L'incanto di Venezia
di OrchideaNera


     Oggi vi presento il primo racconto di questa nuova autrice di My Secret Diary. Nata in provincia di Bologna, ora vive e lavora a Prato. Ha partecipato a numerose antologie e si è classificata ai primi posti di innumerevoli concorsi di scrittura. Questo racconto, "L'incanto di Venezia", è stato scritto dopo un ritardo da un natale in laguna... Buona lettura...


    
Là davanti Venezia, tormentata di pioggia, nel silenzio apparente e nel buio, nei passi affrettati di istanti vuoti, in quella luce che cambia, sgretola certezze, in un passaggio dalla veglia al sonno, sontuosa e luccicante, scontrosa e magnetica in uno strano progetto di infelicità, con mille sogni in fondo alla sua schiena di cristallo.
     E’ superstite per sempre, quando penetra nel mio corpo e nel mio cuore e si ferma lì vorace, carezzevole nelle sue estasi di città di morte e d’amore, mi copre lenta con le sue illusioni, disincantata, grigia come il suo cielo, stagliata obliqua, fredda e senz’anima nell’incanto della laguna, cupa bellezza di ombre sbiadite.
     Si carica di memoria in quelle calli strette dove tutto può accadere, anche la vita, in un guazzabuglio di vicoli tortuosi che si aprono improvvisamente su squarci di cielo e di mare.
     Venezia, sinfonia e cornice, di canali fruscianti e maestosi palazzi, con l’inganno di una luce a volte violenta come un coltello, a volte pallida, intermittente sulle onde. Quadri impressi nella mia memoria, assordanti e desolati, scolpiti in loquaci desideri, Venezia ansimante e spezzata, sobria e volubile, obliqua e incosciente, in quella melodia languidamente felice di dedali e approdi sempre diversi. Qui, dove la commedia diventa rapidamente dramma, si vive di bellezza divina, di amici e nemici, di amori, di sperma, saliva e dolore. Il tutto mischiato nella pietra, in un equilibrio impreciso in bilico sul tempo, nella fissità feroce di palazzi che inghiottono ogni cosa, secche alghe sulla laguna nera.
     Accarezzo i drammatici rilievi delle chiese, i loro contrasti cupi e accesi, neri e dorati, e mi toccano le sue notti romantiche che si plasmano sugli sbuffi dei vaporetti, oltre il rumore dell’acqua, l’occhio fisso in quell’onnipotenza divina, il barocco del tutto e del nulla. Ci conquista facilmente Venezia, ricettiva e umida nella sua innata eleganza, dischiusa al piacere come un anemone marino, furtiva e impaurita nella fragile timidezza dei sui colori pastello, sottomessa al tempo, alla forza del passato, al torpore di lunghe sere di fine estate. E’ ricordo, Venezia, uno strano posto per cercare la carne di un amore reale, stagliata tra spume e scie d’acqua, nuotatrice tra sogni evanescenti e cupole dorate, drammatica nei suoi giorni sempre uguali, dannata nelle sue lacrime d’acqua, nel turbinio di un’irritante dolcezza, un baccanale, un’irritante carezza sensuale, un letto d’amore in quei sensi incantati di sogni e di morte.







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