
Dal
diario della follia
di Thierry59
Vienna
1848, il 31 marzo
Mio Signore,
gli sfarzi di palazzo mi diventano sempre
più ostili e insopportabili.
A stento riesco a trattenere sguardi di
innegabile orrore nei confronti di tutta la corte che,
mio malgrado, mi adora.
L’aria del castello è gaia, pregna di
astuta simpatia, ma ciò nonostante vedo occhi che mi
scrutano e mi spiano spuntando da ogni pertugio di
queste antiche mura, divorando ogni mio movimento e ogni
mio respiro.
Oh quale dolcezza provo, e qual riparo a
sì grande senso di smarrimento, tra le pagine scritte in
Vostro onore, dove ogni mio turbamento si rilascia e
induce la mia anima a fraseggi di ostinata pace...
Tutto di me si quieta, trovando acqua di
sorgente limpida e cristallina che disseta questa mia
vita preda di tutti quei nobili signori che farebbero di
me l’imperatrice più ambita di tutto il territorio di
Baviera. Il mio cuore è impegnato, mio Signore, ma non è
dato a nessuno di sapere su chi poso le mie membra
stanche, e respiro piano in un soffio.
I miei pensieri sono solo per quel cuore
gentile che di notte mi prende la mano e la stringe a
sé, adornandola di piccolissimi fiori dalla corolla blu,
come i miei occhi, che mai tanta meraviglia han potuto
mirare.
E tutte le pietre di palazzo con i loro
occhi aciduli e increduli sono state spettatrici delle
mie fughe per raggiungere quell’anima bella che mi
accoglie sempre con desiderio.
La mia stanza ora è vuota, perché ho
tolto tutte le mie bambole per donarle a lei, in pegno
d’amore.
Il ballo d’onore per una Principessa si
terrà al Castello di Possenhofen, fra una settimana.
Ma io non posso sopportare gli sfarzi, e
lei lo sa.
Lei per me vuole solo nuvole, e fiori, e
carezze lievi. Io per lei voglio solo baci avidi e
lussuriosi, con la lingua che penetra e veloce si fa
largo in mezzo alle gambe, sollevando le vesti di seta e
broccato. Lei mi ruba urla di piacere smisurato,
mettendo pace alle mie paure e accendendo i miei sensi
sopiti.
Mio Signore, io per lei darei la vita e
pur di restarle accanto, fosse necessario, mi getterei
dalla torre più alta del castello, la stessa dove spesso
ci incontriamo per trascorrere le ore d’amore più
sublimi e peccaminose. Al lume di candela, madide di
sudore, gemiti di piacere fanno vibrare la mia pelle e
accolgo le sue mani che sapienti mi hanno insegnato a
godere con forza e voluttà. Alza le mie gonne e insinua
la sua testa con ardore di vera amante, succhiando la
mia voglia che si fa sempre più forte. Mi bacia, e mi
penetra dolcemente e lascia che io giochi con i suoi
lunghi capelli color del fuoco, lo stesso fuoco che io
sento quando mi bacia e mi si dona come atto
sacrificale, con profonda devozione. Lei mia ama con
passione, io la amo con gratitudine. Lei mi fa impazzire
tutte le volte che mi prende e mi fa godere...
Arrossisco, mio Signore.
Pene d’amore io non vorrò mai conoscere,
né lei debba mai piangere alcuna lacrima per me, ma la
mia vita è intarsiata da rami reali e da corti di grande
importanza, l’aristocrazia è nel mio sangue e prima o
poi finirò per perderla, lei, la mia ossessione, il mio
grande amore, la mia dama di corte.
Al ballo d’onore per una Principessa io
danzerò con lei, e solo con lei berrò calici colmi di
amore e speranza.
Mio Signore, sono così felice di poterVi
confidare questo amore smisurato, questa favola che vivo
con ardore e sincerità, come un fiume in piena, che
inghiotte i miei orgasmi in flutti rovinosi.
Mia madre Ludovica di Wittelsbach ma ha
donato un gioiello e mi ha insegnato che l’amore non si
vince, si possiede. Ebbene io regalerò questo gioiello a
lei, che possiede tutta la mia vita.
Mio Signore, io sono bizzarra, lo so...
ma credetemi, per nulla al mondo vorrei perdere questo
elisir di vita eterna che Eugenia mi dona con la sua
presenza e il suo ardore.
Mio Signore, odo il suono del consueto
segnale che lei mi manda, devo andare ora.
Rapita dal suo sorriso e dai suoi baci
corro da lei, luce dei miei occhi.
Arrivederci.
Vostra devota.
L’infermiere del turno di notte chiuse il piccolo
quaderno con la copertina di pelle nera, lo appoggiò sul
comodino, spense la luce e la guardò. Si era
addormentata nel suo delirio, il viso disteso e un
piccolo sorriso fra le labbra.
Anche per quella notte, come tutte le notti, avrebbe
avuto un incantevole atto d’amore, stretta nella sua
pazzia dai mille riflessi d’altri tempi.
Chiuse la porta e le soffiò un bacio...
Buonanotte Principessa Sissi. |
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