
Cinque
di Novecento
La
stanza è calda, la luce soffusa profusa da una lampada
di carta posta sul comodino regala un’atmosfera
sensuale, familiare, intima.
Respiro, è tardi stasera, la mezzanotte è trascorsa
da un pezzo, dovrei coricarmi, la sveglia suonerà presto
domattina ma devo andare in bagno.
Il rituale notturno sottrae preziosi minuti al sonno
che, una volta indossato il pigiama e spento la luce,
tarda ad arrivare; la mente evoca immagini, pensieri,
riflessioni... all’improvviso non so bene per quale
associazione mentale mi vengono in mente i racconti di
Virginia, li ripasso mentalmente mentre una voce che
immagino sia la sua recita alcuni brani impressi quasi a
memoria.
La sua passerina pelosa, le curiose dita che frugano
dentro di lei, i film vintage del quale entrambi siamo
appassionati... inizio a toccarmi molto lentamente, la
mano destra strofina il sesso da sopra il sottile cotone
del pigiama, ne percepisco perfettamente il rilievo, poi
scivolo dentro e lo afferro con ferma dolcezza, è caldo
e gonfio, mille immagini abitano il buio della stanza,
chiudo gli occhi e desidero che sia lei a fare ciò che
sto facendo, fino allo spasmo che sporca le mie dita di
balsamo salato.
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