"Ho un vecchio diario di pelle, ormai raggrinzito
dall'uso, che è colmo di pensieri e racconti unicamente tratti dalla
mia esperienza personale. Considero la scrittura la mia psicanalisi.
Esorcizzare autonomamente le proprie ombre". Così si presenta questa
nuova autrice, che ci propone questo breve ma intenso racconto.
Buona lettura...
I tuoi occhi piccoli e
distanziati, le tue ciglia così folte e dorate... e poi mi
incanto guardando il tuo naso, importante, imperfetto ma
intonato con il resto.
E poi scendo e continuo a guardarti; ti sto
fotografando mentalmente. Ora ti memorizzo.
Nella penombra della stanza ci sono ombre che si
stagliano sui muri, sui mobili e su di noi. L'aria è afosa, si
boccheggia, ma tu mi sei aggrappato.
Il tuo piede mi ha cercato, si è intrecciato con il
mio. La tua gamba sinistra mi ha bloccata. Il tuo braccio mi
avvolge. E io, in questa posizione così scomoda, sono piena e
satura di soddisfazione. Aspettavo il poi solo per questo. Per
sentirti incollato a me. Ora il nostro sudore continua a
mescolarsi, ma più lentamente e nell'area c'è il mio profumo che
non è più solo mio, ma è di noi.
Ti guardo ma ho paura di accarezzarti. Se mi muovo tu
ti puoi svegliare e se succede puoi anche decidere di andare
via.
E' come se fossimo dei modelli per un dipinto; posso
rompere l'armonia anche con il respiro. Il pittore allora non
coglierebbe più la nostra beatitudine.