Non poteva mancare un nuovo racconto di Nessuno. In questo c'è
tutta la melodia di un'ottima scrittura. Buona lettura...
Non poteva essere vero!
Quell’atteggiamento nella foto, il disegno della
bocca... l’altezza coincidente con quella che Lei aveva indicato.
Era solo un’impressione come quelle che lo rincorrevano di tanto in
tanto, per poi lasciarlo deluso. Non aveva mai avuto modo di
appurare se tutte le informazioni che si erano scambiati fossero
reali o ritoccate per ingentilirne i contenuti.
Lui le aveva creduto ciecamente. Confidava in Lei, la
divinizzava, ci pensava in continuazione. Anche se non si era mai
materializzata davanti, in carne e ossa. Ed egli l’aveva sublimata.
La accarezzava ogni istante. Notte e giorno delirava per Lei. Finché
altri problemi contribuirono a mescolare la sabbia nelle loro
clessidre.
Ricordava ancora il respiro del mare che accompagnava
le loro conversazioni ed egli confondeva il vento con il sentimento
giovanile che gli scompigliava i capelli. Il mare! Muto testimone,
complice, guardone dei suoi ardori, in ogni età.
Ricordava l’ebbrezza delle voghe che in gioventù
l’entusiasmavano; i lunghi allenamenti per fortificare il corpo.
Corsa, pesistica, squash e slanci fino a novanta chili. Anche su
armi da competizione, quattro Jole, quattro con, due senza, skiff,
infine, otto di punta.
Quel mondo che aveva vissuto così intensamente per
dieci anni, era lontano. Le marine d’Italia, le sensazioni, gli
amori tentati, i dinieghi ricevuti, li ricordava tutti, o così gli
sembrava.
Improvvisamente, dopo la pausa di una vita trascorsa
fra le loro distanze, si erano incontrati. Si erano scoperti,
riconosciuti e poi lasciati per e-mail.
Pronunciava dopo tanto tempo il suo nome, ora, e gli
pareva che invece fosse ancora la sua mente a ripeterlo. Lei,
stupita, si sentì, di soprassalto, risvegliare i sensi. Quella voce
le aveva improvvisamente ricordato il passato. Lo guardò negli occhi
sgomenta e ripeté il suo nome.
Non si sarebbero riconosciuti se non per quel tono di
voce, per quello sguardo racchiuso in una foto.
Giacevano entrambi. Si erano amati affannosamente,
faticosamente, impediti dalle loro residue resistenze fisiche.
Troppo era avanzata la vita, giunti al limite del campo un tempo
fiorito.
Per la prima volta si erano concessi quell’amore che
non avevano potuto godere mai prima, negato solo per comune
consapevole consenso.
Per la prima volta, dopo molto tempo, i corpi avevano
vibrato all’unisono, alla riscoperta di sensazioni per altra via già
conosciute, ma ora pienamente appagate. Una vita inutilmente alla
ricerca della felicità, sempre effimera e di breve durata.
Era gravida di un amore impossibile che si realizzava.
Lui la toccava a occhi chiusi. L’amava teneramente, carnalmente.
Sogno o realtà? Le accarezzava i seni con il palmo della mano come
se attingesse da un’acquasantiera e li baciava con devozione, come
si tocca la veste di una santa. Le accarezzava l’addome. Giungeva a
titillarla con le dita nelle buie profondità fra le sue gambe. Anche
se lei si sentiva morire per non potergli più dare la freschezza che
avrebbe meritato, solo per l’attesa.
Ricordavano entrambi le sensazioni d’amore, a loro
negate, che avevano conosciuto ciascuno con altri partner. Mai era
stato possibile goderne insieme e ora...
Lei lo assecondava con flebili lamenti. Avrebbe voluto
dirgli che ormai era inutile, che non si sentiva più di risvegliare
dimenticati ardori. Ma si era sentita morire guardandolo negli occhi
e quella sera aveva acconsentito con la generosità che le aveva
sempre impedito di prendere altre vie che non fossero quelle della
solidarietà umana. Era amore o pietà?
Anch’ella, forse, in fondo al cuore, aveva sognato di
amarlo e forse anche ora amava l’irrequietezza dell’Uomo che sapeva
dimostrare di essere ancora oggi; amava la sua sensibilità, il suo
saper condividere le decisioni dolorose che li avevano allontanati;
amava quella carne che non si era mai illusa di provare nel suo
corpo.
Lo stringeva al petto come un bambino e lo sentiva
progredire al suo interno, con la calma propria della loro
condizione. Finché non giunse, dopo lunghe effusioni, il
coinvolgimento finale. Entrambi stupiti, ma stretti l’uno all’altro
aspettarono che lo spumante travalicasse l’orlo del calice naturale.
Lo baciò sugli occhi che ancora egli serrava, forse per
non dimenticare le sensazioni provate. Quindi, lui adagiò il capo
sul suo seno, ormai svuotato, e lì rimase. Ricordava tutto quello
che le aveva scritto e per lunghissimo tempo aveva rimosso dalla
memoria. Un’onda di passione la travolse e si sentì profondamente
innamorata di quell’essere che stringeva fra le sue braccia.
Dopo un po’, lo scosse. Preoccupata gli girò la testa.
Ma lui correva verso altre sponde.
Gridò, disperata. L’aveva ritrovato e definitivamente
perduto!
Fu un urlo che egli, tranquillizzandola, dall’alto
zittì con un segno del dito ritto lungo il naso. Sorridendo le tese
la mano e, stringendola alla vita, libero da terrene costrizioni,
l’accompagnò per i prati dei cieli, stringendola teneramente a sé.