![]() |
||
|---|---|---|
Capitolo 1 ![]() Mi è sempre piaciuto disegnare. Già dalle scuole elementari avevo capito che quella era la cosa che più mi piaceva fare. Regalo un pezzettino di me ogni volta che una persona guarda un mio disegno, e questo mi rende felice. E libera. Dopo aver ottenuto il diploma di liceo artistico, mi sono iscritta a una scuola privata di scenografia. Ora frequento il primo anno. I corsi non hanno frequenza obbligatoria, anche se vado lo stesso quasi tutti i giorni, e hanno comunque degli orari molto elastici che mi permettono di gestirmi il tempo come meglio credo. L’ambiente è molto stimolante, e ho conosciuto molte persone piacevoli. Mi chiamo Valeria, ho 20 anni. Ho una sorella più piccola di me della quale sono tremendamente gelosa. Vivo con mio padre da quando, due anni fa, mia madre è andata a vivere con un altro uomo. Quindi, diventata maggiorenne mi hanno forzatamente assegnato il ruolo di donna di casa che, sinceramente, faccio sempre con grande fatica. Con mia madre i rapporti sono sempre stati burrascosi, forse perché siamo troppo simili per andare d’accordo. Entrambe siamo alla ricerca di qualcosa che non abbiamo ancora trovato e questo ci rende ansiose e rabbiose con il mondo. Ma a me il mondo piace. La vita mi piace. E ogni giorno non tornerà più. Per questo, a differenza di lei, io vivo assaporando ogni più piccolo momento, mentre lei è sempre troppo indaffarata a controllare gli errori degli altri invece che vivere i suoi. Mio padre, invece, è una persona troppo buona e non esiste essere umano al mondo con il quale non andrebbe d’accordo. Per lui ognuno ha diritto a una seconda possibilità. La mia camera è un po’ come una nicchia privata. Con il passare del tempo un angolino è stato riservato ai miei lavori. Mi piace dormire con la persiana non del tutto chiusa. Ho sempre sognato, in una mia casa futura, una grande finestra in camera da letto esposta a est, così che il sole possa darmi il buongiorno con il sensuale lambire dei suoi raggi. Mi piace che al mattino, soprattutto in un’attraente giornata estiva, il sole mi risvegli con quella luce pallida, accarezzandomi le palpebre in silenzio. Il suo sfiorarmi è quasi un bacio, dolce, timido, sulla pelle resa calda dalle lenzuola. Una doccia, scelgo con cura gli abiti da indossare, trucco leggero ma efficace. Per mia fortuna madre natura è stata gentile e generosa, regalandomi due occhi scuri e profondi, capelli lucidi, una bocca rosea che non ha bisogno di rossetto, un bel corpo che mi piace mettere in mostra. Adoro i tacchi alti e amo quando, al suono ritmato dei miei passi decisi, gli uomini nei paraggi si girino a guardarmi come fosse una specie di richiamo animalesco. Mi piace catturare gli sguardi, i sorrisi maliziosi e mai troppo timidi dei ragazzi che incontro per strada. Essere guardata, non posso negarlo, mi da una certa soddisfazione interiore della quale non riesco, non posso, fare a meno. Mi è sempre piaciuto il corteggiamento. Per lo più quello silenzioso, senza parole, fatto di gesti e occhiate fuggenti. Quello del nascondere per non palesare, quello del trattenere per non esplodere. Mi è sempre piaciuta l’attesa, il tenere in sospeso, il non dire mai tutto. Mi piace il rincorrersi, lo stuzzicarsi. Provocazione, stimolo, ma anche tormento, supplizio. L’attesa, lo sanno tutti, aumenta il desiderio. Quale occasione migliore per corteggiare e poter essere corteggiata senza l’obbligo di un’esposizione troppo palese? La chat, in questo caso, mi sembrava il luogo, anche se virtuale, più adatto. Quando inserii questa parolina magica in un motore di ricerca risultarono quasi 320 milioni di siti in tutto il mondo. Ne scelsi uno dove non era richiesta registrazione ed entrai. Quasi duecento stanze virtuali si allinearono davanti ai miei occhi, per tutti i