
Ascoltando
le grida dei torturati si toccavano gemendo
di Demoniafuriosa
Nelle decomposte stanze adornate di
cristallo gocciante e sanguigni broccati dell’ala ovest,
gli alabastri e i mortali marmi rispecchiavano crudeli
una luce sempre sul punto d’implodere. Il pesante
velluto scuro sigillava grandi vetrate e poco o niente
penetrava del mondo esterno nella clausura dell’antico
convento.
Qui vivevano due tra le creature più turpi,
viziose e scellerate della barocca epoca: Virginie De
Sainte-Ange e Claudine De Curval. Erano bellissime
femmine di circa venticinque anni provenienti dalle
famiglie più nobili e ricche di tutta Parigi. La
cattività claustrale non aveva impedito loro di aver
accesso agli empi e dissoluti piaceri della carne. I
loro prediletti del resto. Il denaro delle loro famiglie
pagava ogni cosa. Anche il discreto silenzio della Madre
badessa. Che faceva finta d’ignorar ogni cosa riguardo
ai singolari costumi delle due monache.
Avevano i loro
personali appartamenti. Sfarzosi e decadenti allo stesso
tempo ospitavano le immoralità di quelle fameliche
donne. Condividevano infatti il medesimo gusto sadico
per la lascivia e la vessazione. La tortura e
l’assassinio. Le eleganti orge e la passione sfrenata
per il vino.
Le loro giornate trascorrevano laide e
molli nel claustrofobico di quelle mura. Venivano
trattate come sontuose principesse dagli eccentrici
gusti. Il pranzo, luculliano e sfarzoso, era servito
alle ore quattordici virgola trenta. Discinte nelle loro
vesti da camera, senza nulla sotto, mangiavano adagiate
su imperiali chaise-longue obbligando i servi a leccare
tutto ciò che per sbaglio cadeva sui loro superbi corpi
sporcandoli. Carponi. Con le mani rigorosamente legate
dietro la schiena. Le due libertine si eccitavano
moltissimo a queste pratiche. Finito il pranzo infatti
si ritiravano nelle loro stanze sotto l’urgenza
spasmodica della bramosia. Regalandosi reciproche estasi
orgasmiche. L’una solleticava con la bocca il sesso già
grondante dell’altra. Fino a venire inondando di fluidi
corporei le lenzuola di raso. Potevano stare così per
ore. Senza smettere mai. Erano talmente tanto esperte
che sapientemente avevano appreso del ritardare il
piacere l’arte.
Dopo un emolliente e caldo bagno rilassante, alle ore
diciotto virgola zero zero, Virginie e Claudine si
recavano nella cappella assieme alla Madre badessa per
recitare i vespri. S’inginocchiavano davanti alla
Santissima Croce. Sotto le monacali tonache
completamente nude apparivano. La badessa, qualche metro
più avanti, ripeteva salmodiando orazioni e invocazioni
all’Altissimo pregando per quelle anime già perdute. Le
due sgualdrine più indietro nascondevano sotto la veste
le dita. Sfiorando i loro depilati sessi godevano in
estasi trattenendo gli spasmi. Indirizzando sospiranti
pensieri impudichi a quel corpo sofferto che in costume
adamitico davanti a loro sulla Santissima Croce pendeva.
Tornate nei propri appartamenti si preparavano con
grande sfarzo alla cena e soprattutto al dopocena. Ai
loro corpi richiedevano la perfezione. La meraviglia più
assoluta. Dovevano essere impeccabili. Superbi. Di una
sconvolgente bellezza e finezza. Curavano e nettavano
ogni parte, anche la più recondita. Del resto la natura
assai benigna si era dimostrata con esse. Di
un’avvenenza e una compiutezza magistrale le aveva
dotate. Tanto era divino il loro aspetto quanto più era
criminale la loro anima. Madonne splendidi e terribili
dallo sguardo profetico d’indemoniate.
Alle ventuno virgola zero cinque veniva offerta la
cena. Alla quale quasi sempre partecipavano ospiti di
magnificenza e perversione in eguale misura dotati.
Duchesse, arcivescovi, notai, contesse, marchesi e
generali non mancavano mai al fastoso e cruento
banchetto. Di solito erano servite non meno di dieci
portate. Piatti esotici e ricercati per quei nobili e
raffinati palati. Il miglior vino delle cantine di
Francia sgorgava a fiumi annegando in litri d’etilico le
già delittuose menti. Suggerendo ulteriori sconcezze e
massacri. Da praticare totalmente indisturbati dentro
quelle decomposte stanze adornate di cristallo gocciante
e sanguigni broccati. Protetti da claustrofobiche mura.
Virginie e Claudine facevano la loro comparsa quando
tutti i commensali avevano preso posto. Li lasciavano in
trepidante attesa. Le due padrone di casa non deludevano
mai le aspettative. Sfavillanti nel loro trucco scuro
sulle palpebre trasudavano erotismo da tutti i pori. I
loro colli, racchiusi in preziosi collari di diamanti,
da elaborate acconciature che raccoglievano in alto la
chioma erano messi in risalto. Vesti provocanti,
eccessive e aristocratiche magnificavano le loro
sensuali figure. Sovente non disdegnavano però di
presenziare all’orgiastico pasto nel loro monastico
abito. Appositamente modificato per l’occasione. La
commistione oscena del sacro e del profano era da esse
particolarmente apprezzata e ricercata. A Virginie era
cosa assai gradita esser fottuta sopra gli avanzi della
regale cena soltanto con indosso il suo enorme
crocifisso d’oro tempestato di sbalorditivi rubini
mentre succhiava una superba verga. Lo sbattere della
Santissima Croce sul suo seno perfetto la eccitava più
di ogni altra cosa. Rendendola più similare a una
famelica belva che non a un’umana creatura. Esser
leccata in ogni orifizio da femmine e maschi al medesimo
tempo, coperta esclusivamente dal suo monacale velo era
invece la passione di Claudine. Rivolgeva gli occhi al
cielo rapita dalla sua terrena estasi. Con le mani
giunte in atto di preghiera. Mentre dita e lingue in
sconosciuta moltitudine la penetravano e la esploravano
ingorde. L’immaginarsi martire sbranata da cannibali
bocche la eccitava più di ogni altra cosa. Rendendola
più similare a una famelica belva che non a un’umana
creatura.
Per omaggiare le due libertine incessantemente in
calore gli ospiti erano soliti portare al banchetto
incantevoli fanciulle e prelibati giovinetti nel fiore
dell’adolescenza. Fresche vittime sacrificali ad
acquietare un poco l’inappagabile sete di sesso e sangue
delle due scellerate. Prima venivano rimpinzati di cibo
fino a scoppiare. Poi innaffiati con dolcissimo vino
fino a renderli ebbri. Verso la fine della cena, quando
principiavano le orge, gli sventurati venivano
completamente denudati e costretti a partecipare ai
dissoluti festini. Ridotti a schiavi sottomessi della
feroce lascivia. Obbligati a soddisfare qualsiasi
indecente capriccio o desiderio.
Ma l’orgasmo non
placava la sete tremenda delle lussuriose monache.
L’eccesso. La tortura. Il delitto. Ogni sorta di
nefandezza stimolava le voglie di Virginie e Claudine.
Madonne splendidi e terribili dallo sguardo profetico
d’indemoniate. Le fantasie più agghiaccianti e gli
abomini più mostruosi partorivano le loro menti.
Supplizi inimmaginabili accendevano di desiderio quelle
cupe anime. E non se ne saziavano mai. Erano
incontentabili e perennemente affamate di libidine,
sangue, crudeltà e violenze d’ogni sorta. Non era mai
abbastanza.
Li legavano con pesanti catene alle colonne delle
possenti architravi. Fruste e gatti a nove code si
abbattevano furiosi su quelle tenere e rosee carni
dilaniandole in profondo. Li appendevano al soffitto per
i piedi lasciandoli dondolare a testa all’ingiù
schiaffeggiandoli mentre viziose si baciavano in bocca.
Straziavano i loro capezzoli con morsetti d’acciaio e
unghiate violente mentre insudiciavano quei corpi inermi
con le loro minzioni e i loro escrementi. Li
sodomizzavano con qualsiasi spaventoso e gigantesco
arnese si trovassero a portata di mano. Cucivano i sessi
delle ragazze e mutilavano gli scroti dei giovinetti. E
ciò provocava in loro una gioia sublime. Un turbamento
quasi mistico. Il palesarsi delle loro passioni più
tremende. Le mutilazioni. Lo scorrer copioso del sangue
mischiato allo sperma, disperso a profusione per
l’incredibile eccitazione che quelle terrifiche scene
procuravano a tutti i partecipanti. Le fustigazioni
orribili a cui sottoponevano quegli innocenti. Tutto le
esaltava. Tutto le mandava fuori di cervello. Come sotto
l’effetto di una potentissima droga. Feline assetate di
sangue si leccavano le turgide labbra. In estasi. Si
emozionavano fino al parossismo. Assistendo allo
scatenarsi dell’inferno. Quello che loro avevano
personalmente allestito. Ogni notte l’orchestrato
delirio prendeva la forma delle loro impudiche brame.
Tra le risate e i baccanali dei convitati. Virginie De
Sainte-Ange e Claudine De Curval, madonne splendidi e
terribili dallo sguardo profetico d’indemoniate,
ascoltando le grida dei torturati si toccavano
gemendo...
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11 Commenti:
Demoniafuriosa

