


Racconto selezionato per l'antologia
Oxé2
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Il
sogno di Michelle (estratto)
Michelle è sdraiata sul
fianco destro. Le braccia piegate e le mani nascoste
sotto al cuscino. Le gambe, perfettamente modellate,
sono leggermente rannicchiate a raccogliere in alto le
ginocchia.
Mi avvicino alla finestra e scosto le tende di organza
lasciando che la luce filtri dalle persiane dischiuse.
Michelle è bellissima. Con le palpebre abbassate, il
naso piccolo e perfetto, le labbra lievemente socchiuse
in un rosso naturale.
Il lenzuolo leggero la copre fino in vita, seguendo la
curva generosa dei fianchi e lasciando scoperto il seno,
che si gonfia e poi di nuovo scende a ogni suo respiro
di bella dormiente: un profilo perfetto a stagliarsi
contro il bianco della parete.
Mi siedo sul bordo del letto facendo attenzione a non
svegliarla. Accarezzandole la testa liscio nel palmo una
ciocca dei suoi capelli scuri che ricadono poi morbidi
sul cuscino.
Tolgo le scarpe, mi alzo e sfilo la maglia in licra e
il reggiseno. Poi la gonna a ricadere a terra e
circondare i piedi nudi come una corolla attorno al
gambo.
La radio trasmette una strana e lenta canzone. Abbasso
al minimo il volume e con due dita afferro un lembo del
lenzuolo e lo tiro. Lento il tessuto scivola lambendole
i fianchi e le cosce nude, corre oltre le ginocchia e i
polpacci definiti, poi si arrotola e in un mucchio
finisce a terra.
Mi sdraio alle sue spalle e mi avvicino al suo collo
con il viso. Con le labbra le sfioro la nuca, poi la
pelle liscia delle spalle. La bacio accarezzandola con
la lingua. Con i polpastrelli seguo la curva della
schiena e con la punta delle dita scivolo nel solco
delle natiche.
Michelle si muove lieve, raggomitolando di più le
ginocchia al ventre e spingendo il bacino all’indietro,
verso di me, tanto che il mio seno va a sfiorarle le
scapole e i capezzoli reagiscono all’istante a quel
tocco lieve. Con una mano appoggiata a palmo aperto su
una natica le allargo il sedere. Con l’indice dell’altra
mano ne seguo l’apertura, scendendo poi ancora più in
basso, dove il culo si fa fica e dove le labbra sono
costrette dal serrarsi delle cosce. Il suo vischio mi
bagna il dito fino alla base non appena, chiudendo
ancora di più le ginocchia su se stessa, Michelle non mi
permette di allargare le sue labbra ed entrarle dentro.
Un secondo dito si unisce al primo.
Entrambi sprofondati completamente, poi calcati e
spinti per qualche secondo ancora. Un respiro più
profondo e il suo seno si gonfia sollevandosi e si
abbassa ancora.
Scivolo fuori e ripercorro all’indietro la strada
lasciando la scia di umido fino al culo. Le due dita
unite a pressare, ora, sul buco stretto tra le natiche.
Con una mano le afferro un seno. È liscio e morbido al
tatto, pieno e rotondo a riempirmi il palmo. Le unghie
serrano la carne e lasciano piccoli solchi rossi sulla
pelle.
Le dita spariscono nel culo non appena esercito una
pressione più decisa.
Poi mi fermo.
Immobile dentro di lei con la destra, mentre la
sinistra, tra pollice e indice, chiude in un morso il
capezzolo appuntito.
“Spingi”, dice in un sibilo piegandosi in avanti.
“Non ho sentito”, le dico a voce alta restando immobile
al suo interno.
“Per favore”, dice ancora a voce flebile. “Fottimi, per
favore”.
Fottimi.
Io non l’avrei mai usata una parola così. Non l’avrei
mai detta, scritta, ascoltata.
Ma a Michelle piace così, senza filtri alcuni, senza
calibrare le parole. Vuole essere presa nel modo più
naturale, più crudo che esista.
(continua...) |
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5 Commenti:
Valeria
05/10/2009
Grazie a te :-) |
Giuseppe
05/10/2009
Meraviglioso e coinvolgente sia mentalmente che
fisicamente. Grazie! |
PoetaSaffo
26/08/2009
Devi amare per scrivere di una simile passione...
Bellissimo... Grazie |
Miky
29/05/2009
Anch'io come Fausto, wow... |
Fausto
03/05/2009
Mi hai fatto sborrare |
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