40enne, romana, scrive per passione ma soprattutto, racconta,
per dare spazio a quello che c'è in ognuno di noi e che a volte è
talmente forte da creare il caos. Pensieri e desideri devono essere
vissuti, anche se a volte solo virtualmente. Dice di ritrovarsi in
queste parole: "Lascia che sia io a trovare un modo di essere,
considerami un satellite sempre in orbita, conoscevo tutte le
regole, ma le regole non conoscevamo me...". Il racconto è un
omaggio a una persona speciale che inconsapevolmente ha estratto la
nostra Miss Vespetta dal cumulo di macerie di se stessa e l'ha fatta
rivivere. "Se viviamo la vita con passione ci ricambia sempre". Buona lettura...
Il rumore della pioggia rimbombava in tutta la casa, portato dal
vento con cui percuoteva le finestre. Sibili paurosi, ammantati di
buio pesto, quello che ci avvolgeva dentro il casale. Lei riprese a
tremare e, con uno scatto, si divincolò da me. Ero ancora immerso
nel pensiero del bacio di pochi secondi prima: le sue labbra erano
morbide e succose allo stesso tempo, bagnate dalla pioggia e
tremanti per i brividi di quella situazione. Il buio era completo.
Sapevamo solo di essere poco oltre l'uscio della porta, al riparo da
quel diluvio che imperversava fuori. Un lampo ci illuminò per qualche secondo e potei scorgerla di
spalle, in piedi, ma quasi rannicchiata in se stessa. Era a pochi
centimetri da me. Mi avvicinai e mi misi alle sue spalle, senza però
toccarla. Mi spinsi sulla sua spalla destra, provando a respirare il
suo odore. La annusavo ma non la toccavo. Le mie mani le
carezzavano le braccia, sfiorandola appena poco sotto i gomiti.
Aveva una pelle calda, colta da brividi intensi al leggero passaggio
della mia mano. La carezzai, passando sulla spalla opposta. La mia
bocca sfiorava il suo collo e lei, complice, lo piegò perché io ne
approfittassi. Non lo feci. Con la sua mano risalì sulla mia nuca e
cominciò ad accarezzarmi i capelli. Non mi spinse, ma era come se
l'avesse fatto. Soffiavo sul suo collo, quasi sussurrandole il mio
desiderio, che uscì sotto forma di parole: "Ti voglio".
Fu a quel
punto che il massaggio ai capelli si trasformò in spinta verso la
sua bocca. Il mio corpo ora toccava il suo, poggiato con la sua
schiena al mio. I lampi aumentavano, i tuoni, la pioggia scrosciava
e il vento sembrava voler portar via l'intera costruzione. La sua bocca era intensamente calda, di quelle morbide e
accoglienti. Lentamente ci ritrovammo sdraiati sul pavimento,
lentamente la sua mano finì sotto la mia camicia. Mi accarezzava con
molta lentezza. Con difficoltà la liberai dalla sua giacca grigia,
sotto la quale celava una camicia bianca, resa trasparente
dall'essere pregna di pioggia. Una mia mano si intrufolò sotto,
andando alla ricerca del seno che desideravo. Fui travolto dalla
consistenza. Scostata la coppa, mi ritrovai riempito, dall'areola
che potevo percepire larga ed estremamente venosa. Era morbido, fin
quando scorrendo non incontrai il suo durissimo capezzolo che già
richiedeva una bocca da sfamare. Fui preso da voglie
volgarissime. Lasciai la sua bocca e in un istante la liberai da
quella camicia, sfiorando, senza togliere il reggiseno sul suo seno.
Scostai solo la coppa liberando capezzolo e areola al buio che ne
celava colori e consistenza, ma certamente non odore e calore. Mi
travolse un intenso profumo di mandorla, misto a quell'odore di
donna eccitata che al solo pensiero riesce a provocarmi istantanea
erezione. La mia bocca non ebbe il tempo di prendere il suo seno che
lei emise un gemito di intensissimo piacere.
"Si, così...".
