Guardava fuori dalla finestra di quella che
era stata la sua cameretta, ma tutto gli pareva diverso, nonostante
le case fossero sempre uguali, stesse forme e colori, il paesaggio
identico.
A ore dodici c’era sempre un bagno, con il vetro opaco,
attraverso il quale aveva visto per la prima volta un seno, o meglio
l’aveva visto in una giornata estiva in cui la finestra era aperta e
la sua vicina faceva ondeggiare i propri seni muovendosi. All’epoca
aveva creduto fossero tutti così, grandi e molli, poi si era reso
conto che dir seno era come dire donna e le donne non son tutte
uguali.
Si mise a ridere pensando all’ultimo toccato, una palla
di plastica immobile, esteticamente perfetta ma fredda, così come
colei che lo possedeva. Si trattava di una sua catechista, una
ragazzina per bene, con ottimi voti a scuola, un fidanzato
benestante amato dalla famiglia, ma evidentemente impotente e che si
fingeva pertanto un cattolico praticante, stimatore della verginità.
Peccato che lei non fosse tale dal giorno della propria Cresima e
che avesse costretto lui, ormai cinquant’enne, a prendere una
pastiglietta blu il venerdì, giorno della propria passione, in cui
la ninfomane di plastica lo veniva a trovare. Gli altri giorni li
trascorreva con amici del fidanzato o di suo padre, perché diceva
che con uno sconosciuto non sarebbe potuta andare a letto, ma il suo
don, che in intimità chiamava dindondan, era il suo preferito, o
così le piaceva fargli credere. Era l’unico a cui non chiedeva l’uso
del preservativo, tanto lui non l’avrebbe usato seguendo le
direttive del papa. Voleva lo sperma benedetto dentro sé, diceva che
vedere la croce durante l’amplesso e stringere il rosario durante
l’orgasmo la eccitassero come non mai. Il giorno prima gli aveva
descritto nei dettagli come sarebbe stato il proprio vestito il
giorno del suo matrimonio e il don si era immaginato quel candido
abito durante la cerimonia da lui celebrata, ovviamente nelle
proprie fantasie quell’abito veniva strappato e il marito li avrebbe
osservati impotente, più del solito direi. L’unica sua
preoccupazione riguardava il grembo di lei, iniziava a vederlo
crescere, chissà se davvero lo sposo avrebbe creduto fino in fondo
alla propria paternità. Lo rassicurava la considerazione che sia più
semplice per un uomo sopportare un tradimento piuttosto che
dichiarare che il proprio amichetto non dà segni di vita. In fondo
aver fecondato la moglie era il proprio regalo di nozze, il povero
maritino non avrebbe più dovuto dimostrare nulla.
Immerso in questi pensieri si sedette sul letto e si
ricordò di tutte le volte che sarebbe dovuto diventare cieco, così
almeno gli veniva detto da bambino e lui aveva creduto talmente
tanto che toccarsi era un male che iniziò a farselo presto leccare
da un amico di suo padre, un signore tanto gentile che aveva perso
il suo unico figlio suo coetaneo per una grave malattia e che perciò
era felice di trascorrere un po’ di tempo con lui. Giocavano a
tennis insieme e insegnandogli a tenere la racchetta aveva già avuto
modo di toccarlo, ma la prima succhiata era avvenuta dopo gli
allenamenti, negli spogliatoi. In seguito il don fece molti ritiri
spirituali con il signore, trascorrendo lunghi weekend insieme e fu
in quelle occasioni che capì che non era gay. Penetrarlo non gli
dispiaceva, ma non sopportava proprio l’idea di un bastone rigido
dentro di lui.
Ritentò ancora, appena entrato in seminario, dove le
occasioni non mancavano, ma solo perché lì faticava ad aver
costantemente donne a disposizione e in qualche modo doveva
liberarsi per dedicarsi pienamente alla propria vocazione.
Si coricò per riposarsi, ma immediatamente venne
disturbato dal proprio cellulare che iniziò a vibrare nella propria
tasca. Non aveva voglia di rispondere, fece finta di nulla, ma tenne
il cellulare in tasca, non gli dispiaceva per nulla sentirlo
muoversi. Pensò a Maria, quella suora nuova che vedeva sempre
coperta, convinta fino in fondo della propria castità e che per
questo lui impazziva a immaginarla nuda nel proprio letto, fu così
che si eccitò. Voleva averla, non poteva non esser sua ed era troppo
tempo che non gli capitava una vergine, quella sensazione di purezza
e l’orgoglio di esser il primo gli avrebbero risparmiato l’aiutino
farmaceutico, lo eccitavano come un ventenne virile. Decise di
fingersi malato, con la febbre, la fanciulla si sarebbe occupata di
lui, apparentemente innocuo, le avrebbe detto di fermarsi perché non
si sentiva bene, si sarebbe goduto le tenere attenzioni di lei e
poco a poco l’avrebbe penetrata, in fondo lei era totalmente
inesperta e ingenuamente credeva nella castità del proprio parroco,
non avrebbe avuto sospetti nelle fasi di avvicinamento. Avrebbe poi
dovuto sostituire la sua passione del venerdì, non tanto perché si
ponesse limiti riguardo le donne sposate, ma perché la pancia
sarebbe cresciuta e le avrebbe impedito tutte le favolose posizioni
che ogni volta lei gli proponeva. La nuova avrebbe avuto meno
iniziativa, ma l’iniziarla l’avrebbe ricompensato ampiamente.
