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Venezia
VIdi Elisa G. "Basta". Improvvisamente si alza, si distende di fianco a me, respira a fatica, io invece cerco di calmarmi, mi sento stanca, ogni mio muscolo grida il suo nome mentre i miei polmoni chiedono pietà. Tremo, sembro in preda a forti convulsioni, non voglio fermarmi, non voglio placare la mia fame perché, in fondo, l'unica cosa che voglio è il suo cazzo dentro di me. Traballante di piacere mi arrampico su di lui, le punte del miei capelli cadono sul suo collo, le sue mani sono veloci sui miei fianchi, non mi faccio penetrare subito, rimango sospesa, faccio scorrere la sua cappella sulle mie grandi labbra, la strofino senza aver bisogno dell'aiuto delle mie mani, ci gioco, vedo il suo corpo fremere dalla voglia di scoparmi, di avermi. "Mi farai morire", sussurra. Quando meno se l'aspetta, mi siedo sopra di lui, un colpo netto, deciso, tutto dentro. Geme forte, mi fa impazzire quando non controlla il suo piacere. Io, da donna, so cosa vuol dire far morire un uomo, so come fare, so cosa si prova nel vedere la persona che ami così indifesa, fragile, vulnerabile solo per ricavare alla fine quei pochi secondi di gioia immensa. Diventiamo tutti degli animali quando amiamo, gli istinti sono più forti del cuore, azzerano la coscienza, cancellano i pensieri ma nutrono i sensi, ecco, questo sono con Alessio, una bellissima gatta bianca, un piccolo animale che gioca con la sua preda preferita, il suo cibo prelibato, sognato. Lo cavalco lentamente, mi gusto quella bella sensazione di quando esce ed entra dentro alla mia fica bagnata, il mio ventre si piega e si distende in base al mio movimento, al mio desiderio. La schiena si inarca, i capelli ritornano a coprirmela, il respiro si fa lento ma profondo mentre sento le sue mani sul mio seno, si protende per leccarmelo, la sua lingua audace mi lecca i capezzoli e io, in contemporanea, aumento il movimento. Lo scopo come piace a me, velocemente, sono stanca e stufa dei movimento rallentati, delicati, ora voglio sentirmelo sbattere dentro come una frusta, la mia fica si allarga, gli fa spazio mentre anche le sue palle ingorde vogliono penetrarmi. Il mio culo contro le sue cosce provoca quel sensuale rumore di schiaffo mentre il suo cazzo duro mi stantuffa, si fa sempre più spazio creando quel delizioso rumore di mare, di bagnato. "Sara... oddio Sara, così mi farai venire subito... Rallenta...". "Zitto Ale, scopami, sbattimi come piace a me". Per pochi minuti prende lui il comando ma respira a fatica, si ferma e ricomincio col mio movimento impazzito, il suo corpo è troppo logorato dal piacere per muoversi. Le sue mani mi stringono forte le natiche ma io non mi fermo, voglio farlo urlare. Pretendo che questo giorno se lo ricordi per tutta la vita, gli rimanga impresso ogni volta che scopa con una donna, voglio che quando la sbatte pensa al mio viso, al mio corpo, ai miei movimenti e non a lei ma a noi, voglio essere il suo incubo, la sua ossessione, la sua bambola. Sono impazzita, sento delle piccole perle di sudore nascere sulla mia fronte, con le mani mentre lo cavalco mi lego i capelli in una coda immaginaria e dopo pochi secondi li rifaccio cadere sulla schiena mentre Alessio mi guarda, mi osserva con i suoi occhi innamorati, vogliosi di me, sognanti di noi. Si avvicina al mio seno ma io mi chino su di lui prima che la sua lingua arrivi a leccarmelo, lo bacio e lo faccio distendere, non voglio confondermi, non voglio niente ora da lui, la mia fica fradicia, indecente vuole solo placare la sua fame, inghiotte il suo cazzo gonfio e a ogni colpo mi regala attimi di estasi. Il movimento si fa più veloce, le sue mani mi pizzicano i fianchi e il culo e, con