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Gioco
mortale IIdi Elisa G. Velocemente e con molta difficoltà sfilo i jeans ad Antonio, gli massaggio il cazzo, lo stuzzico col mento, con la bocca chiusa, con le mani e col mio seno. Lo sento indurirsi sempre di più e con mia grande soddisfazione gli sfilo i boxer. Lo prendo in bocca, ho voglia di lui nonostante questa tragica situazione, la sua gonfia cappella mi solletica la gola, le mie mani li solleticano con tocco deciso ma delicato le palle, dure e protese in avanti, le lecco e con la punta della lingua decido di stuzzicargliele fino ad arrivare a premere la mia lingua dentro al suo ano. Voglio che ogni particella della mia saliva raggiunga ogni parte di lui rendendo il suo corpo mio per sempre. Lo sento gemere forte, le sue mani si chiudono in due pugni stretti dandogli un forte strattone e facendo traballare la sedia di legno marcio. Velocemente ritorno a concentrarmi sulla sua cappella, la lecco, ci gioco con le labbra dandogli piccoli baci alternandoli con le mie mani, prendendolo in bocca e accarezzandolo raggiunge il suo splendore di uomo. E' così eretto, duro e dritto che percorro tutta la sua lunghezza con le mie labbra umide del suo umore, un sapore dolce ma salmastro, forte e gustoso. Mi scopro il seno, i capezzoli duri e turgidi gli accarezzano l'interno coscia mentre, aiutandomi con le mani, lo soffoco in mezzo al mio decolleté abbondante, una quarta misura piena, generosa. Mi muovo avanti e indietro, mi dà fastidio premermi ai lati il seno ma voglio farlo impazzire e, quando il suo cazzo sfiora la mia bocca, decido di inghiottirlo, di assaggiarlo ogni volta che il movimento mi permette di mangiarlo. Improvvisamente sui miei fianchi sento un paio di mani fredde, mi strattonano facendomi alzare, facendomi sbattere violentemente la testa sull'angolo del tavolo. E' Marco, il suo sguardo è serio, i suoi occhi hanno quel luccichio tipico degli uomini quando sono eccitati, ti guardano come se fossero in preda a un'ipnosi particolare, diventano i tuoi burattini, li puoi raggirare come ti pare, perché per quel pezzo di Paradiso farebbero di tutto. Rabbrividendo mi accorgo che ha il cazzo fuori dai pantaloni neri, è lungo, sottile e leggermente peloso all'attaccatura delle palle, mi guarda in un modo così intenso da farmi venire voglia di coprirmi e scappare. "Non permetterti di toccarla!", urla Antonio. La sua voce mi sveglia dai miei pensieri, è come un'ancora di salvezza, io mi aggrappo ma scivolo, scivolo sempre più giù perché le mani di Marco, premute sulla mia nuca, mi fanno inginocchiare sotto di lui. "No!". Mi volto verso quell'uomo che si dispera per me, si contorce come in preda a un lancinante dolore, una sofferenza che nessuna medicina fa guarire, un ricordo che si porterà dentro al cuore per sempre. Mi accorgo di piangere, le lacrime corrono veloci, piccole gocce trasparenti che cadono rapidamente sul mio seno rendendolo ancora più eccitante agli occhi di quei tre uomini arrapati. Decido di diventare una merce di scambio. Velocemente mi libero dalle sue mani, una forza potente nata dai miei nervi scossi mi fanno alzare e baciare ardentemente le labbra umide di Marco, un bacio con la lingua, con quel rumore di schiocco che si crea quando si ha fretta di baciare, di possedere ogni centimetro della sua lingua. Mi stacco da lui e guardandolo mi sputo nella mano destra. Velocemente gli prendo il cazzo, lo agito su e giù, molto velocemente fino a farlo arrossire e gemere forte, scivola perché è lubrificato oltre che dalla mia saliva anche dal suo eccitamento. Trema dal piacere, respira a fatica, è nella mia trappola di donna. Io ho un'arma più potente della pistola, essere femmina vuol dire buttare nel corpo di un uomo una bomba nucleare per i suoi fragili sensi e lasciarlo agonizzante, facendoli sognare il tuo calore, il