Un uomo benedetto
di Charly


    
Guardava fuori dalla finestra di quella che era stata la sua cameretta, ma tutto gli pareva diverso, nonostante le case fossero sempre uguali, stesse forme e colori, il paesaggio identico.
     A ore dodici c’era sempre un bagno, con il vetro opaco, attraverso il quale aveva visto per la prima volta un seno, o meglio l’aveva visto in una giornata estiva in cui la finestra era aperta e la sua vicina faceva ondeggiare i propri seni muovendosi. All’epoca aveva creduto fossero tutti così, grandi e molli, poi si era reso conto che dir seno era come dire donna e le donne non son tutte uguali.
     Si mise a ridere pensando all’ultimo toccato, una palla di plastica immobile, esteticamente perfetta ma fredda, così come colei che lo possedeva. Si trattava di una sua catechista, una ragazzina per bene, con ottimi voti a scuola, un fidanzato benestante amato dalla famiglia, ma evidentemente impotente e che si fingeva pertanto un cattolico praticante, stimatore della verginità. Peccato che lei non fosse tale dal giorno della propria Cresima e che avesse costretto lui, ormai cinquant’enne, a prendere una pastiglietta blu il venerdì, giorno della propria passione, in cui la ninfomane di plastica lo veniva a trovare. Gli altri giorni li trascorreva con amici del fidanzato o di suo padre, perché diceva che con uno sconosciuto non sarebbe potuta andare a letto, ma il suo don, che in intimità chiamava dindondan, era il suo preferito, o così le piaceva fargli credere. Era l’unico a cui non chiedeva l’uso del preservativo, tanto lui non l’avrebbe usato seguendo le direttive del papa. Voleva lo sperma benedetto dentro sé, diceva che vedere la croce durante l’amplesso e stringere il rosario durante l’orgasmo la eccitassero come non mai. Il giorno prima gli aveva descritto nei dettagli come sarebbe stato il proprio vestito il giorno del suo matrimonio e il don si era immaginato quel candido abito durante la cerimonia da lui celebrata, ovviamente nelle proprie fantasie quell’abito veniva strappato e il marito li avrebbe osservati impotente, più del solito direi. L’unica sua preoccupazione riguardava il grembo di lei, iniziava a vederlo crescere, chissà se davvero lo sposo avrebbe creduto fino in fondo alla propria paternità. Lo rassicurava la considerazione che sia più semplice per un uomo sopportare un tradimento piuttosto che dichiarare che il proprio amichetto non dà segni di vita. In fondo aver fecondato la moglie era il proprio regalo di nozze, il povero maritino non avrebbe più dovuto dimostrare nulla.
     Immerso in questi pensieri si sedette sul letto e si ricordò di tutte le volte che sarebbe dovuto diventare cieco, così almeno gli veniva detto da bambino e lui aveva creduto talmente tanto che toccarsi era un male che iniziò a farselo presto leccare da un amico di suo padre, un signore tanto gentile che aveva perso il suo unico figlio suo coetaneo per una grave malattia e che perciò era felice di trascorrere un po’ di tempo con lui. Giocavano a tennis insieme e insegnandogli a tenere la racchetta aveva già avuto modo di toccarlo, ma la prima succhiata era avvenuta dopo gli allenamenti, negli spogliatoi. In seguito il don fece molti ritiri spirituali con il signore, trascorrendo lunghi weekend insieme e fu in quelle occasioni che capì che non era gay. Penetrarlo non gli dispiaceva, ma non sopportava proprio l’idea di un bastone rigido dentro di lui.
     Ritentò ancora, appena entrato in seminario, dove le occasioni non mancavano, ma solo perché lì faticava ad aver costantemente donne a disposizione e in qualche modo doveva liberarsi per dedicarsi pienamente alla propria vocazione.
     Si coricò per riposarsi, ma immediatamente venne disturbato dal proprio cellulare che iniziò a vibrare nella propria tasca. Non aveva voglia di rispondere, fece finta di nulla, ma tenne il cellulare in tasca, non gli dispiaceva per nulla sentirlo muoversi. Pensò a Maria, quella suora nuova che vedeva sempre coperta, convinta fino in fondo della propria castità e che per questo lui impazziva a immaginarla nuda nel proprio letto, fu così che si eccitò. Voleva averla, non poteva non esser sua ed era troppo tempo che non gli capitava una vergine, quella sensazione di purezza e l’orgoglio di esser il primo gli avrebbero risparmiato l’aiutino farmaceutico, lo eccitavano come un ventenne virile. Decise di fingersi malato, con la febbre, la fanciulla si sarebbe occupata di lui, apparentemente innocuo, le avrebbe detto di fermarsi perché non si sentiva bene, si sarebbe goduto le tenere attenzioni di lei e poco a poco l’avrebbe penetrata, in fondo lei era totalmente inesperta e ingenuamente credeva nella castità del proprio parroco, non avrebbe avuto sospetti nelle fasi di avvicinamento. Avrebbe poi dovuto sostituire la sua passione del venerdì, non tanto perché si ponesse limiti riguardo le donne sposate, ma perché la pancia sarebbe cresciuta e le avrebbe impedito tutte le favolose posizioni che ogni volta lei gli proponeva. La nuova avrebbe avuto meno iniziativa, ma l’iniziarla l’avrebbe ricompensato ampiamente.
