi raccomando quando sono venuto mi devi pulire per bene il cazzo con la lingua, non devi lasciare scappar via neanche una goccia… capito bene puttanella?”.
     “Certo che ho capito, sì, sborrami in bocca, lo voglio”.
     In pochi minuti Max schizzò il suo getto nella bocca di Paola che continuò a leccare il pene strizzandolo per fare uscire le ultime gocce e prendendole con la lingua. La cosa che lasciò esterrefatto Max è che terminata la raccolta si girò verso di lui, aprì la bocca mostrando che era piena di sperma e cominciò a masturbarsi. In pochi secondi cominciò a mugolare sempre con la bocca aperta. Poi la chiuse e deglutì. Aveva raggiunto il terzo orgasmo della sua serata.
     Si stese con la testa appoggiata sul petto di Max. Lui le accarezzava il volto, di nuovo dolce, anche perché era così soddisfatto da provare sincera gratitudine per lei. Restarono così immobili in silenzio per il tempo necessario affinché i loro respiri tornassero regolari, i loro cuori smettessero di battere all’impazzata e i loro cervelli fossero in grado di riprendere il controllo dei loro corpi. Fu Paola a rompere il silenzio, con un sussurro dolcissimo nel tono: “Ti odio. Non dovevi farmi questo”.
     “Perché cosa ti ho fatto?”.
     “Mi hai fatto godere troppo. Non avevo mai provato così tanto piacere in vita mia. Non pensavo nemmeno di poter raggiungere tre orgasmi in poche ore”.
     “Tre?”.
     “Di uno non ti sei accorto. Ma non è colpa tua, te l’ho nascosto”.
     “Quando?”.
     “Quando ho iniziato a succhiartelo. Perché mi hai fatto godere così tanto?”.
     “Sei sicura sia merito mio? Secondo me hai goduto tanto solo perché avevi voglia di fare sesso e lo hai fatto”.
     “No, non è così. Rompo l’accordo di non nominare i rispettivi partner, ma è necessario. Con Stefano non godo mai così tanto. E neanche con i precedenti fidanzati. Mi piace fare sesso ma questa intensità non l'avevo mai provata”.
     “Sono convinto che è perché non la volevi provare. Il bello di farlo come l’abbiamo fatto noi è proprio questo. Interpreti un ruolo e quindi sei completamente libera. Se fai la puttana, è ovvio che da una puttana non ci si aspetta misura, moderazione, dignità nel godere. Cose che in qualche modo ci si aspetta, o peggio si pretendono, dalla propria moglie o fidanzata. Da una puttana ci si aspetta solo che faccia godere e che goda il più possibile E’ proverbiale, quante volte hai sentito dire che gode come una puttana? Ovvio che è un proverbio figurato. Ma proprio perché è un modo di dire figurato ha maggior valore: e ciò che l’immaginario collettivo pensa”.
     “Vorresti dire che ho goduto di più perché mi paghi?”.
     “Sì, vorrei dire esattamente questo. Che il fatto che sto per darti 1.184,00 euro ti ha liberata dei tuoi tabù, della tua morale, che non dovevi dimostrarmi nessuna moralità casomai una estrema libertà”.
     “Non so se tu possa avere ragione ma non voglio i tuoi soldi. Sono stata così bene che mi sembrerebbe di rubarteli. E io forse sono una puttana ma di certo non sono una ladra. Non posso accettarli”.
     “Quei soldi sono l’unica, ripeto l’unica, ragione per cui io e te stiamo qui adesso. Ci conoscevamo anche prima. Non ci è mai passato per la testa di andare a letto insieme. Né a me né, tantomeno, a te. Hai accettato solo perché ti ho offerto dei soldi. Se ieri dopo la mensa ti avessi chiamato in stanza e ti avessi detto Signorina Martini, che ne dice di farci una bella trombatina io e lei? saresti scoppiata a ridere, non mi avresti neanche denunciato per quanto sarei stato patetico. Invece hai accettato”.
     “Vero. Ma questo valeva ieri. E poi me ne ero anche pentita, non volevo più venire. Ma oggi è diverso. Oggi ho goduto, ho realizzato un mio sogno adolescenziale, sono stata benissimo in un albergo lussuoso con una magnifica vista sulla città e un'ottima cena. Sono io che dovrei pagare te”.
     “Ascolta, Paola, i soldi abbinati al sesso possono essere molto squallidi. Fare mercimonio del proprio corpo può essere una cosa orrenda. Questo è un abbinamento mentale che viene in mente alla grande maggioranza di persone, compresi ai milioni di uomini che vanno con le prostitute. Ma vale solo per chi lo fa per bisogno o peggio perché costretta”.
     “Una donna che senza alcun bisogno decide di farlo non è squallida. Non c’è nulla di così orrendo in quello che fa. Non credo che tu sia ricca ma sono certo che puoi fare tranquillamente a meno di quei soldi. Anche perché non li pretendi, se ne avessi avuto necessità non avresti detto questa cosa. Proprio per questo li puoi prendere a cuor sereno”.
     “Sai bene che per me rappresentano un mese di lavoro e quindi sono tanti soldi, ma in generale è vero: posso vivere benissimo senza quei soldi. Per cui non c’è ragione che li prenda. Credo che non prenderli mi faccia stare meglio, anche se meglio di come sto in questo momento è difficile stare”.
     “Quei soldi devi prenderli per me. Riuscire a portarmi a letto una ragazza come te gratis mi riempirebbe di orgoglio, non sono mai stato un bello, figuriamoci alla soglia dei cinquanta. Ma non andrei mai né con una come te né con nessun altra ragazza gratis. Sono costretto a rompere anche io il patto dei partner. Io amo mia moglie. La amo profondamente, radicalmente, integralmente con ogni parte di me. Non sopporterei l’idea di tradirla se io ritenessi un tradimento l’andare a letto con una donna diversa da lei. In assoluto non credo che andare a letto con un partner diverso significhi per forza tradire ma di certo pagare mi aiuta mentalmente. Poi c’è il tuo pensiero su di me, o meglio ciò che io sono portato a credere che tu pensi di me. Ovvio che se vieni con me perché ti piaccio, perché mi stimi, per affetto è una cosa, se vieni a letto con me per puro sesso o per soldi è un’altra. Specie nel nostro caso, è troppo difficile scindere le varie componenti. Se tu fossi una sconosciuta potrei anche accettare il fatto che non prenda i miei soldi perché sei stata bene con me; ma da te non posso accettarlo. Ma non posso e non voglio costringerti, quindi ti metto di fronte a una scelta: se vuoi avere la possibilità in futuro di venire di nuovo a letto con me devi prendere i miei soldi. Se non prendi i miei soldi i nostri rapporti extralavorativi finiscono oggi".
     “Ok. Chiaro. Posso pensarci su? Sai, la mia idea è comunque quella che oggi deve essere l’unica volta, quindi non perderei nulla per il futuro e sarei più contenta adesso. Ma tu saresti meno contento e questo mi dispiace, e mi precluderei una possibilità, il sogno di ripetere una serata magica come questa”.
     "Fai come credi".
     Max si alzò e tirò fuori una busta che appoggio sul tavolino.
     "Non parliamone più e non roviniamo questo momento. Li c’è la busta, deciderai se prenderla solo al momento di andare via. Domani devo uscire di qui alle cinque per prendere l’aereo in tempo. Dormiamo un paio di ore… ti va?".
     Paola sorrise, chiuse gli occhi e si appoggiò a lui.
     Quando la sveglia del cellulare destò Max, Paola se ne era già andata. Max restò deluso per non averla salutata e per la brutta figura di non essersi svegliato; cominciò a prepararsi. Al momento di andare via guardò sul tavolino. La busta era sparita. Sorrise.
     Max prese l’aereo come programmato. Una volta atterrato calcolò che Paola era in ufficio o stava per arrivarci. Scrisse un sms e lo inviò. Il cellulare di Paola emise l’avviso di ricezione del messaggio nel momento in cui Paola posò la borsa sulla scrivania dell’ufficio. Fisicamente era a pezzi, non aveva dormito per niente, ma era contenta della serata e di ciò che aveva fatto. Aveva anche 1.184,00 euro nella borsa, doveva decidere cosa farci. Prese il cellulare e fu felicissima di vedere che era un messaggio di Max. Si sincerò che non ci fosse nessuno vicino prima di aprirlo e leggerlo. Diceva: “La tua bellezza si vedeva anche prima. Il fatto che si potesse stare così bene insieme a te va al di là di ogni immaginazione e di ogni sogno. Grazie. Max”.
     Paola non sapeva che fare. Quelle parole l'avevano colpita ma Max era sempre il suo capo e tra pochi mesi si sarebbe dovuta sposare, quindi calma e prudenza erano le parole che ronzavano nella sua testa. Decise di rispondere così: “Sono stata benissimo anche io. Grazie a Te. P.”.
 
     I rapporti tra Max e Paola sul lavoro continuarono esattamente come prima. Si trovarono anche più di una volta a parlare da soli e non ci furono cenni alla serata passata insieme. Solo una volta, che Paola era andata in stanza di Max per alcune domande sul progetto e terminate le domande lavorative, lo chiamò inaspettatamente dandogli del tu: “Max, il ricordo di quella serata è fantastico, grazie”.
     Max era stupito e resto in silenzio alcuni istanti prima di rispondere: "Grazie a te. Anche per me è stata una serata indimenticabile”.
     Max andò un paio di volte ancora in trasferta ma non chiamò né Ilaria né nessun’altra delle sue amiche. Il confronto con Paola sarebbe stato impietoso, decise che era meglio un periodo di tranquillità.
     Paola non aveva frequentissimi rapporti con Stefano; la stanchezza e le difficoltà logistiche (abitavano ancora entrambi con i genitori) erano un ostacolo che si aggiungeva a un rapporto bello, intenso, in qualche misura anche passionale ma dove il sesso non era una componente primaria.
     Passarono insieme il capodanno in montagna e dormirono insieme in albergo. Paola si applicò in un rapporto orale con Stefano e, al momento buono, fece finta di distrarsi e aspettò il primo schizzo per staccare la sua bocca da lui, con l’effetto di prenderne una parte in bocca e di averne un’altra parte sul viso. Stefano restò sorpreso mentre Paola assaporava quel liquido che tanto l'aveva inorridita in passato e che tanto desiderava adesso. Guardò Stefano negli occhi e con sguardo assolutamente innocente disse: “Sai amore… sono contenta di essermi sbagliata… non è così male!”.
     Stefano, non perse l’occasione: “Amore mio, se davvero ti piace la prossima volta te lo do volentieri tutto".
     Max, passato il periodo natalizio, fu preso di nuovo da quel prurito che lo faceva attivare nella ricerca di una partner occasionale. Pensò subito a Ilaria, visto che doveva andare nella sua città. Poi provò a pensare a Paola. C’era una presentazione la settimana seguente, la presenza di Paola sarebbe stata auspicabile, anche se non indispensabile dal mero punto di vista lavorativo. La fece chiamare nel suo ufficio dalla segretaria e le espose le necessità che consigliavano la trasferta. Terminò chiedendo se era disposta: “Allora signorina Martini, pensa di poterla fare questa presentazione?”.
     “Certo dottore, la ringrazio dell’opportunità. Credo di poter riuscire nell’incarico che mi ha descritto".