08/10/2011
Truck. E' pura invenzione |
Valeria
19/05/2011
Ma non si può negare sia un buon racconto. E' uno tra i
miei preferiti |
Truck
18/05/2011
Troppo e troppo inverosimile |
Demoniafuriosa

04/10/2010
Una rigenerante abluzione ematica. Quello è direttamente
ispirato alla Contessa. Splendida figura che amo e sulla quale
vorrei scrivere litri e litri di parole. Questo è un mio
personale omaggio al Divin Marchese. Una sontuosa veste
femminile, universo capovolto di un differente genere, della
macchina sadista. Qui sono le donne le torturatrici che
orchestrano i quadri di assassinio e depravazione. E' del resto
il mio universo. Quello femminile. E non potrebbe che essere
così |
Musidora

04/10/2010
Le due donzelle mi ricordano molto la Bathory :-) |
Anna
28/07/2010
Verbosoooo |
Lazlo
26/07/2010
Sono sicuro, come solo i folli possono esserlo, che saprà
rispondere a questo suo dubbio. Sentitamente io la ringrazio... |
Demoniafuriosa

19/07/2010
Un turbine senza sfogo. Mi ha ricordato me. A volte è così
che mi sento. Dall'esistenza piegata. Resta in attesa di un
continuo? O dello sfogo? Devo pensarci su. Intanto, sentitamente
la ringrazio... |
Lazlo
16/07/2010
Mi perdonerà ma in questo racconto, seppur bello, sento la
mancanza... un turbine senza sfogo, un vortice piegato. Mi
perdonerà forse... se l'ho trovato bello, e se resto in
attesa... Lazlo |
Demoniafuriosa

11/07/2010
Ti ringrazio grandemente per le belle parole donatemi |
Caliban
04/07/2010
Splendido intenso omaggio a uno spesso non totalmente
compreso autore :-) |
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