gusti e per ogni perversione. Scelsi tra le stanze quella che, almeno in quel momento, si mostrava più quieta e ordinata. Nello spazio del nome scrissi Luna e cliccai su Entra. Mi piacque subito come nome. Luna. Cominciai a ripeterlo a bassa voce. Aveva un suono dolce, musicale. E poi la Luna… questo misterioso guardaspalle pallido e serio. Così lontano eppure sempre presente. Dicono irraggiungibile. Ma poi perché? Chi l’ha detto che non è proprio Lei, la Luna, a voler raggiungere qualcosa. Chi l’ha detto che è sempre lì distesa, pacata, placida in quello spazio infinito. Così grande, ma infinitamente piccolo per chi è in cerca di qualcosa. Forse anche Lei è triste. Forse aspetta anche Lei qualcosa, anche Lei è all’inseguimento. Circondata da migliaia di lucciole, ma ugualmente sola. Nessuna di quelle lucciole è così grandiosa da meritarsi la Sua costante compagnia. Come mai nessuno percepisce la Sua tristezza, la Sua malinconia? Io si. La sentivo, e la riconoscevo come mia. Chissà chi avrebbe colto la mia, di tristezza. Credo che in fondo fosse proprio questo quello che cercavo. Qualcuno che riconoscesse la mia inquietudine, la mia agitazione interiore. E la placasse. Qualcuno che mi prendesse per mano per porre fine alla mia ansia di volere tutto, senza però sapere ancora cosa. Non avrei mai pensato che la chat, da quel giorno, sarebbe diventata per me un cassetto segreto, un nascondiglio per i miei pensieri più perversi, un rifugio per tutte le mie più intime passioni. Avevo sempre avuto la convinzione che in chat niente fosse tangibile, che tutto fosse illusorio, ingannevole, fittizio. Invece mi resi poi conto che bastava poco per rendere palpabile quello che lì era solo un insieme di codici. La stanza virtuale dove mi trovai non era altro che una piccola finestra, dove tutti i presenti potevano partecipare e dire la loro. Si creavano veri e propri dibattiti, scontri, discussioni. Persone da tutta Italia si confrontavano pur non conoscendosi minimamente. Un modo magnifico di comunicare! Rimasi sconcertata e stupita quando capii che quegli individui erano lì per un contatto, una conquista. Tutte persone senza un nome, un volto, una voce. Persone che scelgono una propria storia da raccontare, un passato da inventare, un’identità da plasmare a proprio piacimento e in relazione alla persona, spesso ugualmente artificiosa, che si trovano di volta in volta di fronte. Potevo scegliere di essere donna o bambina. Remissiva, mite, arrendevole. O arrogante, superba, sfrontata. Modellare la mia indole a seconda della circostanza. Semplicemente, io decisi di essere me stessa. Stabilii di non pormi troppe regole. Se ero lì per giocare avrei giocato fino in fondo. Non è difficile porsi dei limiti, il difficile è rispettarli. Sapevo già di non riuscire, e poi perché? Non avevo storie in corso, nessuno a cui render conto se non a me stessa. Non avrei rinunciato a qualche incontro interessante se si fosse presentata l’occasione. Ogni lasciata è persa, non dice così il proverbio? Anche se sono sicura che chi l’ha inventato, a mio parere, doveva essere un gran traditore. Decisi di essere sincera, mettere in chiaro fin da subito che non ero lì in cerca del principe azzurro, ma di qualcuno che mi conducesse per mano a estendere le mie conoscenze e a soddisfare le mie curiosità, per quel che avrei potuto. E così iniziai a espormi, poco alla volta, alla gente presente, cercando di cogliere tra le righe un accenno di umanità, una presenza tangibile e non troppo artefatta di un qualcosa di corporeo, concreto, consistente. A volte, devo ammetterlo, riuscii a trovarlo. Altre volte, invece, fu quel qualcosa di carnale a trovare me. E quando successe non mi tirai indietro. |
![]() Home ![]() Torna ai Libri |
|
| © Copyright mysecretdiary.it 6.0 Tutti i diritti riservati | ||