     “Benissimo, dopo potrà parlare con Isabella per i dettagli del viaggio, è consigliabile partire la sera prima perché la presentazione sarà al mattino presto e per evitare imprevisti meglio trovarsi già sul posto. Ha problemi?”.
     “Nessun problema dottore, si figuri”.
     “E per passare la notte insieme hai problemi?”.
     “Mi hai chiesto di fare la presentazione per questo?”.
     “Ti giuro di no. In ogni caso farai la presentazione. Solo se vorrai, passeremo la notte insieme. E non devi neanche dirmelo subito. Tanto prenoteremo comunque tre stanze, altrimenti chi lo spiega in azienda e soprattutto a Caracciolo?".
     Paola rise. Poi si fece di nuovo seria.
     “Non lo so, te lo farò sapere. Anzi preferirei non fartelo sapere, per non avere impegni. Mi piacerebbe poter decidere all’ultimo minuto. A ben pensarci questa è la mia risposta definitiva, se sarà un sì lo saprai solo al momento che accadrà. Ovviamente puoi tirarti indietro se hai bisogno di saperlo prima”.
     “No, mi va bene così, anzi non parliamone più, discorso chiuso sino al prossimo mercoledì notte. Arrivederci signorina Martini e si ricordi di passare da Isabella”.
     “Arrivederci dottor De Bellis. E grazie ancora per l’opportunità”.
     Paola disse quest’ultima frase con uno sguardo volutamente ambiguo per non lasciar intendere se si riferisse all’opportunità professionale o a quella sessuale.
     Max era ammirato dal modo in cui Paola lo aveva in qualche modo inchiodato. Non poteva organizzarsi una scopata alternativa e avrebbe scommesso che Paola aveva pensato anche a questo. A nessuna donna piace l’idea di essere solo una figa, una vale l’altra. E Paola si era ritagliata la sua esclusiva per una sera. A Max piaceva l’intelligenza. Per questo sorrise.
     Viaggiarono insieme in aereo nel tardo pomeriggio; Max si sedette da solo nel posto preassegnato con la prenotazione mentre Paola si sedette alcune file più indietro accanto a Raffaele. Formavano davvero una strana coppia, Paola alta e bellissima e Raffaele almeno 20 centimetri più basso di lei, goffo, quasi malandato nel look.
     Max stava pensando di inviare un sms a Paola per chiedere conferma per la notte ma sapeva che non avrebbe avuto risposta. Su quella cosa avrebbe dovuto attendere sino all’ultimo minuto.
     Giunti a destinazione presero un taxi e si fecero portare in Hotel; era già abbastanza tardi e nessuno, neanche Raffaele, aveva voglia di andare a cercare un ristorante. Decisero che avrebbero cenato in Hotel. La camera di Max era a un piano diverso da quelle di Paola e Raffaele, allo stesso piano ma non confinanti. Max tirò un sospiro di sollievo, era una situazione buona, e il numero della sua camera era stato annunciato dal receptionist davanti a Paola: ”Tra 20 minuti giù per la cena?”, disse Max senza aspettarsi alcuna risposta. Gli altri assentirono.
     Nessuno si era cambiato, Raffaele sempre con il suo look semi freak, Paola sempre in jeans, Max con il suo solito abito grigio. Se Paola e Raffaele erano una strana coppia, come trio erano talmente avulsi l’uno dall’altro da diventare logici nell’evidenza di ciò che erano: il capo con due dipendenti.

    
Durante la cena parlarono prevalentemente di lavoro, preparando la presentazione del giorno dopo. Ovviamente tra Max e Paola c’era solo rigorosamente il lei e Max evitò accuratamente sguardi complici o anche solo sguardi ammirati. Guardava Paola come se guardasse Raffaele e si che la differenza era tanta! Ma del resto si era rassegnato all’idea di non fare più nulla: se Paola avesse voluto sapeva tanto il suo numero di cellulare che il suo numero di stanza. Paola era alquanto infastidita da questa assoluta indifferenza di Max, come se lei non esistesse, come se non l’avesse invitata a passare la notte insieme. In realtà non aveva ancora deciso se andare o no da Max quella notte. Ciò di cui era certa è che aveva una voglia tremenda di fare di nuovo sesso con lui; era altrettanto certa che se fosse andata da lui anche questa sera non sarebbe finita lì, sarebbe andata avanti e chissà dove avrebbe portato quella storia. Il fatto che avrebbe potuto portare un sacco di guai più che una paura era quasi una certezza. A tavola guardava le mani di Max e non poteva fare a meno di pensare a quelle mani sul suo corpo. Non riusciva a fare a meno di pensare che entro pochissimo tempo avrebbe potuto provare di nuovo quel brivido eccitantissimo che solo lui le aveva fatto provare, che avrebbe potuto di nuovo essere il suo oggetto di desiderio, il suo giocattolo umano, la sua fonte di piacere. Dentro di sé in fondo sapeva che non avrebbe resistito ma non lo ammetteva neanche a se stessa. E poi quel porco neanche la guardava!
     Con l’arrivo del dessert prese il cellulare e scrisse un sms. Poi rimise il cellulare in borsa senza inviare. In un momento che Max e Raffaele parlavano tra di loro approfittò per infilare la mano dentro la borsa senza essere vista e premere l’invio. Il cellulare di Max trillò. Lesse “Ci vediamo tra 45 minuti da te”. Cancellò immediatamente il messaggio per evitare di dimenticarlo lì ed evitò accuratamente di guardare Paola. Il cuore cominciò a battergli all’impazzata. Aveva talmente rimosso l’argomento che non si aspettava più né il sì né il no, ma adesso che il sì era arrivato ringraziò di essersi premunito della giusta quantità di contanti e dei profilattici. Una notte incantata e infuocata lo aspettava. Terminò il dessert. Si rilassò, disse che il giorno dopo era una dura giornata e che preferiva andare subito a letto. Si alzarono anche gli altri. Entrarono insieme in ascensore, Paola e Raffaele scesero al loro piano, più basso del suo, e Max restò solo in ascensore. Sorrise.
 
     Con solo una decina di minuti di ritardo sentì bussare alla porta. Aveva indossato Jeans e maglietta dopo la doccia, non aveva voglia di rivestirsi di tutto punto. Max aprì la porta. Paola invece non si era cambiata, aveva cambiato solo le scarpe, mettendo le decolté con il tacco alto. Disse subito: "Mi dispiace Max, oggi non ho portato la tua gonna…”.
     “Non fa niente, l’effetto l’ho provato l’altra volta. Sei pronta?”.
     “Be', credo di sì. A cosa devo essere pronta?”.
     “A tutto. Sai, ormai non sei più una verginella da trattare con cura. Quindi stasera farai la brava puttana. E tu lo sai, vero, che una brava puttana deve dare il culo al suo cliente?”.
     Paola arrossì e non rispose; il brivido stava percorrendo di nuovo il suo corpo, era già eccitata. Max se ne accorse, aveva cominciato a conoscerla, e rincarò la dose: “Quindi preparati perché questa sera ti inculerò per bene”.
     “Te l’ho detto l’altra volta. Mi dici quello che ti fa piacere e io lo faccio. Ti prego solo di tenere presente, per il tuo piacere, che lì dietro sono vergine. Non mi sono mai fatta neanche toccare, ho sempre avuto paura del dolore. Ma il mio culo è tuo Max, fanne ciò che vuoi. Nel frattempo comincio a comportarmi da brava troia e ti comincio a succhiare il cazzo”.
     Così dicendo, Paola si abbassò e sbottonò i pantaloni di Max estraendo il pene e portandolo alla bocca. Era ancora davanti alla porta, e non si era spogliata.
     “Vedo che impari in fretta. Ma, visto che non hai la gonna, togli i pantaloni perché voglio vederle le tue cosce”.
     Paola si tolse i pantaloni. Aveva avuto la cura di indossare le autoreggenti, sapeva che jeans e collant mettono l’eccitazione di qualsiasi uomo a dura prova e lei voleva solo soddisfare Max. Riuscì a sfilarli senza staccare praticamente mai la bocca dal pene di lui. Appena sfilati, Max incalzò: “Adesso rimettiti le scarpe e mostrami le tette. Voglio vedere le tue tette. Non vergognarti, fammele vedere”.
     Paola ovviamente non si vergognava affatto, ma assecondò Max. Approfittando di ben altre emozioni che non la vergogna, spinse le sue guance a diventare rosse e con lo sguardo intimidito, appena verso Max e molto verso il basso, sempre evitando di staccare troppo a lungo la bocca da lui, tolse maglioncino e reggiseno.
     Quando terminò di spogliarsi, Max restò estasiato dallo spettacolo offerto dalle nudità di Paola, che già conosceva e alle quali era impossibile abituarsi. La invitò sul letto a continuare la sua opera ma in modo che lui potesse afferrare e manipolare il corpo di lei contorcendosi e cambiando posizione sino ad approdare alla reciprocità orale. Assaporò Paola intensamente, succhiandola all’inizio prima ancora che leccandola, la sua umidità lo consentiva, il suo sapore, più forte di come lo ricordava, lo eccitava ancora di più. Spinse con una mano la fronte di Paola che capì e si fermo, non voleva esplodere subito.
     Non erano passati neanche cinque minuti da quando Paola aveva bussato alla porta di lui e, se anche la notte era lunga, voleva gustarsi più a lungo il primo piacere della serata.
     Non erano passati neanche cinque minuti da quando aveva bussato alla porta di lui e Paola era nuda sul letto completamente dedita alle sue voglie.
     Anzi era più che nuda, era ornata dei feticci che lui adorava: calze e scarpe con il tacco. Si pentì di non aver portato la mini e si ripromise di comprarne una ancora più corta per la prossima volta.
     Max approfittò della posizione e della pausa che Paola gli aveva concesso per cominciare a stuzzicare l’ano di Paola. Lo sfiorò con le dita e lo trovò ancora rigido. Abbandonò con un certo rammarico quella stupenda fonte di sapore che stava gustando con ingordigia e con la lingua raggiunse l’ano della ragazza. Lo toccava con la punta della lingua, dopo cominciò delicatamente a leccarlo. Si aiutò allargando con le mani le natiche di Paola per farsi offrire con ampiezza quella intimità. La sua lingua divenne più larga sul buco di lei, sempre più impudica sino a entrare dentro di lei e a sentirla finalmente più rilassata. Continuò a lungo con gusto e con pazienza. Paola riprese la sua opera, dapprima timidamente per essere certa che lui fosse pronto e forte per non finire subito poi di nuovo con gusto e passione. Max infilò prima un dito, poi due nella vagina di Paola sempre tanto inumidita da essere il miglior lubrificante. Tolse la lingua e appoggio delicatamente un dito sull’ano di lei. Con cura e lentezza la penetrò sino a quando non sentì il dito scorrere nell’ano di lei. Lo ritrasse e ne appoggiò due. Quando cominciarono a entrare le due dita affiancate, sentì una contrazione. Si fermò, diede alcuni colpi di lingua al clitoride di lei. La sentì di nuovo rilassata e entrò con le due dita. A Paola sfuggì un gemito, incomprensibile se di dolore o di piacere. Max lo ascoltò attentamente ma decise di non dare importanza se non ai messaggi del corpo, alla morbidezza dello sfintere, alla contrazione dei muscoli, alla rigidità generale del corpo. Mise l’altra mano sulla bocca di lei e sentì le labbra morbide abbandonare il suo pene per succhiare le sue dita. Era esaltato ed eccitato di come stavano andando le cose. Paola era sopra ogni sua aspettativa. Femmina come nessuna mai. Abbracciò le gambe di Paola e riprese a leccarla abbandonandosi al piacere sino a riempire la bocca di lei. Mentre il suo pene si contraeva nell’eiaculazione sentì vibrare lei. Era contento che, ancora una volta, avevano raggiunto il piacere in contemporanea.
