Mi capita saltuariamente tra
le mani un vecchio libro di cucina, "La cucina di Afrodite", scritto dal
grande Ugo Tognazzi, un bellissimo libro di ricette, che l'autore
sostiene essere molto afrodisiache; in realtà io credo che ciò che possa
rendere davvero eccitante una cena siano più che altro i pensieri, gli
sguardi, i gesti di chi partecipa (specialmente se si tratta di una cena
a due). L'osservarsi reciprocamente gli occhi, le labbra, la bocca
mentre si riempie e svuota progressivamente, la lingua che a volte
appare lieve a solleticare e ripulire le labbra.
Il saper godere con ogni senso mentre si assapora,
anche in maniera deliziosamente provocante, i bocconi più succulenti,
saper cogliere la sensualità di come le mani si muovono sul piatto,
sulle posate e ancor di più intorno al calice, di come il vino scivola
lungo il cristallo per riversarsi tra le labbra, bagnandole
delicatamente.
Ed è proprio in queste percezioni sensoriali, capaci di
provocare sguardi e gesti di reciproca intesa, di profonda complicità,
che risiede e vive il vero potere afrodisiaco del cibo, perché la
stimolazione del palato non tarda mai a espandersi e a coinvolgere tutti
gli altri sensi.
Anche perché, onestamente, cosa si desidera sempre
appagare prima di tutto, se non la mente?
Non esiste quindi piacere più grande per appagare il
cervello e la mente delle curiosità, delle fantasie, il vero alimento
dell'intelligenza e dello spirito.
Perché in fondo nati non fummo a viver come bruti, ma
per seguir virtute e conoscenza, e qui esco un attimo dal discorso e mi
autocompiaccio per la dantesca citazione, alla faccia della cara
professoressa di italiano che per cinque anni di liceo ha sostenuto (in
verità, abbastanza a ragione) che non aprissi mai la Divina Commedia, e
anche del buon Benigni che ormai sembra il solo depositario della
commedia.
In fondo, è innegabile che il rapporto con il cibo sia
un momento importante della nostra vita, con una simbologia e un valore
che trascendono ormai la sua semplice, iniziale funzione nutritiva, e
così insieme al piacere della gola la stessa Afrodite balza
protagonista, perché le sensazioni gustative inconsciamente rievocano le
molte altre piacevoli sensazioni corporee fino a unire indissolubilmente
eros e cibo.
Ma tornando all'argomento iniziale - i "cibi
afrodisiaci" - sorge spontanea la domanda: esistono davvero o sono solo
un'invenzione della mente? Certo, non è facile dare una risposta. In
genere molti reputano certi cibi afrodisiaci per via del loro contenuto
in sostanze piccanti o vasodilatatorie, applicando una base scientifica,
altri si basano in effetti sulle caratteristiche tipiche del cibo in
questione, ma certo nulla di sicuro si conosce davvero al riguardo, e
sicuramente ci sono molte esagerazioni; ad esempio si dice che le
ostriche siano molto afrodisiache, ma l'ultima volta che ne ho mangiate
una dozzina, solo sette hanno poi fatto effetto.
Ma quali sarebbero esattamente i cibi afrodisiaci?
Il termine "afrodisiaco" risale agli albori della
cultura greca e discende appunto da Afrodite, la dea dell'amore e della
bellezza; gli afrodisiaci comprenderebbero quindi bevande, cibi, odori,
erbe, prodotti chimici e altre sostanze che incrementano la libido.
Gli afrodisiaci nascono per influenzare uno o più dei
sei sensi: vista, udito, odorato, tatto, gusto e, ultimo ma non meno
importante, mente.
Ma, certo, alla fine sono immaginazione, complicità e
gioco i presupposti su cui si basa il vero potere afrodisiaco di certi
cibi. Alcuni alimenti derivano il loro "potere" da
associazioni visive, dall'aspetto (fallico o vaginale), quindi come
l'asparago, il cetriolo, l'avocado, la polvere di corno di rinoceronte,
il fico, l'ostrica e i molluschi in genere, che sono peraltro ricchi di
minerali e sostanze nutrienti ed erano usati allo scopo in abbondanza
dai Romani.
Altri, dalla loro stessa natura, come i testicoli di
vari animali o lo sperma di cervo o asino (sempre retaggio dei Romani).
Molti, specialmente diverse erbe e spezie,
conterrebbero diverse sostanze atte ad aumentare o migliorare il
desiderio, il caviale (ricco di zinco), il cioccolato (ricco di
antiossidanti ed eccitanti), il peperoncino (estremamente
vasodilatatorio), e poi zafferano, anice, chiodi di garofano,
coriandolo, origano, pepe, zenzero, noce moscata, senape e vaniglia.
Infine gli alcolici, che in piccole dosi tendono a
euforizzare e a far abbandonare le inibizioni.
Ma ciò che occorre veramente perché la cucina sia
afrodisiaca è che riesca a inebriare davvero tutti i sensi.
La vista: l'occhio vuole la sua parte perché prima
l'immagine forma i sogni e poi sviluppa desideri, quindi in cucina come
in amore la vista va stupita, stuzzicata; occorre sbizzarrirsi con la
fantasia e la cura del piatto.
L'udito: durante una buona cena il piacere di una
buona, intima e profonda conversazione, i rumori discreti e l'atmosfera
ovattata, al limite con una lieve musica di sottofondo, creano una
situazione di benessere che predispone all'intimità e alla seduzione.
Il gusto: senza dubbio il senso più coinvolto, con i
molteplici sapori dei piatti considerati, che devono quindi contenere
sapienti contrasti caldo-freddo, morbido-croccante, atti a stupire e a
coinvolgere.
L'olfatto: l'odore anticipa, fa sognare, ricordandoci
sensazioni già vissute o prospettandone di nuove.
Il tatto: nella tavola tutto partecipa al piacere e va
quindi accuratamente predisposto e pensato, proprio come il vestito e la
biancheria nel corpo dell'amante.
E' pertanto in questa combinazione di sensi che si
trova la magia dell'indissolubilità di gastronomia ed eros.
Ed è certo che se si invita a cena una deliziosa
fanciulla e, grazie al cibo e ambiente preparato con cura, le sue labbra
si fanno infuocate, i suoi tremiti si fanno impetuosi tra le tue
braccia, gli occhi ardono e si dilatano... scordatela, sicuramente ha la
malaria...
LA RICETTA DEL MESE Risotto Mimosa Si avvicina la primavera, l'8 marzo,
e arrivano anche gli asparagi. Eccovi quindi una ricetta gustosa e
coreografica. Il piatto deve il nome alla presentazione, la quale
ricorda un mazzo di mimose...
Michele