Abel Wakaam


    
"Benvenuto o viandante nella Terra dell'Arcano, se tu vuoi qui fermarti per l'eternità dovrai inchinare il capo alle antiche leggi che dalla notte dei tempi guidano questo mondo inquieto. Non c'è altra via nella foresta che quella già tracciata e nessuno può percorrerla senza una guida sicura. Questa è una Terra in cui la vita e la morte camminano insieme. Io, Abel Wakaam, ne sono il custode e non il padrone, e a me dovrai affidarti affinché io ti porti dinanzi alla Madras suprema per superare il difficile esame che ti aprirà le porte di Arcano. Apri dunque la tua anima e mostrami il colore dei tuoi pensieri perché non c'è denaro che possa comprare la fantasia. Se questo è il tuo volere, dovrai prima consultare il libro di Niasae e imparare le norme che il tempo ha scritto per noi. Ricorda inoltre che potrai consultare la storia di questa Terra sulle pagine del libro che ne porta il nome".
     Questa la prima parte di "Arcano", il primo e-book di Abel Wakaam aggiornato ed esteso in contemporanea all'omonimo sito. Abel Wakaam ha saputo utilizzare la rete per distribuire la propria produzione letteraria. Dopo aver scritto diversi romanzi - il cui elegante erotismo ha riscosso un discreto successo - appositamente per il web, nell'intraprendere la strada dell'e-book tenta di instaurare un rapporto di vera interattività tra ogni racconto e la rete. Puoi conoscere Abel Wakaam attraverso quest'intervista, ma anche visitando
Rossoscarlatto. Buona lettura...



     Hai avuto un'infanzia poco comune: cosa ricordi con maggior piacere e cosa invece vorresti cancellare?
    
Mio padre faceva il carbonaio e nella mia infanzia ho giocato più con la polvere di carbone che con i soldatini. A un certo punto ho persino creduto di essere un bambino di colore, ma ho subito scoperto che, a furia di sfregarmi nella tinozza, tornavo bianco come gli altri. Ho solo buoni ricordi di pomeriggi assolati passati a correre nei boschi. Allora il gioco era fisico e naturale, la competizione era sana e incruenta... così come dovrebbe essere per tutti i cuccioli di questa Terra che si azzuffano l'un l'altro mimando la vita che verrà. A quei tempi l'acqua la si prendeva ancora dalla fontana in giardino, il bagno lo si faceva nel mastello in cucina e la neve la si mangiava con un goccio di vino.
 
     Se qualcuno dovesse presentarti in poche righe, quali sono le parole che ti piacerebbe fossero usate per descrivere Abel Wakaam e quali sono i termini invece che spesso ti hanno affibbiato ma che non ti senti calzare addosso?
     Mi arrogo la capacità di descrivere e suscitare emozioni. Di saper iniettare nella mente il tarlo della perversione, trasportando il lettore dentro una trama da cui non può sfuggire. Il mio pregio è quello di caratterizzare i protagonisti delle mie storie, plasmandoli sui personaggi interessanti che incontro in rete. Infondo in loro la stessa personalità, le medesime aspirazioni, l'identica voracità mentale. E alla fine il confine tra la realtà e l'invenzione diventa così impercettibile da confondere persino chi si sente personalmente protagonista della stessa storia perché intuisce che quel futuro è prossimo. Ciò che proprio non sopporto è che si dica che attingo ai racconti scritti da altri proprio perché non leggo e non ho mai letto per evitare contaminazioni.
 
     Sei partito da Arcano, un mondo fantasy in un nuovo MedioEvo raccontato anche in un libro omonimo disponibile in e-book, e ora Rossoscarlatto. Se tu fossi nato davvero nel Medio Evo, senza poter usufruire del magico mondo della rete, non saresti Abel Wakaam. Quale abito avresti indossato?
     Se fossi nato nel MedioEvo sarei un vecchio monaco che fa del saio la propria corazza, probabilmente custode di qualche segreto e pronto a sfidare l'ignoto per un pugno di Terra sconsacrata dove fondare un nuovo impero. Arcano è il mio mondo perfetto, una società matriarcale dove le amazzoni valgono più dei guerrieri, dove i muscoli lasciano il posto all'armonia perché un corpo di donna, coperto di cuoio e acciaio, è uno spettacolo che mi inebria.
 
