La casa sulla scogliera
di Pier Luigi


     E' il terzo racconto di questo autore di My Secret Diary dopo "La gita in montagna" e "Lo specchio dei desideri" e, anche in quest'ultimo, non perde occasione per farci viaggiare con la fantasia, stavolta su una magica casa su una scogliera. Buona lettura...


    
Raggiunse quella casa che dominava la scogliera solitaria tra il frangere delle onde. Percorse il vialetto che attraversava il giardino in cui prepotenti si stagliavano verso il cielo quelle palme secolari. Si fermò un attimo ad ammirare il gioco di colori che i fiori, posizionati con una certa sublime logica di forme e contrasti, deliziavano lo sguardo. Lentamente il suo passo riprese il suo scorrere lungo quel viale che portava alla casa. Non c’era traccia di alcuna presenza lì intorno, né macchine a lasciar sperare che qualcuno attendesse.
     Arrivò all’ uscio, si accorse che la porta era socchiusa. Con un tocco indeciso della mano spalancò la porta e, con cautela, entrò a passi esitanti. Nn c’era nessuno ad aspettarla. Si diresse con decisione verso quella veranda che dominava il mare. Il profumo della salsedine le entrava in ogni poro. La rinvigoriva, la esaltava. Respirava lentamente, a occhi chiusi, avida di quel piacere che il sapore del suo mare riusciva a infonderle. Si accomodò su quel divanetto di paglia, ricoperto di cuscini orientali. Quell’uomo, pur non conoscendola - pensò - conosceva il suo spirito, riusciva a cogliere i suoi desideri.
     Si accorse che sul piccolo tavolino di ferro battuto, ricoperto di un mosaico che mani sapienti aveva creato, c'era qualcosa per lei. Un biglietto, scritto con impeccabile grafia. Era il segno di quell'uomo, che le dava delle direttive da seguire. Sorrise, annusò il bigliettino per respirare l’ odore di quella mano che aveva lasciato segno di sé. Si alzò, con poco senso dell’ orientamento ma soprattutto spaesata in quella grande casa, e raggiunse il salotto. L’arredamento di quella stanza la lasciò senza fiato. Doveva essere il laboratorio artistico di quell’uomo. Tende dai colori caldi e orientali creavano nella stanza un sottile gioco di luci, il grande divano si stagliava lungo tutta la parete che affacciava sul mare, abbracciato da quella vetrata che apriva lo sguardo sul mare. Oltre quella impercettibile linea che staglia l’orizzonte. Grandi tappeti, riposavano su quello scuro e caldo parquet. Le piaceva il gusto di quell’uomo. Il bellissimo tavolo giapponese, circondato da grandi cuscini, fungeva da baricentro di quella stanza. Si avvicinò per cogliere i dettagli di quell’ oggetto che la incuriosiva, per coglierne la fattura. Si accorse che sul tavolo era adagiata una striscia nera di tessuto. Forse era di seta, ma la prese in mano e si accorse che era di raso. Una lunga striscia di raso nera. Impalpabile, piacevole al tatto. Sul tavolo erano posizionate piccole ciotole di coccio in cui riposavano i boccioli di piccole rose mai sbocciate, che custodivano il segreto di quell' aroma mai colto.
     La sua mente cominciò a turbinare...
     Era rapita da quegli aromi che le inebriavano i pensieri. Che permeavano della loro essenza. Sentore di china, di gelso nero. Uno sprazzo di mirra, di patchouli. Respirò profondamente, quelle note di calore avevano acceso un piacere che non aveva precedenti. Quell’ uomo la stava rapendo. Stava rapendo i suoi sensi, le sue percezioni. In sua assenza, quell’uomo aveva lasciato una chiara immagine della sua presenza. Del suo essere.
     Guardò la stanza con la massima attenzione, cercando di fotografare nella sua mente ogni piccolo dettaglio. Si diresse verso il tavolino, lasciò la giacca e la borsa, posò il cappello nero su un cuscino e, con gesto naturale, si accomodò sul bordo di quello strano tavolo basso. Era ansiosa, sentiva il cuore che le batteva forte. Chi era quell'uomo, dove l’avrebbe portato con i suoi desideri?
     Sistemò con gesto meccanico i polsini della camicia, posò le mani sulle cosce, le osservò con attenzione, le piacevano le sue mani. Si morse il labbro, si ricordò del contenuto del biglietto, si girò sul fianco destro e, con la mano, cercò di afferrare quella striscia di tessuto che avrebbe dovuto aprire la porta delle sue percezioni, del suo istinto. La passò sul viso, le piaceva quella sensazione, il contatto della pelle con quel tessuto le ricordava una carezza impalpabile. Con gesto incerto si bendò, cercando di sistemare quella striscia tra i ricci e cercando di non fare nodi anche ai capelli. Riuscì nell’impresa.