tuo sesso bagnato. "Ti voglio". "Lo sapevo", sussurra con gli occhi chiusi. "Voglio scopare con te ma...". Non mi fa finire la frase. Mi bacia violentemente tirandomi i capelli e facendomi inclinare la testa indietro. Mi scopre il collo, lo lecca per poi arrivare di nuovo a frullarmi la lingua. "Ho una condizione". "Quale?", domanda senza staccarsi dalle mie labbra torturate. "Lascia andare Antonio e io sarò tua". Sorride. "Pensa, ti recherà più piacere scopare con me o vedere uno di noi morto?". "Sinceramente prima ti scopo e poi, per finire in bellezza, vorrei vedere morto...". Non finisce la frase, seguo il suo sguardo ma non guardo Antonio, so che se i nostri sguardi si incrociassero ci verrebbe da piangere a entrambi, per cui focalizzo la mia attenzione sulle labbra di Marco. "Ma... Se devo scegliere, vorrei trombarti davanti a lui, penso che sia una morte più potente di quella fisica vedere la propria donna violentata da più uomini contemporaneamente". Ghigna soddisfatto della sua scelta, sorrido anch'io nel cuore, ci penserò io a curargli quei ricordi e, col tempo, tutta questa merda scomparirà dalle nostre vite. "Però lo lascerai andare?". "Sì, certo. Io mantengo le mie promesse, non come quello lì che ci deve un sacco di soldi e mentiva di averli". Un altro sputo e, questa volta, finisce sulla maglietta a maniche corte bianca di Antonio. Il mio impulso è di andare a pulirlo ma sorrido, scoppio a ridere mentre le mie mani si muovono freneticamente su quel corpo che tanto disprezzo e che vorrei vedere privo di vita ai miei piedi. "Affare fatto", dico ad alta voce cercando di mascherare il mio terrore. "Bene, allora adesso sei mia, sei nostra". Mi preme forte contro il suo petto flaccido, sorride e soddisfatto mi accarezza il seno, prende tra le sue dita i miei capezzoli mentre mi bacia violentemente, mordendomi le labbra e imprigionando la mia lingua tra i suoi denti mentre cerca di divorarmi il viso. "Fermi!", urla Antonio. Io mi volto verso di lui ma essendo imprigionata finisco per graffiarmi. Marco si stacca pigramente da me e a passi svelti si avvicina ad Antonio, prende le mie mutandine nere addormentate sul pavimento scuro e, allargandole, sformandole gliele mette sulla bocca e gliele lega alla nuca. "Prova a parlare ora! Stupido idiota. Goditi lo spettacolo". Ride, è una risata grassa, soddisfatta, riempie il silenzio dei nostri cuori, ingrassandoli di odio e di vendetta. Sforzandomi di non perdere la mia concentrazione fisso negli occhi Antonio, mi accorgo che sono velati di lacrime, accarezzo il suo corpo con il mio sguardo, notando le sue vene visibili e gonfie dalla troppa pressione che ha nelle mani, chiuse in due pugni stretti come grossi macigni. Le mani di Marco e di un suo complice mi risvegliano dai miei pensieri, mi trascinano per i capelli sul tavolo, mi fanno sedere mentre un altro uomo, anziano e calvo, prende una sedia. "Valerio, siediti e leccala". Il ragazzo esegue il suo ordine, si siede davanti a me spalancandomi le gambe e con mani troppo esperte per la sua giovane età mi spinge verso il suo viso, prende le mie cosce e le posiziona sopra le sue spalle. "Falla bagnare". Mi volto verso Marco e l'uomo calvo, entrambi sono nudi e con il cazzo in mano. Due uomini maturi, uno potrebbe essere mio padre e l'altro mio nonno mentre la lingua e il dito che si intrufolano dentro di me, facendomi involontariamente eccitare, potrebbero essere di mio fratello. Tre generazioni di maschi affamati di me, una sola donna, una sola fonte di piacere per le loro perverse fantasie. Il ragazzo ci sa fare, mi bagno subito. Ora ho tre dita dentro di me, scivolano così bene da sentirmi tutta larga e bagnata mentre con la bocca succhia, come se fossi una bella pesca succosa, il mio clitoride gonfio. "Togliti!", ordina serio Marco.
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