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I
maschi di Hiri
IIdi Emma Piccin Hiri si siede sull’alto sgabello di fronte al tavolo di Luca, il capo vuole che lei si sieda lì e non sulla poltrona o sulla sedia. Lì lei è costretta a stare seduta con le gambe chiuse perché ogni movimento che fa lascia intravedere il suo reggicalze o le sue mutandine. Questa cosa fa impazzire Luca Carani ma anche Hiri, che ogni giorno aspetta di giocare una nuova partita con Luca e si sente bagnata ogni volta che lui le guarda appena le gambe. Luca le dice di scrivere delle cose tenendo un atteggiamento distaccato e dandole del lei. Hiri appoggia i tacchi sul poggiapiedi dello sgabello per poter poggiare il suo blocco sulle ginocchia. Luca le dice di leggere quello che ha scritto e lei legge ma la voce le trema... Luca le dice di aprire di più le gambe: "Apra le gambe, signorina Hiri. Leggermente grazie". Hiri è ubbidiente, una brava bambina: apre di più le gambe sentendosi avvampare tutta. Lì, su quello sgabello, lei piano piano apre le gambe... e lui può vedere il suo sesso ricoperto da un piccolo triangolo trasparente e il reggicalze che le incornicia le cosce. Ogni volta si immagina di sbatterla con foga sulla scrivania, con i capelli sparsi sul tavolo, il viso spiaccicato sulle carte e le mani aggrappate da qualche parte, con il suo bel culo all’insù e la gonna sollevata, le mutandine scese a mezza coscia e il reggicalze addosso come due strisce nere sulle natiche bianche e sulle cosce aperte. Ma consumare tutto così in fretta non l’avrebbe fatto godere abbastanza. A vedere quello spettacolo sullo sgabello il cazzo gli diventava duro e gli si inumidiva sulla punta come un’adolescente che non vede l’ora di masturbarsi mentre sta guardando una rivista pornografica. Hiri osa una mossa e si solleva la gonna facendo finta di niente mentre legge piano quello che lui non avrebbe mai ricordato, e poi si sbottona uno a uno i bottoni della camicetta lasciando libero il seno rotondo. Le piace poi accarezzarsi le tette di fronte a lui, prima una e poi l’altra. Se le accarezza e si tocca i capezzoli e poi con due dita si scosta lentamente le mutandine e rimane così sullo sgabello, muovendosi piano in un lento dondolio di ginocchia schiuse che fa impazzire Luca. A questo punto Luca le si avvicina e si sbottona i pantaloni ma lei continua a leggere e a toccarsi come se fosse sola. Luca le toglie di mano i fogli e le dice solo una parola: "Succhialo". Hiri si inginocchia davanti a lui e lo prende tutto in bocca, lo prende in bocca quel cazzo nervoso e gonfio che le fa bagnare tutto lo spacco inesplorato, tutta la mandorla liscia e curata e nutrita di baci e di saliva ma mai di corpi turgidi e di umori maschili. Luca è bello e giovane come lei e con la stessa voglia di godere che ha lei, cioè senza privazioni. Hiri si diverte a bloccargli l’orgasmo stringendogli il cazzo alla base e sentendolo pulsare per poi rincominciare a leccarlo e a succhiarlo piano. Poi a questo punto Luca la ferma e la conduce sul divano rosso, si libera dai pantaloni e le sfila le piccole mutandine trasparenti e bagnate. Oh quanto le piaceva, a Hiri, quel momento... il momento dell’attesa la faceva eccitare ancora di più e la sua fica sembrava un alveare pieno di miele purissimo. La bocca di Luca si posa piano sul suo sesso, la lecca facendola godere subito senza troppe attese. Non chiede niente, Hiri, ma si apre tutta la mandorlina con le dita invitandolo a prenderla, a entrare lì dove suo marito non osava. E Luca la penetra, la penetra sino in fondo stando in ginocchio davanti a lei e godendosi lo spettacolo del suo corpo supino con le gambe spalancate là, davanti a lui. Quelle gambe che prima si erano offerte al gioco del vedo non vedo e poi del "oh sì... come vedo". Gli piaceva aprirle tutte le labbra, e lei pensava che finalmente poteva