Una storia di sesso, lacrime e amore tra due donne che danno e
tolgono come un respiro veloce in un battito di ciglia. Buona lettura...
Ci sono donne che con amore
ti regalano la loro vita. Ci sono donne che con amore, invece, te la
tolgono...
Lesse compiaciuta quella frase tante, tantissime volte,
soddisfatta, appagata, quasi felice, o forse alla fine dubbiosa, ma
poco importava. Era il finale di un piccolo romanzo che aveva
scritto così, la testa fra le nuvole, il cuore leggero come una
favola. Se lo poteva permettere Valentina, nota e affermata
scrittrice, tradotta in molte lingue, stimata e applaudita dai più,
che con quel racconto avrebbe dato vita alla centesima novella
pubblicata. Già pensava alla faccia del
suo editore, che come al solito avrebbe trovato mille difetti e
mille difficoltà... lei invece no. E con la caparbia che la faceva
forte, avrebbe imposto anche quel nuovo lavoro, con il suo fare da
donna di altri tempi, o forse di altri pianeti... chissà.
Spense il computer, accese lo stereo, il nuovo cd
aspettava la sua attenzione. Una candela accesa e il pensiero tornò
a quella frase, a quell’ultima frase. A quel finale così strano e
senza dubbio profondo. Sicuramente dubbioso. Sebbene ne fosse
autrice e del tutto complice, le risuonava nella testa come un
tamburo. Non riusciva a credere che una frase potesse essere di tale
rilevanza da farla distrarre da cose che facevano parte della sua
vita... cose importanti, indispensabili, vitali. E non capiva, o
forse non voleva pesare il senso di buio che tutto ciò le portava
dentro.
Il telefono squillò svegliandola da quel pensiero...
era l’ora della telefonata che tanto aspettava e che con puntualità
arrivò a compiacere le sue voglie per quella gioventù che dirompeva
dai seni sodi e finti di chi, a
vent'anni, vede già un futuro di silicone e bugie.
Accordi per l’incontro del giorno dopo, incontro che
già assaporava e prevedeva sarebbe stato di sesso allo stato puro,
all’ennesima potenza, complice il latex nero da indossare con
disinvoltura e senza pregiudizi... Trucco sobrio, labbra rosse su
colori verdi e neri, sottoveste di seta, guanti lunghi di velluto e
perizoma che si perde fra le curve di natiche tutte da prendere
senza ritegno. Sospiri e champagne, parole soffiate, cristalli di
tocchi leggeri dapprima, forti, ingordi, urlati con l’anima di chi
con il sesso ci vive da sempre, dopo. E musica. L’amata musica, che
rievoca, che accende e divora l’anima... Dopo, tutto può confondersi
e gridare. Gridare la voglia di chi con il piacere ci scherza e ci
gioca a carte scoperte e mette sul tavolo tutta la posta che
possiede, sicura di non perdere. L’amore? Certo, ma bugiardo. La
dolcezza? A volte. Il rito si perpetua e conclama la carnalità
viscerale di chi, di tutto il resto, non sa che farsene. Le carezze,
le dolci carezze delle amanti innamorate che lasciano il posto a
gemiti simili a cori di perversione. Una, giovanissima e costruita,
bella ma finta e vuota. Non più nelle grazie di Madame Jeunesse,
l’altra... ma scaltra e seduttiva in tutte le sue forme. Occhi e
labbra dal delirio blu.
Domani appuntamento alla solita ora... buonanotte
amore, ti amo da impazzire, mentre il sorriso dal sapore estasiato
scende dalle pieghe delle labbra e si ferma giù, dove domani avrebbe
trovato risposta a ogni suo dubbio e l’avrebbe fatta ridiventare
donna speciale e fatale, la donna dai grandi slanci, la donna che
della vita fa ciò che vuole, o almeno crede di poterlo fare. Come
con le persone. Perché lei è la donna che scrive.
Ma... ci sono donne che con amore ti regalano la
loro vita... e la memoria torna.
Andiamo Valentina, possibile che non ricordi? Ombre di
sipari ormai chiusi, ma la memoria non inganna. A chi ho dedicato
quella frase? Ci sono donne che con amore invece te la tolgono...
Un tormento che non avrebbe più voluto, un improvviso
tonfo che spacca le ossa e la carne a brandelli... un lampo viola,
forte, accecante, cattivo... perché ora lei ricordava, e
quell’ultima frase ora risuonava, bombardava, mirava alla
mente... subdola e velenosa. Chissà perché, ora, nella sua mente e
nel suo scrivere. Per quale motivo adesso, nel finale della sua
piccola creatura, nata con disinvoltura dalla sua mente così esperta
e famosa...
Ferma il pensiero.
Ferma il ricordo.
Accendi il piacere con la tua mano e lascia la
giovinezza del tuo nuovo amore fra le dita. Domani sarà ancora
tua... Si imponeva di pensarlo, di mangiarlo con avidità, di gustare
ogni attimo di quegli occhi verdi come il mare, sebbene privi di
consapevolezza. Occhi capricciosi, pressapochisti ma sicuri delle
ore di sesso che volevano. E volevano entrambe. Entrambe complici e
affamate. Sesso e parole, sesso e capricci, sesso e promesse. Sesso
per capire che nel gioco della vita vince chi scappa, lasciando
orgasmi a metà fra il sacro e il profano. Fra il giorno e la notte.
Notti di promesse effimere e oltraggiose, ma eccitanti e scandalose,
complice l’assenza di tempo che crea voragini di lenzuola sporche di
rossetto e ritagli d’amore sporco. E domani l’avrebbe avuta ancora
fra le sue braccia, colma di tutti i gemiti della bimba che alla
mamma succhia il seno mentre la seduce, e poi la prende e la fa
godere di orgasmi degni di fervida ed esperta amante. Era
fantastica... era lasciva e perdutamente priva di qualsiasi tabù.
Allora perché il turbamento... per quale motivo dalla
sua mente una frase che rievoca dolore... lei, che del dolore e
delle pene non sa che farsene. Lo ripudia il dolore, lo odia, lo
evita, lo accusa, lo schernisce, lo uccide. Lo rinchiude nel passato
e gli impedisce di rivivere. E non bastano gli eventi e i buoni
propositi. Non bastano i nuovi ardori e le nuove conquiste... non
basta la gioventù bella e dannata. Non bastano le nuove avventure e
le notti fatte di masturbazioni roventi e voluttuose... Quella frase
è di più, molto di più. Lei che nella vita vuole tutto e di tutto si
nutre, avida divora e mastica tutto ciò le interessa, senza
esclusione alcuna, a patto lo voglia davvero. A patto che le
interessi...
E quella donna le interessava davvero.
E quella donna l’aveva amata davvero.
Quella donna, una sera la vita gliel’aveva regalata
davvero, con amore infinito.
E quella stessa donna, una sera, la vita se l’era
tolta, con amore infinito di chi, in silenzio, sa sparire.
Con dignità. E sparì perché il suo amore non l’aveva
più voluto... perché il gioco era finito... Avida e vittima del suo
stesso male di essere e di apparire.
Tutto ora aveva un senso. Ora Valentina poteva
ricordare. A testa bassa e con la bocca impastata di sabbia e
lacrime. Poi, non scrisse più.
Non pianse più.
Lasciò la sua casa per un rifugio in riva al mare. Lì,
forse, avrebbe potuto cancellare. Avrebbe potuto cercare nelle notti
di cielo terso quella stella che, senza dire una parola, una notte
di marzo riuscì davvero a gridarle tutto il suo amore. La donna che
scrive, ora, è la donna che finalmente sa.