La meccanica del sesso




     Era la prima volta che vedevo uno spettacolo del genere. Un uomo, un uomo grande e muscoloso, un bell'uomo, inginocchiato a quattro zampe sopra un tavolo, il culo ben alzato, le natiche aperte, in attesa. Indifeso, spaurito come un cane abbandonato, un animaletto supplice, tremante, disposto a tutto pur di compiacere. Un cane bastonato, che nascondeva il muso, non una donna.
     [...] Repentinamente, senza alcun preavviso, lo sguardo fisso in quello del compagno, introdusse una delle sue dita aguzze nello sconosciuto, che lì per lì non sembrò notare il cambiamento di situazione. Le unghie erano così lunghe e affilate da sembrare animali, da risultare quasi ripugnanti. [...] nonostante che lui avesse inghiottito obbediente tutto il dito, fino alla base, lei continuava a spingere, girando e rigirando la mano intorno all'entrata, mentre rimproverava per scherzo l'altro uomo, che la guardava, apparentemente divertito.
     [...] Infilò nello sconosciuto un altro dito, il secondo.
     Poi cominciò a muovere la mano più in fretta, con più energia, e iniziò a tremarle il braccio, tutto il corpo si muoveva dietro la mano. I gesti si fecero più espliciti, ancora più femminili, le labbra si contrassero in una smorfia brutale, ridicola. E penetrò lo sconosciuto per la terza volta.
     [...] Lo sconosciuto cominciò di nuovo a muoversi. Sicuramente si contorceva dal piacere.
     Allora l’altro, l’uomo coi capelli gialli e l’aquila azzurra tatuata sull’avambraccio, abbandonò la sua passiva condizione di spettatore e si alzò in piedi. Posò con delicatezza la mano sinistra sullo sconosciuto, di cui non riuscivo ancora a vedere il viso, sprofondato tra due spalle enormi. La mano destra impugnava una verga superba.
     La donna estrasse molto lentamente le tre dita. Guardò ancora per un’ultima volta l’uomo biondo, adesso completamente in erezione, e sparì a destra, camminando in ginocchio come una penitente.
     I due uomini rimasero soli.
     [...] L’uomo biondo andò a mettersi esattamente dietro lo sconosciuto. Il ritmo della mano destra accentuava le gigantesche proporzioni del suo sesso, enorme, rosso e lucente, eretto. Con le grosse vene violacee, torturate dalla pelle tesissima, sembrava sul punto di scoppiare, uno splendido presagio, ma lui si accarezzava molto tranquillamente, i piedi piantati per terra, gli occhi sereni che vigilavano il movimento della mano, il viso serio, addirittura sobrio, mentre l’altro attore, il suo compagno, continuava ad aspettare, inchiodato gattoni sopra il tavolo.
     [...] L’uomo biondo si masturbava con lentezza, coscienziosamente. Nello stesso tempo la mano libera accarezzava il fondoschiena dello sconosciuto con monotonia. D’un tratto, senza cambiare assolutamente espressione, allontanò la mano da lui, la sollevò e la lasciò ricadere.
     Il colpo risuonò come una frustata.
     [...] Lo sconosciuto ansimava. L’uomo biondo non aveva perso la calma. Uno dei due gridò, poi si separarono.
     [...] Erano lì, tutti e due, ancora due sagome distinte, separate. Allora, con una facilità sorprendente […] l’uomo biondo entrò, letteralmente entrò, in quel bambino cresciuto, gli appoggiò una mano alla vita, con l’altra gli afferrò i peli [...] e cominciò a muoversi dentro di lui.
     [...] La telecamera inquadrò il viso di Lester. Sudava di più, ora, gli occhi quasi chiusi, le labbra tirate, se la stava godendo.
     [...] L’uomo biondo [...] era appena venuto. Appena il primo getto di seme schizzò fuori [...] penetrò nuovamente quello che ora, dopo tutto, non cessava di essere uno sconosciuto.
     Scrivere è già di per sé un'arte raffinata che va coltivata con tatto e gusto, l'attenzione si amplifica se l'argomento riguarda la sfera erotica.
     Questo brano, tratto dal romanzo di Almudena Grandes Le età di Lulù, dimostra come un atto esplicito come quello sessuale possa essere descritto con eleganza senza perdere in erotismo.
