Avevo finalmente ritrovato me stessa (part n.1)
di Meliboeus



    
Allora non eravamo più dei ragazzini, certamente eravamo persone mature con delle esperienze alle spalle, formati, temprati dalle difficoltà della vita, io persino sposata e con un figlio. Ma questo non mi trattenne dal darmi senza riserve a lui, al suo vigore capace di ridare la vita.
     Quando l’avevo conosciuto non avrei mai sospettato che carica vitale si celasse dietro a quell’atteggiamento distaccato e cortese. Avevo scoperto d’improvviso un lato di lui prima a me ignoto e l’avevo fatto nel modo migliore possibile, dal vivo, pelle su pelle, accettando senza rimpianti o rimorsi tutto il carico di sorpresa, stupore e piacere che queste scoperte portano con sé.
     Tutto era cominciato alcuni anni prima. Mi ero appena sposata e io e mio marito solitamente uscivamo al venerdì con la consueta comitiva di amici, tutti fidanzati, nessuno ancora sposato come noi. Si sa come vanno queste cose: un giorno, tra gli amici occasionali che ciascuno di noi di tanto in tanto aggiungeva alla comitiva, fu invitato proprio lui. Era insieme alla sua ragazza e li conoscemmo così, come una coppia consolidata che attendeva al pari di tutti gli altri componenti, il matrimonio. Si chiamavano Luana e Alessio. Lei, piuttosto alta - certamente più di me - con capelli lisci a caschetto neri, incarnato estremamente chiaro, quasi latteo, occhi neri, labbra rosso vivo, figura slanciata e proporzionata e tuttavia poco sinuosa e decisamente uniforme. Lui, intorno al metro e ottanta, i capelli già brizzolati, corti e pettinati in avanti come gli antichi romani, un fisico asciutto modellato dallo sport, spalle larghe e pettorali perfetti che si armonizzavano vicendevolmente nella curva della scultura classica, dando all’esterno l’impressione che fosse un soldato pronto allo scontro, col petto prominente a far fluire le energie vitali e l’addome mai rilassato ma tonico e definito - più tardi ho ricordato di aver sentito dire che, secondo la via del Kung-Fu, l’addome è il centro da cui si sprigiona la nostra energia. E tuttavia, elegante, un po’ timido, gentile, riservato, qualità queste che si manifestavano al mondo specie quando si rapportava all’altro sesso. Furono soprattutto queste sue qualità morali a colpirmi. E la galanteria, si sa, è per noi donne l’essenza stessa di quel mondo la cui gestione sembra ancora sfuggirci dalle mani e che decliniamo tuttora al maschile, è il trait d’union tra questo mondo e il femminile, il miracolo improvviso che ci fa percepire come ci troviamo di fronte qualcuno disposto ad accoglierci in esso come parte attiva, a conferirci finalmente importanza, a riconoscerci, nell’atto, la cittadinanza.
     E’ la terza volta che lo scrivo: "Ho tradito mio marito".
     Lo dice il saggio che scriverlo tre volte aiuta a staccarsi dall’azione e a superare il senso di colpa inevitabile.
     Così lo scrivo per l’ultima volta. E brucio il foglio su cui è scolpito per allontanare definitivamente la colpa. E’ vero: mi sento già meglio, è come se me ne fossi liberata, finalmente.
     Il tempo trascorreva monotono, uguale, coi suoi giorni scanditi da lavoro e famiglia, carte accatastate sulla scrivania da smaltire, pranzi e cene da preparare, la casa da rassettare, panni da stirare, il bambino da accompagnare a scuola, con cui giocare, fare i compiti, uscire, qualche lettura distratta da terminare. E poi c’era mio marito, un tempo la passione più bruciante della mia vita, ora la solidità del legame annoso e la fedele fine dei turbamenti: la nostra reciproca voglia incontenibile si era mutata in un’intimità quasi indifferente, in cui i nostri corpi, ormai complici troppo a lungo per l’interminabile consuetudine, erano assuefatti alla vicinanza tanto da riuscire a giacere l’uno accanto all’altro, anche completamente nudi, del tutto privi di desiderio. Eravamo pacificati, due amici di vecchia data, benché di tanto in tanto, forse più per la conoscenza reciproca delle chiavi d’accesso ai nostri corpi che per il riaccendersi dell’antico trasporto, ci fossero ancora occasioni di incontro tra noi tutt’altro che disprezzabili. Dopo anni di convivenza e di sesso, il corpo diviene come uno strumento che si piega docilmente al suo padrone e compone la melodia che quello vi decide sopra, all’oscuro di qualunque altro modo di mettere in vibrazione il suo suono che non sia quello del padrone stesso. Ma spesso capita che lo strumento sempre più negletto che abbiamo relegato in un angolo concedendogli di tanto in tanto di entrare in risonanza unicamente per un nostro fuggevole diletto, sia maneggiato da mani diverse, più esperte o solo più entusiaste, capaci di farlo "rivivere", di ridargli l’orgoglio della sua attitudine e comporvi melodie che, quando non siano più armoniose, sono senz’altro nuove e sembrano compiacersi nel mistero della loro nascita attraverso quel logoro strumento che, senza un motivo preciso e inconsciamente, credevamo inadatto a mani che non fossero le nostre.