Preso da questo progetto non sentì subito il fratello
che urlava il suo nome, la cena era pronta, doveva alzarsi e andare
in cucina con la propria famiglia e raccontare di quanto sacrificio
accompagni la vita di un prete, ma anche di tutta la soddisfazione
nel vivere per gli altri. Proprio così, donarsi agli altri e lui
voleva donarsi talmente tanto da ammalarsi la sera stessa per esser
a disposizione della propria suorina…
La cena fu noiosa come sempre, la madre pianse un paio
di volte, il padre lo osservava perplesso chiedendosi se fosse più
grave immaginare un figlio vergine a 50 anni oppure un prete
puttaniere e il fratello continuava a rintronarlo raccontandogli
quanto la famiglia sia fonte di soddisfazioni, dei progressi dei
propri figli. Alle 22 si liberò e se ne torno a casa, pronto a
collassare e a procurarsi una bella febbre per il giorno dopo.
Entrando in casa sentì dei rumori ed ebbe il sospetto
che la propria sposina fosse venuta a trovarlo proprio la sera prima
delle nozze, che l’avesse scelto come proprio addio al nubilato. Era
stanco, ma pensò che doveva dedicarsi alla propria comunità, che
tirarsi indietro avrebbe fatto innervosire lei, rischiando così che
parlasse e inoltre, conoscendosi, sapeva che gli sarebbe venuta
voglia in fretta, lei sapeva sempre come fare. Vide in un angolo una
bibbia e la riconobbe come quella della propria fanciulla candidata
a propria nuova preda. Si eccitò al pensiero di averla in casa e
iniziò a costringersi finto malato per impietosirla. Forse stava
finendo le pulizie di casa, ma in sala non c’era. L’uscio della sua
camera da letto era socchiuso. Avvicinandosi intravide due sagome
femminili, si bloccò a osservare. Aveva indovinato le presenze, solo
che c’erano entrambe e la sua verginella era già totalmente nuda e
palpata per bene, come lui stesso avrebbe voluto fare, dalla
prossima sposina. Era una scena mai vista e nemmeno immaginata nelle
proprie fantasie più accese. Era bloccato dall’eccitazione, non
voleva perdersi nulla, temeva muovendosi che tutto si interrompesse,
ma la voglia di finire in mezzo a loro era troppa. Disse mentalmente
un padre nostro per calmarsi, mentre iniziava a spogliarsi. Poi,
passo dopo passo, sentendosi un forte calore dentro, si avvicinò
alla porta e l’aprì. Loro lo sentirono e videro guardandolo negli
occhi, ma continuarono ancora più convinte il loro palpeggiamento e
iniziarono anche a baciarsi come se non avessero fatto altro nella
vita. Lui, nudo, si avvicinò dietro la novizia e la strinse forte
mettendole le mani sui capezzoli e le gambe attorno alle sue. Lei
tremò forte, dimostrandogli così che davvero nessun uomo l’aveva mai
toccata. Doveva farla sua, occuparsi di lei, solo di lei. La girò e
le baciò i capezzoli controllandole con la mano l’umidità del suo
cespuglio e massaggiandole così le labbra. La sposina li osserva
eccitata, di tanto in tanto li toccava per farsi partecipe, ma poi
presa da un fortissimo orgasmo, si staccò urlando “Dio santo, Dio
santo”, con la croce nella propria vagina e il rosario in bocca. In
quel momento il don penetrò Maria, sentendosi stringere dentro di
lei che urlava per il dolore della prima volta e lui sempre più
eccitato, anziché ridurre la pressione, continuava ancora più
deciso. Godeva nel sapere che le lacerava qualcosa che non si
sarebbe mai più ricostruito, qualcosa nel fisico e qualcosa
nell’anima. Non gli importava che lei raggiungesse l’orgasmo, ci
arrivò lui e si allontanò da lei che ormai vedeva come tutte le
altre, non c’era più nulla di desiderabile, nulla di puro ed era
decisamente meno sensuale dell’altra donna nella stanza.
“Nella buona e cattiva sorte, vi dichiaro marito e
moglie”, così il giorno dopo disse il don e l’ex vergine sposa di
Dio, ancora dolente, lo guardava con paura e ammirazione, quasi come
si guarda nostro Signore…