prendere un cazzo vero e poteva prenderlo tutto, tutto intero. Luca se la scopava assaporando ogni spinta piano e sino in fondo per evitare che l’orgasmo gli salisse troppo in fretta dalle palle alla punta del cazzo. La fichetta di Hiri si impregnava ancora di più di nettare a ogni spinta e godeva più volte raggiungendo orgasmi lunghi e intensi riscaldando così tanto la cappella di Luca che cercava di trattenersi il più possibile, per poi seguire Hiri con un orgasmo violento che la inondava tutta come nella creazione di un nuovo mondo. L’indomani mattina Heri si sarebbe alzata, il suo vecchio marito l'avrebbe seguita in bagno, l’'avrebbe leccata e forse inculata per non schiudere le labbra della sua fica, che sperava di conservare solo per lui. "Hiri", le disse la sera prima di dormire accarezzandole la passera nuda sotto la sottoveste rosa, "che bella fica che hai. Domani te la scopo per bene... ma voglio scoparla il meno possibile, per trovarla tutta vogliosa e stretta come piace a me. Lo faremo solo una volta la settimana questo gioco, ma lo faremo per bene". "Sfondami la fica ora...", disse Hiri che, con le carezze del marito, si era eccitata. "Sfondami...", chiese mettendosi alla pecorina, "perché se non me lo dai... lo prendo da qualcun altro". Il marito si sentì avvampare a quella minaccia e si sentì impaurito da quell’avvertimento, e se la scopò subito la sera stessa senza aspettare l’indomani mattina. La scopata però durò poco, il vecchio non aveva fatto in tempo a prendere il suo farmaco e la sua prestazione non era dunque comparabile con quella di Luca, così giovane e aitante. Hiri ebbe comunque il suo orgasmo e si chiedeva come mai comunque suo marito avesse tanta energia per riuscire a incularla ogni mattina. Capì che l’ossessione di conservare la sua fica chiusa era così potente da condizionare addirittura la sua eccitazione che, diversamente, forse per una sorta di strano rifiuto, cedeva. Dopo quella sera tuttavia il marito ogni mattina concedeva a Hiri la scopata se lei insisteva e la chiedeva, perché lo minacciava di tradimento. Aveva dunque finalmente ottenuto dal marito quello che le spettava, seppur non apprezzando a fondo la qualità del servizio... Ora però voleva qualcosa di diverso da Luca, qualcosa che lui non le aveva mai chiesto di fare. Dopo giorni e giorni di giochi con Luca nel divano rosso, tutti più o meno con la stessa sequenza, Hiri una mattina entrò nello studio di Luca e il gioco del guardone e della porca rincominciò, ma dopo che lei gli ebbe leccato il cazzo questa volta, invece che essere passiva e muta, gli fece una richiesta. Si avvicinò al suo orecchio e, mordicchiandogli il lobo, disse: "Dammelo... nel culetto". Luca non ci pensò due volte e la accontentò. La sua donna non voleva mai farselo mettere di dietro e a lui non sembrava vero che lei, con quel culo da troia, gli stesse chiedendo proprio questo. La fece mettere appoggiata sulla scrivania e iniziò a leccarle il buchino mentre le sfondava la fica con un dito facendola gemere. Poi col suo membro duro come marmo iniziò ad aprirle piano piano il punto oscuro del suo corpo aspettando che la cappella scivolasse dentro da sola. Lei gemette forte e lui iniziò a muoversi piano dentro di lei, tra le sue natiche, assecondando i suoi movimenti. Dopo pochi secondi Hiri iniziò a godere così forte da far salire il sangue al cervello di Luca che sentiva il cazzo stretto dentro il culetto pulsante di Hiri. Il suo orgasmo si sprigionò a fiotti e a Hiri sembrò di sentirlo arrivare sino alla gola, facendola sciogliere tutta. Luca le piaceva ma, ora che l’aveva fatta godere anche di dietro, le piaceva ancora di più. Così ora Hiri aveva tutto, ma proprio tutto: due uomini che se la scopavano e se la inculavano, ed era tutto quello che per ora, a vent’anni, desiderava.
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