
In
pizzeria (part n.1)
di Pizzo Nero
Mi
concedo una doccia solitaria, poi mi infilo dentro il
mio prendisole nuovo notando distrattamente che, forse,
è un po’ troppo scollato per una trentacinquenne. Be' in
fondo però qui siamo abbastanza vicini al mare da non
dover scandalizzare nessuno e poi non ho voglia di
cambiarmi solo per scendere alla pizzeria all’angolo
della strada!
Così sollevo le spalle alla mia immagine allo specchio,
mi appunto sulla testa i capelli ancora umidi con un
paio di forcine ed esco di casa.
Andare in pizzeria sarà un buon sistema per far
trascorrere il tempo più in fretta, mi guarderò in giro
e cercherò di non pensare troppo a quanto mi manca il
mio muratore stasera. Avevo progettato fin nei minimi
particolari il nostro ultimo fine settimana insieme, ma
purtroppo i miei progetti sono andati in fumo quando
ieri sera mi ha detto che aspettava visite... Il momento
della partenza è tanto vicino che non ci rimarrà il
tempo di salutarci come si deve, e forse è meglio così.
Questa relazione tanto intensa quanto inconfessabile è
giunta al termine perché, al di là delle fantasie che
abbiamo realizzato, conciliare le nostre esistenze è
impossibile. La differenza di età si erge come un muro
fra noi due e nessun tenero muratore dagli occhi color
oceano riuscirà ad abbatterlo. Se in vacanza è stato
facile fingere che tutto fosse possibile, ci penserà il
rientro nella realtà quotidiana a costringerci a tornare
bruscamente con i piedi per terra.
Entrando nel locale il profumo della pasta cotta nel
forno a legna mi assale dandomi quasi la nausea, ed è
strano perché adoro l’aroma che si respira dove viene
cotto il pane; ma ormai sono entrata e, anche se non mi
sembra di avere più così tanto appetito, decido comunque
di trattenermi qui per non dover tornare nella casa
vuota a compatirmi e a rimuginare su quanto lui sia
stato vago riguardo agli ospiti che aspettava. Immagino
che sarà una combriccola di amici in mezzo ai quali io
sarei stata di troppo, e questo rafforza la mia
decisione di chiudere tutto più in fretta possibile.
Come potrei affrontare giorno dopo giorno situazioni di
questo genere? Io non potrei mai mescolarmi con i suoi
amici e lui si sentirebbe a disagio con i miei... che
qualche volta sembrano vecchi anche a me! Non oso
nemmeno immaginare cosa potrebbero pensare del mio
muratore, e di me, se ci vedessero insieme. Non c’è un
solo posto al mondo dove dieci anni di differenza
verrebbero accettati senza riserve!
Naahh... devo smettere di commiserarmi, il padrone
della pizzeria è già passato due volte per prendere la
mia ordinazione ma io sono così persa nei miei pensieri
cupi che non gli ho dato retta, così adesso comincia a
lanciarmi occhiate spazientite perché sto occupando un
tavolo senza consumare! Già mi sento scomoda quando mi
guarda con aria stupita per il fatto che sono sola...
questo piccolo paese è l’ideale per riposarsi, ma per la
libertà di movimento e la privacy lascia molto a
desiderare! Così gli faccio un cenno, ordino una
classica margherita e una birra e, in attesa che mi
servano, mi guardo un po’ intorno.
Non c’è un gran movimento di clienti, evidentemente il
sabato sera la gente preferisce cenare sul mare, l’avrei
fatto anch’io se non fossi stata troppo pigra per
pensare di muovermi in auto! Ma chissà, forse mi sarei
sentita ancora più sola in un locale più vivace mentre
per il mio umore cupo di stasera questo piccolo
ristorante è l’ideale.
Mi convinco di avere avuto una buona idea... almeno
fino a quando non vedo entrare due coppie, marito e
moglie di qualche anno più vecchi di me, molto distinti
e fin troppo eleganti per questo locale, e un’altra
coppia, formata da una splendida ragazza bionda, alta e
sottile come un giunco, e da qualcuno che la tiene per
la vita e che per qualche istante rimane nascosto dietro
di lei. Ma è il mio muratore!
Irriconoscibile! Molto raffinato, con una splendida
camicia di lino bianca con le maniche arrotolate sui
bicipiti abbronzati, pantaloni cargo color corda e quei
capelli solitamente ricci e ribelli... lucidi, tirati
all’indietro, bloccati da una dose industriale di gel!
