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Venezia
Idi Elisa G. Questo è il secondo racconto di questa nuova autrice di My Secret Diary. E' la storia di una donna e del suo amore diviso a metà. Buona lettura... Il giorno più bello della mia vita è stato quando ho sposato Pietro. In quel giorno, ogni donna si sente la principessa della Luna, il vestito bianco, le perle, l'acconciatura, i fiori, la chiesa, il tuo papà che ti accompagna dal tuo futuro marito e il tuo amore che ti aspetta, ti fissa, ti sorride e, anche se il suo sguardo è serio, nei suoi occhi brilla quel sole che ti scalda il cuore e ti accende il corpo. Ricordo ancora la sensazione del passaggio tra il braccio forte di mio padre e la carezza della mano di Pietro, in quel momento ho lasciato per sempre la mia infanzia, la mia adolescenza, i miei sogni da ragazzina per passare tutto il resto della mia vita da donna con lui. Non si diventa donna con la prima mestruazione, si diventa donna quando ami un uomo, quando quel corpo da ragazza si accende, vibra, si agita quando sente una sua carezza, il suo calore e il suo desiderio pazzo per te. Sei donna quando hai la consapevolezza delle tue armi. Ogni donna ama, comprende, aspetta ma - come dona - toglie senza il minimo scrupolo, l'amore si tramuta in odio, un sentimento forte come quello precedente che fa trasformare il cuore in un frutto acerbo, acido come le ferite che ci hanno portato a trasformarci in delle arpie. Il dolore di un uomo ci fa così male da sentirci morire lentamente, e l'unico modo per sentirci meglio è scappare da quella sofferenza fisica e psichica. La fuga non è un segno di vigliaccheria o fragilità, ma una protezione del nostro piccolo e fertile cuore. Sorrido mentre osservo il viso di papà, una faccia dolce ma severa, solcata da tante rughe vicino agli occhi e sulla fronte, i pochi capelli ai lati gli donano un'aria buffa e simpatica. Mia madre, aggrappata come una scimmietta al suo braccio ride, i suoi capelli rossi come le foglie d'autunno risaltano sullo sfondo oro delle tende del ristorante, è felice, si percepisce da quell'immagine plastificata tutti i suoi pensieri e le sue preoccupazioni per la sua unica figlia femmina, quella figlia che ha visto tanto soffrire e che ora, finalmente, vede serena e appagata. La sua tranquillità di madre fuoriesce dal suo splendido sorriso, ricordo di quella giornata romantica. Sfoglio l'album del matrimonio con una profonda malinconia, mi manca quel giorno, mi manca sentirmi come quel momento e mi mancano più di tutto e tutti le mie sicurezze di quel passato vicino ma ora tanto lontano. Mi sento in colpa verso tutti, mi sento così male delle sensazioni che sento nel mio cuore da volermi seppellire sotto la terra sterile della mia vergogna. Chiudo gli occhi, mi sdraio sul divano bianco e, mentre col piede destro chiudo l'album che è situato sul tavolino di cristallo, ricordo la nostra notte di nozze. Fare l'amore con Pietro era come quando un pittore dipinge per la prima volta la sua ninfa, la sua musa, unica per tutta la sua vita, estasi per gli occhi e piacere per le mani. Mio marito sapeva dove accarezzarmi, dove posare i suoi baci, dove viaggiare col suo respiro caldo, tutti miei segreti più intimi, tutti i miei difetti fisici, tutti i miei nei erano diventati mete preferite della sua calda mappa. Adoravo fare l'amore con lui, appena ci siamo conosciuti - tramite il mio migliore amico - c'è subito stata un'alchimia speciale, non è scattato il colpo di fulmine, non si è accesa l'attrazione dei nostri corpi ma è nata, lentamente, dentro al nostro cuore la curiosità e la consapevolezza di conoscere un'altra persona, un essere umano del sesso opposto, quel sesso che tanto ci spaventava ma di cui tanto ne avevamo bisogno. Io e Pietro eravamo come l'ape e il miele, non riuscivamo mai a stare l'uno senza l'altro, quando c'era facevamo sempre l'amore, quando non c'era ci pensavo, lo volevo, mi mancava. Questa magia è durata tre lunghi anni, i tre anni più belli, emozionanti e pieni della mia vita, anni ben vissuti fino a ieri. Mi sento male perché il nostro incantesimo d'amore si sta spezzando sotto un semplice sorriso, uno sguardo profondo e familiare, gli occhi azzurri di Alessio, il mio ex. Sono confusa e triste, non so cosa fare, non so come spiegare quel brivido per la schiena e non riesco, con mio grande stupore, a fare l'amore con Pietro; è da un mese che scappo, mi allontano da lui, mi rendo conto che soffre ma non riesco a fingere di