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Venezia
Vdi Elisa G. Rimaniamo così per un bel po', per liberarci dalla sporcizia delle nostre incomprensioni, di questi anni mancati, finché io scappo dalle sue braccia, mi alzo da quell'isola blu e comincio a spogliarmi. Lentamente mi tolgo il vestito grigio di lana, rimango in reggiseno bianco di pizzo e perizoma, non lo metto mai ma per quest'occasione, per farlo impazzire, ho deciso di indossarlo. Mi volto, la schiena contro i suoi occhi, il mio viso rivolto verso lo specchio davanti a me, mi chino in avanti, le punte dei miei capelli mi coprono i piedi neri, colorati di pece grazie alle calze scure. Sento leggermente il filo del perizoma stringermi la linea del sedere mentre esso diventa piano piano rotondo, a cuoricino. Mi volto verso di lui, Alessio corre da me, posa le sue mani sul mio culo, sono piene dei miei glutei, li stringe forte come a volerli spremere, appiccica il suo petto nudo alla mia schiena e comincia a baciarmi il collo e a percorrere, con la punta della sua lingua, tutta la mia colonna vertebrale. Mi fa venire i brividi. La sua mano si intrufola dentro al perizoma, il suo dito entra nel mio calore, gioca col clitoride, è un tocco leggero, quasi impercettibile ma deciso, sa che in quella zona non deve mai marcare ma deve solo solleticarmi, essendo molto sensibile, ogni carezza troppo decisa mi provoca una scossa elettrica al basso ventre, spasmi di piacere indescrivibili. Improvvisamente Alessio mi spoglia completamente, con la mano destra mi tira delicati schiaffi sul sedere, il rumore che provoca riempie tutta la stanza mentre in me fa crescere l'eccitazione. Il suo dito nuota dentro alla mia fica bollente, vogliosa di lui, del suo cazzo duro premuto contro il mio gluteo sinistro. Lentamente si stacca da me, mi porta il suo polpastrello alla bocca, vuole che lecco il mio sapore, il mio umore fresco di donna. Mi alzo, mi volto verso di lui, sorridendo maliziosamente lo succhio forte, quasi a soffiargli dentro alla mia gola le sue impronte digitali. I suoi occhi si fanno seri, ricchi di quelle piccole sfumature chiare create dalla mamma dei suoi piaceri, la mia lingua. Le sue mani accarezzano la mia testa, lega i miei capelli tra le sue dita e li stringe forte, con un tocco pesante mi fa abbassare davanti a lui, il mio vestito per terra mi protegge le ginocchia dal pavimento ghiacciato. "Metti le mani dietro la schiena", ordina dolcemente. Alessio prende la mia sciarpa rossa morta vicino al letto, si china dietro di me e mi lega stretto i polsi. "Succhiamelo Sara, lecca come solo tu sai fare". E' davanti a me, veloce come un gatto strofina la sua cappella gonfia sulle mie labbra carnose, leggermente umide di saliva, lo voglio così tanto da avere l'acquolina. Con la punta della mia lingua, disegno il suo contorno per poi soffermarmi su quel piccolo puntino della vetta più alta, scavo per ricavare quel succo che tanto voglio ma che non è ancora pronto. Sono ingorda, vogliosa della sua sborra calda. Decido, mentre lo fisso negli occhi, di prenderlo tutto in bocca, sento che me la riempie, la cappella è premuta contro la mia gola, va giù, vuole essere mangiata, vuole saziarmi ma improvvisamente si sottrae, inizia ad andare avanti e indietro, balla insieme alle mie papille gustative. Lo succhio, è il mio lecca lecca preferito. Alessio indietreggia, delicatamente, con la mano sinistra mi alza il viso verso di lui, sorridente l'ammiro in tutto il suo splendore di uomo. "Apri la bocca". Eseguo il suo ordine, lui si passa la lingua sul labbro superiore, prende tutta la sua saliva e la sputa deciso sulle mie labbra secche. Io l'assaporo come se fosse il suo nettare bianco, la rendo mia, la mischio insieme al suo umore. "Rimani con la bocca aperta, spalancala più che puoi". L'allargo così tanto da sentire gli angoli delle labbra tirarsi, quasi a spaccarsi dalla mia decisione di assecondarlo, di volerlo far impazzire. Mi riprende i capelli nelle mani, li stringe così forte da farmi gemere di dolore, una sofferenza amara ma divina, li manovra per spostarmi la faccia dove vuole lui, come i fili delle marionette, come un esperto burattinaio. Ho capito cosa vuole, l'ho intuito appena ho visto i suoi occhi trasparenti; vuole fottermi la bocca come farebbe con la mia fica