     Rossoscarlatto è una grande comunità di lettori e autori emergenti e offre una vastissima raccolta di racconti erotici. La rete ormai fornisce moltissimi spunti riguardo a questo. Rossoscarlatto cos’ha in più dei vari siti che nascono con la proposta di pubblicare online racconti erotici?
     Rossoscarlatto è prima di tutto una comunità, nata con l'intento di riunire gli amanti dell'eros attorno a un'idea indipendente e incontaminata da sponsor di ogni genere. Non dovendo rendere conto a nessuno, possiamo presentarci come una grande vetrina completamente gratuita, dove mettere in mostra i nostri scritti, i nostri concetti e i nostri pensieri. La semplicità della biblioteca ha permesso di ottenere un'enorme visibilità dei contenuti, accuratamente selezionati da una redazione che valuta ogni racconto con attenzione, fornendo persino dei consigli grammaticali agli autori. Se a tutto questo uniamo un forum esente da volgarità negli oltre 17.000 interventi e un hotel virtuale con un migliaio di ospiti fissi, divisi equamente tra uomini e donne, ne conviene che non esiste in rete un sito che offra gli stessi servizi.
 
     "La Schiava" è stato uno dei primi romanzi a superare la soglia dei centomila lettori online. Per questo è stato anche il primo romanzo a scavalcare lo schermo per uscire in libreria. Hai trovato da parte del pubblico lo stesso riscontro?
     "La Schiava" è stato un esperimento e quindi presentato al pubblico come opera multimediale. Tra le sue pagine un servizio fotografico a colori, firmato da Gabriele Rigon, e in allegato al libro due CD audio che raccontavano la trama con le voci di doppiatori professionisti. Un altro esperimento era stato effettuato due anni prima con Debacle, scritto apposta per essere pubblicato su carta. Personalmente non amo la carta e non mi sono posto il problema se le ventimila copie vendute de "La Schiava" fossero poche o tante. Così come non ho mai provato a valutare gli oltre quarantamila e-book scaricati dal sito del medesimo romanzo. Preferisco scrivere online perché adoro il contatto coi lettori, sono goloso delle loro critiche, dei loro consigli e, perché no, del rapporto intimo che si viene a creare con alcuni di essi. Per me scrivere in rete non è riduttivo, anche perché vivo per scrivere e non scrivo per vivere. Credo che per ogni scrittore conti il numero di lettori che attingono alle sue opere, qualunque sia la forma con cui vengono presentate.
 
     È ormai noto che l’editoria è un mondo infimo e abbastanza ignobile. Cosa consiglieresti ai nuovi autori che hanno deciso di addentrarsi in questa strada?
     Ai nuovi autori consiglio di prodursi da soli come ho fatto io per alcune opere. Possono rivolgersi a Lulu.com. E' il modo migliore per testarsi nell'editoria senza farsi svuotare le tasche da alcuni editori.
 
     Sei conosciuto con un nome di fantasia e ti hanno definito in mille modi diversi: personaggio curioso e intrigante, irrequieto e perfezionista quasi fino all'eccesso. Tu stesso ti definisci così tanto folle da sembrare normale. Ma chi è in realtà Abel Wakaam?
     Sono sicuramente me stesso. Non recito un ruolo e non mi ispiro a nessuno. Non sono un personaggio virtuale perché quello della rete non è un mondo parallelo, e finché l'amore e il dolore faranno sentire i loro morsi sulla pelle e nell'anima, non ha senso trattare questa forma di identità digitale come un qualsiasi videogame che reinventa il gioco di ruolo all'infinito. Amo definirmi un profondo conoscitore dell'umana coscienza, o forse sono soltanto l'artefice di un abbacinante confessionale mediatico, posto all'angolo più trafficato del web. In fondo sto cercando quella parte di me stesso che nel trascorrere dei giorni si impregna di sensazioni nuove, come se mi muovessi tra sottili fili di seta, tesi tra l'essere e il divenire, così impalpabili che soltanto le menti eccelse possono coglierli d'istinto. Si, è vero, amo il mio cervello perché sa trascinarmi dove non sarei mai saputo andare. Sono egocentrico e orgoglioso, tenace e caparbio, infingardo e presuntuoso... ma anche affidabile e premuroso con chi sa far breccia nella mia corazza. Il mio però non è un nome di fantasia... rappresenta la sonorità grammaticale di cui sono ingordo.
 
     Per te la domanda di rito è obbligata quanto ovvia... A quale colore abbineresti l'erotismo?
     L'eros ha solo un colore, il rosso. Scarlatto naturalmente.






1 Commento:
- Commento postato da Greenrene il 20 aprile 2010
Ho letto e riletto i suoi romanzi, dimostrazione che non mi stancano mai; l'intervista conferma la sostanza verace dell'autore, complimenti.






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