     Era buio, non vedeva nulla. Il silenzio divenne più acuto. La nenia del frangere delle onde si sparse nella stanza, la sentiva sulla pelle. Chinò la testa verso la spalla sinistra e, con la stessa mano, si posò sul tavolo. Da lì a poco, quella porta si sarebbe chiusa. Avrebbe sentito i passi di quell’uomo avvicinarsi a lei. Ne avrebbe respirato la presenza.
     Stava per arrivare, si stava per arrivare, e l'avrebbe trovata lì, seduta su quel tavolo, con le gambe accavallate, le mani nervose. Il ritmo dei battiti del suo cuore era un crescendo. Non sapeva niente di quell'uomo, eppure stava per diventare l’oggetto e il soggetto di una passione che già prima l’aveva travolta, quando quell'uomo la possedeva con la sua mente, con ciò che le trasmetteva e le faceva vivere. Si stava concretizzando.
     I suoi pensieri si spensero quando sentì che dei passi si arrestavano... era lui. Sentì la porta che si chiudeva, era una porta di legno antica, lavorata da quella saggezza e da quell'amore di tempi ormai passati. Sentiva i passi che, con andatura decisa, si avvicinavano sempre di più. Cercò di orientare la testa nella direzione in cui sarebbe dovuto trovarsi quell’uomo appena passato il muro che li divideva. Trattenne il respiro. Capì che quell’uomo era lì, a pochi centimetri da lei. La stava guardando. Pensieri confusi si alternarono nella sua mente, perché quell’ uomo poteva vederla e lei invece era al buio. Quell'uomo colse i suoi pensieri, si avvicinò, si chinò e, con gesto delicato, le sfiorò i capelli, lasciando che la mano si perdesse in quel mare di ricci. Sentì il profumo della sua pelle, lo respirò lentamente, quell’uomo sapeva terribilmente di maschio.
     Poggiò la guancia sulla sua, è in un respiro, le disse che era una visione decisamente e terribilmente eccitante, con il reggicalze di seta nero che si intravedeva dal bordo della gonna e lo scollo della camicia che non nascondeva la profondità del respiro e, soprattutto, le bellezza del seno, costretto sotto il tessuto a celare tutto il suo splendore. I capelli che le coprivano le schiena... e quelle labbra che non smetteva di mordere. Mentre con l'indice le sfiorava il seno, cogliendone la pienezza e la rotondità, il calore della sua pelle e la delicatezza nel tocco accesero in lei mille e più desideri. Il calore del suo respiro sul collo, sotto l’orecchio sinistro, e il tono della sua voce le strapparono un sussulto e un'esclamazione di piacere che la scossero. Lui le passò la lingua sul collo, lasciando una lunga e umida scia di saliva, e si allontanò da lei.
     Lei rimase immobile. Non lo aveva toccato, lui le aveva chiesto di esaudire le sue richieste e, a stento, tenne le mani poggiate sul bordo del tavolo. Non sapeva come era il suo viso, non ne conosceva il profilo. Sentì che i passi si allontanavano da lei, cercò in modo confuso di seguirne il percorso, ma in realtà non sapeva dove quell’uomo si stava dirigendo. Sentì che i passi si arrestarono e la voce di quell’uomo che le chiedeva di raggiungerlo sul divano, dove c'era il grande cuscino di seta color porpora e intessuto di mille perline che mani pazienti avevano applicato con destrezza e arte. Voleva che lo raggiungesse gattonando. Bendata, camminando carponi su quei grandi tappeti che avrebbero garantito il piacere al tocco. Si alzò dal tavolo cercando di mantenere l’equilibrio, con garbo tirò su il bordo della gonna, sarebbe stato complicato muoversi con quel tessuto a limitarne la fluidità dei movimenti, si inginocchiò. E cercò di recuperare i dati fotografici di quella stanza. Quell'uomo le eccitava la mente.
