Carne bagnata di un uomo
di LaFif



    
La mia carne fresca e scoperta, bagnata dopo una doccia, s'asciuga a contatto con le lenzuola che coprono questo materasso che troppe ne ha subite.
     Mi sono lavato dal suo sporco odore d'ipocrisia, che oramai ho scoperto.
     Non posso più nascondere di aver capito a chi appartiene.
     Quando torna, qualsiasi cosa io stia facendo, deve essere interrotta dal suo teatrino ambulante. Lei fa la parte della mia compagna di vita, e io per lei rappresento una gabbia e un fallo contemporaneamente, mentre recito la parte dell'uomo della sua esistenza.
     Rinchiudo il suo essere, le verità che nasconde e che ha paura di ammettere davanti alla mia faccia; e usa e abusa del mio corpo per liberarle e nasconderle al tempo stesso.
     I capelli bagnati si posano delicatamente sul cuscino, si asciugano bagnando la federa, che poi bagna nuovamente i capelli che s'erano asciugati. Un circolo vizioso, un circolo vizioso del cazzo.
     I miei capelli stagnano sul guanciale e l'acqua mi rinfresca la mente. Ho deciso, le dico di aver capito, prima che succeda qualcosa.
     E' tornata a casa, la porta si chiude, viene in camera e mi trova steso sul letto, nudo, con il cazzo moscio. Non se ne fa un problema.
     Si spoglia sorridendo, mi fa capire che non aspettava altro, e nel vedere i suoi capezzoli e il suo sesso bagnato inizia a irrigidirsi il mio membro, che lentamente aumenta di dimensioni. Cazzo, maledetto cazzo! Che diavolo ti passa per la testa? Se solo ne avessi una, perché la mia ora non riesce a capire che non posso permetterlo, ma è tardi oramai.
     Si accorge che il mio pene non è del tutto pronto ma non le interessa. Si mette sopra di me e se lo infila dentro. Lei è prontissima invece, è talmente bagnata da essere viscida. Mi fa quasi schifo. A me, non al mio cazzo. Lui ovviamente appena sente il calduccio protettivo della sua carne diventa enorme e rigido. Un palo.
     Lei intanto si muove sopra di me, avvolgendo il mio membro con disinvoltura senza pensare a ciò che possa farmi piacere.
     Si capisce che sta pensando solo a se stessa. Viene dopo cinque minuti.
     Si toglie, non mi avvolge più.
     Non troppo compiaciuta ma ancora ansimante si accovaccia su me, poggia la testa sulla mia spalla. Le sue tette intanto premono sul mio torace.
     E' minuscola, potrei stringerla al punto da ucciderla se volessi.
     Lei è lì che ha appena finito di godere e io ho l'asta bella diritta, che ha voglia d'essere agitata ancora un po'.
     Comunico mentalmente al mio affare d’essersi fatto sfruttare per l’ennesima volta senza ricevere niente in cambio. Comunico, come se prima che accadesse non sapevo già che gliel'avrei permesso.
     Ora sento nuovamente la testa bagnata, mi tornano in mente i pensieri di prima.
     Mi incoraggio a parlarle mentre la verga diventa floscia e lei sembra, nuovamente, non interessarsene.
     "Camilla, ho capito tutto...".
     Adesso posso sentire nuova acqua scorrermi addosso, acqua salata che producono gli occhi dolci della donna che tanto ho amato.
     Camilla non ha neanche il coraggio di guardarmi, per cercare di capire come ci si sente a essere sfruttati.
     Si alza, si veste, se ne torna dalla sua amica.









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