     Paola si era da subito rilassata. Sapeva che prima o poi l’avrebbe chiesto anche se non pensava così prima.
     Ma aveva deciso che dal punto di vista sesso si poteva fidare di Max. Non si aspettava che Max fosse subito così diretto ma anziché offenderla la cosa la eccitava.
     Sapeva già che voleva obbedire a tutto ciò che le avesse chiesto Max, le fu facile rilassarsi. All’inizio provava vergogna per la lingua di Max che esplorava il suo sedere, temeva di non essere perfettamente pulita pur avendo fatto la doccia pochi minuti prima ma quella parte era così intima! Riuscì, grazie anche alla gradevolezza dei movimenti di Max, a rilassarsi quasi subito. E quasi subito cominciò a trovare gradevole quella lingua che si allargava e che la bagnava sempre di più. Le sembrò addirittura naturale sentirla entrare dentro di sé. Quando Max giocò con le dita cominciò a scoprire che l’ano è una zona erogena, molto erogena. Le piaceva moltissimo quella penetrazione manuale e se c’era del dolore era un dolore gradevole, un dolore sopportabilissimo e foriero di piacere.
     Quando Max scaricò il proprio seme nella sua bocca non si aspettava che potesse averne tanto. L’altra volta aveva avuto il secondo orgasmo di Max, questa volta il primo, e la differenza era notevolissima. Per una frazione di secondo pensò di non farcela e di dover vomitare tutto ma il gusto di contenere il piacere di Max nella sua bocca ebbe il sopravvento. Se lo gustò a lungo sino a quando si godette un orgasmo come solo con Max le era capitato nella vita.
     Si rilassarono sdraiati uno accanto all’altro. Max si rammaricò di aver smesso di fumare perché una sigaretta in quel momento sarebbe stata perfetta, se solo avesse avuto ancora il piacere di fumare. Uno dei pochi lati positivi delle sigarette è che ti tengono impegnato nei momenti che possono essere imbarazzanti. Guardò il seno di Paola. Si avvicinò e comincio a toccarlo con delicatezza, senza alcun fine sessuale come puro gusto estetico e tattile. Pensò che era un bene che aveva smesso di fumare. Restarono in silenzio, Paola ricambiava le carezze al seno sfiorando le gambe di Max con le unghie, molto delicatamente senza neanche dare l’idea di graffiare, solo carezzando. Per le prime parole passarono alcuni minuti: “E’passato un mese e mezzo dall’Hilton… Mi hai pensato in questo periodo?”.
     “Sì… ti ho pensato molte volte. Aspettavo una seconda volta e temevo che arrivasse. Però una cosa positiva c’è di sicuro“.
     “Cioè?”.
     “Con Stefano… accidenti se va meglio… godo molto di più anche con lui. E lui con me, credo. Anzi sono sicura che gode di più anche lui. In fondo dovrebbe ringraziarti”.
     “Ma se lo sapesse davvero addio matrimonio!”.
     “Be'… ovvio… anche io se sapessi che va a letto con un’altra lo lascerei. Anche se fosse solo per soldi. Anzi se fosse per soldi peggio: spreca soldi con un’altra prima del matrimonio!”.
     “Tu invece li guadagni i soldi!”.
     “Stronzo! Te l’avevo detto che non li volevo...”.
     “Maddai che scherzavo, non ricominciamo con questa storia”.
     “Ma hai portato i soldi anche oggi? Non ne abbiamo parlato”.
     “C’è una busta con 1.204,00 euro; l’ho già messa sul tavolino, il tuo netto in busta paga è aumentato”.
     “E tu sei andato a vedere la mia busta paga e hai preparato la cifra esatta?”.
     “Certo!”.
     “Non lasci nulla al caso!”.
     “Dai, era solo un gioco per farti capire che sono attento a te”.
     Paola appoggiò l’indice sulle labbra di Max, poi si abbracciò a lui. Restarono diversi minuti in silenzio in quella posizione. Poi Paola si alzò per andare in bagno.
     Quando tornò parlarono del più e del meno. Si divertirono a prendere in giro Raffaele. Max apprese che moriva per Francesca, che lo sapevano tutti, Francesca inclusa ovviamente, e che non riusciva ad avvicinarsi a lei. Non che sarebbe servito, Francesca non avrebbe mai accettato la corte di Raffaele ma così era ancora peggio. Scherzarono su altri colleghi sempre nudi sul letto.
     Ma a stare nudi sul letto si sa, prima o poi succede qualcosa.
     Ricominciarono le carezze, i baci, gli abbracci.
     Quando Max raggiunse una buona erezione penetrò Paola e si mosse in lei sino a sentirla molto eccitata. La fece girare e la prese di nuovo a carponi. Mise un dito in bocca a Paola che capì immediatamente e lo cosparse di saliva più che poteva. Cominciò con quel dito a stuzzicarle l’ano. L’eccitazione di entrambi era palese.
     Max scelse di far sdraiare Paola su di un fianco, la notevole altezza di lei avrebbe reso troppo scomoda una prima penetrazione anale nella stessa posizione in cui stavano. Le fece alzare leggermente la gamba e con estrema delicatezza appoggiò il prepuzio sull’ano di lei. La lubrificazione fatta con la saliva unita al lubrificante del profilattico furono giudicate sufficienti da Max che non amava aiuti esterni quali cremine, oli e amenità varie.
     Non entrava con facilità, ovviamente, ma sentiva Paola estremamente rilassata, morbida, aperta. Molto lentamente cominciò a penetrare e Paola non si contraeva. Solo per un attimo durante una spinta sentì una contrazione che tendeva a respingerlo ma durò pochissimi secondi. Poi si rilassò nuovamente. Max tentava di aumentare la lubrificazione alternando la propria saliva e quella di Paola raccolte con lo stesso dito e poggiata sino a dove poteva arrivare senza infastidire la penetrazione.
     In non molto tempo riusciva a muoversi comodamente dentro di lei.
     Stavolta l’eccitazione giocò un brutto scherzo a Max. Di solito non durava molto a lungo sulla prima ma alla seconda poteva resistere anche un’ora e più. Stavolta non durò quasi nulla neanche la seconda volta.
     Ma fu un orgasmo talmente forte da fargli provare dolore fisico. L’ano stretto di Paola che lo stringeva e il suo contorcersi lo facevano passare dal piacere estremo al dolore fisico in un pendolo frenetico e stravolgente.
     Non riuscì a capire cosa provasse Paola, l’egoismo aveva preso il sopravvento in quei momenti, si curava solo di non farle troppo male. Finalmente uscì da lei sollevato dall’orgasmo e dalla fine del dolore la fece girare e la baciò con un bacio lunghissimo e molto appassionato. Stavolta le parole davvero non avrebbero avuto alcun senso.
     Non era ancora superata la mezzanotte, Paola gli chiese se preferiva dormire da solo o con lei. Max disse che preferiva dormire da solo ma che voleva stare ancora con lei. Si addormentarono abbracciati senza neanche andare in bagno. Ancora una volta quando Max si svegliò era solo. Ancora una volta non c’era più la busta.
 
     Trascorse quasi un mese prima della successiva trasferta comune. Fu ancora una volta una serata di delizioso sesso e di ambigue affettuosità, sempre al limite con un rapporto da amanti, che nessuno dei due voleva e che entrambi temevano. La cosa fu aggravata dal fatto che in quell'occasione si trovarono a cena da soli e fu inevitabile quindi dare inizio all’intimità, per la prima volta nella loro storia, al di fuori della camera da letto. Max si tranquillizzava molto con la preparazione maniacale della busta con il netto dello stipendio di Paola. Il totale non doveva differire neanche di un euro e si procurava a questo proposito biglietti e monete nuovi o comunque in ottimo stato e li inseriva ordinatamente nella busta.
     Per i successivi due mesi da quella serata, non ci furono altre occasioni lavorative e non ve ne erano programmate a breve termine. Erano alcuni giorni che Max non incontrava Paola quando la vide mentre risalivano dalla mensa: “Martini, le dispiace passare da me, più tardi?”.
     Max stavolta non aveva nessuna scusa lavorativa per chiamarla e maledì subito la sua imprudenza ma l’aveva rivista, e più del solito era rimasto stregato dal suo volto e dalla sua sensuale sessualità, ancora più ghiotta perché così invisibile agli altri che si limitavano ad ammirare la sua bellezza senza immaginare quanto fosse gradevole usufruire appieno di quel corpo .
     Appena sedutasi nell’ufficio di Max, Paola esordì con il tradizionale e formale: “Dica Dottore” che, tante volte, anche da soli senza la necessaria intimità, aveva utilizzato. Max taglio corto: “Prenditi un permesso e raggiungimi tra tre quarti d’ora a questo indirizzo”.
     Mentre parlava scriveva su un foglietto giallo autoadesivo il nome di un motel e una via.
     "Ho una voglia pazzesca di stare con te”.
     Paola restò interdetta. Non era mai successo senza preavviso. La sera doveva andare a cena a casa di Stefano, ormai mancavano solo un paio di mesi al matrimonio e la vita diventava sempre più in comune con quella del futuro marito.
     Infine aveva un intimo poco presentabile, slip e reggiseno di tutti i giorni e ricordava che quelli indossati non erano neanche troppo nuovi.
     Ricordò quando i primi giorni dopo il primo incontro ogni tanto si metteva sexy sotto per Max, sperando che potesse accadere quello che solo quel giorno era accaduto.
     Pensava che, sebbene distratta dall’amore per Stefano e dall’imminente matrimonio, più volte si era rattristata per la mancanza di attenzioni da parte di Max tra un incontro e l’altro, appena mitigata da qualche sms .
     Era trascorso molto tempo dall’ultimo incontro. Diede un’occhiata all’indirizzo sul post-it, lo conosceva ed era impossibile passare a casa, cambiarsi e arrivare con ritardo ragionevole. Inoltre non aveva certo voglia di dare spiegazioni ai genitori.
     Pensò rapidamente e decise: “Dammi un’ora, più cinque minuti quando arriviamo in stanza”.
     Non aspettò la risposta di Max, sorrise maliziosa e corse a compilare il modulo elettronico per la richiesta di permesso.
     Dopo pochi minuti era in auto e si fermò davanti a quel negozio che faceva orario continuato, dove si vergognava a entrare e dove forse non sarebbe mai entrata se non fosse stato per una cosa simile. Spese una cifra considerevole tra scarpe, microgonna e collant aperti nei punti utili alle penetrazioni. Completò con un reggiseno che lasciava scoperti i capezzoli. Avrebbe recuperato in breve tempo quel denaro.