     Sentiva il cuore che le batteva in ogni parte del corpo, pulsava in ogni centimetro di pelle. Quello strano gioco le piaceva, le piaceva che quell'uomo la osservasse, la desiderasse a ogni respiro. Ricostruì l’immagine della stanza e, con mosse esitanti, cominciò la sua ricerca. Al buio. Lui la scrutava, seguiva ogni suo piccolo movimento, con i gomiti poggiati sulle ginocchia e una mano a sorreggergli il mento. Quella donna emanava sensualità e femminilità in ogni sua espressione, chissà quanto ne era consapevole - pensò. Era decisamente e terribilmente eccitante vederla tastare il tappeto con le mani, la schiena inarcata in una curva perfetta, il seno che gli si offriva generoso alla vista, le lunghe gambe completavano il fascino e la bellezza di quel corpo dall’andamento felino. I lunghi capelli, distribuiti sulla schiena e lungo il seno, incorniciavano quel viso di donna dai tratti tipici delle popolazioni di quel Mare Mediterraneo che li accomunava. Aveva l’espressione di una bambina eccitata e, nello stesso tempo, aveva un velo di malinconia che le conferiva un fascino non comune. Le labbra di quella donna rubavano mille e più desideri. Lei, nel suo gattonare, si accorse di aver raggiunto il divano quando con la mano sinistra ne accarezzò l’angolo. Le distanze erano sempre più brevi, lui era lì, a pochi passi da lei. Ne percepiva il respiro, profondo. Seguì il profilo del divano, lentamente.
     Desiderava ardentemente raggiungere quell’uomo, ma nel contempo aveva timore di avvicinarsi troppo. Che strana sensazione pensò. La sua espressione doveva aver tradito i suoi pensieri. Perché quell’uomo, con prontezza, si alzò dal divano. Lei si bloccò, incerta sul da fare. La raggiunse, aveva percepito il suo stato d’animo, ne aveva catturato l’inquietudine. Si fermò accanto a lei, le accarezzò la nuca, facendosi spazio tra quella moltitudine di ricci. Lei respirò profondamente, sentì la tensione allentarsi fino a dissolversi per lasciare spazio al piacere di quel contatto. Lei rimase immobile, posata sulle ginocchia. Lui si lasciò andare sul tappeto, accanto a lei, le sfiorò il profilo del viso con l’indice, lentamente. Si fermò sulle labbra, esercitando quella piccola pressione che gli permise di immergersi in un calore che lo invase, quando quella lingua di fuoco fece proprio il suo desiderio. Rimase alcuni secondi, estasiato da quelle sensazioni che erano sempre più prepotenti. Le afferrò il viso, desiderava baciarla, sentire la sua lingua. Perdersi nella sua bocca.
     La baciò con un'enfasi che non aveva mai conosciuto prima. Fu un bacio lungo, intenso, profondo. Di quelli che accendono i sensi, che fanno perdere la rotta. Voleva sfamarsi di quella bocca, le loro lingue si persero in una spirale di desideri. Si scostò da lei. Le afferrò le labbra con i denti. E, poi, le succhiò, come si gusta il più piacevole dei frutti. Lei sentì dentro qualcosa che cresceva fino a invaderla. Posò le mani sulle spalle di quello sconosciuto, poi lentamente gli accarezzò la schiena, era bellissimo sentire il suo corpo. Aveva un fisico notevole, da maschio. Desiderava stringerlo a sé, sentire quel corpo contro il suo.
     Il pensiero fu breve e l’attimo in cui si ritrovarono nudi lo fu ancor di più. La prese per le mani, la invitò ad alzarsi. Voleva esaudire il suo desiderio. La abbracciò con decisione e con quella passione che le tolse per un attimo il fiato. Lui rimase deliziato da quel corpo caldo e rotondo che stringeva tra le braccia. Sentiva il seno sul suo petto, sentiva i capezzoli, gonfi di piacere. Sentiva il respiro di lei crescere come cresceva il suo desiderio. Voleva catturarne il desiderio; con una mano cercò la sua femminilità, si fece largo tra quelle cosce tese. Lei sospirò. Sentì il piacere di quel frutto succoso. Desiderava assaggiarla, voleva bere da quel corpo il distillato di quel piacere. La fece sedere sul bordo del divano, con la schiena accomodata tra i cuscini. Si fece largo tra le sue gambe, quella rosa del deserto aspettava solo che lui la cogliesse, che si inebriasse della sua essenza. Si dissetò di quel piacere che stillava imperlando la pelle come fosse rugiada. Deliziato da quel sublime nettare portò la sua bocca su quella di lei, voleva che lei gustasse il suo aroma sulla sua lingua, sulle sue labbra. La baciò con passione e con decisione affondò in lei. Senza esitazione.
     Raggiunsero soglie di piacere non ancora esplorate, mentre le loro menti gustavano il piacere sublime di quell’incanto.







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