Lucid Dreamer è una persona che riesce a controllare
coscientemente i suoi sogni: "Immaginate, nel bel mezzo di un sogno,
di prendere coscienza del fatto che quello che state vivendo è
proprio un sogno: la vostra mente diventa un regista in grado di
farvi vivere le esperienze più visionarie e fantasiose che possiate
mai immaginare!". Buona lettura...
Stanotte, il cielo ha tinte violacee e
opalescenti, attraversato da nubi sfilacciate che paiono masse di
zucchero filato alla fragola. Sento la terra umida sotto i piedi, di
tanto in tanto solleticati da sottili fili d’erba, mentre avanzo
lentamente in questa landa onirica.
Tutt’attorno è animato da un vento caldo e avvolgente;
sibila alle mie orecchie come un sussurro suadente, un richiamo
verso un luogo che non conosco.
Indosso una vaporosa camicia da notte del colore della
luna piena, tessuta di ragnatele e rugiada: splende allo stesso modo
dell’astro, nell’aria color ametista, cadendo su una spalla e
lasciando scoperto un seno. Il capezzolo di zaffiro riluce sotto i
miei occhi. Capelli neri dai riflessi bluastri lambiscono fluenti le
mie cosce tornite, creando un contrasto forte con la pelle perlacea.
Cammino. D’un tratto, avverto un freddissimo contatto
coi piedi. Mi fermo, chino lo sguardo.
Sotto di me, una pozzanghera di specchio liquido.
L’acqua mi lambisce la punta dei piedi e lascia un leggero strato di
pittura argentato che poi evapora sotto forma di polvere di luce.
Il riflesso mi suggerisce che sono bellissima e
perfetta.
Sollevo lo sguardo; adesso la pozzanghera è un grande
lago dalla forma della falce lunare, una fresca alternativa all’aria
rovente che mi alita sulla pelle. Pochi movimenti, e la leggera
camicia di notte scivola ai miei piedi.
Basta pensarlo: sto volando.
Il mio corpo nudo e formoso aleggia sul lago creando
increspature dense e tranquille che diventano cerchi concentrici
quando decido di tuffarmi.
L’acqua non è né fredda né calda; lascia sulla pelle la
piacevole e sonnolenta sensazione di una coperta quando fuori fa
freddo, e la rasserenante frescura dell’ombra di un bosco d’estate.
Posso respirare anche sott’acqua. Il profumo è inebriante.
Riemergo, poi. Il cielo viola è adesso solcato da
nastri di luce azzurra che donano un bagliore anestetizzante al
tutto.
La pianura continua a estendersi a perdita d’occhio
davanti a me, immortale e impossibile come solo un sogno sa essere.
Basta pensarlo: sto volando di nuovo.
L’acqua mi scivola addosso, lasciando scie luminose
nell’aria. Volteggio e gioco a essere una farfalla amata dal vento.
Poi...
Musica.
Mi rendo conto che la voce del vento è musica. Ondeggio
su un maestoso pentagramma invisibile, cullata da un sensuale suono
di flauto.
Scorgo sotto di me una figura. Torno a terra,
incuriosita.
La musica proviene dallo strumento fra le mani della
creatura davanti a me.
Ha le fattezze di un uomo, ma grandi corna ricurve
sporgono sulla sua fronte. I capelli, lunghi e scuri, sembrano
mischiati a terra e foglie. Il viso è bello, dalle forme rigide,
velato da un leggero strato di barba. È disteso su un fianco,
intento a suonare quello che sembra un flauto a più canne. Una
pelliccia nera gli cinge i fianchi mentre il resto del corpo è nudo.
I suoi lineamenti sono vagamente ferini.
Si accorge della mia presenza e smette di suonare. Nei
suoi occhi scuri e taglienti colgo un brillio di compiacimento e
malizia. Non sono spaventata da lui; al contrario, sono fiera di
simili attenzioni.
"Continua", gli dico, o forse lo penso soltanto.
"Solo se danzi per me", risponde lui con voce
carezzevole.
Accosta lo strumento alle labbra e, un istante dopo,
riparte la melodia che mi ha condotta fino a lui. Sento di conoscere
i movimenti di questa danza; e danzo dunque, come se l’avessi fatto
altre mille volte prima di adesso.
Muovo flessuosamente le braccia sulla testa, i fianchi
e il bacino. Faccio qualche piroetta attorno al mio bel misterioso
suonatore, lo sfioro coi miei capelli, ora lo scavalco con le mie
lunghe gambe. Mi soffermo con intenzione a sfiorare la sua coscia
con il piede. Adoro tentarlo, forse lui lo adora più di me.
Continua la musica, continua la danza fino a quando i
suoni si fanno più lunghi e più bassi e la canzone volge al suo
termine.
