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Gioco di voci
di Luca Ducceschi


Romanzo
Edizioni Creativa, 2008
€ 11,00
pp. 115
ISBN: 978-88-89841-32-7


     Lorenzo incontra Sabrina per la prima volta in una breve ripresa televisiva, e si innamora. O almeno così gli sembra, perché Sabrina diventa rapidamente pensiero fisso, ossessione, passione da vivere assolutamente: il loro incontro, basato su una bugia che Lorenzo racconta per colpire la fantasia di lei, conferma che tra loro può esistere una storia d'amore e di forte erotismo. Sabrina, molto giovane e apparentemente sicura di sé, gli ispira tenerezza e sesso dalle tinte forti, forse anche amore. Ma l'amore ha regole e contraddizioni, talvolta anche tormenti: è proprio una contraddizione tormentata che cambia il quadro della storia. Il romanzo è la visione tutta maschile di quel groviglio inestricabile di controsensi che è l'amore: romanzo erotico solo in parte, "Gioco di voci" è una fotografia realistica della realtà maschile di fronte al sesso e al sentimento.



ESTRATTO:

    
Puntuale, alle sette e mezza del giorno dopo, citofonò.
     Si tolse il piumino e questo bastò per incendiarmi il sangue: indossava una minigonna azzurra da ragazzina e una magliettina attillata con biondi angioletti che sorridevano. Conteneva a fatica il suo seno straripante. E stivali al ginocchio e calze nere. Sublime.
     "Tutto bene?", mi chiese gettando sul divano uno zainetto.
     La baciai.
     "Stanotte mi sono masturbato pensando a te".
     "E sei venuto?".
     "Tu che pensi?".
     "Credo di sì", sorrise maliziosa. "Spero però che tu ne abbia ancora per stanotte".
     "Ricordati che domattina hai scuola".
     "Posso bigiare, paparino?".
     Paparino un cazzo. Non vedevo l’ora di scoparmela. Di affogarle in gola e in culo tutto lo sperma che avevo già sprecato per lei su cuscini e lenzuola come un tredicenne in preda all’ormonella. Per un attimo provai un incomprensibile sentimento simile all’odio nei suoi confronti, ne fui spaventato.
     "Tu puoi bigiare. Sono io, Sabrina, che non posso mancare dal lavoro".
     "Con tutti i soldi che hai?".
     Stavo per tradirmi. Non dovevo mai abbassare la guardia.
     "Tra due o tre mesi", le dissi, "andrò a tirarmi una sega direttamente sulla scrivania del gran capo. Ma adesso non posso".
     Mi sfiorò il cazzo con una mano.
     "Lorenzo, non hai più bisogno di farti le seghe", mi sussurrò all’orecchio.
     Mi alzai dal divano e le sfiorai il collo con la mano. Chiuse gli occhi, scossa da un brivido.
     "Ordino le pizze?".
     "Va bene. Per me margherita".
     Fu una cena semplice e tranquilla, parlammo del più e del meno. Bevemmo birra e chiudemmo con caffè corretto alla sambuca.
     Poi Sabrina si alzò.
     "Vado a prendere una cosa dallo zaino", disse.
     Tornò in cucina con una pochette rosa. Prese dalla confezione la pillola anticoncezionale. Fissandomi con uno sguardo languido, la mise sulla punta della lingua e la ingoiò dopo essersi leccata le labbra centimetro per centimetro. Poi mi tese la mano.
     "Vieni a letto, Lorenzo?".
     Mi alzai e la seguii in camera.
     Affondammo nel letto già avvinghiati.
     L’idea mi venne quasi per caso. Sul mio comodino era rimasto il registratore portatile con inserita una cassetta, dai tempi di un convegno di quattro o cinque settimane prima. Senza che se ne accorgesse, premetti il tasto REC. Poi la mia mano tornò tra le sue gambe.
     "Lorenzo", gemette.
     "Sì".
     "Mettimi un dito nel culo".
     Zoccola. Grandissima troia.
     Le misi l’indice in bocca e lei, succhiando, lo lubrificò a lungo.
     Le sfiorai l’ano, carezzandola con lenti movimenti circolari. Con il pollice, nel frattempo, mi dedicavo al suo sesso. Era più che bagnata: grondava desiderio, passione. Iniziai a entrare, cercando di non farle male. Le mie dita le esploravano entrambi i buchi, morbidi e accoglienti. Con dolcezza e senza fretta. Sempre più a fondo. Finché iniziò a gridare di dolore e piacere. Il movimento sempre più rapido e intenso delle sue natiche mi incoraggiò a continuare.
     "Non l’ho mai fatto così", confidò, ma con un tono in cui traspariva un certo timore di fondo. Non le risposi. Continuai a masturbarla con il pollice nella fica e l’indice che le esplorava l’ano.
     "Prendilo. Prendimi dietro. Voglio che tu sia il primo, Lorenzo. Voglio che mi prendi dietro".
     La feci sdraiare a pancia in giù, carezzandole i capelli.
     "Sei fantastica, Sabrina".
     "Aspetta", si alzò.
     Prese un tubetto dalla pochette che aveva lasciato sul comodino. Vaselina.
     Le sorrisi compiaciuto.
     "Complimenti, bambina. Hai proprio pensato a tutto".
     "Me l’ha prestata Valentina".
     Bell’amica, Valentina. Mi venne voglia di conoscerla.






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