Sara

di Elisa G.


     Tra paura e desiderio, tra piacere e dolore con questo nuovo racconto della nostra Elisa. Se volete scriverle, potete farlo cliccando qui. Buona lettura...


    
Ho comprato casa tre mesi fa. Sognavo la mia indipendenza, la mia libertà, il mio spazio da una vita, da quando avevo solo dieci anni, da quando litighi con tua madre per una pagella di scuola ricca di voti bassi o per essere rientrata tardi da una festa e aver superato il famoso coprifuoco. Quando sbatti forte la porta e urli di voler andare via, scappare e vivere da sola, lontana dal volume troppo alto del telegiornale della mattina che mio padre guardava puntualmente, dal rumore dell'aspirapolvere di mia mamma nelle ore meno opportune e dalle incursioni nella mia stanza di mio fratello Luca. Sono seduta sul pavimento di marmo bianco, le gambe strette al seno e la schiena fissata come un quadro storto al muro.
     Ho trent'anni, ogni giorno rimpiango i miei sedici anni, qualche volta mi sembra di sentire quei rumori, quei sussurri, quelle voci ma si spengono all'alba dei battiti del mio cuore, cancellando la mia malinconia, la mia voglia di ritornare indietro nel tempo e godermi la vita della mia casa, della mia famiglia, dei miei anni passati che mai ritorneranno. Gustarmi quegli attimi che tanto odiavo ma che ora mi mancano.
     La salopette è macchiata di rosso, la canottiera bianca è candida mentre i miei piedi hanno strane goccioline che assomigliano al sangue appena colato da una ferita, da un taglio. Mi mancano. Mi manca l'allegria di mia mamma, la pazienza di mio padre e la forza di volermi bene, proteggermi e ridere di mio fratello.
     Le loro foto sono sparse per terra, vicino al mio materasso situato al centro della mia spoglia camera da letto, buttato sul pavimento, senza doghe, senza niente perché i mobili mi arrivano la settimana prossima. Ogni notte mi addormento con i loro occhi su di me, piccole stelle che guidano il mio sonno, piccole speranze di vite spezzate, buttate via per un incidente stupido, banale, imprevedibile.
     Io sono morta quattro mesi fa. Morta e resuscitata grazie all'amore di una persona, un uomo conosciuto in internet, mai visto prima, mai incontrato.
     La sua voce accompagna la mia vita come una colonna sonora senza note.
     E' strana la vita, ieri notte gli ho risposto sì, sì al nostro primo incontro, sì a questa sera sognata tante volte. Ho preso il coraggio quando ho pensato a quanto la vita fosse breve e che bisogna viverla intensamente tutti i giorni, proprio come se fosse l'ultimo.
     I cartoni stracolmi di pentole, piatti, vestiti, detersivi e oggetti vari sono vicine al tavolo di vetro, si fingono sedie, io per personalizzarle e farle sembrare meno fredde, più eleganti, ho steso su di esse un lenzuolo blu di velluto, ora sembrano piccoli divanetti, simpatici, buffi ma molto più caldi e accoglienti.
     Velocemente e sporca di vernice corro a farmi una doccia, l'acqua calda, bollente mi coccola il corpo, mi scalda l'anima gelata, un ghiaccio troppo potente per farmi respirare e vivere serenamente la mia esistenza.
     Sono sola. Finalmente sola, un desiderio colmato bruscamente, un incubo mai sognato, eppure ora sono... Basta, sono stanca di piangere, le occhiaie sotto gli occhi mi pesano come borse della spesa troppo pesanti, riempiti da macigni troppo forti per le mie deboli braccia di donna fragile.
     Mi sento un corpo vuoto, vivo perché i miei polmoni reclamano l'aria ma molte volte ho voluto morire e correre da loro, dalla mia vita, dai miei affetti.
     Il citofono sputa un suono stridulo e forte, troppo alto per i miei timpani, mi spaventa.
     Rapida come una gatta prendo l'asciugamano rosa appoggiato al lavandino, è corto, mi copre poco, i capelli bagnati si attaccano al collo, delle piccole gocce corrono sul mio corpo per poi fermarsi sul mio seno prosperoso. Prendo fiato, sospiro forte e alla fine apro la porta.
     "Ciao principessa", dice Marco sorridente.
     Sorrido. L'ho visto in foto tante volte e in mille pose diverse, a casa sua, con sua mamma, col suo cane, al lavoro, in giardino ma mai come ora l'ho trovato così bello ed eccitante.
     "Ciao, entra e scusami per l'asciugamano ma ho finito tardi di verniciare".
