Gioco mortale

di Elisa G.


     Un noir carico di tensione ed erotismo: è il terzo racconto di Elisa per My Secret Diary. Se volete scrivere all'autrice, potete farlo cliccando qui. Buona lettura...



    
Caldo, troppo caldo, è il tre agosto, estate inoltrata, l'afa si fa sentire con le sue ali invisibili, ti inietta nel sangue aria calda opprimendoti i polmoni, facendoti ansimare e immaginare un'oasi di freschezza. Napoli è così, d'inverno il vento marino è freddo, ti entra nelle ossa, ti gela il cuore e - quando la brutta stagione scappa e il sole risorge - non ti lascia scampo, ti scalda ma allo stesso tempo ti fa soffrire.
     Era il primo gennaio quando ho conosciuto Antonio, figlio della mia vicina di casa, non l'avevo mai visto prima perché abitava a Palermo dai suoi zii, una famiglia silenziosa nonostante la vita rumorosa e allegra del sud.
     Non avrei mai pensato che, fidanzandomi con lui, avrei firmato la mia condanna a morte, io, semplice ragazza del nord Italia, innamorata pazza di un ragazzo misterioso, bellissimo e complicato. Ho lasciato la mia terra per colpa del mio lavoro, ormai vivo qui da tre anni perché ho vinto un concorso ed essendo una dottoressa giovane, bravissima nella teoria ma inesperta nella pratica, ho deciso di lanciarmi in quest'avventura, se non mi butto ora che ho trent'anni quando potevo farlo, a cinquanta? Ma non avrei mai pensato di trovare l'amore della mia vita. Purtroppo il destino mi ha giocato un brutto scherzo, sto morendo, sono sicura che mi restano pochi istanti di vita, la mia consapevolezza nasce dalla visione di quella pistola di ferro nero posta al centro del tavolo, in una cantina buia, con una sola lampada lunga, appesa a un soffitto pieno di crepe e di piccole macchie d'acqua agli angoli. Ogni tanto delle piccole gocce si tuffano nelle grandi bacinelle azzurre, manca ancora molto per riempirle completamente, sono sicura che quell'acqua bagnerà il mio corpo privo di vita e cancellerà le prove della mia morte, si mischierà al mio sangue per dipingere il pavimento di rosso. Stiamo giocando, un gioco che ci porterà alla morte, un gioco che in entrambi i casi - se muoio io o se muore lui - è la stessa cosa ma, se potessi scegliere, sceglierei di morire io che vivere senza di lui.
     Non riesco a immaginare la mia esistenza senza Antonio, sarebbe come privare la vita dei suoi colori, i suoi odori, i suoi rumori, i suoi affascinanti attimi.
     Il gioco della Roulotte Russa tutti lo conoscono. A quanto pare è un gioco che va di moda tra gli strozzini.
     Con mani tremanti mi porto la pistola alla tempia, il freddo del ferro si mischia al bollore della mia pelle e, senza pensare, chiudo gli occhi e premo il grilletto.
     Il rumore che ne esce è un sibilo di vittoria, una piccola perla di sudore freddo mi percorre la tempia per poi scivolare sulla mia bocca secca. Sono viva ma la mia soddisfazione dura un secondo perché ora è il turno di Antonio.
     "Tocca a te o ci hai ripensato?", urla Marco.
     Gli occhi dei due uomini si fissano seri, non traspare nulla nelle loro intense espressioni, il labbro superiore di Antonio trema, i pugni chiusi si agitano mentre i polsi cercano di liberarsi dai lacci di cuoio, è legato, l'hanno deciso quando ha tirato un cazzotto al loro boss, mentre io sono libera.
     "No, mai. Anna non sarà mai vostra", urla sputandogli addosso.
     "Bene, ecco, è il tuo turno".
     Marco gliela preme alla tempia, non gli dà nemmeno un attimo di pensiero e schiaccia il grilletto. E' salvo.
     "Tocca a te dolcezza".
     Mi lancia la pistola, sta per cadere all'angolo del tavolo ma io la prendo, mi alzo dalla sedia e sotto lo sguardo incuriosito di Marco mi dirigo verso di lui con decisione.
     Sono scalza, indosso solo una sottoveste nera, corta e scollata, con del pizzo sul decolleté e dei piccoli spacchi sulle cosce, è di seta, è così leggera da sentirmi nuda sotto tutti quegli sguardi sorpresi. Ho i capelli biondi legati stretti in una lunga coda di cavallo, la disfo, le punte mi arrivano al sedere e sorrido perché mi fanno solletico.
