Samba lento
di Sensuale e Gentiluomo


     Genovese di 55 anni, vincitore di numerosi premi letterari e collaboratore di varie riviste nazionali e gruppi letterari, Sensuale e Gentiluomo pubblica il suo terzo racconto/poesia su My Secret Diary, ricordo di gioventù e delle prime esperienze amorose: sullo sfondo, la Genova del '76 e la musica di quell'epoca. Oltre a questa poesia, di suo potete leggere i racconti "E' stato un piacere" e "Dolce di luna, di Pommèry e di te". Buona lettura...


    
1. La gioia del trenta e lode aveva occupato
     la mattinata, cosa restava per il pomeriggio?
     Pensare a due, tre storie dell'anno trascorso,
     tutte finite male, lasciarsi quindi andare
     all'allbymyself, canzone di quell'estate
     settantasei, che si poteva dire scritta per me?
     (Hard to be sure, sometimes J feel so insicure
     and love so distant and obscure...)
     Andare al mare il quindici di giugno? Sì
     ma con chi, tutti persi un po' di vista,
     telefonò quello che al mare non andava mai.
     ("Vieni al club alle tre, ti lascio aperto,
     una persona ti vuole conoscere meglio...")
     Caldo quel pomeriggio per non essere ancora
     estate, la vecchia gloriosa cinquecento
     mi portò là con le tante domande
     senza risposte dall'enigmatico amico.
     (Per quella stagione fummo inscindibili,
     allegro mascalzone e timido studente,
     Gassman e Trintignant nel "Sorpasso",
     per fortuna non precipitati...).
     Mi presentò la signora e fuggì via
     con scuse del tipo "Ho un impegno urgente,
     il frigo è pieno, per la musica sai come fare,
     conosci l'impianto." (Se lo conosco...l'impianto!).

     2. Rimanere solo con lei. Cos'era per me,
     abituato alle ragazze, una signora sposata?
     La mamma, la zia, la vicina cui si cede il passo
     per entrare in ascensore, non certo la donna
     invitante e figa che avevo di fronte,
     con poche parole e tanto profumo Opium.
     Lasciammo sui nostri silenzi Santo
     e Johnny con "Strangers in the night"
     luci soffuse in discoteca solo per noi,
     sapeva muovere le anche, stringere e costringere
     la signora dall'accento emiliano o lombardo (non so più)
     che intrigava assai come il tono basso della voce.
     La mani sgusciavano ovunque ballando
     (seppi poi del marito, molto più anziano
     e ricco, un po' malandato, le lasciava libertà...).
     "Vorrei che tu mi prendessi su queste strane
     poltrone in cemento coperte da moquette rossa,
     sinuose, sembrano fatte per l'amore!".
     Mi fu sopra selvaggiamente, furiosamente,
     i pochi vestiti estivi volarono. "Ti prego, non ora,
     non ora, fai come ti dico" (ma a cosa si deve pensare
     per rallentare a ventitre anni, al prossimo esame?)

     3."Sono più vecchia di te e ti posso punire", disse
     con un mezzo ironico sorriso. "E cosa mi fai?...".
     Ne disse di cose allora, minacce leggere
     di sculacciate dietro, manate davanti e pizzicotti
     ovunque, mi rese così più eccitato ma più controllato
     per il suo piacere, che aveva in sé la premessa del mio.
     Alla fine altro che castigo, mi accarezzò e mi baciò
     con tenerezza nuova, quasi mi conoscesse
     da molto tempo e scrissi per lei banali versi
     per un samba lento che ancora ricordo:

     "La signora, con aria sicura, esce quasi sempre a quest'ora
     verso le tre.
     Suo marito è a lavorare, lei non saprebbe cosa fare,
     sale in auto e va in città.
     L'avventura l'accoglierà,
     poi a casa come ogni sera lei tornerà,
     un sapore sulla bocca che lei non ricordava più
     forse quello della gioventù.

     Le mie mani non tremano più
     da quando han vibrato sul corpo suo,
     la sua voce, i sospiri suoi resteranno dentro me..."

     4. Come Sandro, più o meno coetaneo,
     imparai a conoscere il valore delle signore mie,
     delle mamme di lei dai verdi occhi
     di cui ci si può innamorare.
     Era il '76, si andava senza rete,
     chi ne sapeva di paura dell'AIDS,
     di Internet e sesso virtuale?
     Si fece sera, aperitivo Punt e mès
     (sparito?) sul lungomare, stuzzichini
     che sono già una cena, lumachine
     da estrarre con stecchino
     (quelle per tirarsi su), ricompare il compare,
     sorridente, caffè shakerato
     (shake on boogie, così iniziavano
     le danze nel mitico club). Battiamo cinque,
     ci abbracciamo, ricordiamo un detto genovese:
     "Un po' per uno in braccio alla mamma, eh!?"
     poi via a riaprire il club al pubblico,
     parlando di tutto, speranza compresa
     della vittoria di Enrico alle elezioni
     di domenica prossima, venti giugno.
     Fred in lontananza: "Come se
     quest'estate con te, no non fosse mai
     esistita mai né vissuta mai...".







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