Fui
colto da ulteriore eccitazione e cominciai a percorrere le sue
venose areole. E più le percorrevo, più le sentivo riempirsi ed
eccitarsi, accompagnate dai suoi gemiti. La sua mano lentamente scivolò sotto la mia camicia: fu a quel
punto che scelse di abbandonarsi completamente al piacere che stava
ricevendo. E fu a quel punto che le morsi il capezzolo, facendola
sibilare dal piacere. Tolsi il reggiseno, non senza difficoltà. Era
buio, completamente buio. Ci affondavo con la bocca, passando
vorticosamente da un seno all'altro. Lei era compiaciuta e
completamente intenta a non lasciarsi sfuggire un solo attimo di
quella complicità. La carezzavo e il suo corpo era via via più
perlato di sudore. Le sue gambe erano umide e, anche risalendo verso
l'alto, oltre la gonna, il calore si faceva via via più
intenso. Infilai una mano sotto la gonna, spingendomi fino a
sfiorare i suoi slip: era bagnata, bagnatissima e il mio tocco la
fece sobbalzare. In un istante la liberai dalla gonna e avvicinai
il mio viso alle sue voglie. Ne assaporai l'odore, ispirandone a
pieno e percependo tutta la sua eccitazione.
"Prendila tra le
labbra...", ruppe così il silenzio spingendo la mia testa con forza
verso le sue gambe.
Neanche il tempo di toglierle il perizoma che,
con energia, la sua mano mi portò verso le sue voglie ormai
incontenibili. Per quanto mi fu possibile cercai di farle bramare
ancora la mia lingua, stuzzicandola con le dita e sfiorandola appena
con colpi rapidi di lingua. Cominciai così a titillare il clitoride delicatamente. I suoi
gemiti si facevano più intensi e quando mi accorsi che apprezzava
ciò che facevo, aumentai l'intensità, mi spinsi oltre, fino al suo
ano e la provocai. Un tuono arrivò insieme a un suo gemito di
piacere. Con due dita la stavo penetrando, mentre con la bocca le
succhiavo il clitoride. Godeva e mi stringeva la testa fra le gambe.
La sentivo dimenarsi sempre più, fin quando non emise un urlo
fortissimo che fu preceduto da un irrigidimento delle gambe. Venne, e
con le gambe mi stringeva su quel vulcano in eruzione. La sua voglia
però era ancora incontrollata. Infatti mi scostò immediatamente,
sbottonandomi la cintura e liberando la mia erezione per
imprigionarla subito nella sua bocca. Senza badare ai preliminari,
infatti, infilò subito il mio pene nella sua bocca, al massimo che
poteva. Cominciò poi a muovere la bocca a un ritmo vertiginoso.
Sentivo la sua saliva colare. Rallentò il ritmo, sostituendo al su e
giù un minuzioso lavoro di lingua con cui percorse, dall'alto verso
il basso, il mio pene. Lo sentivo pulsare e più pulsava e impazziva,
più lei lo stringeva e sembrava goderne. Succhiava la cappella e con
i denti solleticava il mio frenulo. Con l'altra mano giocava con le
mie palle, gonfie e desiderose di liberare il proprio contenuto.
Riprese e stavolta l'accompagnai anch'io con le spinte del mio
bacino. Sentivo di essere prossimo a venire: fu per questo che mi
staccai. Ripresi a baciarla.
"Ti voglio dentro...", mi disse con
voce vogliosa.
Aveva ripreso il controllo della situazione ed ero
tornato nuovamente ai suoi piedi e ai suoi ordini. La penetrai con
un colpo secco che la fece sobbalzare. Cominciai lentamente. Con le
mani lei mi prese ai fianchi, stringendomi più forte a ogni mio
colpo. Con un dito lambiva il mio ano, eccitandomi ancora di più. I suoi
gemiti. Fu allora che diedi un colpo fortissimo restando per qualche
secondo sospeso e senza fiato. Ero tutto dentro. Ansimavamo
entrambi. Il buio impediva di guardarci negli occhi. Un lampo,
forte, intenso e luminoso. Poi un tuono. Fortissimo. Tutto tremò.
Ripresi a spingere, un tuono, un'esplosione, un'eruzione: eravamo
noi, insieme, spudorati e complici.
1 Commento:
- Commento postato da ReineNoir
il 2 marzo 2010 Ho sentito ogni attimo e ogni particolare...