     Dario era un marito fin troppo coscienzioso e dedito al lavoro e alla casa. Il tempo libero lo dedicava a piccoli lavoretti domestici, alle incombenze della famiglia, a nostro figlio. Era dedito alle necessità della nostra vita comune. Fin troppo. Io iniziavo a sentirmi esclusa dal suo mondo, mi sembrava che fosse subentrata in lui una sorta di indifferenza nei miei confronti, lo sentivo distante, avrei voluto attenzione, avrei gradito che mi facesse ancora dei complimenti, come un tempo, che notasse quando indossavo qualcosa di nuovo o avevo ritoccato il taglio di capelli, o che semplicemente mi dicesse più spesso che mi amava e che mi facesse di tanto in tanto dono di qualche sciocchezza per farmi percepire che il suo interesse verso me non era morto e che ancora desiderava sedurmi come una volta... In realtà so bene che, come tutte le donne, cercavo solo giustificazioni alla mia incapacità di provare le stesse cose di prima, alla paura che mio marito non provasse più le stesse cose, alla mia stessa latente voglia di cambiamento e di scoperta, voglia di sesso nuovo, diverso, di amore sconosciuto, di occhi in cui perdermi, di mani da lasciar correre lungo il mio corpo senza pudore, di una bocca cui donare me stessa per farmi mordere e leccare con furore e passione, di un nuovo sesso da lambire e succhiare con ardore, di un cavaliere sconosciuto da cui farmi montare, di uno schiavo obbediente da cui farmi servire di lingua e nervo.
     Le occasioni di incontro tra me e Alessio si moltiplicarono. Spesso al venerdì si usciva tutti insieme. Iniziavamo a sentire una reciproca simpatia che ben presto sarebbe diventata passione. Sempre più spesso lui preferiva scambiare opinioni con me piuttosto che con gli altri in quei momenti in cui gli amici parlano a gruppi di argomenti differenti tra loro. Sempre più spesso, mentre gli altri, mio marito compreso, erano impegnati nelle loro dispute e, com’è naturale, non facevano caso a noi, lui biascicava qualche complimento che mi faceva arrossire... Così iniziammo a scherzare sempre più, facendoci quelle battute pungenti e quei complimenti velati o palesi che solo due persone che si attraggono reciprocamente, anche se non sono disposti ad ammetterlo, si scambiano. Insieme, cresceva la voglia di cercare un contatto tra noi: si trattava di mani che distrattamente si sfiorano cercando il sale sulla tavola, di abbracci più profondi e intensi quando ci si salutava, di baci che duravano un istante in più e insistevano con una pressione maggiore del normale sulle guance dell’altro. Io cominciai a sentirmi felice quando potevo vederlo durante le riunioni di amici, mi facevo bella con più cura del solito (quasi senza saperlo o senza confessarlo a me stessa), ero disposta a uscire in qualunque caso, sia pur con la febbre, e, quando non saremmo dovuti uscire, ero io stessa a organizzare serate da trascorrere persino in casa da noi. Credo che cominciasse a leggersi sul mio viso l’interesse che provavo per lui poiché, se come sempre accade mio marito non si accorse di niente o per scarso interesse nei miei confronti o per il suo smisurato rispetto della mia libertà, Luana, al contrario, mi sembrava leggermente insofferente, come se il sospetto si insinuasse a poco a poco in lei rendendola più diffidente e gelosa del suo uomo.
     Dopo i primi tempi della nostra frequentazione era arrivato persino lo scambio dei numeri di cellulare e, successivamente, avevamo iniziato a inviarci sms sempre più personali e confidenziali e sempre più frequentemente. Ci scambiavamo battute punzecchiandoci, ci indirizzavamo i soliti complimenti. Poi, quando sapevamo che i nostri compagni non erano con noi, ne approfittavamo per avere scambi più intensi che si concludevano con quel senso di leggera euforia che coglie chi ha ricevuto risposte positive ai suoi corteggiamenti. Mi duole ammetterlo, ma in quelle occasioni ero capace di affrontare la routine quotidiana con maggiore vigore, mi sentivo persino più vicina a mio marito, era quasi come se, riconoscendomi come una persona sessualmente attraente e capace di suscitare emozioni senza dover aspettare che provenissero dall’unico uomo della mia vita, gli restituissi anche la sua libertà, la libertà di vivere a modo suo senza pretendere più che la sua vita ruotasse per forza intorno a me.

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