Gioco mortale III

di Elisa G.



    
Il ragazzo si sposta, intravedo nei suoi jeans aderenti una durezza, un rilievo molto grande, lo guardo con curiosità.
     Improvvisamente e senza protezione, Marco mi penetra lentamente, si fa bagnare la cappella dai miei umori e quando lo fa entrare tutto ci sputa sopra, mentre con entrambe le mani mi stringe i fianchi per attirarmi a sé, per far aderire i nostri due corpi, ora, inesorabilmente legati da un forte piacere.
     Il suo lungo e sottile cazzo sguazza dentro di me, è avvolto dalla mia fica calda e bagnata, vogliosa di essere sbattuta e saziata.
     L'uomo anziano mi prende il viso e brutalmente, tirandomi i capelli e strappandomi alcuni ciuffi dorati, mi spalanca la bocca con le sue dita tozze, ho il suo polpastrello in gola, preme vicino alle mie tonsille e mi sputa sulle labbra.
     Velocemente fa entrare il suo minuscolo e grasso cazzo, mi scopa la bocca così velocemente da sentirmi soffocare, cerco di liberarmi ma il ragazzo giovane mi imprigiona le mani portandosele sopra ai suoi jeans.
     La sua durezza di uomo giovane mi fa bagnare di più, volontariamente cerco di dimenticare il perché delle mie azioni di donna innamorata, mentre il mio essere femmina si espande dentro e fuori di me, possiede il mio corpo, mi offusca la mente facendomi dimenticare la mia recita e incomincio a godere davvero.
     Un piacere piccante e delizioso si impadronisce di me e con passione divoro il cazzo dell'uomo vecchio e con mano esperta, senza guardare, libero l'altro arnese giovane. Quando sente la mia mano bollente avvolgerlo geme forte, sobbalza. Io lo voglio, lo desidero in bocca, per cui mi volto verso di lui e alterno tra i due uomini seghe e pompini mentre Marco, violentemente, mi scopa la fica fradicia proprio come desiderava lui e come sogna ogni uomo.
     Troppo velocemente l'uomo anziano viene, il suo cazzo sputa sopra il mio seno formoso e materno un liquido molto gelatinoso e bianco, cola sui miei capezzoli facendomi rabbrividire e tremare.
     "Leccalo!", sussurra deciso Marco.
     "No, questo no".
     Restando dentro di me e solleticandomi con il dito il clitoride molto sensibile mi fa urlare di piacere mentre con le sue mani mi schiaffeggiano le cosce.
     "Ho detto di leccarlo".
     "No".
     Il suo movimento si fa sempre più frenetico, più brutale, sento la sua cappella premere dentro di me, gemo forte, mi fa male. Il tavolo si muove sotto al terremoto del mio corpo, vado avanti e indietro e questi gesti violenti mi fanno sbattere la testa.
     "Leccalo altrimenti gli sparo...".
     Velocemente prende la pistola che è vicino alla mia spalla destra e la punta su Antonio, io lo guardo e vedo che ha gli occhi chiusi, il torace si muove in maniera convulsa perché il suo respiro è veloce e rabbioso.
     Senza pensarci prendo quel liquido gelatinoso e con le dita, come se assaggiassi la panna appena montata, lo lecco, lo mangio senza assaporarlo, non voglio sentire quel sapore marcio.
     "Brava la mia puttana", dice sorridendo Marco.
     Lentamente si toglie dal mio calore facendomi sentire un vuoto davanti a me, le mie gambe cadono con un tonfo sordo sul pavimento, mi fanno male.
     A prendere il suo posto è Valerio, che mi possiede con una tale enfasi da tenermi con entrambe le mani alle due estremità del tavolo, sento i miei capelli tirarmi da dietro la nuca, sono imprigionati sotto la mia lunga schiena.
     Improvvisamente vedo il vecchio avvicinarsi, si è rimesso le mutande, la sua fetta di Paradiso l'ha soddisfatto, ha un sorriso beffardo sul volto, sento le sue mani calde e ruvide prendermi il collo e, come se fossi una gallina, mi tira verso l'altro angolo del tavolo e mi libera i capelli. Ridendo e toccandosi il culo si allontana e si siede in un angolo al buio.
