Valérie Tasso


    
E' nata e cresciuta in Francia, dove si è laureata in direzione d'impresa e lingue. Dal 1992 vive a Barcellona dove è stata dirigente presso alcune multinazionali. Il suo primo romanzo, "Diario di una ninfomane", è giunto alla quindicesima edizione ed è stato tradotto in nove lingue. Il successivo, "Paris La Nuit", è il diario di una scoperta degli angoli più bui e perversi di Parigi. E ringraziando sinceramente Valérie Tasso per aver accettato di raccontarsi per noi in questa intervista, vi invito a visitare il suo sito.



     In una tua intervista dici che in "Paris La Nuit" dei fatti che racconti non hai inventato nulla. Provocazione o solo voglia di raccontare il lato buio di Parigi?
    
Né una cosa né l'altra. Per provocare ci vuole un talento speciale e comporta abbandonare la morale stabilita in modo cosciente. Nel mio caso, ho cercato di trovare un linguaggio demoralizzatore perché è l'unico modo per poter parlare di sesso senza dare giudizi. Questa non è provocazione, ma anzi abbandonarla.
 
     "Paris La Nuit" è il diario di una scoperta. Come nasce l'idea di scrivere su un lato di Parigi che pochi conoscono?
    
Molto semplicemente. Un giorno mi stavo masturbando fantasticando su una precedente relazione con Mimi. Dopo ho pensato: e se raccontassi la storia dall'inizio alla fine?
 
     "Diario di una ninfomane" è stato il tuo primo lavoro giunto alla quindicesima edizione e tradotto in nove lingue. Ti aspettavi un successo così ampio?
    
Non si può mai aspettare una cosa prima che succeda. Anche se vado contro a quello che dice molta gente, io credo che nulla dipenda da noi.
 
     Quando ti sei resa conto che scrivere non era più solo una passione ma che ti avrebbe dato momenti di vera celebrità?
    
Non me ne sono ancora accorta.
 
     "Diario di una ninfomane": titolo bollente, direi. Esperienze forti sul filo del feticismo e della perversione. Ma ho notato che bisogna tenersi pronti, alla fine, anche a una sorta di sentimentalismo finale. Il sesso non può fare a meno di camminare di fianco all'amore?
   
 Il sesso è il sesso e si fa in ambiti emozionali diversi. L'amore è una condizione emozionale e un atto culturale che si basa su un patto. Ah! E io non me ne intendo di perversioni.
 
     Ti sei avvicinata alla letteratura con Marguerite Duras. I suoi scritti sono pieni di silenzio: ogni opera è romanzo, poema, sceneggiatura. La trama viene quasi distrutta per dar vita ai personaggi partendo dal loro interno e con il passare del tempo la sua scrittura perde spessore e diventa sempre più simbolica. Trovi qualche somiglianza tra il tuo e il suo modo di scrivere?
    
Non saprei mai scrivere come Marguerite Duras. Io sono Valérie Tasso. Complimenti per la tua brillante analisi dell'opera di Duras. Molto azzeccata. Condivido con lei (e con te) il fatto che non ci sia migliore scenografia di un gesto, né un argomento più convincente di una perdita.
 
     Conosci la prostituzione molto da vicino. Cosa ti ha portato quell'esperienza? E c'è un episodio che ricordi in modo particolare?
    
Lo stesso che essermi laureata in direzione di aziende, di aver ottenuto un master in sessuologia o di aver viaggiato in tanti paesi. Con questo voglio dire che la prostituzione mi ha dato conoscenza (soprattutto di me stessa). La prostituzione è stigmatizzata così tanto che sembra generi condizione, un po' come succede con il battesimo: da quel momento sei cristiano e solo cristiano. E da quando hai esercitato la prostituzione, sembra che tu sia stata prostituta e solo prostituta.
 
     Una domanda per te come per tutti gli altri autori intervistati è d'obbligo: se dovessi associare l'erotismo a un colore, quale colore sceglieresti?
    
Non saprei scegliere un colore per l'erotismo, ma tanti colori. Qualche forte dose di rosso, qualche tocco di azzurro, una mescola di giallo vistoso, mi ispirano. L'opera di Francis Bacon è la cosa più erotica che io abbia mai visto. Racchiudere l'erotismo in un unico colore è come pensare che esista un solo tipo di erotismo e, in fondo, ogni persona ha il suo proprio senso erotico e cambia a seconda dello stato d'animo. Purtroppo, la nostra cultura ha bisogno di definizioni precise per capire meglio e per controllarci meglio. Ti sei accorta di come cerchino di venderci un modello universale d'erotismo?






1 Commento:
- Commento postato da Luana il 27 ottobre 2009
Ciao Valérie, sono una tua fan, ritrovo me stessa in tante cose che scrivi o racconti, ogni donna dovrebbe esprimere l'erotismo così, ma la cosa stupenda è ritornare da se stessi, consapevoli di poter e saper godere in ogni modo e anche da soli... il solo spogliarsi e piacersi, eccitarsi per se stessi è la più grande soddisfazione raggiunta, ho adorato "Il diario di una ninfomane", sì, una ninfa... che si è espressa al massimo di sé... non finirò mai di ringraziarti per aver scritto quel libro... il mio preferito!!! Con affetto, Luana






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