     Allargo le braccia per stringerlo a me ma, immediatamente, le chiudo strette ai miei fianchi prima che quel pezzo di stoffa cada sul pavimento, lasciandomi nuda davanti ai suoi occhi di uomo innamorato.
     "Sei bellissima", sussurra nel mio orecchio destro, il suo respiro caldo mi scalda il collo e mi fa nascere mille brividi.
     "Se aspetti cinque minuti vado a cambiarmi, tu accomodati".
     Senza guardarlo corro veloce nella mia stanza, prendo da una scatola beige, un po' consumata negli angoli e graffiata sul coperchio dal mio gatto Ugo, un vestito nero, un po' scollato, corto, a maniche corte, con un po' di pizzo sull'orlo.
     Lego i capelli, li racchiudo in una gigante coda, umidi diventano più pesanti e mi danno fastidio ma, mentre mi metto le scarpe col tacco alto, lo vedo sulla soglia che mi sorride con due calici colmi di vino rosso.
     "Basta torturarli, sono bellissimi sciolti".
     "Vediamo se rispondi sinceramente a questa domanda, non te l'ho mai fatta".
     "Spara".
     Posa lentamente i bicchieri su un altro cartone e si avvicina a me. I suoi occhi neri sono come pugnali che entrano dentro ai miei, trafiggono le mie iridi, abbasso lo sguardo.
     "La tua donna ideale deve essere mora, bionda, rossa, castana o nera?".
     "Domanda banale, comunque mora, adoro le more".
     "Ma io sono bionda!", dico a voce alta, ridendo.
     "Adoro le more ma amo le bionde", sorride forte.
     Corro ad abbracciarlo, lo stringo forte al cuore, le sue mani scivolano sulla mia schiena, mi stringe i fianchi, li accarezza, li stringe e poi mi bacia sonoramente il collo mentre respira rumorosamente il mio odore di donna, il mio profumo, la mia pelle.
     "Perché ti sei vestita?", dice rauco.
     "Perché mi devi desiderare, volere, troppo facile da togliere un asciugamano".
     Mi allontano da lui ma Marco mi prende il polso e bruscamente mi attira a sé, mi bacia, un bacio dolce, timido ma pian piano burrascoso, potente, passionale.
     "Potevamo farla insieme la doccia, dopo aver fatto tante volte l'amore", sussurra tra le mie labbra, tra un bacio e un sospiro, tra un morso e un sorriso.
     Svogliatamente scappo dalla sua morsa e acchiappo ridendo il calice di vino, bevo subito un sorso e mentre sento quel liquido freddo scorrermi dentro, vedendolo davanti a me bello come il sole in una giornata d'inverno, mi accorgo di sentirmi improvvisamente viva e capace di amare.
     Il mio dolore si è addormentato come un bambino, dopo mesi di capricci mi lascia respirare e sorridere. Un bacio ha anestetizzato la mia sofferenza.
     "Saltiamo la cena, saltiamo le parole, ci parliamo da quattro mesi, so tutto di te e tu sai tutto di me, voglio amarti Sara, voglio averti, voglio che il tuo corpo accolga il mio per quell'amore che vogliamo da sempre. Ti voglio ora, adesso, subito".
     Lentamente si toglie la giacca nera, la butta sul termosifone facendo spaventare e scappare il mio gatto arancione, si toglie le scarpe, si slaccia i jeans, li abbassa e rimane in boxer bianchi, attillati, ben disegnati sul suo corpo da modello, da manager sempre attivo. Si avvicina a me e, mentre mi bacia il collo, prende la mia mano destra, l'appoggia delicatamente sul suo pene gonfio, voglioso di me, di noi e ci baciamo così intensamente da mancare il fiato, da staccarci e guardarci per attimi interminabili negli occhi, tuffarci in quei mari caldi che tanto sognavamo.
     Le sue mani fredde si muovono veloci su di me, sfilano il vestito facendomi rimanere solo in perizoma nero. Il mio seno preme contro il suo petto coperto dalla camicia bianca, i miei capezzoli turgidi, duri, potrebbero bucare quel sottile pezzo di stoffa che separa il mio corpo nudo dal suo. Respiro forte, ho paura, terrore di non essere all'altezza, di essere fuori luogo, di non essere più capace.
     "E' da due anni che non faccio l'amore, due anni che un uomo non mi sfiora", sussurro contro il suo collo profumato di dopobarba.
     "Sacrilegio! Tu hai privato a un povero mortale questo Paradiso? Però sono felice perché ora sei tutta mia, in un certo senso ti risveglio i sensi e il cuore".