     Arrivarono al Motel insieme, videro le rispettive auto un paio di semafori prima di svoltare per la strada del motel. Si sorrisero attraverso lo specchietto retrovisore senza salutarsi. Consegnarono i documenti alla reception. Appena in stanza Max tentò di abbracciare Paola che lo stoppò: “Ricorda i patti; ho diritto ad altri cinque minuti”.
     “Ok, ma sbrigati altrimenti vengo a violentarti in bagno”.
     “Chiudo a chiave tesoro… la sai che una donna ha bisogno dei suoi tempi".
     Max era tremendamente incuriosito. Qualccosa immaginava, conosceva a sufficienza le donne per capire che voleva mettersi a posto.
     Ma quel voluminoso sacchetto anonimo con il quale era entrata in bagno lo incuriosiva oltre misura.
     Sempre per conoscenza dell’animo femminile si rassegnò a un’attesa di almeno un quarto d’ora e decise di dare un’occhiata ai programmi televisivi.
     Sintonizzò la pay per view del motel su un film porno e si distese ad aspettare. Con qualche minuto di anticipo sui 15 previsti vide Paola uscire dal bagno. Restò esterrefatto, mai avrebbe immaginato tanto; gli abiti indossati non potevano che dare un senso di sesso estremo e anche addosso a Paola, che con estrema classe e raffinatezza li indossava, superavano ampiamente la soglia della presentabilità.
     Paola guardò la pornostar che era in video in quel momento impegnata con due maschi entrambi molto ben dotati e senza pudore alcuno disse a Max: “Scommetti che sono più troia di quella?”.
     Non c’era nulla da aggiungere: Paola sapeva eccitare Max meglio di qualunque altra donna.
     Furono tre ore nelle quali Max riuscì, sorprendendo anche se stesso, a raggiungere tre orgasmi.
     Di quelli di Paola persero entrambi il conto ma di certo non si era fermata alle unità.
 
     Tornando a casa Paola aveva prelevato dalla busta 450,00 euro, equivalenti alla spesa sostenuta al sexy shop, riponendoli nel suo portafoglio, e aveva lasciato i rimanenti nella busta.
     Max si era offerto di prendere in consegna i vestiti che Paola avrebbe altrimenti gettato nel primo cassonetto, salvando forse le sole scarpe che erano altissime ma comunque portabili.
     Cominciò a pensare che quella sera voleva essere bellissima per Stefano, quella sera a cena c’era la zia del cuore, quella che aveva aiutato la madre di Stefano quando era un bimbo e prima che i cugini di Stefano venissero al mondo.
     Paradossalmente non li aveva ancora conosciuti perché essendosi trasferiti non era così facile incontrarsi; adesso la zia era a casa della sorella per un paio di notti e Stefano non vedeva l’ora di presentare alla zia adorata la sua futura moglie.
     Pensò che solo poche ore prima stava pensando a come farsi bella, provocante e sessualmente appetibile per Max e adesso cambiava totalmente genere.
     Si sentiva turbata a quel pensiero e stava cercando di capire meglio cosa la infastidiva.
     Ci arrivò presto; non era il senso di colpa bensì proprio la mancanza di senso di colpa.
     Nei primi giorni dopo la prima volta con Max era stata in crisi. Temeva di essersi innamorata di Max, non faceva altro che pensare a lui, aveva cominciato a dubitare del suo amore per Stefano.
     I primi due giorni furono tremendi perché non vide né Stefano né Max, stavano paradossalmente entrambi nella stessa città per lavoro e lontani da lei.
     Mille volte fu tentata di chiamare Max, almeno cinque furono gli sms che compose e poi cancellò.
     Da parte di Max, dopo quel primo delizioso sms, il nulla assoluto. Tornò Stefano e fu fredda con lui. Quel fine settimana non fecero l’amore e litigarono per banalità.
     Paola passò dai primi giorni di quasi innamoramento per Max a un quasi odio. Continuava come se nulla fosse successo e continuava a non degnarla di un solo sguardo!
     Le fu facile riattaccarsi a Stefano. Si studiò a fondo, si interrogò in tutti i modi: amava Stefano e lo amava veramente.
     Anche nei confronti di Max tese a razionalizzare i propri sentimenti. Max non c’entrava nulla nella sua vita: era solo uno che sapeva scopare e che le permetteva di dare sfogo a quella parte di sé che aveva represso in passato e che, ne era certa, avrebbe potuto rimettere a tacere con facilità.
     La mancanza di sensi di colpa le derivava esattamente da questa certezza: se non avesse dato sfogo adesso a quella cosa si sarebbe potuta trasformare in inquietudine o in rimpianto. Troppo forte era la voglia di sperimentare un campo che non sentiva come una parte imprescindibile di sé, ma che assolutamente voleva conoscere sino in fondo.
     All’inizio era solo la sua fantasia adolescenziale scattata per caso quando vide una prostituta salire sulla macchina di un cliente. Quella sera si masturbò immaginando di essere quella prostituta.
     In seguito, dopo che quella fantasia era stata appagata, aveva capito che il sesso è un mondo grande, divertente da esplorare, emozionante. E decise che Max aveva tutte le caratteristiche per essere il suo mentore.
     Decise che si poteva fidare di lui e che lo avrebbe seguito sino a quando nella sua testa e nel suo corpo quel percorso non si potesse considerare concluso.
     Sino a quel momento sarebbe stata pronta a ogni richiesta di Max. Forse sarebbe tornata nel mondo del sesso trasgressivo. Ma ci sarebbe tornata eventualmente solo con Stefano. Solo per amore di Stefano.
     Perché una cosa l’aveva capita: tra sesso e amore c’era differenza ma dovendo scegliere avrebbe scelto l’amore. E non necessariamente avere sia sesso che amore sarebbe stato meglio. Chiamava sesso quello che faceva con Max. Con Stefano faceva l’amore, non faceva sesso. Stava provando a cominciare a fare sesso con Stefano ma sarebbe stato impossibile arrivarci in tempi rapidi.
     Ammesso che avessero la voglia di arrivarci. Su questo Paola non aveva programmi e non aveva interesse ad averne.
     Come in tutti i pochissimi casi nei quali si concedeva qualche divertimento in città, Max decise di fare una passeggiata prima di tornare a casa.
     A volte comprava qualcosa per la famiglia, a volte un regalino per Giusy. Quel pomeriggio Max era troppo stravolto per pensare a qualche cosa di diverso da Paola.
     Non voleva ammetterlo ma Paola lo aveva stregato. Non aveva mai goduto così tanto in vita sua, era stato un pomeriggio di estasi continua, molto al di là di ogni sua aspettativa.
     Già prima era abbastanza perplesso su di sé. Perché questo istinto irrefrenabile di chiamarla durante l’orario di lavoro? Questi fremiti, queste smanie le aveva di solito solo per le novità.
     Paola la aveva già scopata tre volte in tutti i modi, non c’era nessuna novità da provare.
     Solo il gusto di stare con lei. Solo il delizioso piacere di toccare la sua pelle. Solo l’estasi di baciare la sua bocca. Solo il delirio di penetrarla. Solo l’apoteosi di godere, come sempre, insieme. Già, solo queste cose.
     Max si voleva troppo bene per mentirsi. Aveva perso la testa per quella ragazza.
     Troppo bella per essere vera. Ogni suo sguardo era eccitante. Sapeva fare la troia meglio di qualunque professionista. Ed era discreta, simpatica, intelligente, non invadente. Si domandò se la amava.
     Si terrorizzò per il solo fatto di esserselo chiesto e di non essere stato capace di rispondersi di getto. Smise di cercare la risposta.
     Non serviva più una risposta, serviva una soluzione. Bisognava assolutamente venire fuori da quella situazione.
     Con sollievo si ricordò che la pagava, anche tanto, quanto non aveva mai pagato nessuna ragazza.
     Pagare era sempre stato sufficiente a tenere lontano anche il solo pensiero di un coinvolgimento. Era la ragione perché aveva cominciato a pagare, in fondo. O forse non solo. Lo divertiva l’idea della signora per bene che incornava il marito o della ragazzetta che voleva l’uomo maturo e la borsetta firmata. E qualche bella escort di buon livello ogni tanto non era da disprezzare.
     Sì, pagava anche Paola, quindi non era diversa dalle altre. Era solo una puttana, esattamente come le altre. Se ne doveva assolutamente convincere. C’era una cosa che poteva convincerlo facilmente, sarebbe riuscito a convincersi. Cominciò a studiare il suo piano e si rese conto subito che non sarebbe stato facile, ma ci sarebbe riuscito.
 
     Mancavano solo due settimane al matrimonio e Paola aveva talmente tante cose da fare che non pensava affatto a Max.
     In verità ci aveva pensato la sera prima quando, mentre faceva l’amore con Stefano, aveva avuto voglia di una penetrazione anale e non aveva avuto il coraggio di chiederlo al suo futuro marito. In compenso si era saziata del suo seme, aveva ormai reso questa pratica normale, tranne fare finta di essere ancora lievemente schizzinosa, ma era chiaro che era solo forma perché la sostanza non lasciava spazio a dubbi.
     Ricevette un sms da Max: “Sto andando alla macchinetta del caffè… mi piacerebbe incontrati li per caso...”.
     L’orario scelto era di quelli senza folla, infatti Max stava aspettando il suo caffè da solo davanti alla macchinetta quando Paola passò nel corridoio.
     “Buonasera dottor De Bellis”.
     Accertatosi che non c’era nessuno nei dintorni che potesse udire, Max si affrettò a dire: “Senti, tra poco ti sposi e non ci vedremo per chissà quanto tempo, ed è già passato più di un mese dall’ultima volta. Ti vorrei vedere, e con calma. Puoi fare l’ultima trasferta prima delle nozze?”.
     “Quando vorresti? Sono oberata di cose da fare e comincio a essere stressata come tutte le spose”.
     “Mercoledì prossimo. Tra cinque giorni. Ce la fai?”.
     “Provo a liberarmi... certo sarà un massacro. Quando la partenza e quando il rientro?".
     “Possiamo fare anche mercoledì sul tardo pomeriggio. Poi facciamo un appuntamento di lavoro al mattino e riparti subito. Dopo pranzo potresti essere libera”.
     “Ci provo, te lo confermo lunedì mattina, va bene?”.
     “Ok, va bene, ma un bell’addio al nubilato lo vorrai pur fare no?”.
     Paola sorrise, maliziosa. Si voleva farlo, ne aveva una gran voglia.
     “Non so, ci provo ma sai com’è complicato… vedo se riesco”.
     Max la guardava con attenzione e dopo quella frase non ebbe più dubbi: sarebbe venuta. Poteva incastrare tutti gli altri tasselli del suo piano.
     “Eventualmente dovessi farcela… saresti sempre totalmente a mia disposizione?”, chiese Max con un sorriso beffardo.
     Paola stranamente arrossì, chissà se per il luogo dove veniva pronunciata quella frase, se per la vicinanza alle nozze o per il tono particolarmente impertinente di Max. Fece solo cenno di sì con la testa.
     Max, sinceratosi che nessuno guardava, appoggiò delicatamente le labbra su quelle di Paola e senza neanche aprirle in un bacio prontamente si staccò dicendo a voce ben più alta: “Allora se lunedì verifica che può farcela passi da Isabella per organizzare il viaggio; buon fine settimana signorina Martini”.