     I miei fili dorati scendono come una cascata gialla e si muovono a ogni colpo di Valerio, facendo vento al pavimento e ai piedi di Marco, il quale mi prende la nuca e mi spinge la testa quasi vicino alle gambe del tavolo. Le sue mani mi accarezzano il collo, deglutisco a fatica e, mentre spingo giù la poca saliva che mi rimane, un suo dito la blocca facendomi mancare il fiato, tossisco forte e cerco di alzarmi ma sono imprigionata. Sospirando mi lascia libera la gola e io comincio a respirare, prendo tutta l'aria che mi è mancata mentre Valerio continua imperterrito a scoparmi, movimenti forti, veloci, intensi.
     Marco, ghignando e fissando il vecchio, con il piede mi blocca i capelli sul pavimento, sono così lunghi che le punte sono sotto il suo tallone, mi accarezza il seno con entrambe le mani, gliele riempio e si china a leccarmi i capezzoli, mio punto debole, gemo forte.
     Il suo cazzo preme contro le mie labbra e, con la cappella, mi spalanca la bocca e mi stringe il seno fino a farmi urlare di dolore e piacere, mi scopa così.
     Ogni suo colpo è un respiro in meno. Mi manca l'aria quando mi violenta la gola, mi viene da vomitare, i suoi movimenti diventano più veloci, fulminei e con mio grande sollievo sento quello strano gonfiore, pulsa così tanto che in un attimo il suo liquido candido scorre sulla mia lingua per poi morire sul pavimento, lo sputo e gli sporco i piedi.
     "Puttana! Dovevi berlo! Valerio, lasciala".
     Il ragazzo continua a scoparmi, come se fosse un robot non ha mai avuto un momento di stanchezza, di rilassamento.
     "Valerio!", urla il vecchio alle sue spalle.
     Si ferma, toglie il suo cazzo lungo e grosso dalla mia fica bagnata e sfondata e si allontana da me, massaggiandoselo per non perdere quell'erezione giovane.
     Marco mi prende per i capelli e mi trascina sotto il tavolo, mi mette il suo piede davanti alla bocca, le goccioline del suo sperma sono finite in mezzo alle dita.
     "Leccalo".
     E' inutile che io mi opponga, so come andrebbe a finire se rifiutassi i suoi giochi perversi, quindi senza farmelo ripetere due volte piangendo lecco quello scarto, quella merda sputata dal suo piccolo arnese.
     "Brava. Valerio... è tutta tua", dice con voce sicura e si allontana.
     Il ragazzo si avvicina a me e, prendendomi in braccio, mi porta in un angolo della cantina e, con mia grande sorpresa, vedo una brandina con un cuscino scucito e sporco, mi adagia lì sopra e lentamente, mentre mi bacia il collo, le labbra e il seno mi penetra. E' tutto dentro di me, ormai è già così larga da non desiderare preliminari.
     Scivola dentro al mio calore così bene da riempirmi tutta. Chiudo gli occhi sperando che tutto questo finisca presto. Il suo respiro caldo mi scalda la clavicola mentre con le sue mani mi imprigiona la schiena, mi abbraccia.
     "Mi dispiace", sussurra al mio orecchio.
     Apro gli occhi, lo guardo, il suo movimento è così veloce da sentirmi svenire, godo così tanto che non riesco a mascherarlo e urlo, gemo forte mentre con le unghie gli graffio la sua schiena possente. Il suo viso si nasconde tra i miei capelli appiccicati, macchiati dal mio sudore e maleodoranti di sperma.
     "Voglio salvarti".
     Nascondo le mie labbra con il braccio, noto che il vecchio e Marco parlano allegramente dall'altra parte della cantina, si sono rivestiti e tra una chiacchiera e l'altra bevono in due bicchieri di plastica bianca del vino rosso.
     "Come?".
     "Non è importante... Io posso salvare solo te, so che uno dei due morirà, non manterrà mai la sua promessa, è successo tante volte, prima violentiamo la donna e poi ammazziamo l'uomo".
     Le sue parole mi fermano il cuore, è l'estasi a farmi sentire viva, il piacere è così inebriante che mi offusca la mente, vorrei dirgli di stare zitto, di scoparmi e basta, di farmi godere, di non pensare a nulla ma di arrivare insieme a quel pezzo di Inferno che tanto desideriamo, poi però i miei occhi traditori guardano Antonio e i miei sensi si paralizzano.