     Siamo convinti che le cose vadano chiamate con il loro nome e che, se si scrive di sesso, la proprietà linguistica debba essere adeguata a ciò di cui stiamo parlando.
     Questo non significa che l'intercalare del sostantivo singolare maschile cazzo debba essere continuamente ripetuto. Come non troviamo erotici certi eufemismi utilizzati proprio per descrivere gli organi genitali. Diciamo che c'è un tempo per ogni cosa, ossia: quando si scrive un racconto che prevede la descrizione di rapporti sessuali, va introdotta una sorta di prefazione che ci porti a capire il contesto, i protagonisti e la situazione in cui si trovano. Vanno descritti il tempo in cui si svolge l'azione, il luogo, i corpi, il momento, il tipo di rapporto (etero oppure gay).
     La Grandes, per esempio, in questo pezzo descrive esplicitamente un rapporto sessuale tra due uomini senza dare l'idea di effeminato, sporco o volgare. Noi qui cogliamo solo lo spasmo e la contrazione del piacere. Perché di questo si deve parlare: piacere, godimento, eccitazione.
     Quindi, sosteniamo che in prima battuta vada considerata l'ipotesi di introdurre il lettore per accompagnarlo poco per volta a quella smania di proseguire, con la curiosità e l'ingordigia di chi ha assaggiato qualcosa di saporito.
     I corpi possono essere grassi o magri, non importa. Ciò che conta è che siano vibranti. Il piacere non è strettamente legato alla perfezione delle curve, alla forma più o meno pronunciata di alcune parti anatomiche. Un culo è un culo. Un seno è un seno. Che siano essi grandi o piccoli non fa alcuna differenza: solo i narcisisti sono attratti da questa peculiarità ma, presi come sono da loro stessi, difficilmente si abbandonerebbero al piacere altrui.
     Perciò, lascia soprattutto trasparire la complicità della coppia in questione, regala loro un ritmo non troppo sincopato - almeno al principio della scena - e il risultato sarà soddisfacente.
     Nel brano scritto con grande tatto, Lulù sta guardando un film porno. Come puoi leggere, non c'è nessun riferimento volgare pur trattandosi di pornografia.
     Non aver paura di osare, non è un brano da leggere in chiesa. E non porti limiti, non è una questione di depravazione. Tieni sempre presente davanti a te la necessità di comunicare il desiderio.
     Fai in modo di regalare un ritmo adeguato a quello che stai scrivendo e il lettore non coglierà altro che l'intenzionalità con la quale sei partito. Perciò, sì a cazzo e fica (molto più elegante e meno inflazionato di figa, che appare un po' dialettale), ma solo quando il contesto lo consente. Fai in modo che questi sostantivi sostengano, perché sono nati per questo. Qui la Grandes non li usa, ma se ti trovi a descrivere una scena altrettanto forte, puoi usarli senza abusare, alternando magari attimi di libido sfrenata a termini meno impegnativi, quasi evanescenti, cosicché il lettore possa rallentare e consumarsi un poco nel piacere delle proprie fantasie, prendere fiato per poi ributtarsi a capofitto nella lettura.
     In fondo, è un po' come quando si fa l'amore, no? Si comincia piano, poi i colpi sono sempre più veloci e profondi, dopo si rallenta, si rende estenuante l'attesa e si amplifica il desiderio del piacere più carnale, quindi si riprende il ritmo ancora una volta, impetuoso e accelerato, fino a sfociare in un appagante orgasmo. Da ricordare sempre come si comporta un corpo durante il sesso: si muove, si contorce, i muscoli si tendono, la pelle suda, gli odori cambiano, il colore stesso cambia.
     Non sono semplici dettagli, sono la differenza tra un racconto scritto bene e uno scritto così così. Più ti addentrerai nel personaggio più sarai credibile. Non perderti però nella strada o rischierai di essere ridondante.
     Capita a volte di incepparsi, così per sicurezza si rilegge tutto ad alta voce: aiuta a sentirsi, a percepire il ritmo, a cogliere le sbavature.
     Lascia poi riposare le parole e la mente per un paio di giorni, non essere troppo severo con te stesso quando il racconto è ancora "caldo". La lucidità arriva dopo la tempesta di emozioni, come in un rapporto sessuale che si rispetti. Ossigenati un pochino dopo l'orgasmo mentale e gustati qualcosa di buono: te lo sei meritato.