
Lettera
di una timida ragazza voyeur
Cara Giulia,
oggi l’ho vista di nuovo sai? Ero seduta sul divano, in
televisione c’era “Romeo+Giuliet”. È bellissima la scena
dove Romeo guarda Giulietta attraverso il vetro
dell’acquario, non trovi?
Anch’io la guardavo attraverso il vetro. Tra la mia e la
sua finestra ci saranno stati cinque o sei metri al
massimo, e lei come ogni volta è entrata in camera
chiudendosi la porta alle spalle.
Ha acceso la radio e, a piedi nudi, ha fatto una
piroetta su se stessa cadendo sul letto. Chissà che
musica stava ascoltando. Per me non era altro, come ogni
volta, che una sirena muta rinchiusa nel suo acquario.
Si è sdraiata di schiena e ha preso un cuscino
mettendoselo sotto alla testa, poi ha sollevato, con le
mani aperte, la gonna. Le piace sentir strusciare il
tessuto sulla pelle, sai Giulia? Me ne sono accorta da
come sfrega la gonna sulle cosce nude; lentamente la fa
scivolare in alto verso la vita e poi solleva il bacino
facendola salire aderente oltre il culo.
Le mutandine no, non le toglie mai invece. Le lascia al
loro posto a coprire il taglio della fica come fosse un
segreto da proteggere. Però toglie la maglia, questo si.
La sfila lasciandola sempre sul bordo del letto,
rovesciata.
Oggi poi ha abbassato le spalline del reggiseno quasi
fino al gomito e il seno è uscito delicato da sopra.
Sembrava ancora più alto e sodo a vederlo così, pressato
leggermente mentre ne stringeva uno nel palmo. Vedevo
netto l’anello scuro del capezzolo, dritto e appuntito
non appena lei lo ha sfiorato con le dita. Con l’altra
mano si accarezzava il ventre, poi è scesa a giocare con
l’elastico degli slip. Lo sollevava, lo tirava e poi lo
faceva tornare con uno scatto al suo posto, come se
sapesse che io ero lì a guardarla e conoscesse la mia
agitazione.
Era quasi un mese che, ogni giorno e circa sempre alla
stessa ora, lei si sdraiava sul suo letto e si
masturbava.
Ed era quasi un mese che, ogni giorno e circa sempre
alla stessa ora, la spiavo dalla finestra del mio
soggiorno.
Ma la sua fica, cara Giulia, non sono mai riuscita a
vederla.
Lei infilava una mano nelle mutandine e toccava il
clitoride con i polpastrelli, di questo ne sono certa. E
lo so perché conoscevo bene quei movimenti delle dita;
delicati, circolari come un vortice che parte lieve e
poi si fa violento portando con sé tutto ciò che
incontra.
E quando oggi l’ho vista inarcare la schiena come una
gatta e mordersi le labbra, ho pensato che stesse per
venire e ho attaccato il naso alla finestra.
E invece no.
Lei non è come me e te, Giulia. Io e te sembravamo due
animali impazziti quando facevamo l’amore, te lo
ricordi?
Lei no.
Lei il piacere lo insegue e quando lo ha raggiunto lo
lascia scappare.
Lei col piacere ci balla.
E' un tira e molla continuo il suo masturbarsi.
Arrivare all’apice con foga e riuscire a fermarsi solo
un attimo prima che esploda.
Poi la vedo rilassarsi, chiudere gli occhi, ansimare
finché il respiro non si fa lento, e riprendere a
toccarsi ancora subito dopo.
La mia fica era bollente mentre la guardavo oggi.
Sarebbero bastati due colpi, due delle tue carezze mia
cara Giulia. Sarebbe bastata la tua mano lieve ad
appoggiarsi di piatto sul taglio della fica e ad aver
premuto un po’, solo un po’.
Sarei venuta tremando nella tua mano.
Anche oggi l’ho vista tendere il collo all’indietro,
premere il cuscino e quasi affondarci dentro con la
testa. L’ho vista anche oggi pizzicarsi quel capezzolo
dorato ormai dolorante e farlo crescere e indurire
mentre lo tirava, tra pollice e indice, verso l’alto. Le
ginocchia piegate e divaricate mentre mandava a fondo la
mano tra le cosce nascosta da quel filo di tessuto.
Era arrivato il momento per lei di godere, finalmente,
e ho pensato a te Giulia, l’avresti mai detto? Ho
pensato a te donna di miele mentre a quella donna
brillavano gli occhi per l’arrivo di quel piacere a
lungo rimandato.
Potrei giurare che poco prima dell’orgasmo si è voltata
a guardarmi.
Potrei giurare anche di averla sentita, mentre godeva,
urlare e gemere e respirare attraverso i vetri spessi di
quel nostro acquario.
Invece mi sono accorta che a gemere ero stata io, con
le mani umide di miele a formare fili di ragnatela
quando ho allargato le dita.
Ne ho infilate due in bocca e ho succhiato forte,
respirando a pieni polmoni e passandoci in mezzo la
lingua. Poi ho guardato di nuovo la donna, ancora
distesa, e l’ho vista, cara Giulia, leccarsi le labbra.
Come una gatta. |
|
5 Commenti:
Giovanni
20/11/2010
Appena arrivato su questo sito non ho potuto fare a meno di
leggere questa storia... eccitante dalla prima all'ultima riga! |
Valeria
13/06/2010
Mi sono chiesta più volte se fosse il caso di sperimentare
altre strade. Ma devo ancora perfezionare questa, quindi forse
non è il momento. Che devo farci se solo le "morbosità" - che
morbosità non sono - mi riescono bene? ;-) Grazie mille per i
complimenti |
Giuliana
13/06/2010
Ma tu così brava scrivi solo queste morbosità? |
Andrea
12/01/2010
Incredibile. Lo stile, la trama e l'enfasi che cresce nel
leggere rigo per rigo senza prendere respiro... |
Eva
29/12/2008
Sei sempre la migliore. Ecciti in maniera naturale,
irresistibile. Tua, Eva |
|


|
|