     Arrivò nella sua stanza e si mise subito al pc.
     Questa volta non presero l’aereo insieme perché Max era già destinazione dalla mattina e non avevano neanche la cena insieme, sempre per ragioni di lavoro di Max.
     Erano in contatto tramite SMS che entrambi avevano l’automatismo di cancellare subito dopo la lettura.
     Max avrebbe aspettato Paola in camera verso le 22,30.
     Paola si presentò con solo dieci minuti di ritardo e Max la baciò con grande passione appena varcata la soglia della sua stanza mentre che chiudeva la porta.
     Prese la busta con i vestiti del sexy shop e chiese a Paola di indossarli.
     Questa volta fu abbastanza rapida, in fondo non c’era poi gran ché da mettere e non doveva più provarli.
     Quando uscì dal bagno Max le rivolse alcuni complimenti e tirò fuori dalla tasca della giacca un foulard di seta nera.
     Accese la musica a volume abbastanza sostenuto, approfittando del fatto che alloggiava in una suite e confidando nell’insonorizzazione migliore che le camere di lusso di solito hanno.
     Bendò Paola e la fece stendere sul letto, poi le sussurrò all’orecchio: “Adesso ti farò divertire, ti chiedo solo di fidarti di me, di stare assolutamente tranquilla, di rilassarti e di goderti in pieno il tuo addio al nubilato”.
     Paola era perfettamente rilassata e quella frase ottenne l’effetto di agitarla se pure non in maniera grave. Perché le diceva una cosa simile? Cosa aveva escogitato Max? Stava sdraiata sul letto, molto più che nuda, bendata e completamente a sua disposizione.
     Quel poco di preoccupazione che la frase di Max aveva generato si stava tramutando lentamente in eccitazione, in attesa di quello che Max aveva in serbo per lei.
     Trascorsero almeno cinque minuti prima che Paola sentisse il letto muoversi.
     Sentì qualcosa che non riconobbe poggiarsi sulle sue labbra. In contemporanea udì Max sussurrare all’orecchio: “Adesso succhia questo bel cazzone, troia, che uno così non l’hai mai visto”.
     Un insieme contrastante di sensazioni si impadronì di lei. Il brivido che già aveva provato quando Max la insultava sessualmente si ripresentò più forte che mai, al contempo ebbe una sensazione quasi di schifo nel capire che aveva, appoggiato sulle labbra, il pene di uno sconosciuto.
     Ed era un pene enorme a giudicare dal fatto che, pur non sentendolo ancora completamente turgido, si sentiva occupare tutto lo spazio da sotto al naso sino al mento. La curiosità per quel fallo gigantesco ebbe il sopravvento su tutte le altre sensazioni. Stava per togliersi la benda ma la mano di Max la fermò: “La toglierò io al momento opportuno. Tu pensa a succhiare”.
     Paola obbedì e afferrò il pene dello sconosciuto che si stava inturgidendo sempre di più. Dovette spalancare la bocca al massimo per riuscire a introdurlo. Era una sensazione stranissima avere una cosa che la riempiva così tanto. Pensò subito alla penetrazione e si interrogò sulle sensazioni che avrebbe provato: dolore o piacere? Non aveva un cattivo sapore e, mano a mano che lo succhiava e lo leccava, lo trovava più gradevole. Le dava una sensazione di potere assoluto riuscire a manovrare un pene di quelle dimensioni pur essendo bendata e non immaginando neanche che faccia avesse il proprietario di un tale arnese.
     Doveva essere lungo quasi il doppio di quello già sostanzioso di Max. Era combattuta tra la voglia di scoprire il volto del proprietario e il piacere di averlo, fine a se stesso.
     Sentì il letto muoversi ancora e allargò bene le gambe convinta che Max stesse arrivando per penetrarla e, mentre si stava preparando allargando bene la sua vagina con le mani, sentì ancora la voce di Max vicino all’orecchio: “E adesso prendi quest’altro in fica: volevi essere più troia della pornostar, ricordi? Fammi vedere bene quanto sai esserlo davvero!”.
     Era così larga e così morbida che non fece in tempo realizzare ciò che le aveva detto Max.
     Un pene la penetrò e cominciò subito a muoversi dentro di lei. Oltre ad avere un uccello enorme in bocca, un altro sconosciuto stava dentro di lei. E Max dirigeva questo incedere di falli sul suo corpo. Paola raggiunse immediatamente il primo di una lunghissima serie di orgasmi che avrebbe accompagnato quella notte.
     Max le fece tenere la benda sul viso ancora per qualche minuto prima di levarla. Voleva che terminasse di assaporare l’orgasmo senza avere visto in faccia quelli che l’avevano fatta godere.
     Quando sfilò la benda dagli occhi di Paola non fu immediato capire con chi aveva a che fare. Benché la luce fosse bassa nella stanza, gli occhi dovevano riabituarsi prima di riuscire a mettere a fuoco.
     Inoltre aveva ancora un pene enorme in bocca e un corpo che le oscurava la vista del resto della stanza e dell’uomo che stava muovendosi dentro di lei.
     Vedeva vicino a sé, seduto per terra accanto al letto Max. Riabituando gli occhi capì che il superdotato era un ragazzo mulatto. Ne scorgeva il volto, era molto bello, giovane, un fisico stupendo a giudicare dalla tartaruga che vedeva nei suoi addominali e alla larghezza delle sue spalle. Max fece un cenno al ragazzo che si scansò e Paola vide finalmente l’uomo con il quale stava scopando: vide un fisico possente, delle braccia grosse e muscolose, biondo, un viso non bellissimo ma interessante.
     Anche il secondo uomo si fermò e uscì da lei. Max annunciò che era il momento delle presentazioni: il mulatto era brasiliano e si chiamava Anderson.
     Il biondo era un colosso di oltre due metri, per la prima volta Paola si sentì bassa nonostante i suoi tacchi da undici centimetri.
     Era Italiano e si chiamava Alex. Paola non seppe trattenersi dal posare lo sguardo sui membri dei ragazzi e constatò quanto grande, anche visivamente, fosse quello di Anderson. Anche Alex era molto dotato, certamente più di Max che pure era il più grande che aveva avuto a disposizione prima di quella notte.
     Le presentazioni durarono pochi secondi perché, a un cenno di Max, Alex prese Paola in braccio e la appoggiò sul letto tornando a penetrarla.
     Anche Anderson tornò ad appoggiarle il pene sulle labbra e Paola ricominciò a succhiare e a leccare quell'enormità. Vide che anche Max avvicinava il suo pene alla bocca e cominciò ad alternare Max con Anderson, con una certa difficoltà a mantenere un buon ritmo a causa della variazione di dimensioni che condizionava i movimenti e delle spinte sempre più forti che nel frattempo Alex le imprimeva. Non capiva se c’era stata o meno un'indicazione di Max ma sta di fatto che Alex uscì da lui e Anderson si avvicinò alla sua vagina. Da un lato temeva questa penetrazione, dall’altro non vedeva l’ora che accadesse.
     Anderson appoggiò con una certa delicatezza il glande sulle sue grandi labbra. Era evidentemente abituato alla necessità di essere delicato per non causare lacerazioni nelle sue partner.
     A Paola tirava tutto, le sembrava che le pareti della sua vagina fossero sul punto di strapparsi e aveva una certa paura che questo potesse accadere.
     Per un attimo pensò a Stefano, a come sarebbe rimasto a vederla in mezzo a tre uomini vestita come la più volgare delle prostitute e con un pene enorme che la stava penetrando.
     Guardò Max per riuscire a scacciare quel pensiero e con lo sguardo implorò le sue labbra.
     Max in qualche modo capì che Paola lo voleva vicino in quel momento, interpretando il gesto più come un'ulteriore porcata che come una richiesta di sostegno.
     Ma si avvicinò a lei e la baciò con passione anche se la sua bocca aveva ancora il sapore del pene di Anderson. Ma era la sua bocca.
     Paola si rilassò e Anderson entrò completamente strappando un urlo a Paola che dopo la prima sensazione di dolore cominciava ad apprezzare il totale riempimento della sua vagina.
     Max la guardava e Alex si avvicinò a lei per permetterle di gustare il suo sapore. Alex sapeva di buono e la sua dimensione era molto più manovrabile di quella di Anderson, per cui prese a gustarlo con entusiasmo contagioso per la sua vulva e per la sua testa. Anderson era in ginocchio di fronte a lei che la penetrava e Alex si era posizionato di lato per arrivare bene alla sua bocca. La cosa che vide la lasciò esterrefatta e ancora più eccitata; vide Max mettersi in piedi sul letto e avvicinare il suo pene alla bocca di Anderson che, senza pensarci su due volte, cominciò a occuparsi del fallo di Max senza smettere di sbattere Paola.
     La serata continuò e a Paola non fu risparmiato nulla.
     In verità le fu risparmiata la penetrazione anale da parte di Anderson perché sarebbe stata molto probabilmente dolorosa ben al di là del piacere, e lo scopo di Max era quello di farla godere più possibile.
     La penetrarono in contemporanea analmente in vagina e in bocca, le vennero in bocca tutti e tre uno dopo l’altro mischiando i lori semi e i loro sapori sulla sua lingua, la toccarono, la sculacciarono, la baciarono, se la passarono dall’uno all’altro.
     Dopo un paio di eiaculazioni a testa ricominciarono a scoparla a turno e la scoparono ininterrottamente per oltre due ore dandosi il cambio dentro di lei ma non lasciandole tregua né risposo alcuno.
     Paola si sorprese delle capacità elastiche della vagina visto che riusciva a sentire bene il pene di Max anche quando la penetrava subito dopo Anderson.
     Ogni tanto vedeva Anderson impegnato in pose bisessuali con Max ma mai con Alex. Chiese a Max di penetrare Anderson e fu accontentata, esattamente davanti al suo viso Max entrò dentro al ragazzo mulatto e ne godette l’intimità per qualche minuto. Uscendo disse a Paola che tutto lo sperma della serata era riservato a lei e toltosi il profilattico lo mise prontamente nella sua bocca a rimarcare la categoricità di quella indicazione.
     Erano quasi le cinque di mattina quando Anderson e Alex salutarono e andarono via dalla stanza.
     Erano stanchi morti ovviamente. Paola aveva forti bruciori sia alla vagina che all’ano ed era convinta di aver bevuto mezzo litro di sperma.
     Max le chiese: “Allora piaciuta la sorpresina? Era un buon addio al nubilato?”.
     “Non avevo messo minimamente in conto di poter andare con due uomini insieme, figuriamoci con tre. Se me lo avessi chiesto ti avrei detto di no”.
     “Infatti non te l’ho chiesto. Mi avevi detto che eri a mia disposizione: con le cose mie posso fare ciò che voglio, anche prestarle agli altri, ma non preoccuparti, avrai paga doppia oggi”.
     “Stronzo non parlavo di soldi, lo sai. Comunque grazie. Sono state sensazioni davvero forti. Emozioni pazzesche. Ma dove l’hai trovato quello lì? Era davvero enorme, quando è entrato pensavo di esplodere”.
     “Lasciami qualche segreto. Volevo dirti che puoi dormire qualche ora. Abbiamo l’aereo alle 13.00 e l’appuntamento di domani mattina ufficialmente è saltato. In verità, te lo confesso, non c’è mai stato. Vuoi dormire con me?”.
