I delitti della ragione




     Mi ero preparato alla separazione, in virtù della coscienza di questo amore. Ci avevo avuto a che fare più volte, ogni volta che la temevo o mi conveniva. Ogni volta che mi sentivo più lontano e ogni volta che mi sentivo più vicino. Diciamo che ero un uomo che aveva commesso dei piccoli delitti e che ne avrebbe commessi ancora, se nessuno se ne fosse accorto. E nessuno finora se n’era accorto. Non ancora. Diciamo che le possibilità future erano due: avrebbe potuto non accorgersene mai nessuno; oppure un giorno la polizia avrebbe bussato alla mia porta per venirmi a prendere e dirmi: adesso basta, ti abbiamo scoperto. Vivevo in una specie di elastico in cui a volte pensavo che ce l’avrei fatta per tutta la vita e a volte che l’indomani sarei stato scoperto. Ma il più delle volte le probabilità che i miei delitti venissero scoperti mi sembravano altissime, era soltanto questione di tempo. C’erano notti in cui pensavo che continuare a vivere in questo modo era faticoso, dispersivo, difficile. E che un giorno vivere senza Teresa sarebbe stato inevitabile. Prima o poi mi avrebbe scoperto. Quelle notti, avevo suggerito a me stesso anche un’altra possibilità, che avrebbe potuto essere la migliore: se morisse. Lo avevo pensato con lei che dormiva accanto a me di quel suo sonno immobile e bello, un sonno che non aveva nessuna parentela con la morte ma con una vitalità serena. Quindi, lo avevo pensato rassicurato dalla sua presenza. Non ce l’avevo con lei, l’amavo e non avevo mai desiderato sul serio che morisse; ma in certe notti non vedevo altra via d’uscita come un evento ineluttabile: io che non c’entravo nulla avrei affrontato il dolore con forza, e alla fine avrei saputo superarlo. E questo avrebbe immesso nella mia vita un alone eroico potente: è rimasto solo con la bambina, sarebbe stato il pensiero di tutti. Avrebbe fatto di me una persona meravigliosa senza che io dovessi far nulla. E una persona meravigliosa può permettersi di tutto. Così, l’unica soluzione che nella mostruosità di alcune notti insonni mi veniva in mente, per salvarmi, era che Teresa morisse. Se fosse morta, non avrebbe mai scoperto nulla. Se fosse morta, non l’avrei delusa. Se fosse morta, in pratica, non ci saremmo lasciati.
     Raccontare di eros, raccontare di sesso, raccontare di pelle e di pancia. Questi, solitamente, sono i cardini attorno ai quali chi scrive snoda la propria storia, sgranandola secondo i tempi più congeniali come fosse un rosario.
     Ma il sesso ha infinite sfumature, si potrebbe scrivere di eros in mille e più modi senza percepire mai la stessa sensazione. Questo è il bello, il caleidoscopio che diventa a seconda di come lo si descrive, a seconda del tipo di ambientazione, di personaggio. E soprattutto di come ci si veste in quel momento.
     Ti proponiamo, per meglio spiegare questo concetto, un brano tratto dal romanzo di Francesco Piccolo La separazione del maschio.
     Qui non ci si deve aspettare il sudore dei corpi accaldati o il sapore dei fluidi corporei (non solo almeno). A volte l'eros, in quelle sue mille sfaccettature, rimane impigliato in un viaggio introspettivo alla ricerca di improbabili risposte e alle ipotesi aperte su ogni dove, così che la mente possa vagare libera e felice sopra la coscienza, restituendoci un racconto forse molto meno denso di eccitazione ma molto più pregno di emotività un po' nascosta, un po' celata, sussurrata ai pochi capaci di coglierla.
     Ci si apre con coraggio, come lo scrittore Piccolo ha dimostrato, mettendo a nudo pensieri che, fino a un attimo prima, dormivano tranquilli sotto la coscienza. Poi quasi senza avviso parte l'outing liberatorio, dove racconta l'intimità del suo cuore, appesantito da un fardello doloroso: quello della separazione. Un'elaborazione del lutto dalla donna amata, perché anche nel pathos risiede la passione.
     Immagina un corpo ferito sul quale viene gettato sale: questo è il mal d'amore, l'anima dilaniata da qualcosa che si rincorre senza riuscire a sfiorarla, senza mai arrivare del tutto. Con mille pensieri che vorticano, mille domande senza risposte. Chi lascia, lascia senza tracce seguibili.
     In questo pezzo lo scrittore parla dei peccati commessi, dei tradimenti - i suoi piccoli delitti - che l'hanno portato a restare immancabilmente solo. E parla delle conseguenze e delle soluzioni del caso. Desiderare che sua moglie muoia per salvarsi dalla possibilità che i suoi tradimenti vengano scoperti può sembrare un pensiero da vigliacchi, qualcosa da fuori di testa. In realtà, in questo caso il protagonista spera che solo un evento ineluttabile sia la causa della sua separazione con la donna che ama.
     Perché scrivere di questo? Cosa porta a descrivere una parte tanto fragile, umana, vulnerabile?
     La necessità di condivisione che arriva come una liberazione da un peso troppo grande da sopportare. Perché in fondo tutti sono passati e passano attraverso le maglie della sofferenza e, benché abbia il potere di togliere respiro e forza, è anch'essa un piacere, una pulsazione aritmica del cuore, un modo per sentirsi vivi.
     Ci si assopisce talvolta nella routine delle abitudini e, proprio ciò che percepivamo con un moto di noia, ora ci viene a mancare lasciandoci smarriti lungo una strada sconosciuta.
     Non è facile parlare di intimità introspettiva, ci vuole abbandono e coraggio, forse molto più che nello scrivere di eros. Perché l'esposizione è più alta, più evidente.
     Ciò che va ricordato è che vale sempre la pena di scrivere di questo tormentato piacere, scrivere e condividere la passione nascosta anche dentro la sofferenza.
     Prova a cimentarti scrivendo una storia dove è ciò che è celato dentro a essere mostrato, dove l'eros si mostra sotto una veste diversa, viva e unica nel suo genere.