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La
reginadi Elisa G. La nostra Elisa ormai non ha più bisogno di presentazioni. Questo mese ci offre il racconto di una donna pronta a cedere il proprio corpo e il proprio cuore, divisa tra due uomini. Se volete scrivere all'autrice, potete farlo cliccando qui. Buona lettura... "Continua... Non ti fermare... Guai se smetti...", urla dentro la mia bocca calda. Sono sopra di lui, accovacciata sul suo petto, lo cavalco veloce, assaporando ogni minimo piacere nascosto dai nostri corpi bollenti. Mi fermo. Sono stronza lo so, ma amo così tanto sentirmi dire... "Continua o mi farai morire...". Prevedibile, un uomo quando sta per godere è scontato, banale ma sempre molto eccitante. Ricomincio il mio movimento veloce, ballo sopra la sua punta gonfia e pulsante dentro ai miei umori di donna, la stuzzico per poi cadere, improvvisamente, su tutta l'asta fino alle palle sode. E' tutto dentro di me quando viene. Il suo liquido caldo invade le mie profondità riempiendole di candide particelle. I suoi gemiti forti, uniti ai miei più deboli fanno da musica al nostro silenzio. Meccanicamente mi sdraio vicino a lui e lentamente, cullata dall'estasi dei nostri attimi, mi lascio rapire dalla stanchezza, dai miei pensieri, dalla mia coscienza. Questa è l'ultima volta, deve assolutamente essere l'ultima, non posso continuare la mia vita in questo modo, non posso spostarmi da un letto all'altro con la stessa facilità con cui scelgo un vestito che mi piace. Adoro il sesso, impazzisco quando leggo negli occhi del mio uomo il piacere crescere grazie al mio calore, al mio odore di donna, al mio corpo vibrante di lussuria. Sono un'accompagnatrice, una prostituta di alto borgo, un escort... In internet ci sono tantissimi termini per descrivermi, ma a me piace definirmi la regina delle amanti, nel mio mondo così mi conoscono. Alle volte faccio compagnia ad alcuni uomini soli, andiamo al cinema, al ristorante, a teatro o semplicemente a prendere un caffè, molte persone sono così sole che mi pagano per scaldargli il cuore e non il letto, a modo mio amo quella gente anche se preferisco non legarmi mai ai miei clienti. La regola di questo lavoro è di non affezionarsi mai a nessuno e tantomeno di non innamorarsi di nessuno ma, purtroppo, il cuore non è una macchina, non lo puoi programmare come selezioni le tue urla finte o i tuoi gemiti freddi durante un rapporto scarso e pigro. Il cuore vuole comandare lui e, spesso, ragiona con le emozioni che una persona gli dona. Mi sono innamorata di un uomo sposato, un uomo famoso nel suo lavoro, un uomo più vecchio di me di quindici anni, un uomo che mi fa sentire donna, amante e bambina. "Ho deciso di lasciare mia moglie". Paolo si abbottona la camicia con mani veloci, tremanti da quel piacere che fatica a lasciarlo. Mi siedo tirando il lenzuolo bianco fino al seno e, mentre copro il mio corpo stanco, i miei capelli lunghi neri scendono pesanti sulla schiena. "Ho smesso di credere alle tue bugie tanto tempo fa". Si alza e, camminando lentamente, trascinando i piedi sul parquet si siede nel mio lato del letto, vicino a me. Lo fisso negli occhi e penso che non dimostra la sua età. Indossa un paio di jeans scuri strappati sulle ginocchia, una camicia semi sbottonata e i suoi capelli brizzolati, ricci e disordinati gli incorniciano il suo viso dolce ma severo. Paolo è un uomo sexy, affascinante, molte donne ci provano con lui, molte volte ha tradito sua moglie, molte volte le ha mentito per correre da me. "Non ho mai avuto il coraggio di lasciarla, sai il perché, non posso abbandonare una donna malata di cancro". "Tu sai come la penso io. Meglio la verità che un amore falso e un affetto ricco di pietà". Si alza, è arrabbiato, prende i calzini appoggiati sulla sedia di legno, vicino alla grande finestra, si veste in fretta, vuole scappare da me, dalla quotidianità e dalle oppressioni che il mio cuore gli sta proponendo da mesi. Comportandomi così ho riposto i panni dell'amante e ho acquistato i vestiti della donna comune, appiccicosa e triste. "Forse è meglio che smettiamo