     Le mie gambe stringono con forza la vita del ragazzo, con i talloni gli dò la spinta per sfondarmi meglio, le sue mani sono sulle mie spalle mentre le sue braccia forti si sostengono e danno quel movimento che mi fa morire e rinascere.
     "Perché... Perché...".
     Non riesco a parlare, sono troppo presa dai nostri attimi di gioia ma, pigramente, trovo la forza di capire chi sono e cosa sto facendo e soprattutto per chi.
     "Perché vuoi salvare solo me?", dico tutto d'un fiato.
     Si abbassa su di me, prende il mio capezzolo destro in bocca, lo morde, lo succhia come se fosse un bambino affamato di vita mentre con la sua mano sinistra mi spalanca le cosce e mi stuzzica il clitoride facendomi bagnare di più, facendomi urlare. Non ottenendo risposta gli tiro i capelli e gli riporto il viso sul mio, lo bacio dolcemente e ci guardiamo intensamente negli occhi.
     "Ti possono sentire stupida! Salvo solo te perché lui è spacciato".
     "No!", urlo forte.
     "Zitta! Scegli".
     "Non posso. Non voglio vivere senza di lui".
     Si ferma, è dentro di me e restando nel mio calore fa dei piccoli giochi con la cappella nel mio interno.
     "Anna stai già vivendo senza di lui. Stai scopando con me".
     "Scopare e amare sono due universi paralleli", dico seria, tra un gemito e l'altro.
     Scoppia a ridere e mi tira un leggero schiaffo sul viso. Ritorna a muoversi, avanti e indietro e, mentre mi stringe la testa tra le sue mani grandi, lo tira fuori, lo fa strusciare sul mio ventre e massaggiandolo forte mi schizza il suo liquido candido sul seno.
     "Bene. Hai fatto la tua scelta, buona morte insieme al tuo Romeo", dice con disprezzo.
     E' serio, ansima, mi fissa negli occhi in segno di sfida, lotta contro quel desiderio che sente per me, che è nato dentro a questa cantina buia, un'attrazione forte ma viscida, un feeling di sesso; ma quando vede il mio sguardo abbassarsi si allontana e sospira sonoramente, il suono della sua sconfitta e della mia vittoria mortale.
     Mi alzo, barcollo e con il cuscino sporco mi pulisco il ventre macchiato di sperma.
     Velocemente prendo le mie mutandine nere sulla bocca di Antonio, lo libero da quel bavaglio speciale ma, quando sente le mie mani su di lui si sposta, si scansa.
     Delusa, raccolgo i miei vestiti sul pavimento e mi copro il corpo nudo, tartassato di piacere.
     "Ritorna al tuo posto tesoro", dice Marco battendo il palmo della mano sulla sedia di legno vicino al tavolo.
     Sedendomi vedo che mi fissa arrabbiato, la vena vicino all'occhio pulsa e i suoi occhi sono due piccole fessure di luce.
     "Preferivo morire che vedere e sentire tutta questa merda!", urla contro di me.
     Abbasso il viso, non riesco a guardarlo, mi sento morire. Forse ha ragione, ho sbagliato, ho pensato di sacrificarmi per noi, per il nostro amore ma, invece di soffrire, ho goduto.
     "Basta con queste sciocchezze. Tocca a te dolcezza".
     Ho una strana sensazione, le mani mi tremano, la salivazione è scappata dalla mia bocca vergognosa e il cuore malato e pentito comincia a battere forte, insicura premo la pistola alla tempia, il dito sul grilletto si posiziona lento su quel piccolo ma importante pezzo di metallo, non penso, piango.
     "Ti amo", sussurro.
     Antonio abbassa lo sguardo, la mascella gli trema, i pugni sono diventati duri come due pezzi di marmo e sospira.
     Le lacrime dispettose mi annebbiano la sua visione, lo vedo sfocato ma nitido nella mia anima, gli sorrido e, decisa, premo il grilletto...
     Buio.

     1     2     3





LASCIA IL TUO COMMENTO
Nome o nickname
Email
Lascia il tuo commento

Home
© Copyright mysecretdiary.it 6.0 Tutti i diritti riservati