     Mi prende in braccio e, mentre si inginocchia sul materasso, mi adagia delicatamente su di esso, sorride, si vede, si percepisce la sua gioia in ogni centimetro del suo viso, i suoi capelli castani, mossi, leggermente lunghi incorniciano la sua bellezza di uomo maturo ma ancora giovane. Dodici anni ci separano ma è come non sentirli, io sono invecchiata in questi ultimi mesi, il dolore ti fa crescere troppo in fretta per ricordarti quanti anni hai realmente all'anagrafe.
     "Sei così bella Sara. Ho sognato questo momento da un sacco di tempo".
     Le sue labbra viaggiano rapide sul mio seno, lo mangiano mentre con la lingua gioca, stuzzica e morde dolcemente i miei capezzoli duri, troppo rigidi da non essere succhiati. Gemo forte, gli stringo la testa tra le mie mani, non voglio che si fermi, non voglio che la mia rinascita venga interrotta dalla sua stanchezza, ora che mi sento viva non voglio più ritornare nel mio limbo.
     Con una mano mi allarga le gambe ma subito mi irrigidisco e Marco percepisce la mia paura, si ferma, mi guarda negli occhi e sorride; io nel frattempo serro le cosce, intrappolandogli la mano nel mio calore profondo.
     "Prometto di essere dolce, delicato", dice serio ma con gli occhi sorridenti.
     Mi alzo dal letto e lui si distende su un fianco, i boxer contengono a malapena il suo desiderio per me, la sua espressione è carica di sesso, amore e pazzia.
     Bevo un altro sorso di vino, mi bagno le labbra, sono troppo secche, mi manca la salivazione, mi limito a osservarlo, la sua voglia non passa, non basta il mio allontanamento per farlo calmare, deve sfogarsi, velocemente prendo il vestito sul pavimento, è freddo ma mentre cerco di indossarlo lui con un salto è davanti a me.
     "Non farlo. Questa notte è nostra, amami, basta paura, basta attendere".
     Deglutisco a fatica, lascio andare l'abito che si posa come una farfalla nera sui miei piedi scalzi.
     "E' che... dopo la mia ultima storia non ho più amato nessuno, tre mesi fa è morta la mia famiglia, mi sento sola e so che ora per te non sono più eccitante ma una donna è anche questo, non è solo uno strumento di piacere, è anima, mente, cuore e poi corpo".
     Sono senza fiato, ho detto quelle parole con una tale veemenza da sentirmi svuotata.
     "Tu pensi che io voglia solo scoparti".
     Si allontana da me.
     "No, non ho detto questo. Ho solo paura, il terrore di amare ancora e stare male, ora non posso permettermi altro dolore, ne ho già troppo dentro di me".
     Sono nuda davanti a lui, solo il perizoma copre un pezzettino del mio corpo, lo voglio ma allo stesso tempo desidero che scappi via, lasciandomi nelle mie convinzioni, nella mia solitudine.
     "Vuoi che me ne vada?", domanda serio, i suoi occhi hanno smesso di brillare.
     Silenzio. Non so cosa rispondergli, sono combattuta tra ragione e sentimento, tra paura e vita.
     Marco velocemente prende i jeans, le scarpe, mi fissa negli occhi per un istante interminabile, la sua espressione è dura, neutra, non lascia trasparire niente, mi fa male perché so che quel disagio l'ho creato io, distruggendo la sua felicità.
     Solo quando scompare dalla mia vista, solo quando sento che se ne andato, capisco che sto sbagliando, che lo amo e corro da lui.
     Urlo il suo nome, mi precipito ad aprire la porta che ci separa. 


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6 Commenti:
- Commento postato da Elisa G. il 15 aprile 2010
Grazie mille Virgilio. Sono felice di averti emozionato. E.
- Commento postato da Virgilio90 il 14 aprile 2010
Pura magnificenza
- Commento postato da Elisa G. il 11 aprile 2010
Grazie mille Luana... sono felice di averti trasportato nelle mie passioni. Baci. Elisa
- Commento postato da Luana80 il 10 aprile 2010
Molto bello davvero. L'ho letto così per gioco e poi mi sono ritrovata a leggere sempre più veloce per vedere l'evolversi della storia. Bravissima. Molte volte questi racconti sono banali e molto volgari, qui io ho trovato molto eros e quelle fragilità che ogni donna possiede, hai scritto il tutto con eleganza e trasporto. I miei complimenti più sinceri Elisa G. Baci. Luana
- Commento postato da Elisa G. il 6 aprile 2010
Grazie Mavie88... Baci
- Commento postato da Mavie88 il 4 aprile 2010
Un bel racconto davvero





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