     Paola assentì e si addormentarono abbracciati per poche ore di riposo e tenerezza dopo tante ore di sesso e marcata volgarità.
 
     Per Max fu duro il viaggio di ritorno sempre accanto a Paola. Non capiva se quella serata era servita a fargli passare la cotta oppure se aveva peggiorato le cose. E il fatto che Paola stava vicino a lui più come una fidanzata che come una collega, anzi come una sottoposta, non aiutava certo la sua testa a ragionare in maniera fredda e guardando le cose dall’esterno come sapeva essere giusto fare.
     Viaggiavano insieme e da soli e fu ovvio che sedessero accanto in aereo, così come fu naturale, date le poche ore dormite e la molta ginnastica, che entrambi avessero sonno.
     A Max sembrò molto meno naturale il fatto che Paola appoggiasse beatamente la testa sulla sua spalle e altrettanto beatamente si addormentasse all’istante.
     Proprio non riusciva a capirle le donne: Paola si sarebbe sposata entro una decina di giorni, aveva appena passato una notte di sesso sfrenato con tre (dico tre!) uomini, tra cui un super dotato, e non si faceva scrupoli ad avere atteggiamenti equivoci in pubblico con il suo capo.
     Sapeva anche che provare a farlo notare sarebbe stata una battaglia persa; Paola avrebbe risposto con candore: ho già visto che sull’aereo non c’è nessuno che conosco… tu non hai salutato nessuno… chi vuoi che ci veda?
     Ma la testa di Paola, se pure soavemente pesante sulla sua spalla, in quel momento era il meno angosciante dei suoi pensieri.
     Tentò di riorganizzare il suo cervello. Un bel reset come il suo passato da sistemista gli suggeriva di denominare quel tipo di operazione mentale.
     Aveva acquisito una certa esperienza nel valutare le esperienze sessuali. Ogni sessione di sesso era giudicabile prevalentemente da quattro parametri, più o meno in ordine di importanza: stato di benessere generale, senso di soddisfazione, appagamento. Voglia di ripetere l’esperienza. Senso di colpa. Rimpianto dei soldi spesi.
     La prima cosa che aveva imparato era osservare se rimpiangeva i soldi spesi o meno. Se il primo pensiero che gli veniva in mente, una volta salutata la signorina di turno, era la cifra che aveva appena pagato, allora era una spia della certezza di aver speso male quei soldi, pochi o tanti che fossero stati. Molto evidentemente cifre più alte vengono in mente con più facilità, ma paradossalmente ricordava che la maggior parte delle volte che rimpiangeva i soldi le cifre non erano particolarmente alte. Quindi le ragazze che decideva di pagare molto, evidentemente, erano ben scelte, visto l’ovvio innalzamento dell’aspettativa.
     In quel caso di soldi ne aveva spesi davvero tantissimi tra il doppio compenso a Paola e il compenso ad Anderson. E non rimpiangeva un solo centesimo.
     Spesso quando aveva finito le sue sessioni sporadiche, Max veniva assalito dai rimorsi nei confronti della moglie, del lavoro, delle mille cose che doveva sempre fare e che non aveva mai il tempo di fare. Anche questo era un segnale chiaro del fatto che non si era divertito sino in fondo, anche se questo segnale era più sottile. Era più dipendente da lui e dal suo stato d’animo che non dalla ragazza che aveva incontrato, anche se è sempre difficile in un incontro distinguere le due componenti. Anche come sensi di colpa però stava a zero: e dire che aveva speso inutilmente i soldi del viaggio di Paola per i suoi fini, cosa che non faceva mai neanche per se stesso.
     Sempre alla fine dell’incontro si domandava se aveva voglia di rivedere la femmina appena salutata: per quasi tutte la risposta immediata era un sì che si trasformava in un no entro 24 ore dall’incontro nella maggioranza dei casi. Era perfettamente normale che per ogni incontro andato bene o anche in maniera appena sufficiente ci fosse la voglia di possedere di nuovo quel corpo e di perfezionare alcune cose sempre perfettibili al primo incontro. Solo per poche donne però quel desiderio persisteva anche a freddo, perché nella maggior parte dei casi era facile capire che con lo stesso tempo e con gli stessi soldi si poteva provare qualcosa di nuovo e di più appagante per il solo fatto di essere nuovo. Un puttaniere ama cambiare altrimenti che puttaniere è? I pochi casi quindi di due, tre o addirittura più incontri significavano che la ragazza in questione era davvero speciale.
     Non avrebbe ripetuto l’orgia ma era la quinta volta che vedeva Paola e l’avrebbe rivista volentieri anche il giorno stesso, capacità fisiche permettendo.
     Ma aveva un certo stato di malessere generale. Non aveva quel senso di appagamento che aveva avuto, per esempio, dopo il primo incontro con Paola. Era disturbato dal dubbio di non riuscire a controllare le sue emozioni.
     Sulla validità della sessione di sesso non aveva dubbi, ma del resto era così palese che non era necessaria alcuna analisi razionale. Aveva pensato a regalare l’addio al nubilato a Paola con l’intento, in verità alquanto sciocco, di auto convincersi che non era altro che una puttana. Per convincersi di questo avrebbe dovuto casomai riuscire a capire o a scoprire che prendeva soldi anche da altri ed era praticamente certo che questo non accadeva. Il fatto che scopasse anche con altri in sua presenza, anzi indotto da lui a farlo, che significato poteva avere?
     Come consolazione era molto soddisfatto della sua capacità organizzativa. Era riuscito a trovare Anderson e anche se gli era costato caro (quasi quanto uno stipendio di Paola!) aveva ottenuto ciò che desiderava: un superdotato bisex per il fisico e per la testa di Paola. Non ne avevano mai parlato ma sapeva che era una fantasia molto comune tra le donne quella di vedere due maschi tra di loro. Non certo così comune come è tra gli uomini la fantasia di due donne, ma abbastanza comune per mettersi nella condizione di appagare anche quell'eventuale fantasia di Paola. In quanto a lui, sebbene totalmente etero, non era la prima volta che aveva a che fare con un uomo a letto, anche se le altre volte erano sempre stati mariti delle signore con le quali si intratteneva che avevano tendenze bisex oppure che si assoggettavano ai desideri delle mogli di umiliarli in tutte le maniere.
     Più complesso era stato trovare Alex, visto che non aveva certo intenzione di pagare qualcuno per andare a letto con Paola. All’inizio aveva pensato addirittura a chiedere soldi, ma anche girandoli interamente a Paola, come ovviamente avrebbe fatto, si sarebbe sentito un pappone. Avrebbe pagato lui Paola per conto di Alex. Aveva messo un annuncio ed era stata dura selezionare tra le oltre cento risposte ricevute. Ma alla fine ci era riuscito e aveva trovato il tipo che cercava.
     Rigirava intorno al problema, pensava ad altre cose quali capacità organizzativa e soddisfazione sessuale e non riusciva a venire a capo del suo problema. Si era innamorato di Paola o no? La stanchezza non aiutava la sua lucidità mentale. Accarezzò dolcemente la testa di Paola e si addormentò con lei per i pochi residui minuti di viaggio.
 
     Quando Paola salutò Max e si mise sulla sua auto per tornare a casa e rituffarsi nei preparativi per le nozze, che ormai era diventati frenetici, non poté fare a meno di ripensare alla notte trascorsa. Aveva in qualche modo fantasticato su quel genere di cose come gran parte delle donne, ma trovarsi al centro di tre uomini di cui un superdotato era al di là anche dei più spinti pensieri che aveva mai avuto. Semplicemente lo aveva fatto. Le sembrava assurdo ma era stata a letto con tre uomini insieme. Si era fatta penetrare da uomini che non aveva mai visto in faccia e senza vederli in faccia. Si doveva sposare tra nove giorni e amava il suo fidanzato eppure non provava sensi di colpa. Era ancora una volta stupita di questa cosa ma questa volta, oltre a stupirla, la mancanza di sensi di colpa la spaventò. Dove sarebbe arrivata? Sarebbe mai stata capace di dire di no a Max? Eppure le era chiarissimo che per Max non provava amore. Stima, simpatia, fortissima attrazione sessuale ma amore no, ne era certa. Si può fare qualsiasi cosa ti chieda un uomo che non ami? A Stefano avrebbe seccamente risposto di no se le avesse proposto cose anche molto più soft di quelle fatte con Max. Non riusciva a darsi una risposta, ma non aveva il tempo di preoccuparsene più di tanto: doveva scappare al negozio di argenteria perché era sorto un problema con le bomboniere.
     In qualità di capo di Paola e di ex-capo e buon conoscente di Stefano era stato invitato, ovviamente con la famiglia. In quell’occasione Paola vide finalmente Giusy e si stupì della bellezza e dell’eleganza della moglie di Max. Non che si aspettasse una brutta donna ma Giusy andava decisamente oltre alle sue aspettative.
     La cerimonia e il ricevimento furono perfettamente riusciti e tra Max e Paola non ci fu neanche uno sguardo complice in nessuna occasione. L’unica concessione che fecero alla loro segreta intimità fu un impercettibile sfiorarsi di labbra durante il bacio alla sposa. Paola partì per il viaggio di nozze serena, Max restò al lavoro non così sereno come avrebbe voluto.
     Tra viaggio di nozze e ferie estive arrivò settembre. Più di due mesi lontano, almeno sessualmente, da Paola avevano reso Max più lucido, anche se ancora non era così convinto di essere pienamente padrone dei suoi sentimenti e delle sue emozioni.
     I tempi per un nuovo incontro erano ormai maturi e Max aveva in mente un'ulteriore frontiera da far valicare a Paola: un rapporto con una donna.
     Paola infatti gli aveva detto che non era mai stata con una donna e che non era per nulla attirata dal corpo femminile, ma Max in qualche modo sapeva che non avrebbe rifiutato.
     Stavolta però non le avrebbe fatto una sorpresa, l'avrebbe invitata esplicitamente a un rapporto a tre. Decise di farlo però con calma.
     Fece passare una settimana dalla fine delle ferie e, controllando a vista i suoi gesti durante la pausa mensa, le inviò un sms: ”Domani alle 13.00 al motel dell’altra volta?”.
     Vide Paola, tre tavoli distante che prendeva il cellulare per leggere il messaggio e lo riponeva subito dopo. La risposta si fece attendere sino alla fine della pausa pranzo: ”Ok”. Senza commenti.
     Le avrebbe proposto il rapporto a tre mentre che erano al motel in intimità: sarebbe stato più eccitante stare con lei e avrebbe potuto capire meglio cosa ne pensava la parte di Paola che più aveva a cuore.
     Il giorno dopo Paola si presentò al lavoro con un abito lungo e largo e Max immaginò, appena la vide, il gusto di vederlo cadere sperando che non portasse nulla sotto.
     Paola ormai conosceva bene i gusti di Max e, appena arrivati nella stanza del Motel, abbasso la zip, tirò a lato le spalline e l’abito cadde a terra lasciandola completamente nuda con indosso solo dei sandali con poco tacco. Per quanto assurdo possa sembrare solo in quel momento Max si rese conto che era la prima volta che vedeva Paola completamente nuda prima di fare l’amore. L’aveva vista nuda solo dopo, quando andava a fare la doccia ma mai prima e neanche durante.