Entra sorridendo nel locale e il suo sorriso rivolto a
quella giovanissima bionda è una vera e propria
pugnalata in pieno petto. Il dolore è così acuto da
mozzarmi il fiato. I suoi occhi ridenti hanno un lampo
di incertezza quando mi passa accanto... poi per fortuna
si siedono a un tavolo alle mie spalle, almeno non dovrò
averli sotto gli occhi per tutta la sera. Disorientata
cerco di riprendere a respirare normalmente mentre la
tensione mi irrigidisce tutti i muscoli. Accidenti alla
mia pigrizia, ormai non posso più nemmeno cambiare idea
e alzarmi, anche se la tentazione di precipitarmi fuori
di qui è fortissima. Adesso lo stomaco mi si è chiuso
del tutto e non so come farò a mandare giù la pizza che
ho ordinato... se non con una quantità industriale di
birra!
Che idea stupida che ho avuto... Rigida e accaldata mi
agito sulla sedia come se fossi seduta sulla brace
mentre penso freneticamente a una possibile via di fuga.
Però quando ritrovo, a fatica, un po’ di lucidità...
realizzo che non sono io quella che deve sentirsi a
disagio! Non sono io a essere stata così vaga
sull’identità degli ospiti! E nemmeno devo preoccuparmi
per il mio abbigliamento succinto o per i capelli
scompigliati, certo non corro il rischio di essere
invitata al tavolo per essere presentata ufficialmente
alla famiglia, no? Alla fine mi impongo di rilassarmi in
attesa che arrivi la mia pizza e in un impeto di
ribellione decido che, anziché affannarmi a finirla e
scomparire, me la prenderò comoda.
E’ arrivata la mia pizza, ed è arrivata anche un po’ di
compagnia sotto forma di un indesiderato corteggiatore
che, dopo avermi tenuto d’occhio dal bancone e aver
capito che sono sola, ha stabilito che non sono
soddisfatta della mia condizione e che lui è quanto di
meglio possa desiderare per movimentare la mia serata!
Se solo riuscissi a essere obbiettiva dovrei ammettere
che non è affatto male, alto e muscoloso, una bella
testa di capelli scuri appena ingrigiti alle tempie,
lineamenti forti e un’ombra di barba sul mento che gli
regala un’aria molto virile. Lo seguo con lo sguardo
mentre mi si avvicina e questo evidentemente lo
autorizza a pensare che quello che vedo mi piace. Sono
al primo quarto di pizza ma già al secondo boccale di
birra, sarà per quello che mi scappa un mezzo risolino
stabilendo che deve essere un mio coetaneo e, per quanto
possa essere attraente, per i miei gusti attuali è
decisamente troppo vecchio!
Quando mi si avvicina mi affretto a distogliere lo
sguardo, ma è evidente che la mia ritrosia viene
interpretata come un invito e l’uomo si sente
autorizzato ad appoggiare la mano sulla spalliera della
sedia libera di fianco alla mia.
Cerco di fulminarlo con un’occhiata decisa ma non
molla, anzi, si esibisce in un sorriso a trentadue denti
chiedendo: "Posso?", con una certa decisione.
Con altrettanta decisione rispondo: "No!", e continuo a
mangiare la mia pizza mentre lui si offre di ordinarmi
un’altra birra.
Per non essere scortese gli sorrido mentre insisto nel
rispondergli: "No! Grazie!", ed ecco che con l’aria più
tranquilla di questo mondo sposta la sedia e fa l’atto
di sedersi.
Mi irrigidisco spazientita dal suo atteggiamento
sfrontato e, per quanto possa odiare fare scenate in
pubblico, non sono in condizione di trattenere la furia
che mi assale alla gola: "Non credo di averla invitata a
sedersi. Non ho bisogno di compagnia!".
Evidentemente non presagisce il pericolo di aver a che
fare con una donna vulnerabile come sono io in questo
momento e incalza: "Mi permetta di insistere, è un vero
peccato che una signora carina come lei se ne stia tutta
da sola!".
Non è proprio la mia serata: "Una signora come me, se è
da sola, è perché lo ha deciso! In ogni caso la
compagnia me la scelgo e non la raccatto in pizzeria. Le
sarei grata se se ne andasse!".
Sicuro del suo fascino non demorde e passa all’attacco:
"Be', in questo caso sarei io quello che... raccatta in
pizzeria! Rilassati dolcezza, non vedo per quale motivo
tu debba fare tanto la difficile!".
Be', di norma non mi formalizzo quando si passa al
tu, anzi, solitamente sono una donna socievole e
sorridente ma sono così gonfia di frustrazione che tutta
quella disinvoltura mi urta i nervi. Prendo fiato e
replico con maggior determinazione: "Quello che faccio
non ti riguarda, dolcezza! Vattene prima che perda la
pazienza!".
