
Alice
nel paese del velluto rosso
di Roxy
Mi afferri per mano. La
tensione sale sul corpo, lungo la schiena per
martellarmi in testa. Per arrivare al mio sesso. E
rimanere lì.
Hai voluto passare con me mezza giornata.
Appuntamento al centro benessere per
condividere un piacere del corpo per nulla malizioso. La
sauna ci vede vicini, chiacchieriamo, le mani si
sfiorano, i corpi vibrano, ma è un gioco... e ne
ridiamo. Mi accarezzi, deciso, fino a farmi godere
nascondendo i miei gemiti tra le bolle
dell'idromassaggio, ma è il nostro gioco. Il modo
d'amare noi stessi, di prepararci alla nostra notte
trasgressiva.
Mi hai chiesto d'essere elegante, unica,
irresistibile.
Eccomi. Abito nero, vintage. Stile impero
lungo fin sotto le ginocchia. Calze autoreggenti e
reggicalze nero. Scarpe decolté con tacco 12. Non
indosserò null'altro stanotte.
Un filo di trucco sui capelli sciolti.
Orecchini pendenti e labbra lucide.
Rimani impietrito quando entro nella hall
della palestra. Devo essere uno schianto. Non mi
riconosci. O non vuoi riconoscere colei che stanotte
sarà tua... e di chiunque mi vorrà.
Facciamo un salto veloce al pub irlandese.
Siamo troppo eleganti, troppo carini,troppo complici
perché la cameriera non ci sorrida pensando a noi come a
una vera coppia glam.
Eccoci arrivati. Prima di scendere per suonare
il campanello mi stringi la mano. Lo sai, sono una
neofita, potrei avere paura. Potrei voler scappare.
Lontano da tutti e da te.
Il mio sorriso è spontaneo. Ti rincuori e
scendi verso il citofono.
Un cancello pesante, grigio, si apre offrendo
alla vista molte macchine parcheggiate.
Sembra la porta d'accesso di un regno
misterioso. E’ la soglia d’accesso della mia perdizione,
del mio vizio, della mia fame insaziabile.
L’ingresso piccolo mi ricorda quello di una
discoteca. Musica di sottofondo non troppo alta e un
solerte addetto che sbriga la mia affiliazione al club.
Mi guardo intorno, lo sai, sono curiosa. Mi
segui con lo sguardo. Sento i tuoi occhi disegnare il
mio corpo, il tuo desiderio disegnare il mio, la tua
eccitazione risveglia la mia.
Sei qui perché sei generoso. Godi, quando mi
vedi godere. Ti ecciti, quando gemo, quando facciamo
l’amore da soli e quando - come stanotte - lo farò con
altri.
Mano nella mano entriamo. La sala è semivuota,
poche coppie sui divani e qualche ragazzo al bancone del
bar. L’arredamento un po' kitsch, ricco di tappeti e
specchi non ha tuttavia nulla di squallido. Statue di
veneri greche, sfingi egizie e una grande scalinata
neoclassica: ecco la scenografia del nostro desiderio di
stanotte. Le luci soffuse rendono alcune poltroncine
molto invitanti.
Mi porti in giro. Sembriamo bambini in un negozio di giochi, ognuno
intento a cercare il suo passatempo, il balocco per una
notte.
Non è facile seguirti nel buio. Un dedalo di
corridoi in cui ti muovi con familiarità. La cosa
m’infastidisce... che tu sia un habitué non lo avevo
considerato. Non vedo nulla nell’oscurità, quindi lascio
che sia il corpo a guidarmi. Il tatto, l’udito, la pelle
mi guideranno. Si sente ovunque il rumore attutito del
velluto, l’aria calda e avvolgente. Sfioro divani
morbidi, maniglie di porte socchiuse, ombre solitarie
nell’attesa di un gesto d’intesa.
Mi conosci. Mi spingi contro il muro e inizi a
baciarmi. Senza chiedere se voglio farlo davanti a
tutti. Le tue mani scivolano sul reggicalze, le labbra
lungo il collo. Con la lingua disegni il mio seno, ci
soffi sopra, lo senti inturgidirsi sotto i tuoi tocchi.
Altre mani d’improvviso. Sul seno, sulle guance. E
ancora due.
Sono ombre; ombre che frugano, mi assaporano,
si nutrono della mia eccitazione.
Vorrei capire cosa mi accade, perché sento di
non volermi fermare.
Mi abbasso, voglio farti sentire, come solo io
so fare, quanto calda è la mia bocca, quanta voglia ho
di gustarti. Te lo prendo in bocca, con golosità. Ci
scivolo con la lingua, su e giù, lentamente. Con le mani
accarezzo i due sconosciuti, li sento ansimare, sento i
loro membri crescere sotto il tocco della mia mano.