di vederci, Katia". Le sue parole, come una doccia fredda mi ghiacciano il cuore, lasciando i miei polmoni poveri d'aria, mi sento soffocare. "Lo fai con tutte vero?", domando tranquilla anche se, dentro di me, c'è l'inferno. "Cosa?". "Prima le usi, le scopi, ti diverti e poi quando si innamorano di te, quando un'avventura può diventare una storia seria, le lasci". "Ti ho puntato una pistola alla tempia? No. Abbiamo scopato per mesi e ti sei divertita anche tu, non credo all'amore, forse entrambi abbiamo preso una sbandata ma è finita". Sorrido. "Detesto gli uomini incoerenti. Prima mi hai detto di voler lasciare tua moglie e ora parli di non vederci più". Si accende una sigaretta, apre la finestra e, appoggiando la schiena al muro, incrocia le gambe mentre la sua mano destra rimane fuori per far uscire il fumo, quella scia nera e puzzolente mi fa venire da vomitare. "Quante ci sono cascate?", domando acida. "Non gioco con i sentimenti degli altri". "Quante ci sono cascate?", ripeto seria. "Cinque". Sorrido anche se ho voglia di piangere. Paolo è serio e la sua espressione fredda non lascia trasparire nessuna emozione, nessun pentimento, nessun calore umano. "Io sono la sesta. Sono stata una stupida vero?". Mi alzo e mi butto su di lui, gli tiro schiaffi, pugni e calci. Paolo sorride con la sua sigaretta in bocca e lo sguardo divertito di chi sa di vincere, di chi sa di aver già vinto. "Te la faccio mangiare, lo sai che odio il fumo". Sono nuda davanti a lui. Vorrei ammazzarlo come lui sta ammazzando il mio cuore, peccato che c'è un testimone contro di me, il mio corpo è ancora in preda al nostro passato. I capezzoli ancora duri, turgidi e bagnati della sua saliva, le impronte delle sue dita sui miei glutei, dei suoi schiaffi forti mentre mi stringeva e mi guidava i movimenti per placare il suo piacere di maschio, di finto uomo, i capelli appiccicati al collo per il sudore, per l'enfasi di venire insieme. "Vattene, non ti voglio mai più vedere". Mi volto e, dandogli la schiena, sento un bruciore immenso sulla spalla sinistra, urlo di dolore ma, mentre mi volto, la sua mano mi stringe forte il seno mentre le sue labbra corrono veloci sulla mia guancia, sulla mia bocca. "Bastardo. Lasciami subito!". Il suo dito entra dentro al mio calore, gioca col clitoride addormentato ma gonfio, il suo respiro caldo sveglia i miei sensi mentre i suoi baci diventano più audaci, più caldi, facendo sciogliere il ghiaccio della sua mente crudele. "Sei tutta bagnata, lo sento che mi vuoi, non opporti". Gli mordo la mano quando mi accarezza le labbra secche, lui urla e si allontana da me sputando insulti pesanti. Raccoglie come un tornado le sue cose, oggetti diventati comuni per me, spazzati via dalla sua rabbia, dal suo gioco perverso. "Addio stupida puttana!". Se ne va sbattendo forte la porta, io mi copro le orecchie per il rumore troppo potente scaturito da quel gesto violento. Cado in ginocchio ma il mio corpo è troppo stanco per stare in equilibrio, scivolo all'indietro e mi siedo con la schiena premuta al comodino. Piango sommessamente, mi sono sempre vergognata dei miei sfoghi emotivi, sono fragilità che poche persone possono permettersi, io sono nel gruppo delle donne che si nascondono il cuore perché le sue lacrime possono urlare dolori inconfessabili. Chiudo gli occhi, respiro profondamente e sorrido nel ricordarmi chi sono e cosa voglio dalla mia sciocca vita, sorrido nel pensare a questa brutta parentesi della mia esistenza e, improvvisamente, tutto quell'amore che mi invadeva il corpo e l'anima è volato via, scappato nel cimitero degli amori sbagliati. Velocemente mi alzo, mi vesto, mi rianimo quel viso triste riflesso nello specchio in bagno che mi sorride beffardo; mi trucco donandogli un po' di colore, un po' di luce e, facendo una smorfia a me stessa, prendendo le mie cose, chiudo per sempre la porta di quella stanza vuota e fredda. L'aria frizzante di Roma mi risveglia dalla mia illusione e, ritornando alla realtà, rifletto sui miei errori e penso alla mia nuova vita.
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