


Racconto
selezionato per l'antologia Eros & Amore 2008
Vuoi leggere il seguito di questo
racconto?
Clicca qui...
(Ti informiamo che questo volume è acquistabile
direttamente dal My Secret Diary Store, dove le
spese di spedizione sono GRATUITE!) |
La prima alba (estratto)
Decido di chiamarlo.
La sua voce mi ha sempre fatto un
bell'effetto. E' carica di qualcosa che non so, è piena
di ciò che lui ha di più bello. La sua voce è come una
mano che mi afferra la gola con violenza e poi si
trascina lenta sulla pelle.
"Parlami. Parlami. Di qualsiasi cosa",
gli dico appena risponde.
Ho bisogno di sentire quella carezza.
"Parlami del mare".
Lui aspetta un po', sento il respiro
attraversare veloce l'aria e sembra quasi di sentirne il
calore sulla mia pelle.
"Il mare... il mare è un mondo a parte.
Ci sono vulcani nel mare che eruttano a una profondità
tale e noi non ce ne accorgiamo nemmeno. Riesci a
immaginare il contatto della lava bollente con il gelo
della profondità?".
Sì che riuscivo. Immaginavo la sua
lingua, carica di saliva, fredda dopo aver bevuto acqua
dal frigo, leccare ciò che di più caldo potevo avere e
sentire tra le gambe.
"Sì", rispondo solo.
Non voglio interromperlo.
"E' una trappola, il mare. Ti sembra così
tranquillo. Piatto, molto spesso calmo come uno
specchio. Ti affascina perché è più di quel che pensi,
ti dà sicurezza. E allora ti spingi al largo, ti senti
in qualche modo parte di quello che per molti è ancora
mondo sconosciuto. Ed è quando ti abbandoni a lui,
quando pensi che ti sia amico, che ti tradisce".
Poi si ferma.
"Ti sto annoiando?".
"No, continua", dico assorta.
"Ok... c'è uno squalo, quello bianco, che
ha file taglienti di denti, che tagliano facilmente
carne e ossa. Questi squali usano tutto il corpo per
sentire e percepire cosa li circonda. Quando si
accoppiano, il maschio morde la femmina in un modo così
violento che spesso rischia di ucciderla".
Mi viene voglia di immergermi con lui, di
trasformarmi in squalo e averlo a fianco negli abissi.
Di sentire i suoi morsi sul collo, dietro la nuca, sulle
braccia. Apro la bocca e, piegando la testa verso
sinistra, mi mordo la spalla scoperta. Prima piano,
facendo scivolare come un graffio i denti sulla pelle,
poi più forte, leccando con la lingua i piccoli buchini
impressi nella carne.
"Ci sei?".
"Sì, continua", dico con le labbra umide.
Mi sento come un vampiro assetato di
sangue.
E' lui il mio sostentamento.
"Sarebbe bello vederti intrappolata dalle
alghe, o da tentacoli di qualche polipo che non vuole
lasciarti andare e ti stringe fino quasi a soffocarti,
togliendoti il respiro e annebbiandoti la vista", mi
dice con voce ferma.
Mi ritrovo a tenere con la mano destra il
telefono saldo all'orecchio, con la sinistra, indice e
medio, a torturare nello slip il clitoride gonfio.
Non dico nulla a lui. Rimango in
silenzio, concentrandomi sulla sua voce e sul respiro
che percepisco. Fare sesso al telefono mi sembra un
palliativo poco soddisfacente. Per lui vorrei molto,
molto di più.
Mi sento una stupida ad aprire gli occhi
e a ritrovarmi con le mutandine calate fino al
ginocchio, sola nella mia camera, con le mani umide di
sperma e di voglia.
"Ti odio", gli dico.
Glielo dico sempre.
Mi piace che lui mi risponda: "Io no,
anzi".
(continua...) |
|
|


|
|