Assolo nervoso
di Kristalia


     Un racconto che narra di una bella donna e di un masturbazione furiosa dietro la porta di un bagno d'ufficio. Buona lettura...


    
Sono le quattro del pomeriggio. Mi agito sulla sedia da un paio d'ore cercando di concentrarmi sul lavoro. Devo consegnare una pratica entro domattina ma, nello stesso tempo, vorrei che arrivasse presto sera, per potermi abbandonare alle lussurie erotiche.
     Ma intanto sono qui, e lavoro alacremente. Però, però, questa mia amica speciale è un tormento, continua a mandare messaggi forti. Stringo, soprassiedo, tergiverso, provo a ignorarla.
     Pochi minuti prima, lui era al telefono che mi chiedeva se, come al solito, fosse bagnata.
     "Vai in bagno, ho voglia di te, ti desidero".
     No, avevo risposto. Non ora, non mi va.
     Era difficile dirgli di no, perché lui quando vuole una cosa se la prende in qualunque condizione, che io sia a fare acquisti o sia a fare jogging nel parco, o sia in mezzo alla gente, quando vuole si intestardisce e la spunta, che a me vada o no.
     Ma oggi no. Non sono disponibile a ripiegare sui suoi capricci.
     "Se avessi saputo che eri sola in ufficio, sarei venuto a trovarti".
     "Toccati".
     Non mi va, non posso. Potrebbe entrare qualcuno da un momento all'altro, inoltre.
     "Vai in bagno, lo vuoi capire che ti desidero?".
     Una telefonata esterna viene in salvataggio. Chiudo con lui e riprendo a lavorare.
     Ma lei non desiste.
     Mi agito troppo sulla sedia, credo che se mi guardassi adesso allo specchio mi vedrei paonazza, e il mio odore richiamerebbe anche un eunuco.
     Sono imprigionata in ufficio e questa ossessione mi tormenta. Mi infilerei, quasi a trafiggermi, qualsiasi aggeggio... vegetale, plastico, di legno... pur di placare questi tormenti.
     Mi alzo di scatto, vado in bagno.
     Mi lavo le mani.
     Mi giro, le dita si intrufolano ansiose nel perizoma dove il frutto già schiuso, impaziente caldo e grondante, stava aspettando.
     Con un gesto deciso abbasso il pantalone insieme alle calze e al perizoma quanto basta: fino a metà coscia.
     Sono lì, in piedi, appoggiata al muro.
     Ti odio!
     Le dita esplorano, ma poi si fermano sulla perlina indurita.
     Massaggiano sicure del fatto loro.
     Ma no, non voglio odiarti, carogna.
     Su e giù, come a lei piace, e la palpitazione aumenta.
     Tanto tu questo piacere non sai darmelo.
     E' vicino, così vicino che sto per esplodere. Vorrei rallentarlo.
     Le tue bugie mi hanno ferita, d'istinto ti odio, ma riuscirò a cancellarti.
     Indugio, ma le dita gocciolano insieme alla mia lady.
     Sei istintivo e l'erotismo è cerebralità.
     Se solo quest'amica fosse più morigerata
     Se non mi desse il tormento quotidiano non sarei costretta a ripiegare qui, adesso, in questo vecchio e desolante bagno.
     Sono arrabbiata, tesa, e anche triste.
     Della mia sessualità conosci poco. La mia carica erotica viaggia ad altre velocità.
     Passano pochi secondi e lascio andare. L'impetuoso orgasmo arriva.
     Resto immobile qualche minuto a riconciliarmi con me stessa.
     Dio come è bagnata, è sconcertante.
     Che faccio, raddoppio?
     No, per ora mi fermo qui... a stasera.
     Mi ricompongo...
     Apro la finestra. Prima di lasciare il bagno, spruzzo il deodorante. L'odore di sesso si è sprigionato nell’aria... non voglio lasciare tracce.
     Pronto?
     Dottoressa xxxx?
     Sì, sono io, dica.






1 Commento:
- Commento postato da Shiro il 12 giugno 2010
Grazie, stupenda sensualità e immagine fantastica. Colpito. Shiro






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