Mi distendo di fronte a lui, nella sua stessa
posizione, sostenendo la testa con una mano sull’orecchio. Mette via
il flauto e si stende usando il suo braccio come cuscino. L’erba è
fresca, dà sollievo.
"Allora", esordisce, "ti è piaciuto?".
"Tantissimo", affermo, prolungando la parola sulle due
sibilanti. "Sei molto bravo".
"Anche tu".
Con la mano libera mi sfiora i capelli e il viso,
soffermandosi sulle labbra. Sorride. La sua mano lascia un caldo
tocco vibrante; scende lenta sul mio collo seguendo i contorni del
mio corpo. Continua a guardarmi negli occhi, forse cercando una mia
reazione.
Le sue dita scendono lente sul petto, poi su un seno.
Mi accarezza, lo prende a piena mano, come a tastarne la
consistenza. Il suo pollice indugia a stuzzicare il mio capezzolo di
cristallo blu e una scintilla di piacere scende ad accendere il
fuoco nelle mie viscere.
Guardo la sua mano, poi lui. Sorrido, tacitamente
acconsentendo ai giochi che leggo nei suoi occhi.
Mi stendo sulla schiena.
Lui si avvicina a me; strappa alla terra un lungo filo
d’erba che usa adesso per solleticarmi. Scende sotto il seno, sulla
pancia a descrivere il contorno dell’ombelico dov’è incastonato un
grosso diamante. Lì lo abbandona. Adesso sono le sue dita le
protagoniste; scendono a sfiorare appena la peluria della mia
intimità.
Lo sento respirare sul mio collo. Mi invita a
dischiudere le cosce, accarezzandole con gentilezza dal ginocchio
sino all’inguine. Finalmente, poi, le sue dita si fermano sulla mia
carne già infiammata dalle prime carezze.
Inizia a titillarmi con delicati movimenti circolari.
Mi accarezza come se stesse suonando uno strumento musicale e i miei
gemiti sono le note che ne scaturiscono.
Sembra compiaciuto dell’effetto del suo tocco, così
continua. Cercando di non turbare il suo sensuale lavoro, mi metto
nuovamente su un fianco. Poggio la mano sulla sua coscia,
risalendola lentamente fino a finire sotto il suo unico
abbigliamento.
Trovo il mio flautista eccitato almeno quanto me.
Deliziata dalle dimensioni del suo strumento lo stringo, lo
accarezzo su e giù, sempre più velocemente man mano che ci scambiamo
il godimento. Lui smette per un attimo di darmi attenzioni, ma solo
per strapparsi via la pelliccia e facilitarmi i movimenti. Senza
staccarci un attimo mi sporgo per baciarlo e lui sembra non
aspettare altro. Le lingue guizzano dentro e fuori la bocca, ci
mordiamo le labbra, vogliamo divorarci.
"Prendimi", gli mugolo in un orecchio, mentre le sue
labbra stanno lambendo i miei seni.
Desidero che lo faccia subito, e così è.
Rotola su di me; prendo il suo tumido strumento di
piacere guidandolo all’ingresso del mio corpo.
Mi penetra, lentamente, facendomi sentire ogni
millimetro della sua pelle che scivola sulla mia.
Il contatto mi rende folle di desiderio.
Lui mi possiede con duro e pieno vigore; mi solleva poi
le cosce tenendole con le mani per aprirmi di più. Lo sento
interamente nel mio ventre, frenetico e impetuoso, come una bestia
che monta la sua compagna. Vuole prendermi come un animale, infatti,
quando mi invita a dargli le spalle.
Si inginocchia dietro di me e subito mi dà quel che
voglio. Gemo forte, godendo del suo vigore. Anche lui geme e
boccheggia, di tanto in tanto facendosi scappare un verso simile a
un breve ruggito. Si china sulla mia schiena; una sua mano mi tiene
ferma come desidera, stringendomi un fianco, l’altra passa davanti,
a eccitarmi ancora di più toccandomi nel punto di poco superiore a
quello già sconvolto dalla scatenata penetrazione.
Guido la sua mano a toccarmi come desidero, anche se
non ce n’è bisogno. Non riesco più a trattenermi; dopo pochi istanti
sento un fuoco irradiarsi dal centro della mia carnalità e l’orgasmo
esplode rivelatore in ogni fibra del mio corpo, uscendo dalla gola
con una serie di gemiti rotti che non riesco a frenare. Mi dimeno
come una cavalla imbizzarrita. Il mio maschio continua a montarmi
per tutta la durata del mio lunghissimo piacere; infine scoppia
anche lui, che probabilmente si tratteneva aspettando di concederlo
a me per prima.
Il suo grido di godimento è mischiato a un ruggito
bestiale e par che tutt’attorno la terra tremi compreso il cielo,
adesso colorato di una luce intensa quasi stesse godendo anche lui
insieme al signore di questo sogno...
Mi sveglio, accaldata e bagnata, nel mio letto.
Niente male, come sogno lucido.