     Preso da questo progetto non sentì subito il fratello che urlava il suo nome, la cena era pronta, doveva alzarsi e andare in cucina con la propria famiglia e raccontare di quanto sacrificio accompagni la vita di un prete, ma anche di tutta la soddisfazione nel vivere per gli altri. Proprio così, donarsi agli altri e lui voleva donarsi talmente tanto da ammalarsi la sera stessa per esser a disposizione della propria suorina…
     La cena fu noiosa come sempre, la madre pianse un paio di volte, il padre lo osservava perplesso chiedendosi se fosse più grave immaginare un figlio vergine a 50 anni oppure un prete puttaniere e il fratello continuava a rintronarlo raccontandogli quanto la famiglia sia fonte di soddisfazioni, dei progressi dei propri figli. Alle 22 si liberò e se ne torno a casa, pronto a collassare e a procurarsi una bella febbre per il giorno dopo.
     Entrando in casa sentì dei rumori ed ebbe il sospetto che la propria sposina fosse venuta a trovarlo proprio la sera prima delle nozze, che l’avesse scelto come proprio addio al nubilato. Era stanco, ma pensò che doveva dedicarsi alla propria comunità, che tirarsi indietro avrebbe fatto innervosire lei, rischiando così che parlasse e inoltre, conoscendosi, sapeva che gli sarebbe venuta voglia in fretta, lei sapeva sempre come fare. Vide in un angolo una bibbia e la riconobbe come quella della propria fanciulla candidata a propria nuova preda. Si eccitò al pensiero di averla in casa e iniziò a costringersi finto malato per impietosirla. Forse stava finendo le pulizie di casa, ma in sala non c’era. L’uscio della sua camera da letto era socchiuso. Avvicinandosi intravide due sagome femminili, si bloccò a osservare. Aveva indovinato le presenze, solo che c’erano entrambe e la sua verginella era già totalmente nuda e palpata per bene, come lui stesso avrebbe voluto fare, dalla prossima sposina. Era una scena mai vista e nemmeno immaginata nelle proprie fantasie più accese. Era bloccato dall’eccitazione, non voleva perdersi nulla, temeva muovendosi che tutto si interrompesse, ma la voglia di finire in mezzo a loro era troppa. Disse mentalmente un padre nostro per calmarsi, mentre iniziava a spogliarsi. Poi, passo dopo passo, sentendosi un forte calore dentro, si avvicinò alla porta e l’aprì. Loro lo sentirono e videro guardandolo negli occhi, ma continuarono ancora più convinte il loro palpeggiamento e iniziarono anche a baciarsi come se non avessero fatto altro nella vita. Lui, nudo, si avvicinò dietro la novizia e la strinse forte mettendole le mani sui capezzoli e le gambe attorno alle sue. Lei tremò forte, dimostrandogli così che davvero nessun uomo l’aveva mai toccata. Doveva farla sua, occuparsi di lei, solo di lei. La girò e le baciò i capezzoli controllandole con la mano l’umidità del suo cespuglio e massaggiandole così le labbra. La sposina li osserva eccitata, di tanto in tanto li toccava per farsi partecipe, ma poi presa da un fortissimo orgasmo, si staccò urlando “Dio santo, Dio santo”, con la croce nella propria vagina e il rosario in bocca. In quel momento il don penetrò Maria, sentendosi stringere dentro di lei che urlava per il dolore della prima volta e lui sempre più eccitato, anziché ridurre la pressione, continuava ancora più deciso. Godeva nel sapere che le lacerava qualcosa che non si sarebbe mai più ricostruito, qualcosa nel fisico e qualcosa nell’anima. Non gli importava che lei raggiungesse l’orgasmo, ci arrivò lui e si allontanò da lei che ormai vedeva come tutte le altre, non c’era più nulla di desiderabile, nulla di puro ed era decisamente meno sensuale dell’altra donna nella stanza.
     “Nella buona e cattiva sorte, vi dichiaro marito e moglie”, così il giorno dopo disse il don e l’ex vergine sposa di Dio, ancora dolente, lo guardava con paura e ammirazione, quasi come si guarda nostro Signore…







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