     Quasi si pentì di non aver usufruito prima di quello statuario corpo completamente nudo. Complice l’abbronzatura e il fatto che si era certamente rilassata dopo il matrimonio, Paola era più bella che mai. Max le prese la mano sinistra con la fede ancora nuovissima. La toccò. Si sorrisero. Max la guardò negli occhi e sempre sorridendo le disse: “Lo sai cosa devi fare vero?”, e Paola rispose: ”Essendo una puttana, devo succhiarti il cazzo, maiale!”, e scoppiarono entrambi in una risata che durò giusto il tempo che Paola si inginocchiò per cominciare a eseguire l’ordine che si era data da sola. Max eiaculò dentro la bocca di Paola dopo pochi minuti, così in piedi, con ancora i pantaloni abbassati alle caviglie. Dopo si sdraiarono sul letto completamente nudi. Max le fece alcune domande sulla vita coniugale appena intrapresa alle quali Paola rispondeva con molta allegria. Per paradossale che possa sembrare traspariva dalle parole e dai toni di Paola l’entusiasmo per quella nuova vita e l’amore per suo marito.
     Durante questi discorsi i due si toccavano e si baciavano e inevitabilmente in poco tempo l’eccitazione tornò dominatrice di quel letto scalzando la dialettica.
     Mentre Paola accarezzava il pene di nuovo eretto di Max e da lui veniva penetrava con due dita nella vagina, Max annunciò: “La prossima volta lo facciamo in tre con una ragazza”.
     Paola restò in silenzio e Max continuò a masturbarla e a farsi masturbare.
     “Questa volta ti ho detto prima ciò che voglio fare perché voglio che tu sia d’accordo. Mi hai detto che non ti piacciono le donne, non voglio forzarti”.
     “Max… non mi piacciono le donne, è vero. Ma ho visto che tu hai penetrato Anderson e si capiva che lo facevi per me… e io non ti pago. Io sono a tua completa disposizione per cui se questo è il tuo desiderio farò tutto ciò che desideri. Tutto”.
     “Grazie amore”.
     La parola amore era uscita dalle labbra di Max senza che lui se ne rendesse conto ma non gli era dispiaciuto pronunciarla. In qualche misura la amava. Era molto più tranquillo di qualche mese prima, ma il suo conflitto non era risolto. Stava imparando a convivere con questo conflitto.
     Paola restò invece colpita da quella parola, come se per la prima volta avesse realizzato che dietro il sesso di Max c’era anche un essere umano, capace di sentimenti. Addirittura si fermò per qualche istante dal masturbarlo ma riprese prontamente perché non voleva far capire di avere dato peso a quella parola.
     Fecero l’amore ancora per poco, avevano concordato di rientrare dopo una pausa pranzo allungata, quindi nel giro di un paio d’ore sarebbero dovuti tornare in ufficio. Max mise direttamente dentro la borsa di Paola la busta con il corrispettivo in contanti dello stipendio di quel mese
 
     Tornato in ufficio Max si mise subito al lavoro per organizzare il trio. Non aveva ancora deciso se affidarsi a una ragazza già collaudata o se sceglierne una nuova. C’erano, come in tutte le cose, pro e contro per entrambe le soluzioni.
     A favore di una ragazza già conosciuta giocava il fatto di poter scegliere una che certamente non lo avrebbe deluso e che secondo la sua opinione poteva andare bene anche per Paola. Per contro c’era il fatto che non avrebbe avuto piacere di far vedere a Paola che era in intimità con un’altra ragazza.
     Sulla nuova c’era il gusto della novità e la neutralità nei confronti di Paola ma il grosso dubbio era il rischio di una fregatura, di una ragazza troppo fredda o troppo frettolosa, cosa che proprio non voleva accadesse.
     Cominciò a pensare a quale ragazza poteva chiamare e si rese conto che era ormai quasi un anno che andava solo con Paola. Per esperienza sapeva benissimo che a un anno di distanza non c’è nessuna garanzia che una ragazza non sia cambiata, anzi è quasi una certezza che un cambiamento, e quasi sempre in peggio, ci sia stato.
     Capì quindi che doveva impegnarsi al massimo per trovare una ragazza, non troppo professionista, sia perché non piaceva a lui, che perché sarebbe stata fuori luogo con Paola, bella, affidabile, simpatica, disposta a un rapporto a tre. Non era facile ma ci sarebbe riuscito.
     Chiamò subito gli amici che aveva nel mondo dell’escorting e fu fortunato. Un suo amico che sentiva regolarmente e che era peraltro l’unico a sapere dell’esistenza di Paola, gli segnalò una tal Vittoria, bellissima ragazza irlandese da anni in Italia che lavorava come attrice e modella ma che non disdegnava qualche selezionato incontro con amici molto facoltosi.
     L’amico lo avvertì che non sarebbe certo stata economica ma di certo Max non pensava a economizzare in quella situazione.
     Ottenne il telefono di Vittoria e la chiamò subito a nome dell’amico. Spiegò la situazione: Vittoria sarebbe dovuta essere disponibile per tutta la notte e doveva essere disponibile a ogni tipo di rapporto sia con lui, che con la sua ragazza, che con entrambi insieme. Vittoria accettò precisando che a quelle condizioni il suo regalino sarebbe stato di duemila euro. Max restò perplesso ma l’amico l’aveva garantita. Chiese solo delle foto che Vittoria si impegnò a spedire subito via mail. Max diede il suo indirizzo dedicato a questo scopo e salutò. Quando arrivarono le foto, corredata da descrizione, capì il perché di quella cifra spropositata. Era una versione bionda di Paola: più o meno la stessa altezza, viso da Barbie, corpo stupendo. Aveva il dubbio che avesse il seno rifatto ma pazienza: non si può avere tutto. Rispose alla mail contenente le foto confermando l’appuntamento per la settimana dopo.
     Ormai era collaudata la logistica del viaggio, Paola era passata in segreteria a ritirare i biglietti e aveva la prenotazione al solito hotel. Come abbigliamento per l’incontro Paola scelse secondo i gusti, ormai a lei familiari, di Max: minigonna, reggicalze, tacchi a spillo, camicetta, niente intimo. Si ritrovò in camera con Max prima dell’arrivo di Vittoria. Max le aveva inviato una foto di Vittoria: voleva giocare a carte scoperte e farlo sino in fondo.
     Max e Paola si sedettero sul divano. Max accarezzava le gambe di Paola ma fermandosi a un piacere tattile ed estetico senza sconfinare in quello sessuale. Vittoria arrivò con quindici minuti di ritardo.
     Paola si domandò se fosse stata istruita da Max sull’abbigliamento perché era vestita in maniera praticamente identica a lei; se indossava l’intimo lo avrebbe scoperto a breve ma per il resto non c’erano grandi differenze. Era perfettamente rispondente alla fotografia che aveva visto e restò comunque colpita dalla bellezza e dal portamento della ragazza bionda.
     Max, sapendo chi la aveva presentata, ciò che faceva e quanto costava era molto meno stupito, sarebbe rimasto deluso se non fosse stata bellissima. Dopo aver offerto da bere a Vittoria e aver fatto trascorrere una decina minuti in amabili e vuote chiacchiere di presentazione utili solo a rompere il ghiaccio, Max si avvicinò a Vittoria e cominciò ad accarezzarle le gambe. Vide che Paola era indecisa se avvicinarsi anche lei o lasciar fare a loro e risolse l’indecisione: "Paola, amore, non ti dispiace se comincio a conoscere meglio questo splendore di ragazza, vero?”.
     E, senza attendere la risposta, infilò la mano sotto la mini di Vittoria e si avvicinò alle labbra della ragazza con le sue, dapprima sfiorandole, poi baciandola appassionatamente. Paola guardava la scena e restò colpita. Max si stava dedicando solo a Vittoria con atteggiamenti sempre più spinti. Dopo i baci cominciò a spogliarla e a farsi spogliare. Vittoria indossava l’intimo e Max lo sfilò senza dargli troppo peso. I due, proprio di fronte a lei, avevano cominciato a fare tutto ciò che era normale fare in quella situazione escludendola.
     Era la prima volta che si trovava a guardare così da vicino due persone che facevano sesso. Dopo pochi minuti cominciò a sentirsi ferita dal fatto che Max la ignorava non degnandola neanche di uno sguardo e dedicandosi interamente a Vittoria. Sapeva che sarebbe stato ridicolo protestare e sapeva di non avere nessun diritto di farlo.
     Sapeva che pochi mesi prima lei si era fatta scopare da due maschi mentre Max guardava e che in fondo si era solo invertita una situazione che aveva accettato e che l’aveva eccitata. Si aspettava di fare l’amore in tre o che Max volesse guardarla impegnata con una donna. Non si aspettava affatto che dovesse essere lei a guardare. La turbava vedere il pene eretto di Max esplorare il corpo e gli orifizi di Vittoria, si macerava nel vedere gli sguardi del suo mentore persi nel vuoto come era abituata a scorgerli mentre era lei a infondergli piacere.
     Arrivò quasi a disperarsi quando Max esplose inequivocabilmente dentro la bocca di Vittoria e quando vide con che maestria Vittoria sapeva ripulire Max con l’utilizzo della sola lingua. Mentre stava li quasi inebetita da quel suo ruolo inatteso udì Max rivolgersi verso Vittoria: “Adesso tocca a lei”.
     Vittoria sorrise e si avvicinò a Paola cominciando ad accarezzarla. Paola era molto rigida sia per essere la prima volta che veniva avvicinata da una donna ma anche perché era stravolta e arrabbiata con Max.
     Si stupì della delicatezza dei tocchi di Vittoria sulle sue spalle e poi sul suo viso. Contrariamente a quanto pensava erano tocchi estremamente gradevoli. La razionalità intanto lavorava dentro di lei per farle accettare che era appena stata tradita da Max: capiva benissimo che non c’era nessun tradimento, era chiaro che doveva anche digerirlo.
     I tocchi di Vittoria si facevano mano a mano più audaci. Si sentì sfiorare il seno da sopra la camicetta. Senti l’indice di Vittoria accarezzarle il labbro. Infine sentì le labbra di Vittoria posarsi sulle sue. Sapevano di Max. Aprì la bocca al suo primo bacio al femminile e lo trovò morbido, gradevole e gustoso come uno maschile, con in più un delizioso sapore di sperma.
     La bellezza di Vittoria di sicuro facilitava le cose e timidamente anche Paola cominciò ad accarezzarla. Ben presto si ritrovarono nude, una vicino all’altra, sul letto, con Max che si gustava lo spettacolo attendendo una nuova erezione che, con due corpi di cotale bellezza avvinghiati vicino a lui, era certo, non avrebbe tardato ad arrivare.
     Paola provò una sensazione stranissima toccando il seno di Vittoria. Ritrasse la mano quasi spaventata. Lo sentiva talmente diverso dal suo da non riconoscerlo. Vittoria se ne accorse e le sussurrò in un orecchio: “Tocca tranquillamente cara, è solo un seno rifatto. E mi fa piacere se mi tocchi… sei bellissima!”.
     Paola rimise la mano sul seno della compagna di giochi e prima di baciarla di nuovo mormorò: “Anche tu sei bellissima”.