     "Ho una proposta".
     "Dimmi tesoro", sibila Marco.
     Sono a pochi centimetri dalle sue labbra, il suo respiro di bestia mi innervosisce il cuore, mi fa prudere le mani, vorrei tanto schiaffeggiarlo ma freno, ho una missione da portare a termine, una via di fuga se gioco bene le mie carte di donna.
     "Sappiamo entrambi che uno dei due morirà stanotte. Ho il mio ultimo desiderio, fare l'amore con Antonio".
     Scoppia a ridere.
     "Sei una vera puttana lo sai? In un momento come questo pensi a scopare?".
     Il mio respiro accelera, la saliva scompare, la gola è così secca da provocarmi una tosse secca, nervosa, stizzosa.
     "Potete restare a guardare se volete, non voglio ingannarvi, voglio solo avere un ricordo del nostro amore, vi prego".
     I miei occhi si incollano ai suoi, sento il respiro affannoso di Antonio, il suo sospiro sonoro, sintomo della sua ansia. Non ha replicato, mi conosce troppo bene, sa che ho in mente qualcosa e in quella pistola abbiamo solo un colpo in canna e, qui con noi, ci sono altre tre persone armate, ricchi di proiettili scintillanti come stelle arrugginite.
     Marco si guarda in giro, gli altri due annuiscono sorridendo, leggo nei loro occhi velati di crudeltà un'acuta malizia, come spettatori esperti si stanno pregustando la loro scena preferita.
     "Va bene".
     Inspiro profondamente, talmente intensamente da sentire male ai polmoni. Con passi lenti ma decisi mi dirigo verso Antonio, mi sta fissando, ha uno sguardo serio, le sue piccole rughe attorno agli occhi mi fanno tenerezza, sono la conseguenza di una vita vissuta, segni troppo precoci per un uomo di trentatré anni.
     Sono testimoni della sua intensa e tortuosa esistenza, mi hanno sempre eccitata.
     Velocemente sposto il tavolo di legno. Sono davanti a lui, allargo le gambe e con un gesto fulmineo, senza far intravedere niente, mi sfilo le mutandine di pizzo nero e, come un piccolo gattino nero, si sfregano contro le mie caviglie. Mi libero da quel piccolo ostacolo, mi chino per prenderle e le lancio a Marco, il quale le prende e le annusa.
     Lentamente mi siedo sopra al mio amore, spalancando le mie lunghe gambe.
     Le sue mani legate cercano di afferrarmi i fianchi ma non ci riescono, mi fissa negli occhi mentre io sorrido, gli bacio il collo, soffio sulla sua pelle calda come se il mio leggero fiato fosse il vento fresco della sera, quell'aria che ci rinfrescava nelle notti d'estate dopo aver fatto l'amore tutto il giorno.
     "Assecondami", sussurro al suo orecchio sinistro.
     I miei capelli lunghi, lisci e biondi oscurano le mie labbra. So di destare sospetti per cui li adagio dall'altro lato del mio collo, faccio vedere a tutti che gli lecco il lobo mentre con il sedere mi struscio sopra i suoi jeans che, lentamente, si rigonfiano riempiendomi di quella durezza familiare che mi fa impazzire. Con la lingua mi umidifico le labbra secche mentre mi alzo e mi inginocchio davanti a lui.
     "Potete slegarlo?".
     "No".
     La voce di Marco è secca, severa, neutra. Assomiglia a un tuono improvviso, sai che farà rumore ma speri sempre che quel lampo che arriverà a breve non ti fulmini.
     "Non posso fare l'amore con lui se non può toccarmi".
     "E' una testa calda il tuo fidanzato tesoro".
     "Va bene, spero che cambiate idea".
     Ghigna, sputa per terra, gli schizzi arrivano ai miei piedi nudi, disgustandomi.

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1 Commento:
- Commento postato da Marco il 1 marzo 2010
Complimenti!!! Molto bello, adoro come scrivi, mi fai entrare dentro il racconto come se fossi lì anch'io insieme ai protagonisti. Mai volgare, è solo molto ma molto erotico e appassionante. Continua così Elisa. Bellissimo e inaspettato anche il finale. Veramente bello. Marco.





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