amare se il mio corpo non si accende e il mio cuore non reagisce al suo sentimento forte per me. Suona il telefono, senza aprire gli occhi tasto veloce il divano, lo trovo nell'incavo del bracciolo dietro il mio collo, il suono acuto mi provoca dolore ai timpani, decido di rispondere subito, senza sapere a chi risponderò. Le sorprese mi sono sempre piaciute, ma odio le sorprese che mi devastano la vita anche se, nella loro crudeltà, la rendono più elettrizzante. "Ciao Sara". La sua voce calda e ironica mi schiaffeggia il cuore. Ricordo di mille conversazioni notturne. "Ciao Alessio, hai ancora il mio numero?", domando curiosa. "Sì, non l'ho mai cancellato. Mio Dio, la tua voce, quanto è bella...". Il suo accento veneto mi è sempre piaciuto, non è marcato, la sua lieve ma decisa sfumatura di mare accarezza il mio animo di neve. "E' la mia voce normale, credo...", rido. Sono molto nervosa. "Ecco, proprio questo mi mancava, è come l'aria per me, il tuo sorriso è sempre stato una forte emozione". Mi siedo, mi alzo, decido di camminare intorno al divano, dentro al mio salotto, accanto a quelle mura che se potessero parlare mi ricorderebbero di mio marito e del suo amore. "Sono sposata Ale". Silenzio. "Lo so, me l'hanno detto e sai come sono, mi conosci, non ci provo con una donna sposata ma tu, tu sei sempre stata quella persona che anche se ti odiavo, ti amavo; è complicato". E' sempre stato complicato tra di noi, sempre. Poteva essere tutto semplice, bello, quotidiano ma eravamo io e lui distanti, diversi, due universi paralleli, Sole e Luna, luce e buio, mare e montagna. In biologia si studia che i contrari si attraggono e gli uguali si respingono, è una legge della scienza, guai ad andare contro a una certezza della vita, ma io non ci ho mai creduto. Io e Alessio eravamo amore e passione allo stato puro, intere giornate a letto ad amarci e coccolarci, eterne notti a viziarci, sotto il peso del buio delle nostre anime lontane, incompatibili. "Cosa vuoi da me?", domando fredda, glaciale. "Niente e tutto. So che hai una tua vita, so che stai bene, so che hai un marito che ti ama, ma volevo sapere se ti andrebbe di fare un week end con me. Non ci siamo mai detti addio davvero". Non mi metto a pensare, anche se il mio cuore urla, si agita e vuole vederlo, la mia mente razionale ma confusa mi sussurra la risposta immediata, senza troppi dubbi. "No Ale, non posso, non voglio tradire Pietro". Silenzio, sospiri, tempo perso a cercare una parola che non esiste, una sicurezza che è morta anni fa quando lui, per il suo stupido orgoglio, mi ha lasciato andare via senza aver lottato per me, non volevo la Luna, volevo lui, il suo amore e il suo rispetto. Tante volte mi sono piegata il cuore e seppellito la mia dignità per una sua parola e un suo sorriso, io facevo le prime mosse per fare pace; dopo mesi ho detto basta, ero stanca, stavo male per i suoi silenzi e dentro di me pensavo: se mi vuole combatte per avermi. Purtroppo non lo fece e io, ancora innamorata di lui, mi rifugiai nella mia solitudine. "Non tradirai tuo marito". Scoppio a ridere. "Ale, sappiamo entrambi cosa vuoi". "Sii sincera con te stessa Sara, anche tu lo vuoi, ho visto il tuo sguardo ieri, al bar". "Non avevo nessuno sguardo". Ora è lui che ride, si diverte, sbuffa. Batte le dita sul cellulare, io allontano la testa, quel rumore mi fa fischiare l'orecchio. "Ricordi la nostra passione? I tuoi sospiri? La tua insaziabile e costante voglia di me? Il nostro amore?". Domande vuote ma ricche di un passato ancora troppo nitido dentro di me per non ricordarmi le risposte. "Sì. Però dimentichi un particolare, sei stato tu a lasciarmi andar via dalla tua vita". "Sara, ero stufo di rimediare ai miei errori. Volevo iniziare tutto dall'inizio ma tu non volevi, ormai avevi deciso, sei scappata". "Sono scappata perché stavo male, una sofferenza che non ti auguro mai di provare". "Troppo tardi, la sento da quando sei sparita", dice con voce rauca. "E' brutto sai vedere che, dopo tanto amore e gesti pieni di me, tu non hai mosso un dito, non hai agito per avermi, per riconquistarmi". "Ho sbagliato, ormai è passato, non posso tornare indietro. So che sei felice con tuo marito, per questo non ti voglio mettere in difficoltà, voglio solo due giorni con te, un fine settimana per dirci addio per sempre. Chiudere il nostro capitolo, ne ho bisogno capisci?". Ho le mani fredde, la gola secca e ho difficoltà a deglutire, non so cosa fare.
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