Un altro racconto della nostra Kristalia, stavolta alle prese
con un incontro a tre da brividi. Buona lettura...
Varcai l'uscio della sua casa e immediatamente
la porta si chiuse alle mie spalle.
La penombra mi impediva di focalizzare la figura di lui
che, intanto, si era avvicinato a me. Non feci in tempo a salutarlo
con il consueto, caloroso abbraccio, che mi trovai gli occhi
bendati.
Bene - pensai - si comincia alla grande, mi piace,
adoro le sorprese.
Mi sbottonò il cappotto sussurrandomi qualcosa, lo
tolse e mi guidò verso l'interno.
Mi spogliò con fare deciso e lento fino a denudarmi
tutta, e questo invece mi piace meno, perché non reggo
l'osservazione integrale del mio corpo. Non mi sento sicura, vacillo
psicologicamente consapevole di non avere un corpo da modella e,
tuttavia, ogni volta il rito si ripete. Io, a testa quasi china per
il disagio, infine accetto di stare in piedi davanti a lui e di
girare su me stessa.
Ma quella sera, con gli occhi bendati era anche peggio,
perché non potevo controllare il suo sguardo e cercare di coprire
con le mani le parti su cui gli occhi puntavano.
Ero nuda... fuori e dentro. E' la nudità interiore che
mi disarma, mi rende vulnerabile e mi fa tremare come una foglia.
Però, più aumenta il mio disagio, più aumentano le mie
palpitazioni. Maggiore è la vergogna, maggiore è l'eccitazione.
Nuda, ferma, immobile, non una parola.
Non succedeva niente. Che progetti ha? Attimi infiniti
e silenzio disarmante.
Avvertivo qualcosa che non riuscivo a identificare.
L'aroma del caffè fumante mi confortò. Mi porse la
tazza grande e lo assaporai con immenso piacere, mentre cercavo
ancora di capire cosa stesse per accadere. Quando gli restituii la
tazzina vuota, mi ritrovai una mano sulla mia testa a spingermi giù,
là dove lui sa che voglio finire.
Genuflessa a omaggiarlo, sento improvvisamente
afferrarmi le mani e, portate dietro la schiena, qualcuno ne lega i
polsi con una sciarpa stretta fittamente. Non capisco... Chi c'è?
Il respiro sul mio collo le sue mani dalle spalle
scendono lentamente lungo la schiena e mi sfiorano i glutei... Sento
afferrarli e infilare dentro qualcosa. Mi fa male.
Probabilmente è grande, ma lo sento anche pesare... sì,
pesa... è di gomma... Ma chi c'è alle mie spalle?
Quel fallo grosso e pesante mi disturba ma, così
riempita e a disagio, devo continuare perché lui tiene salda la mia
testa fra le sue mani e spinge voluttuosamente... avanti e indietro.
Sono disturbata da quel "coso" che sembra lacerarmi,
non sono disinvolta.
D'un tratto, sento un piacevole sollievo, una languida
lingua, evidentemente scivolata sotto di me, sta alleviando il
fastidio che sento tra i glutei.
E' fantastica quella linguetta che riesce a contrastare
il disturbo di quel corpo estraneo.
Mi abbandono al piacere, la mia bocca avvolge e sugge
con aumentata intensità l'asta superba e pulsante dell'uomo.
Mi sbenda appena in tempo per inondarmi bocca e viso
del suo piacere, guardandomi fisso negli occhi con sguardo
sogghignante e lussurioso.
Subito ordina a chi mi stava sotto di baciarmi e di
leccare tutto affinché non si disperda il suo seme.
Lei esegue con perizia e accondiscendenza.
Bella, giovane, di età e nazionalità indefinibile,
sicuramente asiatica, minuta e silenziosa, era lì a esaudire i
desideri di quell'uomo capriccioso.
Frattanto, mi libera di quell'odioso fallo di gomma e
ne provo un gran sollievo.
Sono ancora legata e inginocchiata quando lui mi porge
la sua sigaretta che tiro con avidità.
Mi fa fumare insieme a lui e, poiché capisce che
comincio a non tollerare più quella scomoda posizione, mi fa mettere
un cuscinetto sotto le ginocchia. Va molto meglio.
Con un cenno fa capire chiaramente cosa vuole: ora è
lei ad allargare le gambe e a sovrastarmi e io, sollevato il volto,
la devo assaporare così.
Lui sorseggia qualcosa da bere, seduto comodamente sul
divano, e aspira un'altra sigaretta mostrando un immenso piacere. Si
tocca e, con uno schiocco di dita, fa avvicinare la ragazza
facendola accovacciare fra le sue gambe. Io sto a guardare,
invidiosa e immobile.
La interrompe e finiamo in camera.
Lei si sdraia con il sedere sul ciglio del materasso, a
gambe divaricate e i piedi puntati sul letto e io, nuovamente
inginocchiata e con le mani legate, devo leccarla.
Finalmente mi slega e le mie braccia possono
distendersi. Non so come, ma sento un grande desiderio di toccare e
accarezzare quei piccoli seni. Mi piace, è fremente e, mentre
comincio a prenderci gusto, lui si infila con forza dentro di me,
quasi con la volontà di farmi male e ci riesce.
Passato il primo momento di irrigidimento, mi afferra i
fianchi e inizia a muoversi come ben sa fare, che quasi non mi
accorgo che la ragazza sta per venire e... poco dopo, infatti,
esplode.
Lui no. Si toglie per riposare un po'.
Decidiamo di prenderci un momento di relax e ci
immergiamo tutti e tre nella vasca idromassaggio.
Lui è ancora vitale e, ora nell'una, ora nell'altra
bocca, mantiene rigogliosa la sua erezione.
Sa bene che lo desidero, che sono l'unica a non aver
ancora avuto un orgasmo e vorrei essere presa prepotentemente.
Continua a guardarmi ma non si concede, anzi, fuma un'altra
sigaretta e si versa un altro sorso.
Richiama lei, mi indispongo, perdo quasi il lume della
ragione, mi sembra di detestarlo, forse lo guardo furiosa mentre lei
lo sta gustando con la sua bocca e penso: Perché non se la scopa
anche, visto che c'è?
Mi avvicino e, piena di stizza, prendo la testa di lei
e gliela spingo contro, su e giù sempre più forte mentre la incito
con tono imperativo: "Su, su, dai, succhia, di più, di più! Fallo
godere".
L'invidia mi stava accecando, ero rabbiosa e spingevo
sempre più forte, forse facendole anche male. Sghignazzava, lui,
mentre lo guardavo fulminandolo.
A un tratto ho temuto che la fine stesse arrivando
quando ho visto lui buttare la testa indietro appoggiandola sullo
schienale della poltrona...
Ma si ferma. La ferma.
Trattengo il respiro, attendo gli eventi.
La allontana, lei va a sedersi, lui mi fissa, si alza e
torna a sedersi, si rialza, mi tira a sé girandomi sul divano, io
sotto, lui sopra e, guardandomi fisso negli occhi, inizia a
penetrarmi con somma soddisfazione.
Splendido, la foga aumentava, su e giù, mentre diceva:
"Hai temuto che non ti scopassi, eh? Cosa hai provato? Dillo! Dillo
o smetto. Dillo che mi vuoi...".
Tutto il resto è... piacere.
1 Commento:
- Commento postato da Emma
Piccin il 14 febbraio 2010 Kristalia ciao, mi piacciono i tuoi racconti... di
questo poi il finale è fantastico! Quanta passione!