L'ultima volta di Anthony
di Sognando Istanbul


     "Ho un vecchio diario di pelle, ormai raggrinzito dall'uso, che è colmo di pensieri e racconti unicamente tratti dalla mia esperienza personale. Considero la scrittura la mia psicanalisi. Esorcizzare autonomamente le proprie ombre". Così si presenta questa nuova autrice, che ci propone questo breve ma intenso racconto. Buona lettura...

    

 

     I tuoi occhi piccoli e distanziati, le tue ciglia così folte e dorate... e poi mi incanto guardando il tuo naso, importante, imperfetto ma intonato con il resto.
     E poi scendo e continuo a guardarti; ti sto fotografando mentalmente. Ora ti memorizzo.
     Nella penombra della stanza ci sono ombre che si stagliano sui muri, sui mobili e su di noi. L'aria è afosa, si boccheggia, ma tu mi sei aggrappato.
     Il tuo piede mi ha cercato, si è intrecciato con il mio. La tua gamba sinistra mi ha bloccata. Il tuo braccio mi avvolge. E io, in questa posizione così scomoda, sono piena e satura di soddisfazione. Aspettavo il poi solo per questo. Per sentirti incollato a me. Ora il nostro sudore continua a mescolarsi, ma più lentamente e nell'area c'è il mio profumo che non è più solo mio, ma è di noi.
     Ti guardo ma ho paura di accarezzarti. Se mi muovo tu ti puoi svegliare e se succede puoi anche decidere di andare via.
     E' come se fossimo dei modelli per un dipinto; posso rompere l'armonia anche con il respiro. Il pittore allora non coglierebbe più la nostra beatitudine.







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