     Vittoria scese con la lingua prima sui seni e poi nell’intimità di Paola, la quale decise di lasciarsi andare ed essere, almeno in quella fase, totalmente passiva; voleva arrivare all’orgasmo grazie a una donna e si augurò che Max non intervenisse. Ormai si era accaldata in quel gioco e voleva gustarselo tutto al femminile. La notte era lunga per fare giochi a tre; se Max fosse intervenuto lo avrebbe fermato. Del resto lui l’aveva fatta assistere al suo orgasmo, adesso sarebbe stato lui a guardare loro. Ma Max non ci pensava nemmeno a intervenire, sia perché il tempo trascorso dal suo orgasmo era ancora troppo breve sia perché uno spettacolo così non voleva perderselo né rovinarlo. La notte era lunga per fare tutte, le tante, altre cose che voleva fare.
     Paola, rilassandosi, cominciò ad apprezzare la lingua femminile sul suo sesso e mentalmente diede ragione a quelle voci secondo le quali le donne la leccano meglio, alle quali si era sempre rifiutata di credere.
     Raggiunse un orgasmo strano, intenso ma non completamente appagante, probabilmente non si era ancora totalmente rilassata ma era comunque molto soddisfatta. Non diede il tempo a Max di intervenire, chiese direttamente a Vittoria se poteva ricambiare. Vittoria la guardò, le accarezzò il viso e si distese con le gambe aperte di fronte a lei. Paola si ritrovò quindi ad avvicinarsi al sesso di una donna. Aveva ancora un sottile filo di repulsione da vincere. Ma si avvicinò sempre di più, sfiorò le grandi labbra di Vittoria con le sue labbra, prese coraggio, le aprì con la lingua e la mosse timidamente in quella nuova frontiera del piacere. Il sapore per pochi attimi le sembrò aspro, cattivo, viscido, ma fu una sensazione breve che veniva sostituiva dal gusto di esplorare una cosa conosciuta a perfezione ma al tempo stessa aliena.
     Quando percepì l’apprezzamento di Vittoria dalle sue contrazioni e dai suoi gemiti il piacere aumentò: riusciva a dare piacere a una donna: una scoperta straordinaria, in pochi minuti si liberò delle paure che la avevano fatta tremare per una settimana, da quando Max le aveva annunciato quell’incontro. Si diede della stupida per essere stata, neanche mezz’ora prima, gelosa di Max. Si tuffò sul sesso di Vittoria con precipitazione maschile baciandola, leccandola, succhiandola avidamente e toccandola dappertutto, esplorando il corpo femminile con le mani e con il suo corpo stesso, stava provando una sensazione indescrivibile, si stava eccitando come le era capitato la prima volta che aveva succhiato il pene di Max. E come quella volta, senza toccarsi, stringendo le gambe e accavallandole forte sul proprio sesso, raggiunse l’orgasmo, trascinando anche Vittoria al piacere e lasciando Max esaltato a quella vista.
     Max si unì ovviamente subito dopo a loro, ma non prima di aver baciato appassionatamente Paola e di averle sussurrato un grazie ricevendo un grazie a te come pronta e sincera risposta. Max si sentiva all’apice del successo sessuale: due ragazze di quella portata insieme erano una cosa che ben pochi hanno provato nella vita e sapeva di essere l’unico ad averla provata con Paola.
     Fecero sesso in tre e si presero del riposo a turno con gli altri due che continuavano. Paola a un certo punto, mentre Max stava penetrando Vittoria, si fermo per gustarsi lo spettacolo dei loro corpi. A distanza di un paio di ore la stessa visione era passata dal darle rabbia al darle piacere. Restò volutamente staccata a guardarli a lungo, prese addirittura a masturbarsi guardandoli, sino a godere del loro piacere.
     Esausti smisero quando stava per sorgere il sole. Vittoria salutò e andò via portando con sé la busta che Max aveva preparato per lei; prima di uscire si rivolse verso Paola e disse: “Se passi da qui chiamami...”.
     Restarono soli e non avevano nessuna voglia di dormire nonostante entro tre ore dovevano trovarsi dal cliente e questa volta dovevano andarci davvero.
     Max chiese: “Cosa hai provato? Come è stato… raccontami dai!”.
     “All’inizio ho provato solo rabbia. Mi sembrava offensivo che mi facevi guardare mentre ti scopavi un’altra. Poi mi sono eccitata sempre di più. Vittoria è meravigliosa, non so come tu faccia a trovare queste persone ma devo darti atto che è stato fantastico. Non pensavo mi sarebbe potuto piacere. E tu? Hai realizzato il sogno di farti entrambe le veline?”.
     “Beh, sarei ipocrita a non ammetterlo, due ragazze come voi sono un sogno per tutti i maschi. In verità anche una sola di voi basta e avanza. Ma sarei ipocrita anche se non ammettessi che anche quando stavo con lei godevo con te. Specialmente all’inizio. Ovviamente l’ho fatto apposta di stare solo con lei, mi piaceva da morire il fatto che provassi almeno un minimo di gelosia e sono felice di esserci riuscito, così come sono felice che tu abbia goduto così tanto”.
     “Spiegati meglio: che vuol dire che quando stavi con lei godevi con me?”.
     “Quello che ho detto. Che mi piace ogni tua reazione, che mi sono gustato la tua rabbia nascosta, neanche troppo bene, così come mi sono gustato, e non sai quanto, il fatto che ti sia masturbata mentre scopavo con lei, solo qualche ora dopo. Sei una ragazza meravigliosa Paola, il sesso con te è quanto di più delizioso un maschio possa desiderare”.
     “Quanto di più delizioso un maschio possa desiderare o quanto di più delizioso tu possa desiderare?”.
     Max non rispose a quest’ultima domanda che ovviamente gli ronzava in testa da mesi ma decise, come spesso fa chi è in crisi, di contrattaccare.
     “Mi piacerebbe fare un’altra cosa con te…”.
     “Spara”.
     “Vedi, a oggi abbiamo fatto insieme tante cose. In particolare tu hai fatto un percorso perverso abbastanza complesso. Ti sei prostituita per la prima volta, per la prima volta hai sperimentato i rapporti anali, per la prima volta hai ingoiato sperma, per la prima volta hai comprato abiti in un sexy shop, per la prima volta sei stata con degli sconosciuti, per la prima volta sei stata con tre uomini insieme, per la prima volta sei stata con una donna. Ho riassunte tutte queste cose che hanno una sola cosa in comune: il fatto che nella tua vita normale possono restare totalmente estranee, ho sempre organizzato tutto io, e niente di ciò che abbiamo fatto te lo porti dietro. Vorrei di più. Vorrei che tu organizzassi una cosa per me. Ovvio che non può essere una cosa solo tra me e te perché altrimenti cambierebbe poco: mi hai già fatto la graditissima sorpresa degli abiti sexy. Vorrei che tu mi portassi una persona, uomo o donna che sia, e che lo facessimo in tre, e che questa persona sia una persona che conosci o che conoscerai ma senza l’aiuto del web o dei soldi. L’ideale sarebbe un tuo amico o una tua amica…”.
     “Aspetta. Se ho capito bene ti vuoi fare una mia amica insieme a me? Mi sembra davvero difficile, non sono quel tipo di ragazza, non ho quel tipo di amiche”.
     “Non eri neanche il tipo di ragazza capace di farsi sbattere da tre maschi insieme… eppure l’hai fatto!”.
     “Ci penso su. Niente soldi e niente web hai detto? Vuol dire una che conosco o che mi rimorchio per strada. Mi sembra davvero difficile”.
     “Perché parli solo al femminile? Mi va bene anche un maschio”.
     “Sì ho capito ma mi sembra più facile una femmina. E poi lo so che ti piacerebbe molto di più quindi se devo farla la farò bene, come al solito!”.
     Si guardarono negli occhi. Si baciarono. La nuova sfida era lanciata
 
     Due settimane dopo l’incontro con Vittoria a Max arrivò un sms da Paola: ”Stasera Francesca viene a casa mia e Stefano non c’è. Domani ti faccio sapere”.
     Nonostante non dicesse nulla quell’sms lasciava ben poco spazio alle interpretazioni.
     Non ci sarebbe stata ragione alcuna di inviare un sms per dire che si vedeva con una collega se non fosse stato strettamente correlato al loro ultimo progetto.
     Max non sapeva cosa pensare. Francesca era una bella ragazza, non certo paragonabile a Paola ma comunque bella e sexy, quindi non era affatto dispiaciuto. Ciò che lo intimoriva e che aveva già rischiato grosso con una collega, due gli sembravano un eccesso di rischio poco accettabile. Si fidava di Paola ma se avesse potuto avrebbe fermato volentieri quel progetto. Pensò anche di contattare Paola e dirglielo ma sarebbe stato in qualche modo sleale mettere ulteriori condizioni a posteriori. E per Max la lealtà, almeno nei confronti di Paola, era troppo importante. Decise di lasciar fare agli eventi il loro corso. In fondo l’intrigo delle due colleghe, per quanto pericoloso, lo attirava.
     Il giorno dopo Max aveva una serie di appuntamenti fuori dall’ufficio ma non stava nella pelle. A metà mattino mandò un sms a Paola chiedendo notizie. Paola rispose che lo avrebbe aspettato a qualunque ora in ufficio e che ne avrebbero parlato a voce.
     Max arrivò in ufficio alle 19,30 annunciandosi a Paola tramite sms. Dopo pochi minuti Paola entrò nella sua stanza e chiuse la porta a chiave. Del resto era normale che a quell’ora la porta di Max fosse chiusa a chiave quando lui non c’era, non avrebbe destato sospetti.
     Aveva una gonna, cosa rara per lei in ufficio. Non diede a Max il tempo di dire nulla sulla chiusura della porta. Andò dietro la sua scrivania, gli sbottonò i pantaloni e cominciò un rapporto orale. Conosceva troppo bene Max ormai, anche fisicamente. Lo fece venire in pochi minuti. Dopo si sollevò la gonna e si sedette in braccio a Max: “Mettimi le mani sulle gambe, toccale, salutale. Ieri sera è andata benissimo con Francesca. Ci sono stata insieme ed è stato gradevole. Ma ho capito che ho esagerato. Lei sarebbe venuta a letto con me e con te senza alcun dubbio ma sono io che non voglio più, ho superato il limite del divertimento e sono arrivata al pentimento e alla preoccupazione. E’ finita Max. Ti faccio un regalo: sono assolutamente certa che sei fai una proposta indecente a Francesca accetterà. Non è un'opinione, le piaci e mi ha detto che lo farebbe per soldi. Ciao Max e grazie di cuore”.
     Paola si alzò si ricompose e uscì senza aggiungere altro.
     Max restò pietrificato senza riuscire a dire una sola parola. Non avrebbe più visto Paola.
     Realizzò che Paola lo aveva fatto godere senza prendere dei soldi.
     Poi vide un foglietto, era una ricevuta di un versamento, oltre 8.000,00 euro a favore di un ente benefico. Non dovette fare i conti per capire che Paola non aveva tenuto per sé neanche un euro. Si era sbagliato, Paola non era una puttana. O forse sì. Ma era davvero importante? Senza alcuna amarezza, Max sorrise.







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