Lei, la sua ossessione su un sorriso amaranto
di Leila De Rocchi



     Lei era diventata la sua ossessione.
     Sentiva il suo passo, l’odore della sua pelle prima ancora che lei si palesasse nell’ufficio dove lavoravano. La sua presenza un’ossessione continua nella sua mente.
     Come si aprivano le porte dell’ascensore sentiva la sua silenziosa presenza muoversi sulla sua anima, blandendola in oscene profferte che non erano che inutili canzoni lontane.
     Doveva nascondersi in bagno appena la sentiva, per dare sfogo ai suoi pensieri più perversi in un attimo d’intima follia, solo allora - dopo che la sua carne aveva liberato il folle dolore dell’inferno - allora poteva tornare a sedersi alla sua postazione davanti al computer, cercando di ignorare il suo riso, la morbida linea del suo collo che sbirciava da dietro al monitor.
     Maledizione, quella pelle diafana morbida come pan di zucchero, tenera e fragrante come ali di farfalla lo facevano impazzire, ogni giorno sentiva le sue dita fremere al desiderio di toccarla, di stropicciare quella pelle alle sue brame di demone infame.
     Bella come una statua greca, pallida e piena come una giara di profumi preziosi, curve linee di femminea donna meravigliosamente unica. Leggere efelidi su un viso deliziosamente ovale, capelli biondi come il grano maturo, occhi neri di brace rovente ai quali ogni volta finiva per bruciare.
     Sentiva il fuoco del desiderio insorgere in lui come la guardava, doveva smettere di tormentarsi così, tanto non avrebbe mai avuto il piacere di stringerla fra le braccia, di affondare in lei come sacrificio perverso. La sua pelle madida di piacere non sarebbe mai stata bagnata alla sua lingua.
     Eccola seduta come una bambola di porcellana davanti a lui, lunghe gambe flessuose accavallate in un sottile invito che non avrebbe mai potuto accettare, carne bianca morbida da accarezzare, sfregare, abbattere alle sue voglie. Eccola la sua voce melodica che si alzava nell’ufficio, il suo sorriso che si espandeva allargandosi a poco a poco, le labbra amaranto che si aprivano in un meraviglioso sospiro.
     Quelle labbra, quelle labbra tinte di amaranto come il sangue, erano il suo vero tormento. Quella bocca carnosa fatta di idillio lontano e inaccessibile il suo vero perverso orgasmo. Quella lingua rosea che lo blandiva in osceni pensieri lo tormentavano in continuazione.
     L’idea che lei lo toccasse con quelle labbra rosse lasciando una sottile linea di saliva languida sulla sua asta lo faceva impazzire. Voleva quella bocca, voleva quelle labbra... Voleva... voleva.
     Eccola davanti a lui...
     La sua bocca, la sua lingua, le sue labbra scivolavano maliziose tese in un esasperante sorriso tutto per lui.
     La voleva... voleva quelle labbra tutte per lui.
     Pura follia chiudere gli occhi e pensare a lei.
     Le sue morbide labbra iniziarono a scivolare languide nella sua anima. Sentì la sua presenza scivolare maliziosa dentro di lui, nell’ufficio d’improvviso vuoto il nulla si riempì della presenza pregnante del suo desiderio, sentì premere il membro contro i suoi pantaloni, vorace si tendeva verso l’alto libero da ogni controllo.
     Poi la vide scivolare verso di lui, alzarsi languida come una farfalla votata al martirio. I suoi occhi di brace resi luminosi come il sole, caldi come il carbone.
     Il suo martirio non averla, ancora carne nella carne. Blasfema l’idea del suo nome sussurrato in un amplesso magico.
     Liliana, il suo nome musica infeconda nella sua anima di carnale necessità.
     La vedeva muoversi verso di lui, Liliana strega bianca tesa verso il suo animo che la chiamava intriso di desiderio incriminato. Il suo corpo fasciato in una morbida gonna nera che ne esaltava le curve femminee, elastica si sollevava ammiccante sulle sue cosce bianche, il leggero reggicalze nero che si tendeva scendendo lungo la pelle diafana.
     La vide mentre si inginocchiava pregando indecentemente verso di lui. Il suo morbido seno dondolando lo chiamò di desiderio, il suo membro esplose contro la stoffa ruvida.
     Sognò di impalarla in un delizioso ballo fatto di carne, il canto della carne si insinuò nelle sue orecchie, e non sentì le morbide dita delicate che, con perizia, gli facevano scivolare la cerniera dei pantaloni. Le dita morbide si insinuarono accogliendo la sua virilità nel suo palmo delicato e piccolo di donna.
     Una sensazione di cocente dolore fatto di necessità lo accolse travolgendolo.
     Il leggero strofinio della pelle delle mani lo fece impazzire.
     Sentì un morbido sali e scendi sulla sua virilità, e poi la vide che si chinava ammiccante verso di lui. Sentì la sua bocca avvolgerlo completamente, una scossa d’improvviso calore lo coinvolsero totalmente.
     Si lasciò andare trascinato verso una mondo fatto di sospiri e languide suzioni, dalla maestria di Liliana. Sentiva le sue labbra schiudersi e aprirsi accogliendolo tutto nella sua bocca, morbida la lingua lo solleticava lasciando viscide strisce di rovente saliva, ruvidi i denti lo tormentavano in un deliquio di diverse sensazioni che lo attiravano in un baratro profondo.
     La gola, la gola profonda in cui si sentiva trascinato lo esasperava nel corpo e nell’anima.
     Aprì gli occhi per vedere le calde labbra di Liliana che lo ingoiavano per l’ennesima volta, la sua bocca fatta baratro lo ingoiavano ancora e ancora, rendendo la sua mascolina necessità famelica voglia. Sulla sua asta i segni della suzione selvaggia. L’amaranto del rossetto spalmato intorno al suo glande.
     La sua lingua oscenamente lo leccava come se fosse un gelato succulento, la sua lingua lo seviziava con abili lappate veloci, lente rotazioni, come fosse gelato che sciogliendosi lei accoglieva nella sua bocca.
     Insulto finale alla sua resistenza i denti sull’asta lo seviziarono in un ultimo affondo verso la gola morbosa che lo travolse abbattendo le sue difese.
     Uno spruzzo di caldo deliquio. Orgasmo oltraggioso. Orgasmo illusorio e reale.
     Aprì gli occhi in un momento di visione completamente rossa, si rese conto del danno appena fatto, una chiazza di caldo seme imbrattava i suoi pantaloni.
     Dalla parte opposta della scrivania Liliana gli sorrideva ambigua, saccente, ammiccante.
     "Strega selvaggia", gli sussurrò in un alito fatto di sospiro, e poi lo vide, vide il rossetto leggermente sbavato sul suo sorriso amaranto... Come un lacrima sanguigna le segnava il mento, simile a un vampiro appagato di nutrimento il suo aspetto di dea perversa.
     Possibile che lei davvero...
     Lei, la sua ossessione su un rossetto amaranto leggermente sbavato.






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