Lu rusciu te lu mare
di Roxy


     Dopo "Definitivamente Alice", questo è il secondo racconto di Roxy, titolo di una pizzica, un ballo salentino. "Nasce come dedica al mio fidanzato storico, scomparso quasi due anni fa. Per esorcizzare il dolore andai su una scogliera, durante un week-end di vacanza, e scrissi il mio primo racconto per RossoScarlatto. A distanza di un anno, in compagnia di un 'amico' o forse qualcosa di più, mi sono ritrovata sulla medesima scogliera. Ho capito che era il momento dell'addio e della consapevolezza". Buona lettura...


    
Lu rusciu te lu mare è troppu forte
     la fija te lu re si ta la morte

     Il fruscio del mare è forte
     la figlia del re si dà la morte

     C'è la luna stanotte. Una luna piena e sfacciata che illumina il mare nero. C'è l'afa delle notti pugliesi. Quell'afa strana che ti pianta i vestiti addosso, come una seconda pelle, anche se sei immobile.
     In quell'aria ti osservo. Mi hai condotto qui, tra la folla festosa di un'antica festa di piazza. Tamburelli, castagnette e fisarmoniche. L'armonia dei suoni ci avvolge, tra fruscio di gonne gitane.
     In quell'aria mi stringi. In quell'aria mi sorridi. Giovane amico, che sa d'essere solo un piccolo giocattolo. Non hai un ruolo nella commedia della mia vita, se non quello pattuito di scoparmi di notte.
     Intorno luci e palloncini, chiese barocche e processioni. Una ronda attacca la pizzica e tu mi spingi nel cerchio di suoni. Balliamo. L'antico corteggiamento dove la donna, seducente, provoca l'uomo. Sfacciatamente, le guarda il corpo. Io ti stuzzico. I seni che spuntano dal mio abito lungo, prosperosi e con rivoli di sudore. Con la mia danza ti chiamo. Tu non mi tocchi, nella pizzica non si può. E' sfiorarsi, leggeri, la pelle che chiama la pelle, il mio sesso che chiama il tuo.
     Adesso mentre balliamo, vorrei scoparti. Baciare quella bocca giovane dalla pelle liscia. Accarezzare i pettorali glabri e disegnati da anni di nuoto. Frugare con le mani tra le pieghe dei pantaloni di lino. Scivolare su di te lentamente, e dondolare col tuo sesso che prende vigore al calore del mio corpo. Vorrei morire tra i tuoi gemiti. Vorrei essere quello che ho sempre voluto... una donna senza capacità di amare. Anche perché non sei tu che amo.
     Colui che amo, se l'è portato via il rumore del mare.

     Iddha si ta la morte e jeu la vita
     la fija te lu re sta se marita

     Lei si dà la morte e io la vita
     la figlia del re oggi si marita

     I nostri corpi pigiati contro il muro. I sospiri celati per non essere scoperti. Non passano che poche persone eppure l'eccitazione sale all'idea di essere visti.
     In piedi. La tua lingua scivola sul collo, dietro le orecchie, lungo la nuca.
     Il tuo indice si fa strada sotto la stoffa, cerca la mia carne morbida, il mio sesso bagnato, che ti vuole.
     "Voglio portarti in un posto speciale", mi dici. "Voglio scoparti guardando il mare".
     Camminiamo in macchina non troppo veloci. Questo lo sento, intuisco le curve e le frenate perché la benda che ho non mi permette di vedere dove mi porti.
     Fermi l'auto. Scendiamo insieme, mentre tu ti affretti a darmi la mano.
     Il tuo profumo mi arriva alle narici. Un misto di profumo e sudore. Di voglia e attesa.
     Profumi di sesso, piccolino. Quel sesso fatto quando si è giovani, veloci, affamati.
     Per questo mi hai appoggiato bocconi all'auto. Per questo i miei slip giacciono per terra.
     Non mi dai il tempo. Mi prendi da dietro come fossi una cagna.
     Eppure non lo avevi mai fatto prima, mi hai detto.
     Sento che ti piace. Da come ti agiti, dall'impeto dei tuoi colpi.
     I colpi che vorrei più forti ancora. Li vorrei infiniti per quanto mi piacciono.
     So di essere una vera troia... lo leggo nei tuoi occhi ogni volta che mi dici che sono la tua migliore amica di scopate.
     Ed è per questo che ti piaccio... perché ora sono qui a farmi sbattere da te e a gridare come se nessuno mi avesse mai preso prima.
     Ti appoggi a me, sfiori le piccole labbra. Vuoi prendermi davanti e dietro. Vuoi che io sia tua. E basta.
     Per questo non ti fermi. Anche se il piacere per un po' è dolore. Anche se vorrei ti sbrigassi perché inizio a sentir bruciare il corpo, il culo, la figa.
     Continui, violento. E vieni. Graffiandomi la spalla. Incidendo la pelle appena sotto il mio tattoo.
     Sono accasciata, sfinita sul cofano dell'auto. Solo allora mi togli la benda, solo ora vedo dove mi hai portato.
     Il destino a volte è beffardo. Sono qui sulle stesse scogliere di un anno fa. Su queste scogliere sono venuta a piangere il mio amore scomparso. Su queste scogliere ho scritto per la prima volta e scrivendo ho chiesto alla vita una possibilità per non morire.
     Su queste scogliere stanotte ho ripreso la mia vita.

     E vola vola vola palomba mia
     ca jeu lu core meu te l'aggiu ddare

     E vola vola vola palomba mia
     che io il cuore mio te lo devo dare

     (Dedicato a V. portato via dal rumore del mare. Oggi e sempre)







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