Sto cercando di non alzare la voce ma il tizio non
vuole proprio intendere ragioni e sorride, sicuro del
suo fascino, godendosi la mia presunta impotenza.
Abbassa la voce di due ottave, mentre mi scocca
un’occhiata vogliosa all’altezza del petto: "Wow... mi
eccitano le belle signore aggressive, si vede subito che
sei una dominatrice! Muoio dalla voglia di sapere cosa
saresti capace di fare a letto!".
Se non fossi così arrabbiata credo che riuscirei a
ridergli in faccia per smontare quella sua ridicola aria
da uomo di mondo, o forse, chissà, magari... ci farei un
pensierino! Ma non è serata, così mi esibisco nel più
seducente dei miei sorrisi e con studiata lentezza
afferro saldamente il manico del boccale di birra come
se volessi brindare all’incontro mentre cogliendolo di
sorpresa glielo rovescio in piena faccia. Balza in piedi
imprecando e vomita un epiteto che non mi sorprendo
affatto di sentirgli uscire di bocca: "Che razza di zocc...".
Però non riesce a pronunciarlo per intero a causa di un
cazzotto che gli arriva in piena faccia: "E’ chiaro che
la signora non gradisce la tua compagnia, chiedile scusa
ed esci da qui!".
Non ho bisogno di girarmi per capire a chi appartiene
la voce decisa che apostrofa il tizio, che si lamenta
coprendosi la faccia con le mani; mi bastano i brividi
che mi corrono giù per la schiena. Devo dire che il
pover’uomo mi fa quasi pena, in fondo credo che la
secchiata di birra sarebbe stata già più che sufficiente
per calmare i suoi bollenti spiriti... per non parlare
del fatto che io sono sempre stata in grado di cavarmela
da sola senza cavalieri cinti di lucenti armature!
Il tizio se ne esce barcollando con la coda fra le
gambe mentre io mi volto per ringraziare il mio
intrepido cavaliere... però vengo preceduta dalla bionda
che, con un’espressione che è un compendio di spavento,
stupore e orgoglio, così esagerata da sembrare finta, si
precipita ad assicurarsi che il nostro eroe non abbia
subito danni. E poi mi sorprende venendo a sincerarsi
anche del mio stato di salute: "Tutto bene... signora?",
si informa con trepidante partecipazione, la voce
infantile arrochita dall’emozione.
"Oh... Sì grazie!", mi costringo a risponderle, e poi è
più forte di me: "Deve essere molto fiera del suo
fidanzato!".
Si gira per scoccargli un’occhiata di palese
ammirazione venata di possesso: "Ceeeerto!", mi risponde
con gli occhi che le luccicano di orgoglio.
Mi sta bene, me la sono cercata! In tutto questo
marasma non ho rivolto neanche un’occhiata al mio
paladino, così mi affretto a rimediare prima che la cosa
si faccia sospetta e, dato che la rabbia oramai ha preso
il sopravvento sulla riconoscenza, esagero affettando il
tono dei ringraziamenti: "La ringrazio giovanotto!
Cominciavo a sentirmi in difficoltà! Non avrei saputo
proprio come cavarmela senza il suo pronto intervento!".
Alzo gli occhi su di lui e vorrei prendermi a schiaffi
quando vedo che si sta sfregando le nocche e leggo nel
suo sguardo un sorpreso dolore che mi fa avvampare di
imbarazzo. E in quell’occhiata ferita colgo un lampo di
accusa che mi fa vergognare del mio assurdo
atteggiamento derisorio. Paonazzo e con il mento che gli
trema impercettibilmente mi rimette al mio posto con un
secco: "Dovere, Signora!", Che mi colpisce con la
violenza di uno schiaffo.
Torna a sedere voltandomi le spalle mentre la deliziosa
biondina ne approfitta per coccolarlo strofinandosi
contro di lui come una gatta. Lo spettacolo di quello
scambio di tenerezze mi mozza il fiato annullando
l’appetito già scarso. E’ certo che adesso non potrei
buttare giù nemmeno un boccone, mentre il resto della
birra rimasta in fondo al boccale non riesce ad
allentare il nodo che mi serra la gola. Pianto tutto e
mi avvicino alla cassa dove scopro che questa dev’essere
la serata dei paladini, perché il padrone della pizzeria
mi sorprende offrendomi la cena come se dovesse scusarsi
per non essere stato abbastanza pronto a venirmi in
soccorso. Mormoro un ringraziamento a denti stretti e
finalmente esco nell’aria fresca della sera per
schiarirmi le idee e lottare contro gli effetti di quel
paio di birre che mi sono scolata.
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