Sento la voglia che hanno di scoparmi, mentre aspettano
un tuo gesto. In fondo siamo noi i padroni della
situazione.
"Vuoi andare in una camera, vero?", mi chiedi.
La risposta non ti serve. Mi conosci.
Eccovi... i miei tre trastulli. Un ambiente
piccolo, un letto, pochi cuscini... sembriamo troppo
grandi in questa stanza, ridicola ricostruzione di una
camera da letto, di un’alcova. Ma non è l’arredamento
che c’interessa ora.
Ti stendi sul letto, in disparte; sai
aspettare. Vuoi vedermi in balia d’altri uomini.
Dividermi con sconosciuti sapendo che solo con te
l’orgasmo sarà vero, profondo.
Sorridi, mentre mi sbattono; mostri loro come
sculacciarmi facendomi urlare di piacere.
Mi scopano così, di fretta. Non c’è complicità
ma foga; mi trattano per quello che loro credono io sia.
Una puttana.
La tua, puttana.
La musica continua di là, in pista. Avanti...
nuovo giro, nuova corsa. Benvenuto chiunque vorrà
soddisfarmi.
Giochiamo sui divani al buio, nelle stanze con
buchi per farsi guardare. Appoggiati a una finta parete
guardiamo una coppia, giovanissima, che scopa sul letto.
Intorno, gemiti e sussurri. Un girone
infernale di sensi, d’odori, di corpi che girano alla
ricerca d’altri corpi.
Uomini, ragazzi tutti in cerca dell’emozione
da condividere stanotte con altri sconosciuti.
Il gioco mi piace. Lo sai.
Sul divano mi apri le gambe e inizi ad
accarezzarmi. Offri il mio sesso così, in vista, a
chiunque voglia guardare e provare. Un ragazzo si
avvicina vorrebbe leccarmi.
Sorridi.
Rifiuti.
Stronzo... una cosa cosi mi avrebbe fatto
morire.
Quasi per consolarmi mi dai la possibilità di
scegliere il prossimo balocco.
Mi guardo intorno, non vedo nulla che mi
stuzzichi. Non è estetica, è richiamo del corpo.
"Dovrai scoparmi tu!", ti urlo nel corridoio e
senza poter finire la frase sono spinta da uno
sconosciuto in una stanza.
"Cosa vuoi, puttanella?", mi chiede
all’orecchio.
"E’ lei la padrona stasera. Vuole essere
scopata. Senza preliminari. Senza ma o se. Vuoi farlo
tu?", rispondi zittendomi con uno sguardo.
"Che bella padrona hai!", ti sorride
guardandomi chiaramente il culo.
Mi spinge di faccia contro il muro. Mi
schiaccia i seni tra le mani. Non mi dà tregua, mentre
spinge dentro con tutta la forza che ha. Lo sento
crescere, sento come scivola e spinge. Sento le scosse
che mi arrivano al cervello. Sento l’orgasmo arrivare
violento, fulmineo. Vorrei avere il tempo di godere, di
sentire il mio corpo, ma tu hai licenziato il mio
burattino.
Chiudi la porta a chiave. Mi attiri a te. Vuoi
che venga a cavalcioni sopra di te.
Lo faccio, ti scopo, so che è quello che vuoi.
Da un buco ci osservano, si sentono gli
ansimi.
Mi muovo lentamente; nonostante gli umori
voglio sentirti. Voglio sentire ogni centimetro del tuo
corpo, del tuo membro che sento piantato dentro di me,
che sento pulsare a ogni mio movimento.
"Sei una troia, lo sai? Cazzo... quanto lo
sei!", ti sento, stai impazzendo con me, di me.
"Mi adori cosi, vero? Solo per te. Solo perché
tu vuoi una troia", ti sussurro.
Non conto più i movimenti. So solo che mi
sollevi per i fianchi e mi ripianti dentro di te. Sempre
più forte, sempre più veloce. Non so chi scopa chi.
Vengo. Urlando con voce roca, vengo.
Anche tu stai urlando. Ti ho fatto godere.
Sento i tuoi fiotti caldi che entrano in me,
riempiendomi.
Sento gli ultimi fremiti del tuo corpo.
Scendiamo mano nella mano la lunga scalinata.
Anche le belle padrone devono tornare a casa.
"Grazie per la bella serata", ti sussurro
dolcemente appoggiata al tuo braccio. "Spero non sia
l’ultima volta".
"Oh no, te lo assicuro, non lo sarà", sorridi
sornione.
Dimenticavo... ho fatto la tessera di socia... |
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1 Commento:
Nessuno
02/12/2011
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