affamata. Si piega lentamente in avanti e me lo mette tutto dentro, fa muovere avanti e indietro il mio viso, gesti lenti ma decisi, sento la sua cappella gonfia premere con forza contro la parete della mia gola infuocata, la saliva abbondante mi esce dagli angoli della bocca mentre lui continua, sempre più forte, talmente potente che il mio corpo si muove insieme alla mia nuca in un terremoto di piacere. Le sue palle sbattono insieme al suo cazzo grosso dentro al mio vulcano infuocato, il mento mi brucia, non so se è dovuto allo sfregamento con la sua pelle o al caldo che sento avvampare fuori e dentro di me. I suoi gesti diventano incontrollabili, convulsi, brutali, mi sento tutta sconquassata, la bocca mi fa male, lo guardo, ha gli occhi chiusi, ora è un maratoneta che vuole arrivare primo al suo traguardo di estasi. Mi sento la sua bambola, il suo oggetto di piacere, fiera di esserlo. Sospira, geme e infine urla mentre tutto si placa, rallenta. Senza tirare fuori il suo cazzo viene dentro la mia bocca, l'ha lasciato in me, non vuole far perdere in questo mare di desiderio le sue gocce preziose di orgasmo. Non ho sentito nemmeno il suo sapore talmente è stato tutto fulmineo, di getto, come quelle fontane che trovi ai giardini. Ora il suo liquido candido scorre nelle mie vene insieme al mio sangue bollente. "Ti amo così tanto...", sussurra mentre mi libera i polsi dalla sciarpa. Cammina a fatica, mi prende in braccio, mi bacia il collo e mentre mi posa sul letto come un fiore prezioso, fragile, apre la coperta e ci rifugiamo dentro a quel prato blu. "Solo con te riesco a godere in quel modo, non so come sia possibile". Sorrido mentre mi stringo al suo petto, inizio a creare con la mia mano sinistra dei piccoli cerchi sulla sua pancia, gioco con i peli. "L'amore è questo, non esistono perché, è magia." La sua pancia si alza, si gonfia come una donna incinta di sei mesi, prende tutta l'aria che trova per poi espellerla con un sonoro sospiro e tutto, lentamente, ritorna normale, la sua pelle prima tirata ora ridiventa morbida, rilassata. "Ci credi se ti dico che ti voglio ancora?", domanda ridendo. "Sì, ci credo perché ti voglio anch'io". "Tesoro, distenditi comoda e allarga le tue gambe, fammi posto". Velocemente si intrufola sotto il lenzuolo azzurro, sento le sue mani stringermi i fianchi mentre la sua testa si fa strada tra le mie cosce ardenti. Il suo respiro caldo mi accarezza la pelle che bolle come l'acqua di un idromassaggio, soffia tra le mie labbra, fa volare quei pochi peli che ho mentre la punta della sua lingua apre la mia fica, la scopre dalla sua protezione. Le sue dita l'allargano così tanto da sentirmi svenire di voglia, sono fradicia, ero bagnata prima mentre gli leccavo il cazzo e ora quel gel dolce di donna si è concentrato come quei succhi di frutta fatti di sola purea. "Sei così buona... Ti leccherei per giorni e giorni, amore". Sospiro, so che le sue parole non le dice solo per provocarmi ma le pensa davvero, quante volte da fidanzati ci dedicavamo interi fine settimana per noi, lui era sempre tra le mie cosce mentre io, dolcemente, lo svegliavo spesso nel cuore della notte per amarlo, scoparlo. Spalanco le gambe, metto le mie caviglie sulla sua possente schiena, i talloni gli premono le scapole, gli danno il ritmo mentre il mio bacino si muove impazzito, corre verso la sua lingua, quella fonte di piacere puro, irrazionale. La sua mano sinistra la posa sul mio ventre, va su e giù, balla con il ritmo della mia estasi, mi tiene ferma mentre io vorrei saltare, cavalcare le sue labbra a mio gusto. La sua lingua mi stuzzica il clitoride, movimenti brevi, leggeri ma prepotenti, lo fa roteare e camminare avanti e indietro mentre mi succhia le piccole e grandi labbra. Il suo dito, timido ma coraggioso mi penetra, entra dentro di me e il polpastrello tocca il mio interno, gioca, sfiora e io mi sento morire, quella dolce morte che tutti vorrebbero avere, mi manca il respiro, il piacere è così forte da sentirmi senza salivazione, senza battiti, senza corpo, proprio quel corpo che ora freme, trema di Paradiso e d'Inferno. E' un gioco di lingua e dita, respiri e gemiti, urla e sospiri mentre Alessio, come un amante perfetto, mi fa godere come la migliore delle troie.
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