un sonoro respiro, viene mentre io, sempre più insistente e frenetica, arrivo al mio orgasmo, gemo, urlo forte. Lentamente, mentre assaporo la mia fetta di Paradiso mi lascio cadere sul mio lato del letto, mi distendo, mi porto la coperta al seno, copro quel corpo massacrato di piacere e chiudo gli occhi, cerco il mio respiro, il mio ritmo naturale e lo trovo, a fatica ma lo trovo. "Ti amo, Sara". La sua voce è una carezza sottile, mi coccola il cuore ma, sinceramente, sono le ultime parole che vorrei sentirmi dire, il mio amore per lui è congelato dal mio patto fatto con Dio, il mio matrimonio. Lo amo ma non lo dico, non voglio illuderlo che rimarrò con lui, non voglio fargli del male, Alessio è l'unico uomo che io abbia davvero amato con tutta me stessa. Con lui sono me stessa, semplicemente donna, amante, bambina e fidanzata, un eterno giardino dell'Eden, per sempre nei nostri sogni più segreti, più intimi. Si siede, sospira, sbuffa, stringe i pugni e li sbatte sulla coperta color oceano. "Cosa c'è?", domando rilassata. "Se solo io avessi combattuto per noi, per te, a quest'ora saresti mia moglie e avremmo fatto l'amore così tutte le volte che lo avremmo voluto". Non ho la forza di alzarmi, devo ricaricarmi un po', resto con gli occhi chiusi, immobile, ferma, il mio corpo necessita di quei pochi minuti di tranquillità. "Ale, non farti colpe, doveva andare così, abbiamo sbagliato entrambi". "Esiste il divorzio, l'hai mai preso in considerazione?", domanda secco. Apro gli occhi, ovvio che ci avevo pensato, ho pensato subito a quello appena l'ho visto quel famoso pomeriggio, come se fosse fuoco fertile per bruciare il foglio che testimonia il mio matrimonio con Pietro. "Lo so che esiste e ci ho pensato, ma ho paura, Ale". "Di cosa?". "Ho paura dei tuoi silenzi, delle tue pause, io ho bisogno di sicurezza, stabilità". Si volta verso di me, è serio ma i suoi occhi sorridono. "Io ti darò tutto quello che vuoi, lo sai che riesco, ora ho un lavoro che mi permette di respirare, mettimi alla prova. Sara io ti amo, sei la mia donna, lascialo, ritorna da me, ritorna da noi". Mi siedo, lo bacio, assaporo ogni sua particella di saliva, respiro i suoi sogni per prendere la loro linfa vitale e creare ai miei desideri un cuore. "Ci penserò ma ora devo andare". "No". "Ale, devo scappare, devo ritornare alla mia vita". "Puoi scegliere Sara, non hai le catene, non sei obbligata, non è un lavoro amare". "Infatti non ho scelto chi amare, ritorno a casa mia, solo lì, nel mio rifugio potrò pensare in maniera neutra". Raccolgo i miei vestiti e mi vesto velocemente, mi lego i capelli con un elastico che trovo nascosto dentro alla mia borsa etnica e gli sorrido, è nudo sul letto, immobile, con lo sguardo basso da cane bastonato, non riesce a guardarmi. Mi avvicino, lo bacio, un bacio senza lingua, arido ma ricco di dolcezza. "Arrivederci Ale". "Mi sento una puttana, hai scopato e ora scappi, lasciami dei soldi". La sua voce è acida, fredda, distaccata. Io lentamente prendo cinquanta euro dal mio portafoglio gigante e col poco rossetto rosso che mi è rimasto sulle labbra bacio la banconota, gliela lancio ed esco. Il buio delle strade mi inghiotte, la notte della mia anima mi annienta mentre Venezia mi regala una lacrima salata. L'imprevedibilità della vita è una qualità che tanto ci fa paura ma che rende uniche le nostre eterne giornate. La mia scelta? Alessio. Ieri ho mandato la richiesta di divorzio all'ambulatorio di Pietro, io e lui non ci parliamo da quella sera in cui è scappato da me. La casa, tramite i nostri avvocati, abbiamo deciso di venderla, ora vivo a Venezia dal mio fidanzato, dal mio uomo, dal mio cibo prelibato.
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